Cronaca

Elia Del Grande, seconda fuga in sei mesi dalla casa lavoro di Alba Elia Del Grande, seconda fuga da Alba Elia Del Grande, seconda
fuga da Alba

Elia Del Grande, seconda fuga in sei mesi dalla casa lavoro di Alba

Alba. Al mattino del 7 aprile 2026 il quadro verificato è netto. Elia Del Grande è irreperibile dopo il mancato rientro di domenica 5 aprile dalla casa lavoro di Alba, dove stava concludendo un semestre di misura di sicurezza e prestava servizio come volontario in una mensa per persone in difficoltà. Le ricerche sono partite dal Piemonte e si sono estese al resto d’Italia con attenzione massima sul Varesotto, soprattutto su Cadrezzate, perché lì si era già chiusa la fuga dell’autunno 2025. La nostra ricostruzione coincide nei passaggi essenziali con le verifiche pubblicate da ANSA, RaiNews e Corriere della Sera.

Il dato che sposta davvero la lettura è il momento in cui avviene l’allontanamento. La fuga arriva a ridosso del 13 aprile, termine su cui doveva cadere la nuova valutazione della pericolosità sociale dopo l’udienza del 26 marzo davanti al magistrato di sorveglianza di Torino. Quel giudice si era riservato di decidere se chiudere il percorso con un ritorno alla libertà vigilata sotto monitoraggio oppure prorogare di altri sei mesi la permanenza in struttura. Del Grande sparisce esattamente dentro quel corridoio temporale.

Che tipo di misura stava eseguendo

La vicenda va letta dentro il diritto dell’esecuzione penale e non nello schema ordinario del carcere. Il glossario del Ministero della Giustizia ricorda che le misure di sicurezza vengono applicate dopo un accertamento di pericolosità sociale e che la relativa valutazione spetta al magistrato di sorveglianza. Lo stesso quadro normativo chiarisce un passaggio decisivo: la libertà vigilata è una misura meno afflittiva ma può essere sostituita con l’assegnazione a una casa lavoro quando le prescrizioni vengono violate. È questa la cornice che spiega il trasferimento di Del Grande nel circuito di Alba.

Dalla libertà vigilata a Castelfranco Emilia

L’inasprimento non nasce con la Pasqua 2026. Durante il periodo precedente di libertà vigilata le autorità di sorveglianza avevano registrato ripetute violazioni delle prescrizioni, soprattutto legate agli orari di rientro serale e da quelle contestazioni nacque il primo passaggio alla casa lavoro di Castelfranco Emilia. Da quella struttura Del Grande evase il 30 ottobre 2025 calandosi da un muro con un sostegno improvvisato. Quel precedente pesa ancora oggi perché ha già mostrato la direttrice più probabile della fuga: il ritorno verso il territorio che conosce meglio.

Il precedente che orienta le ricerche di oggi

La prima latitanza si chiuse il 12 novembre 2025 dopo 13 giorni con il rintraccio a Cadrezzate. Le indagini ricostruirono spostamenti notturni nel Varesotto, l’uso di un pedalò sul lago di Monate per aggirare i controlli e il sospetto di appoggi esterni. La concentrazione delle ricerche sullo stesso asse geografico ha quindi una base investigativa concreta. Non dipende da automatismi mediatici. Dipende dal fatto che la fuga precedente aveva già confermato la capacità di Del Grande di muoversi in quell’area cercando coperture e percorsi laterali.

Perché Alba era il punto più delicato del percorso

Dopo la cattura e il nuovo intervento della sorveglianza torinese Del Grande fu trasferito ad Alba, nella struttura Giuseppe Montalto. Doveva chiudere lì il semestre di casa lavoro mentre il giudice misurava se il rischio residuo si fosse abbassato abbastanza da consentire un alleggerimento. Per questo il mancato rientro attuale ha un peso specifico maggiore rispetto alla semplice notizia di cronaca. Alba era il banco di prova finale. Una conclusione regolare di quella fase avrebbe rafforzato il percorso. La scomparsa dopo un permesso lo incrina nel punto più osservato.

Cosa cambia adesso sul piano giudiziario

La nostra lettura tecnica è lineare. Il fascicolo non misura più soltanto se la permanenza in struttura abbia prodotto stabilità. Da oggi misura anche l’affidabilità di Del Grande dentro qualsiasi regime esterno o semiaperto. Sottrarsi al controllo proprio nei giorni in cui il magistrato sta decidendo sulla permanenza della pericolosità sociale è un fatto che incide inevitabilmente sulla prossima valutazione. Le conclusioni formali spetteranno all’autorità giudiziaria quando il quadro procedurale sarà maturo. L’effetto pratico però è già visibile perché l’allontanamento indebolisce l’ipotesi di una gestione meno restrittiva.

Il quadro di fondo del caso Del Grande

Del Grande era stato condannato per la cosiddetta strage dei fornai. Il 7 gennaio 1998 a Cadrezzate furono uccisi il padre Enea, la madre Alida e il fratello Enrico. In primo grado arrivò l’ergastolo. In appello la pena fu ridotta a 30 anni dopo il riconoscimento della semi infermità mentale. Da allora il caso è rimasto aperto su un terreno diverso da quello della pena pura, cioè la persistenza o meno della pericolosità sociale anche dopo la fase detentiva della condanna. La seconda fuga in sei mesi ridisegna proprio questo quadro di valutazione.

Fino a un eventuale rintraccio o a nuovi atti ufficiali il dato aggiornato resta uno. Elia Del Grande è ancora in fuga e le ricerche proseguono su scala nazionale con il Varesotto al centro della griglia investigativa.

Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Come direttore responsabile coordina la verifica di atti pubblici, comunicati istituzionali e cronache giudiziarie per i contenuti di cronaca di Sbircia la Notizia Magazine. In questo pezzo ricostruisce la sequenza del caso con riscontro incrociato tra fonti penitenziarie, giudiziarie e ministeriali, così da distinguere i fatti accertati dalle conseguenze operative sul piano della sorveglianza.
Pubblicato Martedì 7 aprile 2026 alle ore 10:16 Aggiornato Martedì 7 aprile 2026 alle ore 13:14