Cronaca
Fondi Ue a UniPa, 23 indagati e indagine interna: a che punto è l’inchiesta su Bythos e Smiling
Fondi Ue a UniPa, 23 indagati e indagine interna
Fondi Ue a UniPa, 23 indagati
e indagine interna
La Procura europea indaga su una presunta frode ai danni dell’Unione europea che, secondo gli atti fin qui emersi, coinvolge 23 persone tra docenti, ricercatori e imprenditori in relazione a progetti di ricerca riconducibili all’Università di Palermo. Al centro del procedimento ci sono Bythos e Smiling. Per 17 indagati erano state chieste misure cautelari, ma il gip di Palermo le ha respinte il 6 febbraio 2026 pur ritenendo sussistenti gravi indizi per la maggior parte degli indagati, escludendo però l’attualità delle esigenze cautelari per il tempo trascorso dai fatti contestati, collocati tra il 2018 e il 2023. La Procura europea ha impugnato il rigetto davanti al Tribunale del Riesame. Nelle ultime ore l’Università degli Studi di Palermo ha annunciato un’indagine interna sulla gestione dei fondi di ricerca, mentre la difesa del professor Vincenzo Arizza sostiene che i progetti siano stati realmente eseguiti e che i risultati siano stati presentati pubblicamente. Allo stato, si tratta di contestazioni investigative e non di responsabilità accertate con sentenza.
Che cosa viene contestato
L’ipotesi investigativa parla, a vario titolo, di truffa aggravata, corruzione, falso materiale e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Secondo la ricostruzione dell’accusa, nel programma Bythos sarebbero stati rendicontati costi per attività scientifiche e per attrezzature di laboratorio che non sarebbero stati realmente sostenuti. Gli inquirenti ipotizzano anche acquisti solo apparenti, con il coinvolgimento di alcuni imprenditori, per gonfiare artificialmente le spese ammissibili e quindi il contributo pubblico.
Da dove nasce l’inchiesta
L’indagine è partita dalle dichiarazioni di due ricercatori, che hanno riferito di attività pagate ma non effettivamente svolte nell’ambito di Bythos. Da quel punto gli accertamenti si sono estesi ai rapporti con alcuni operatori economici e ad altri progetti, fino a toccare anche Smiling. Tra i nomi che ricorrono nella ricostruzione investigativa figurano il professor Vincenzo Arizza, indicato come responsabile scientifico di Bythos e Smiling, e Antonio Fabbrizio, descritto negli atti come amministratore e titolare di fatto delle associazioni Progetto Giovani e Più Servizi Sicilia.
Il punto sulle misure
Per capire dove siamo arrivati dobbiamo tenere distinto il piano cautelare dal merito. Il rigetto delle misure cautelari non archivia il caso e non equivale a un proscioglimento. Il gip ha escluso l’esistenza di esigenze cautelari attuali, non la prosecuzione dell’inchiesta. È per questo che il fascicolo resta aperto e che la Procura europea ha scelto la strada del Riesame. In altre parole, oggi non ci sono misure esecutive per i 17 destinatari della richiesta, ma resta in piedi il confronto giudiziario sulla valutazione cautelare.
I progetti sotto esame
Bythos è un progetto Interreg Italia-Malta dedicato al recupero degli scarti della lavorazione del pesce per ottenere molecole bioattive ad alto valore aggiunto. Smiling, invece, rientra nel PO FESR Sicilia 2014-2020 e punta alla valorizzazione dei sottoprodotti della filiera vitivinicola. Parliamo quindi di progetti presentati come strumenti di innovazione, economia circolare e trasferimento tecnologico, non di iniziative marginali.
Il peso pubblico
Il rilievo della vicenda cresce anche per un altro motivo. Bythos, nel 2024, ha vinto ai REGIOSTARS Awards della Commissione europea sia il riconoscimento nella categoria A competitive and smart Europe sia il Public Choice Award. Questo non anticipa alcun giudizio penale, che resta interamente da accertare, ma spiega perché l’inchiesta investa anche la credibilità dei meccanismi di controllo e di rendicontazione che accompagnano i progetti presentati come eccellenze.
La risposta di UniPa
Il rettore Massimo Midiri ha parlato di “profondo dolore e ferma indignazione” e ha assicurato piena fiducia nella magistratura. L’Ateneo ha già avviato un’indagine interna che, secondo la nota ufficiale, non si fermerà al solo dipartimento coinvolto ma comprenderà una verifica più ampia sulla gestione dei fondi destinati alla ricerca. UniPa ha anche sottolineato che la vicenda riguarda un gruppo circoscritto all’interno di un singolo dipartimento. È il dato nuovo più rilevante di oggi, perché aggiunge al piano penale un controllo amministrativo interno con possibili effetti organizzativi.
La linea della difesa
Sul versante difensivo, l’avvocato Vincenzo Lo Re, legale del professor Arizza, sostiene che i progetti siano stati realmente realizzati e che i risultati siano stati illustrati in molteplici occasioni. La difesa attende la decisione del Tribunale del Riesame sulla questione cautelare. Il punto essenziale, allo stato, resta questo: l’inchiesta prosegue, il ricorso della Procura europea è pendente e l’Università sta verificando dall’interno la gestione dei progetti chiamati in causa.