Giustizia

Caso Equalize, chiesto il processo per Enrico Pazzali e chiuse le indagini su 81 Equalize, processo per Pazzali e indagini chiuse su 81 Equalize, processo per Pazzali
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Caso Equalize, chiesto il processo per Enrico Pazzali e chiuse le indagini su 81

La Procura di Milano ha compiuto oggi il passaggio che ridisegna l'intero perimetro del caso Equalize. Da una parte ha chiesto il rinvio a giudizio per Enrico Pazzali, ex presidente di Fondazione Fiera Milano ed ex titolare dell'agenzia investigativa finita al centro dell'inchiesta sui dossieraggi con accessi abusivi a banche dati riservate. Dall'altra ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini a 81 persone nel filone che riguarda i presunti committenti e gli utilizzatori dei dossier. Il dato davvero decisivo non è soltanto numerico. Per la prima volta l'impianto accusatorio viene separato con nettezza tra il nucleo operativo che avrebbe materialmente reperito informazioni riservate e la rete della domanda che, secondo i pm, avrebbe chiesto o sfruttato quei report. È qui che il caso cambia scala: non più una sequenza di accessi abusivi letti episodio per episodio, ma una filiera completa di acquisizione, trasformazione e utilizzo di dati sensibili.

Il primo troncone era stato chiuso il 30 luglio 2025 con 15 indagati e 202 capi di imputazione. Oggi quel fascicolo entra nella fase dell'azione penale, almeno per la posizione di Pazzali e per il gruppo che la Procura colloca al centro della struttura. Il secondo troncone resta ancora nella fase finale delle indagini preliminari, ma allarga il fronte a 81 nominativi e sposta l'attenzione sui clienti, su professionisti e su figure pubbliche che l'ufficio milanese colloca sul lato della committenza. È una distinzione tecnica con effetti molto concreti. Per Pazzali la Procura ha già chiesto il processo. Per gli altri 81 si apre invece il passaggio difensivo che precede eventuali richieste di rinvio a giudizio, archiviazioni o stralci. In altre parole, la Procura ritiene già maturo il fascicolo sulla presunta cabina di regia, mentre usa il secondo atto per cristallizzare il perimetro di chi avrebbe alimentato quella macchina.

Il significato del doppio atto firmato oggi

Nella nota diffusa dalla Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, compaiono reati che rendono subito leggibile il salto di qualità: associazione per delinquere, intercettazioni illegali, intrusione in sistemi informatici di rilevanza pubblica, corruzione per la cessione di dati riservati e calunnia. La nostra ricostruzione della scansione processuale coincide con i passaggi ufficializzati oggi e trova riscontro, in forma indipendente, nelle cronache di ANSA, Corriere della Sera e Il Giorno. La sostanza è semplice solo in apparenza. Il primo fascicolo serve a portare davanti al giudice il gruppo che avrebbe costruito il metodo. Il secondo fascicolo serve a misurare il ruolo di chi quel metodo lo avrebbe attivato per interessi economici, contese personali, rivalità d'affari o richieste mirate su persone specifiche. L'effetto processuale è netto: l'accusa non descrive più soltanto un'offerta illecita di informazioni, ma anche una domanda stabile e consapevole.

Il fatto che Pazzali sia rimasto libero non ha rallentato la traiettoria dell'inchiesta sul merito. Il 31 luglio 2025 il Tribunale del Riesame aveva escluso per lui i domiciliari, pur riconoscendo il grave quadro indiziario prospettato dai pm. Quel passaggio cautelare viene spesso confuso con una battuta d'arresto dell'accusa, ma oggi la richiesta di processo chiarisce il punto vero: la questione delle misure personali e la tenuta dell'impianto accusatorio viaggiano su binari diversi. La prima riguarda l'urgenza cautelare, la seconda la solidità del fascicolo per arrivare all'udienza preliminare. La Procura, depositando ora la richiesta di rinvio a giudizio, segnala che considera chiusa la fase di accumulo probatorio sul cuore dell'associazione che contesta.

Chi emerge nel filone degli 81 e perché la Procura li tiene insieme

Tra i nomi già emersi nel secondo troncone figurano Leonardo Maria Del Vecchio, i banchieri Matteo e Fabio Arpe, Stefano Speroni, capo dell'ufficio legale di Eni, l'ex manager di Publitalia Fulvio Pravadelli, Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo che è estraneo all'indagine e il generale della Guardia di Finanza Cosimo Di Gesù. Non si tratta di una raccolta casuale di posizioni eterogenee. La Procura li accomuna perché non li colloca sul piano dell'operatività tecnica, bensì su quello della consapevole utilizzazione del prodotto finale, cioè ricerche, report, accessi o informazioni che i pm ritengono provenienti da canali illeciti. Questo è il punto che rende il secondo filone molto più delicato di un semplice capitolo aggiuntivo: se reggerà, porterà il processo fuori dal recinto degli esecutori materiali e dentro la responsabilità dei presunti richiedenti.

Le contestazioni già emerse mostrano bene la logica dell'accusa. Per Del Vecchio l'asse investigativo riguarda controlli sull'ex fidanzata Jessica Serfaty e ricerche patrimoniali sui familiari nel contesto della successione Luxottica. Per i fratelli Arpe viene richiamata una ricerca su un conto bancario riferito alla compagna del padre scomparso. Per Speroni e per altri professionisti legati al contesto Eni il tema è un report sui rapporti tra l'imprenditore Francesco Mazzagatti e Piero Amara, vicenda da cui discende anche una contestazione di calunnia. Per Pravadelli il fascicolo richiama acquisizioni su Alex Britti, ex compagno della figlia. Per Tortu resta centrale il capitolo sul presunto tentativo di ottenere informazioni su Marcell Jacobs e sul suo staff, nel filone che ha portato l'inchiesta dentro il mondo dell'atletica e del sospetto di doping mai dimostrato. Accanto a questi profili compaiono anche manager di Erg, dirigenti Heineken, figure della logistica e alcuni avvocati che la Procura ritiene consapevoli delle modalità con cui Equalize avrebbe reperito i dati.

