Cronaca

Maltempo in Puglia, chiesto lo stato di emergenza nazionale dopo frane e strade interrotte Maltempo in Puglia, chiesto lo stato di emergenza nazionale Maltempo in Puglia, chiesto
lo stato di emergenza nazionale

Maltempo in Puglia, chiesto lo stato di emergenza nazionale dopo frane e strade interrotte

La Giunta regionale della Puglia ha chiesto alla Presidenza del Consiglio il riconoscimento dello stato di emergenza di rilievo nazionale dopo il maltempo che tra il 31 marzo e il 3 aprile 2026 ha provocato allagamenti, frane, esondazioni, cedimenti stradali e l'isolamento di alcuni centri, con Faeto e Roseto Valfortore tra i casi più delicati. Il Foggiano resta l'area più colpita e sul piano locale Comune e Provincia di Foggia avevano già attivato le rispettive richieste di calamità naturale. Nel pomeriggio di sabato 4 aprile il sistema di soccorso conta 633 interventi dei Vigili del fuoco in Puglia e il quadro operativo resta aperto, perché permangono allerta arancione sui bacini del Lato e del Lenne e livelli gialli su Basso Fortore, Basso Ofanto e Subappennino Dauno.

Abbiamo ricostruito la sequenza sugli atti istituzionali e sulla catena operativa. I passaggi chiave coincidono con i riscontri pubblicati da ANSA, RaiNews Puglia e dal Consorzio per la Bonifica della Capitanata.

Che cosa ha deciso la Regione e perché il passaggio conta davvero

La delibera regionale ha un peso molto preciso: certifica che il danno ha superato la soglia della gestione ordinaria e che serve un livello di risposta nazionale. Nel sistema di protezione civile la decisione finale spetta al Consiglio dei ministri, che può individuare le prime risorse per soccorso e ripristini urgenti e autorizzare le ordinanze straordinarie. È il punto in cui la conta dei danni smette di essere solo locale e diventa leva finanziaria per interventi immediati e opere di messa in sicurezza.

Le allerte spiegano perché il rischio non si esaurisce con la fine della pioggia

La sequenza dei bollettini racconta un evento prolungato, composto da più impulsi perturbati ravvicinati. Tra l'1 e il 2 aprile la Protezione civile ha collocato il Subappennino Dauno in rosso per il rischio idrogeologico e diverse aree pugliesi in rosso o arancione per il rischio idraulico. Il 4 aprile resta arancione la zona dei bacini del Lato e del Lenne, mentre Basso Fortore, Basso Ofanto e Subappennino Dauno restano in giallo. Questo dettaglio tecnico chiarisce il punto più importante: quando i terreni sono saturi, frane, smottamenti e allagamenti continuano a produrre effetti anche dopo il calo dei fenomeni più intensi.

La frattura più grave è sulla rete viaria che tiene insieme i Monti Dauni

La fotografia più severa arriva dalla viabilità provinciale. La Provincia di Foggia ha contato 21 strade chiuse o parzialmente inagibili nella fase più acuta dell'ondata di maltempo. Su quella rete si leggono i due casi simbolo di questa crisi: Faeto, dove la SP125 è stata compromessa da frane e colate di detriti. Roseto Valfortore è rimasta isolata dopo il cedimento della SP130 verso Alberona. La Regione segnala che proprio in Capitanata e nel Subappennino Dauno il Genio civile è stato mobilitato per ristabilire gli accessi ai comuni rimasti tagliati fuori.

A Foggia città il danno si misura nelle case invase dal fango e nella pressione sui soccorsi

Nel perimetro urbano la crisi ha assunto un profilo diverso ma ugualmente pesante. A Borgo Incoronata l'esondazione del torrente Cervaro ha imposto evacuazioni con mezzi di soccorso acquatici. La giunta comunale di Foggia ha poi chiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale, descrivendo dissesti della pavimentazione stradale e danni rilevanti ad abitazioni e depositi invasi da acqua e fango. Anche la curva degli interventi restituisce l'intensità dell'evento: in Puglia le operazioni dei Vigili del fuoco erano circa 476 il 3 aprile e sono arrivate a 633 nel pomeriggio del 4 aprile.

