Giustizia
Impagnatiello in Cassazione, chiesto appello bis sulla premeditazione
Impagnatiello in Cassazione, appello bis sulla premeditazione
Impagnatiello in Cassazione
appello bis sulla premeditazione
Roma, 8 aprile 2026. Alle ore 17:41 la Corte di Cassazione non ha ancora depositato la decisione sul procedimento a carico di Alessandro Impagnatiello per l'omicidio di Giulia Tramontano. Il punto che conta subito è preciso: la Procura generale ha chiesto un appello bis perché venga rivalutata l'aggravante della premeditazione, esclusa in secondo grado, mentre la difesa prova a far cadere la crudeltà e a ottenere le attenuanti generiche. La pena dell'ergastolo, inflitta il 25 novembre 2024 e confermata in appello il 25 giugno 2025, alla data di oggi non è ancora irrevocabile.
Il giudizio di legittimità ruota attorno a un perimetro stretto ma decisivo. La responsabilità per il delitto del 27 maggio 2023, commesso nell'appartamento di Senago quando Giulia era incinta di sette mesi, è stata già affermata nei primi due gradi. Oggi la Suprema Corte deve stabilire se la sentenza d'appello regga sul piano giuridico quando esclude la premeditazione e quando conferma la crudeltà. È qui che passa la vera linea di frattura del procedimento.
Perché la Procura vuole un nuovo appello
La richiesta avanzata davanti alla Cassazione è mirata. La Procura generale sostiene che l'omicidio abbia conservato fino all'ultimo i tratti dell'agguato preparato e che la Corte d'Assise d'Appello abbia ristretto troppo il concetto di premeditazione. Nel ragionamento dell'accusa pesano alcuni elementi concreti già valorizzati in primo grado: la scelta anticipata dell'arma, la rimozione del tappeto e il tempo avuto dall'imputato per riflettere dopo il crollo delle sue menzogne. Per questo il ricorso non chiede di rifare l'intero processo, ma di riaprire il secondo grado sul solo punto dell'aggravante esclusa.
Questo dettaglio tecnico merita attenzione perché sposta la lettura pubblica del caso. Sul piano della pena massima l'ergastolo è già stato pronunciato. Sul piano della qualificazione del fatto, invece, la differenza è enorme: riconoscere di nuovo la premeditazione significherebbe affermare che l'uccisione di Giulia fu l'esecuzione finale di un progetto omicidiario già formato e mantenuto nel tempo, non una decisione maturata soltanto nelle ore che precedettero le coltellate.
Il contrasto fra primo grado e appello
Nelle motivazioni di primo grado, depositate nel febbraio 2025, la Corte d'Assise di Milano aveva individuato un punto di non ritorno almeno alle 15.00 del 27 maggio 2023, quando Impagnatiello comprese che l'incontro fra Giulia e la donna con cui aveva una relazione parallela stava facendo crollare l'immagine che aveva costruito di sé. Da lì, secondo quel collegio, si sviluppa l'attesa in casa e prende forma l'agguato. La stessa sentenza leggeva inoltre le ricerche sul topicida avviate nel dicembre 2022 e le successive somministrazioni come indizi di un proposito coltivato per mesi.
La Corte d'Assise d'Appello ha spezzato quella catena in un punto essenziale. Ha scritto che mancavano prove capaci di retrodatare il proposito di uccidere Giulia rispetto al giorno dell'omicidio. Sull'avvelenamento ha compiuto la distinzione più delicata dell'intero fascicolo: somministrare topicida per provocare l'aborto del feto descrive un progetto criminale gravissimo, ma non dimostra da solo un piano omicidiario persistente nei confronti della madre. In termini penalistici il collegio ha collocato quel segmento nel terreno del dolo eventuale rispetto alla morte di Giulia, figura che la stessa sentenza considera incompatibile con la premeditazione.
Dentro la motivazione d'appello c'è poi un secondo passaggio che oggi pesa moltissimo. I giudici hanno collocato la deliberazione omicidiaria nel pomeriggio del 27 maggio, quando la doppia vita dell'imputato stava saltando davanti alle due donne coinvolte. Fra quel momento e l'aggressione, secondo la Corte, corre un intervallo troppo breve per integrare quello spatium deliberandi che la giurisprudenza richiede. La Procura generale contesta proprio questo snodo: ritiene che anche un arco temporale non lungo possa bastare quando l'attesa della vittima e la preparazione materiale mostrano una scelta già consolidata.
Che cosa può fare davvero la Cassazione
La Cassazione esercita un controllo di legittimità fondato sulla correttezza giuridica e sulla coerenza della motivazione. Per questa ragione l'udienza di oggi non replica il processo di merito. I giudici della Suprema Corte possono rigettare i ricorsi e rendere definitiva la sentenza d'appello, oppure annullarla in tutto o in parte con rinvio. Se dovesse passare la tesi della Procura, il fascicolo tornerebbe a Milano per un nuovo giudizio d'appello limitato alla premeditazione. Se invece emergesse un vizio sul ricorso della difesa, verrebbe riaperto il punto relativo alla crudeltà e alle attenuanti chieste per l'imputato.
Per la difesa il bersaglio resta infatti diverso da quello dell'accusa. L'obiettivo è alleggerire la struttura aggravata con cui il delitto è stato qualificato in appello e riaprire uno spazio sulle attenuanti generiche. Il punto centrale, letto con rigore, non coincide con una semplice discussione astratta sulle etichette giuridiche. Coincide con il modo in cui i giudici descrivono la sequenza psicologica dell'omicidio e con il peso attribuito alla violenza eccedente la finalità strettamente omicidiaria, in particolare agli 11 colpi inferti mentre Giulia era ancora viva, dato che in appello ha sostenuto la crudeltà.
Il dettaglio normativo che nel 2026 evita un equivoco
C'è un punto ulteriore che merita di essere fissato con chiarezza. Dal 17 dicembre 2025 il codice penale conosce il nuovo delitto di femminicidio, ma questo procedimento non può essere riclassificato sulla base della legge sopravvenuta. I fatti risalgono al 27 maggio 2023 e il giudizio resta ancorato alle imputazioni e alle aggravanti contestate all'epoca. Nel linguaggio pubblico il caso di Giulia Tramontano continua a rappresentare uno dei femminicidi più emblematici degli ultimi anni. Nel linguaggio strettamente processuale, però, la Cassazione di oggi sta lavorando ancora dentro il quadro normativo precedente.
Fino alla decisione attesa in serata, il dato nuovo è la contrapposizione ormai totale fra due letture giudiziarie incompatibili. Per il primo grado l'omicidio fu la fase terminale di una progettazione già in corso. Per l'appello il proposito di uccidere Giulia nasce solo quando l'edificio di menzogne costruito da Impagnatiello si sbriciola nel pomeriggio del 27 maggio. La Cassazione deve decidere se questa seconda motivazione abbia davvero tenuta sufficiente oppure se contenga una frattura tale da imporre un nuovo passaggio davanti ai giudici di Milano.
Ricostruzione chiusa alle ore 17:41 dell'8 aprile 2026 su motivazioni di primo e secondo grado e sul procedimento di legittimità in corso. Il quadro qui ricostruito coincide nei suoi snodi essenziali con i resoconti d'udienza di ANSA, la Repubblica e Sky TG24 e con i passaggi delle motivazioni già pubblicati da RaiNews e Giurisprudenza Penale.