La portata reale del caso non sta solo nei nomi, ma nel modello

Resta sullo sfondo un numero che spiega da solo la dimensione del procedimento: circa 650 tra persone e società che, secondo le contestazioni già cristallizzate, sarebbero finite nelle ricerche abusive. I bersagli noti, da Jacobs a Britti, contano non soltanto perché sono riconoscibili dal grande pubblico, ma perché dimostrano che i dossier non avrebbero riguardato un settore isolato. Sport, spettacolo, finanza, grandi gruppi industriali, relazioni sentimentali, controversie ereditarie e scontri professionali compaiono nello stesso quadro. Questo dettaglio cambia anche il modo corretto di leggere il caso. Equalize non viene descritta dai pm come una struttura orientata a un solo mercato clandestino. La contestazione punta piuttosto su una piattaforma capace di adattare la stessa tecnica a bisogni molto diversi, purché il bisogno fosse soddisfatto con dati riservati provenienti da archivi istituzionali, fiscali o patrimoniali.

È esattamente questo che spiega la scelta di spezzare il procedimento in due tronconi leggibili. Nel primo l'accento cade sull'associazione, sugli operativi, sulle modalità di accesso e sulla costruzione dei report. Nel secondo l'asse si sposta su chi avrebbe alimentato la domanda e su quanto quella domanda fosse consapevole della provenienza illecita delle informazioni. La Procura, in sostanza, prova a evitare un equivoco che ha accompagnato il caso per mesi. Se ci si ferma ai soli hacker, agli ex investigatori o ai pubblici ufficiali infedeli, il procedimento sembra la storia di una macchina criminale che produce materiale. Se invece si mette a fuoco il lato dei richiedenti, emerge una domanda capace di dare senso economico e strategico a quella produzione. È questa la lettura che oggi acquista consistenza processuale.

La posizione difensiva di Pazzali e il nodo lasciato da Carmine Gallo

Pazzali ha sempre respinto l'impianto accusatorio. Nel lungo interrogatorio dell'8 ottobre 2025 ha sostenuto di essere stato tenuto all'oscuro da Carmine Gallo e da Nunzio Samuele Calamucci rispetto agli accessi abusivi alle banche dati strategiche. È una linea difensiva che, nei mesi successivi, è rimasta costante anche fuori dagli atti. Il deposito della richiesta di processo mostra però che la Procura continua a ritenere Pazzali non un soggetto marginale o inconsapevole, ma il vertice della struttura. Questo resta uno dei punti più sensibili dell'intero procedimento, perché separa due versioni incompatibili: da un lato quella di un titolare all'oscuro dei metodi, dall'altro quella di un promotore che avrebbe chiesto report continui anche per propri interessi politico-imprenditoriali.

Su questo quadro pesa l'assenza processuale di Carmine Gallo, ex superpoliziotto indicato come uno degli operativi principali di Equalize e morto per infarto il 9 marzo 2025. La sua morte ha sottratto al futuro dibattimento uno dei protagonisti che più avrebbero potuto chiarire la catena interna delle decisioni. Non è un dettaglio secondario. In procedimenti di questo tipo, la ricostruzione dei rapporti tra chi ordina, chi media e chi esegue passa spesso per il confronto tra versioni divergenti. Senza Gallo, il peso probatorio si sposta ancora di più sui documenti, sulle chat, sulle intercettazioni, sui flussi dei report e sulle dichiarazioni già rese da chi è rimasto nel fascicolo, a cominciare da Calamucci.

Cosa cambia da oggi sul piano giudiziario

La novità del 9 aprile 2026 è che il caso Equalize smette di essere soltanto un'inchiesta molto ampia e diventa un procedimento con due direttrici processuali chiaramente separate. Per il primo blocco la Procura ha già compiuto il passo che porta all'udienza preliminare. Per il secondo blocco, quello degli 81, la chiusura indagini apre il contraddittorio difensivo che precede ogni decisione definitiva del pubblico ministero. È la distinzione che conta davvero da oggi, molto più del puro effetto mediatico dei nomi noti. Il procedimento entra in una fase in cui la tenuta dell'impianto accusatorio verrà misurata non sulla suggestione del dossieraggio, ma sulla capacità di provare chi faceva cosa, chi sapeva cosa e soprattutto chi chiedeva cosa.

Il punto finale, per ora, è uno soltanto. La Procura di Milano sta provando a trasformare il caso Equalize da storia di accessi abusivi e report riservati in una contestazione ordinata di responsabilità distribuite lungo tutta la catena. Se il primo fascicolo riguarda la macchina che avrebbe prodotto i dossier, il secondo serve a dire che quella macchina, secondo l'accusa, non lavorava nel vuoto. Da oggi il contenzioso vero si sposta qui: sulla prova della consapevolezza dei committenti e sulla tenuta dell'idea che dietro i singoli episodi esistesse un sistema.

Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Come direttore responsabile e fondatore della testata, Junior Cristarella segue con metodo documentale i casi di cronaca giudiziaria che richiedono lettura degli atti, distinzione tra fase investigativa e fase processuale e verifica incrociata di fonti istituzionali e normative. In questo articolo applica quel metodo a un'inchiesta che intreccia associazione per delinquere, accessi abusivi a banche dati e ruolo dei presunti committenti.
Pubblicato Giovedì 9 aprile 2026 alle ore 13:09 Aggiornato Giovedì 9 aprile 2026 alle ore 15:15