Cronaca
Ischia, incendio sul Monte Epomeo a Serrara Fontana: rogo domato all’alba
Ischia, incendio sul Monte Epomeo domato all’alba
Ischia, incendio sul Monte Epomeo
domato all’alba
Il quadro verificato alle 10:09 di lunedì 6 aprile è già definito nei suoi punti essenziali: l’incendio che ha investito il Monte Epomeo nel territorio di Serrara Fontana, a Ischia, è stato domato entro l’alba dopo una notte di lavoro continuo, ha interessato diversi ettari di macchia mediterranea e sterpaglie fra Pietra dell’Acqua e Pezze Case, ha spinto il dispositivo di emergenza a proteggere il margine abitato e ha richiesto un coordinamento istituzionale immediato con l’attivazione del Centro coordinamento soccorsi in Prefettura alle 22. La causa non è ancora accertata. L’ipotesi dolosa resta sul tavolo ma allo stato non può essere trattata come un fatto acquisito. Il nodo vero, da oggi, non è solo il bilancio del soprassuolo bruciato: è la tenuta di un versante che su Ischia pesa molto più del singolo episodio perché ogni perdita di copertura vegetale modifica la risposta del terreno alle prossime piogge.
La nostra ricostruzione tiene insieme la cronologia operativa e la struttura del territorio. Il fuoco si è sviluppato nella prima serata di domenica 5 aprile e si è mosso con rapidità su un pendio che già per conformazione rende difficile l’attacco da terra. Le conferme che arrivano, in punti diversi, anche da RaiNews, ANSA, Corriere del Mezzogiorno e Repubblica Napoli convergono su un dato che conta più di ogni sfumatura oraria: il fronte è stato prima arginato, poi raffreddato e infine lasciato in sorveglianza fino alla luce del giorno. Le differenze tra chi colloca la chiusura operativa poco dopo la mezzanotte, chi intorno alle 2 e chi alle 5 non descrivono tre incendi diversi. Descrivono, più realisticamente, le fasi successive di uno spegnimento su versante, dove il contenimento del fronte principale non coincide sempre con la bonifica finale.
La notte dell’Epomeo, letta senza scorciatoie
L’innesco si colloca poco prima delle 20 e la propagazione iniziale è stata favorita dal vento, fattore che in quella finestra temporale merita attenzione concreta anche perché i bollettini regionali di protezione civile per il 5 e per il 6 aprile richiamavano proprio la necessità di vigilare su strutture e contesti esposti a sollecitazioni anemometriche. Quando le fiamme hanno preso quota il problema non era soltanto la superficie interessata. Il problema era la forma del terreno, la visibilità notturna e la vicinanza di case sparse lungo il versante. È questo che spiega perché l’intervento abbia richiesto ore anche dopo il primo contenimento.
Le indicazioni più consistenti parlano di più fronti di fuoco e di abitazioni minacciate. In un incendio di interfaccia il tempo operativo non viene assorbito solo dallo spegnimento della vegetazione. Va investito nel tenere il fuoco lontano dalle case, nel chiudere i margini dove una ripartenza notturna può allargare l’evento e nel presidiare i punti in cui il vento cambia comportamento. Per questo la scelta del prefetto di attivare subito il Centro coordinamento soccorsi ha un valore sostanziale e non formale: ha permesso di allineare sullo stesso tavolo Prefettura, Comune, vigili del fuoco, forze dell’ordine e strutture di protezione civile mentre il rogo era ancora in evoluzione.
Perché questo incendio pesa più del conteggio degli ettari
Chi legge il Monte Epomeo soltanto come scenario paesaggistico perde il punto decisivo. L’Epomeo è il rilievo più alto dell’isola, a 787 metri sul livello del mare, ed è un settore che l’INGV descrive da tempo come delicato per instabilità gravitativa e fenomeni di dissesto. Su una montagna così fatta, la vegetazione non è un elemento decorativo. È una parte del sistema che attenua erosione superficiale, rallenta il ruscellamento e protegge il suolo. Quando un incendio porta via copertura e lettiera, l’effetto non finisce con lo spegnimento dell’ultima brace.
