Giustizia
Luca Lucci, 18 anni e 8 mesi per narcotraffico a Milano
Luca Lucci, 18 anni e 8 mesi per narcotraffico a Milano
Luca Lucci, 18 anni e 8 mesi
per narcotraffico a Milano
Luca Lucci è stato condannato oggi a Milano a 18 anni e 8 mesi di carcere nel processo con rito abbreviato sul filone narcotraffico che lo indicava al vertice di un'associazione capace, secondo l'impianto accolto nella sostanza dal Tribunale, di movimentare tra giugno 2020 e marzo 2021 3 tonnellate di hashish, 255 chili di marijuana e 53 chili di cocaina. La gup Giulia Masci ha pronunciato 23 condanne e ha inflitto a Lucci la pena più alta, inferiore di un anno e quattro mesi rispetto ai 20 anni chiesti dai pm della Dda di Milano Leonardo Lesti e Rosario Ferracane.
Il punto che va messo subito in ordine è questo. La decisione di oggi riguarda un procedimento distinto da quello nato dall'inchiesta Doppia Curva che nel giugno 2025 aveva già portato a 10 anni di reclusione per Lucci per il tentato omicidio di Enzo Anghinelli e per associazione per delinquere. Da oggi il suo profilo giudiziario si appesantisce su un secondo asse preciso: alla gestione violenta e affaristica della curva si aggiunge la direzione di un traffico internazionale di stupefacenti ricostruito fuori dallo stadio e lungo una filiera logistica autonoma.
Contenuto verificato. Questo approfondimento è aggiornato a Venerdì 3 aprile 2026 alle ore 17:59 e ricompone i passaggi emersi pubblicamente fino a questa ora. La nostra ricostruzione coincide nei punti decisivi con quanto riportato da ANSA, Sky TG24 e Adnkronos. La sentenza è stata emessa in rito abbreviato e il quadro processuale non è ancora irrevocabile.
Il punto che cambia il quadro
Qui cambia davvero la lettura del caso. Il dato più incisivo della pronuncia è la qualificazione del ruolo. La giudice ha collocato Lucci al vertice del sodalizio e ha distinto con nettezza i livelli interni del gruppo. Sul piano sostanziale questo significa che il Tribunale ha ritenuto credibile una struttura con comando, funzioni e catena di affidamento, cioè un'organizzazione che supera il modello del semplice spaccio tra conoscenti e assume i tratti di una gestione continuativa.
Il riflesso pubblico è netto. Per anni il nome di Lucci è stato letto soprattutto dentro il perimetro del tifo organizzato e degli affari collegati a San Siro. La sentenza di oggi sposta il baricentro su un'altra dimensione, quella di un'attività di narcotraffico con canali di approvvigionamento, logistica di trasporto e uomini con compiti differenziati. È questo scarto che rende la decisione più rilevante di un semplice aggiornamento giudiziario.
Come la sentenza ha graduato le responsabilità
La graduazione delle pene consente di leggere con precisione anche il nucleo operativo più vicino a Lucci. Fatjon Gjonaj, indicato come il socio più stretto, è stato condannato a 13 anni e 6 mesi. Francesco Messina ha ricevuto 10 anni e 2 mesi come organizzatore. Daniele Cataldo, già nome centrale in altri filoni dell'inchiesta milanese sugli ultrà, è stato condannato a 8 anni e 10 mesi come diretto collaboratore. Per altri imputati le pene scendono fino a 3 anni.
C'è un dettaglio tecnico che merita attenzione perché spiega come il Tribunale abbia differenziato le posizioni. La giudice ha riconosciuto a una parte degli imputati le attenuanti generiche prevalenti poiché ritenuti complici in un traffico di droghe leggere. Tradotto in termini pratici, il fascicolo è stato scomposto in ruoli e funzioni. La risposta sanzionatoria è stata calibrata sulla funzione attribuita a ciascuno e questo rafforza l'idea di una gerarchia interna letta come stabile e non occasionale.
