Cronaca

Latina, 10 anni alla madre e al compagno per gli abusi filmati sul figlio di 14 anni Latina, 10 anni per gli abusi filmati sul 14enne Latina, 10 anni per gli abusi
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Latina, 10 anni alla madre e al compagno per gli abusi filmati sul figlio di 14 anni

È arrivata una condanna a 10 anni per la donna di Latina accusata di avere narcotizzato il figlio quattordicenne, abusato di lui e filmato le violenze per inviarle all'uomo con cui aveva una relazione. Lo stesso gup ha inflitto dieci anni anche a lui. La decisione è stata pronunciata con rito abbreviato dal gup Ilaria Tarantino del Tribunale di Roma, nell'inchiesta coordinata dal pm Maria Perna. I fatti contestati si concentrano tra febbraio e marzo 2025. Oggi il ragazzo vive con il padre.

Il punto che conta adesso è netto: questa vicenda esce dalla sola dimensione dell'accusa e entra in quella di una condanna di primo grado per reati di violenza sessuale su minore e pedopornografia. Non è un dettaglio formale. Significa che il quadro probatorio raccolto dagli inquirenti ha superato il vaglio del giudice in una fase processuale già decisiva. La difesa della donna ha annunciato appello, quindi il percorso giudiziario non è concluso, ma il baricentro della notizia oggi è qui.

La sentenza

Il gup ha inflitto dieci anni sia alla madre sia all'uomo che, secondo l'accusa, riceveva i video degli abusi. La procura aveva chiesto 16 anni per entrambi. I due imputati erano già detenuti dal giugno 2025. Il rito abbreviato ha consentito di chiudere questo primo passaggio davanti al gup, mentre le eventuali impugnazioni sposteranno ora il confronto sul terreno delle motivazioni e dell'appello.

I fatti contestati

La ricostruzione emersa nel procedimento colloca gli episodi in un arco temporale preciso, tra febbraio e marzo del 2025. Secondo l'impianto accusatorio accolto in sentenza, il minore veniva sedato con farmaci e poi sottoposto ad abusi che la madre registrava. I filmati venivano inoltrati al compagno. È questo passaggio, la produzione e l'inoltro delle immagini, a spiegare perché il fascicolo tocchi anche il versante della pedopornografia.

Come partì l'indagine

L'inchiesta si è aperta nella primavera del 2025 dopo la denuncia del padre. All'inizio il sospetto riguardava possibili maltrattamenti nella nuova relazione della donna. Il cambio di quadro è arrivato con i materiali video recuperati dagli investigatori, che hanno dato una base documentale alla ricostruzione accusatoria. Per noi è il dettaglio più importante sul piano giudiziario, perché spiega la solidità con cui il caso è arrivato alla sentenza.

Il ragazzo oggi

Il quattordicenne oggi vive con il padre e, secondo quanto emerso nel procedimento, non conserva memoria diretta di ciò che ha subito in quei mesi. È un elemento che sposta il peso del processo sui riscontri esterni, dalle acquisizioni digitali agli altri accertamenti raccolti dagli inquirenti. Sul piano umano è forse il dato più duro. Sul piano processuale aiuta a capire perché il materiale sequestrato abbia avuto un ruolo così rilevante.

Che cosa resta aperto

Il caso non finisce con questa pronuncia. La difesa della donna ha annunciato appello e resta aperto anche il capitolo della posizione separata di una terza imputata. Ma il cambiamento reale, oggi, è già definito: il tribunale ha fissato un primo punto fermo su una vicenda che per mesi era rimasta dentro il perimetro dell'indagine. Nella cronaca giudiziaria questo passaggio pesa, perché trasforma un racconto investigativo in una decisione formale del giudice.

Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Come direttore responsabile e fondatore di una testata generalista, segue la cronaca con un metodo basato su verifica delle fonti, lettura del lessico giudiziario e ricostruzione ordinata dei passaggi processuali, un approccio essenziale quando si trattano procedimenti per reati contro minori e decisioni ancora soggette a impugnazione.
Pubblicato Giovedì 2 aprile 2026 alle ore 08:06 Aggiornato Giovedì 2 aprile 2026 alle ore 08:06