Qui entra il passaggio che altrove tende a restare sullo sfondo. Un versante incendiato può diventare più vulnerabile già al primo episodio di pioggia intensa successivo, soprattutto dove la pendenza è marcata e il terreno è discontinuo. Le valutazioni tecniche che emergono anche dal lavoro di ISPRA sugli effetti degli incendi boschivi sul rischio idrogeologico aiutano a leggere bene ciò che ora conta per Ischia: la perdita di copertura accelera l’erosione superficiale e riduce quella protezione diffusa che, in zone ripide, separa un danno ambientale da un problema di sicurezza territoriale. Tradotto in termini pratici, il monitoraggio post incendio non serve solo a escludere nuovi focolai. Serve a capire come reagirà quel soprassuolo quando cambierà il tempo.
Il passaggio amministrativo che adesso diventa decisivo
Da oggi si apre una fase meno visibile ma determinante. Una volta definita con precisione l’area percorsa dal fuoco, entrano in gioco i vincoli previsti dalla legge 353 del 2000 sugli incendi boschivi. Il testo, consultabile anche attraverso il portale del Parlamento, stabilisce che sulle superfici boscate e sui pascoli colpiti dal fuoco non si può cambiare destinazione d’uso per quindici anni e limita per dieci anni la possibilità di edificare, salvo casi già autorizzati prima dell’incendio. Non è un dettaglio burocratico. È il meccanismo con cui l’ordinamento prova a togliere valore a qualunque convenienza successiva al fuoco e a imporre una lettura pubblica del danno.
Il Comune dovrà quindi muoversi sul terreno che conta davvero: perimetrazione puntuale, aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco e verifica delle porzioni più esposte. La partita amministrativa, in un contesto insulare e fragile, è quasi importante quanto quella di soccorso perché dalle carte che verranno costruite dipenderanno controlli, prescrizioni e priorità di intervento. La tecnica qui non va separata dalla gestione del territorio. Se il censimento sarà rigoroso, l’episodio resterà confinato nel perimetro del danno subito. Se il passaggio verrà alleggerito, il rischio è trascinarsi dietro conseguenze più lunghe del rogo stesso.
Il punto Ischia: spegnere non basta
L’incendio arriva in un momento in cui sull’isola il rapporto tra bosco, versanti e sicurezza non è più materia astratta. Sul sito istituzionale Sisma ed Emergenza Ischia è documentato il percorso che nel 2025 ha portato all’adozione e poi all’approvazione del Piano di Gestione Forestale del versante settentrionale del Monte Epomeo, inserito dentro una strategia di mitigazione del rischio idrogeologico. Quel piano non coincide con il settore appena colpito dal rogo ma chiarisce una cosa essenziale: sull’Epomeo la gestione forestale non può essere trattata come semplice manutenzione paesaggistica. È presidio territoriale.
Per questo il rogo di Serrara Fontana va letto con una scala più ampia del singolo episodio. La domanda corretta non è solo quanta vegetazione sia andata perduta. La domanda corretta è quale risposta istituzionale seguirà adesso su monitoraggio del soprassuolo, controlli di stabilità e prevenzione dei prossimi mesi. In un territorio che conosce bene il peso dei versanti, l’incendio finisce davvero solo quando l’area viene messa in sicurezza anche nella fase successiva allo spegnimento.
Che cosa resta aperto alle ore 10:09 del 6 aprile
Resta aperto, prima di tutto, l’accertamento sulla causa. Parlare oggi di dolo come certezza sarebbe un errore giornalistico e tecnico. L’ipotesi esiste ma convive con altre possibilità compatibili con il contesto operativo della serata, compreso un innesco accidentale favorito dal vento. Resta aperta anche la misurazione definitiva dell’area bruciata, che potrà essere definita con precisione solo dopo la ricognizione completa. Quello che invece non è più in discussione è il dato operativo: l’emergenza immediata è rientrata, il fronte principale è stato chiuso entro l’alba e da questo momento il baricentro si sposta dal soccorso alla lettura del terreno.
È questa la notizia che conta davvero per Ischia. Il fuoco sul Monte Epomeo non lascia soltanto una ferita ambientale. Lascia una verifica immediata sulla capacità di proteggere un versante che, quando perde copertura vegetale, smette di essere un semplice sfondo e torna a presentare il conto in termini di rischio reale.