La catena logistica ricostruita nel processo
La sentenza consente di mettere a fuoco una filiera che altrove resta raccontata in modo troppo sommario. Secondo l'impianto accusatorio accolto dal giudice, Lucci operava con il nickname belvaitalia e coordinava con il socio albanese importazioni periodiche di hashish e marijuana dalla Spagna. La droga, prodotta anche sulle montagne del Marocco, viaggiava nascosta nei doppifondi di furgoni e tir caricati con bancali di frutta o altre merci usate per ostacolare il fiuto delle unità cinofile, per poi essere riversata su Milano e hinterland.
Il valore probatorio di questa ricostruzione va oltre il trasporto. Nella lettura emersa in aula le comunicazioni criptate e le ammissioni di gran parte degli imputati hanno permesso di dare un nome agli alias usati nelle chat. Francesco Messina sarebbe stato zio, Gjonaj don bobi, Cataldo wollf o nano. È un passaggio decisivo perché sposta il baricentro della prova dalle semplici frequentazioni all'identificazione dei ruoli dentro la conversazione operativa del gruppo.
Le tappe che hanno portato al verdetto
Il processo che si chiude oggi prende forma alla fine del 2024. Il 17 dicembre 2024 Lucci viene raggiunto in carcere da un'ulteriore ordinanza insieme ad altri sette indagati per l'associazione finalizzata al traffico internazionale di cocaina, hashish e marijuana relativa al periodo 2020-2021. Il 4 aprile 2025 l'indagine si allarga con altri cinque arresti. Il 24 novembre 2025 i pm chiedono 20 anni di reclusione. La sentenza di oggi conferma quasi integralmente quel tracciato accusatorio e lo riduce in misura contenuta soltanto nella quantificazione finale della pena.
C'è anche un dato di origine che aiuta a non perdere il filo. Questo filone investigativo nasce da approfondimenti della Squadra Mobile maturati nell'orbita dell'agguato del 12 aprile 2019 a Enzo Anghinelli. È uno dei motivi per cui il nome di Lucci torna in procedimenti distinti ma collegati dal contesto criminale e dagli stessi rapporti di fedeltà.
Perché non va confusa con Doppia Curva
La sovrapposizione più comune nelle ore successive al verdetto riguarda proprio i due fascicoli milanesi. Va separata. Il processo Doppia Curva ha giudicato il sistema di violenze, estorsioni e gestione illecita degli affari attorno a San Siro e ha portato nel giugno 2025 alla condanna di Lucci a 10 anni come mandante del tentato omicidio di Anghinelli e per associazione per delinquere. Il procedimento chiuso oggi fotografa invece una filiera di stupefacenti. I due piani si toccano per persone, contesto e rapporto gerarchico ma hanno oggetto processuale diverso.
È proprio qui che la nuova sentenza acquista peso. Aggiunge un secondo blocco di responsabilità alla cronologia giudiziaria dell'ex leader della Curva Sud. Allarga il raggio delle condotte ritenute provate da un giudice e mostra che il gruppo più vicino a Lucci, secondo la ricostruzione accolta in aula, agiva su più terreni. La presenza di Cataldo in entrambi i procedimenti rende visibile questa continuità molto più di qualsiasi formula astratta.
Che cosa succede ora
Da oggi la posizione di Lucci si appesantisce in modo netto ma il procedimento entra nella fase delle impugnazioni e soprattutto delle motivazioni. Saranno le ragioni scritte della sentenza a mostrare fino a che punto la gup abbia fondato il giudizio su ruolo apicale, continuità delle importazioni e attendibilità del materiale criptato letto insieme alle ammissioni degli imputati.
Per Milano il dato già consolidato sul piano pubblico è un altro. La figura che per anni ha incarnato il potere della Curva Sud viene collocata da un secondo giudizio di merito dentro un perimetro criminale che va ben oltre lo stadio e che il Tribunale ha ritenuto organizzato, stabile e redditizio. È questo il significato concreto della sentenza del 3 aprile 2026.