Cronaca
Monviso, alpinista ferito da una scarica di sassi sulla Goulotte del Triangolo
Monviso, alpinista ferito sulla Goulotte del Triangolo
Monviso, alpinista ferito
sulla Goulotte del Triangolo
Un alpinista è rimasto ferito nel pomeriggio di martedì 7 aprile sulla Goulotte del Triangolo della Caprera, sul versante occidentale del Monviso, dopo essere stato investito da una scarica di sassi mentre saliva in cordata con un compagno. I due sono riusciti a calarsi fino alla base della linea ma il ferito non era più in grado di rientrare a piedi. L’allarme è partito intorno alle 15 dai pressi di Castello di Pontechianale, raggiunti dal compagno per trovare copertura telefonica. Il recupero è avvenuto con verricello da parte dell’elisoccorso regionale e il trasporto in ospedale è stato disposto in codice verde. Fino alla mattina di oggi questo resta anche l’ultimo quadro clinico pubblicamente confermato.
La ricostruzione dei tempi chiarisce subito un passaggio decisivo. La cordata era riuscita a uscire dalla parete ma non dalla criticità logistica del luogo, perché la base della goulotte non coincide con una via di fuga rapida né con un punto da cui il telefono prenda con continuità. Il compagno illeso ha quindi proseguito verso valle fino all’abitato per chiamare i soccorsi. La scansione dei fatti coincide, nei passaggi essenziali, con i riscontri pubblicati da ANSA, La Stampa, TargatoCn e Radio Gold.
Che via è la Goulotte del Triangolo
Il nome dell’itinerario dice poco a chi non frequenta l’alpinismo invernale, invece qui sta il contesto tecnico che dà il giusto peso all’incidente. La Goulotte del Triangolo è una linea classica del Triangolo della Caprera, nel Vallone di Vallanta, sul versante ovest. Si presenta come una goulotte stretta e incassata, con sviluppo su 4 o 5 lunghezze, passaggi fino a circa 75 gradi, possibili rocce affioranti nelle strozzature e uscita su terreno di neve, ghiaccio e misto. Le schede tecniche di PlanetMountain, Gulliver e CAI Seregno convergono su questo punto e collocano l’avvicinamento ordinario da Castello attorno alle due ore o due ore e mezza, con attacco poco sopra i 2400 metri e sbocco verso quota 2700. Un infortunio anche limitato, in un ambiente del genere, apre subito un problema di evacuazione reale.
Perché il recupero non è stato immediato dal basso
Qui vale la pena fermarsi su un dettaglio che nella cronaca rapida tende a sparire. Scendere alla base della via non equivale a essere fuori dai guai. Le relazioni di itinerario descrivono una discesa che passa per calate o per il canalino della goulotte e poi lascia ancora morena e rientro a piedi verso valle. Questo spiega perché i due alpinisti siano riusciti a perdere quota senza chiudere autonomamente l’emergenza. La base dell’itinerario segna la fine della fase verticale. Il rischio operativo continua fino al rientro vero e proprio.
Il quadro ambientale del 7 aprile
Il quadro ambientale era tipicamente primaverile. Un punto da tenere fermo è questo: nelle ricostruzioni pubbliche l’episodio è descritto come scarica di sassi. Un distacco valanghivo non compare nei fatti accertati. ARPA Piemonte ha indicato per martedì 7 aprile assenza di precipitazioni e zero termico sui 3400 metri, con valori ancora compresi fra 3200 e 3500 metri nella giornata successiva. Su una via classica dell’inverno esposta a ovest questo significa una finestra da leggere con attenzione crescente nelle ore centrali e nel primo pomeriggio. La causa precisa della scarica di sassi non è stata formalmente dettagliata, quindi fermarsi ai dati è necessario. La deduzione tecnica resta però lineare: in un ambiente misto di ghiaccio e roccia, con rigelo meno profondo e insolazione che aumenta col passare delle ore, la stabilità locale diventa più delicata.
Le condizioni del ferito
Il dato sanitario pubblico resta circoscritto ma sufficiente per orientare la lettura dell’episodio. Le lesioni riferite riguardano una gamba e il bacino. La classificazione iniziale è rimasta quella diffusa nelle prime ore e nelle pubblicazioni consultate fino alla mattina dell’8 aprile non compaiono aggravamenti né un successivo innalzamento della gravità. La complessità dell’intervento emerge soprattutto dalla posizione della cordata e dal ritardo fisiologico nell’attivazione del soccorso. Sul piano clinico il quadro pubblico resta quello di un ricovero classificato inizialmente come lieve.
Lo stesso massiccio, una dinamica diversa
Questo nuovo intervento arriva a pochi giorni dal nostro approfondimento sullo scialpinista morto vicino al bivacco Andreotti. I due episodi vanno tenuti separati perché cambiano versante, disciplina e meccanismo dell’incidente. Resta però una costante del Monviso che i soccorsi conoscono bene: il rientro si allunga, la copertura telefonica non è continua e anche un trauma classificato lieve sulla scheda sanitaria può trasformarsi in un’operazione delicata.
Il dato operativo per chi sale in questi giorni
Il dato utile, oggi, è concreto. La Goulotte del Triangolo resta una via tecnica di stagione fredda da affrontare nel periodo giusto e con neve contenuta, con avvicinamento lungo e uscita che non perdona rallentamenti. Le condizioni serene non abbassano da sole l’esposizione oggettiva della linea. Dopo il soccorso di martedì il fatto essenziale è questo: sul Monviso basta un infortunio contenuto per aprire una sequenza operativa che comincia molto prima dell’ospedale.