La pressione sugli invasi ha spostato il problema dai bacini ai territori a valle

Un passaggio decisivo riguarda gli invasi. La Regione ha indicato Occhito, San Giuliano e Capaccio come bacini arrivati alla quota di sfioro, con attivazione delle fasi di preallerta e allerta per il rischio idraulico a valle delle dighe. Qui il punto tecnico è netto: quando il livello raggiunge la soglia di regolazione, la gestione non riguarda più soltanto il contenimento dell'acqua nell'invaso ma anche la sicurezza idraulica dei territori sottostanti, dove contano portate, tempi di propagazione dell'onda e tenuta degli argini. Gli aggiornamenti tecnici del Consorzio per la Bonifica della Capitanata su Occhito e Capaccio confermano che in questi giorni la gestione dei deflussi è entrata nella fase più delicata.

Che cosa cambia adesso per famiglie, imprese e aziende agricole

Da questo momento la parola chiave è ricognizione. Gli uffici regionali stanno chiudendo la stima economica dei danni e delle spese già sostenute per i primi interventi urgenti. È un passaggio decisivo per cittadini, imprese e comuni, perché da questa base dipenderanno i margini per ristori, ripristini e coperture immediate. In parallelo la Regione ha avviato la valutazione per chiedere anche la calamità naturale in agricoltura e zootecnia, un dossier separato che riguarda colture, stalle, mezzi, accessi ai fondi e continuità produttiva.

Dove le opere hanno retto e che cosa mostra il confronto sul campo

Questa ondata di maltempo mostra una tenuta del territorio molto disomogenea. In Puglia risultano finanziati dal 2015 almeno 175 interventi contro il dissesto idrogeologico per circa 500 milioni di euro, con una quota molto rilevante concentrata proprio in provincia di Foggia. La verifica sul campo aiuta a capire dove la prevenzione ha già prodotto effetti: l'Asset regionale ha indicato opere che hanno retto durante questa fase, dal canale deviatore di Volturara alle sistemazioni del Celone a Castelluccio Valmaggiore fino agli argini della foce del Fortore, che hanno protetto autostrada, statale 16 e ferrovia adriatica. Il confronto con le strade crollate nei Monti Dauni chiarisce dove la messa in sicurezza esiste già e dove resta aperto un vuoto infrastrutturale.

I prossimi passaggi istituzionali

Ora il fascicolo pugliese entra nella sua fase decisiva. Servono la quantificazione puntuale dei danni, l'istruttoria nazionale e se il governo riconoscerà gravità ed estensione dell'evento, la delibera del Consiglio dei ministri con le prime risorse per soccorso e ripristini urgenti. Sul piano pratico significa una cosa semplice: per molti comuni la partita è diventata amministrativa e finanziaria quanto quella meteorologica. Da come verrà tradotta questa richiesta dipenderanno i tempi di riapertura delle strade, la messa in sicurezza dei versanti più instabili e la possibilità per cittadini e imprese di non restare soli davanti a un danno che in più territori ha già superato la capacità della gestione ordinaria.

Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Junior Cristarella dirige Sbircia la Notizia Magazine e segue con metodo documentale la cronaca territoriale legata a protezione civile, dissesto idrogeologico e atti amministrativi d'emergenza. In questo articolo ha ricostruito la sequenza dei fatti attraverso delibere regionali, bollettini di criticità, provvedimenti di Comune e Provincia di Foggia e aggiornamenti operativi su soccorsi, invasi e viabilità.
Pubblicato Sabato 4 aprile 2026 alle ore 13:42 Aggiornato Sabato 4 aprile 2026 alle ore 13:42