Cinema

David di Donatello 2026, candidature e conduttori: Balti e Insinna guidano la serata del 6 maggio David di Donatello 2026, candidature e conduttori David di Donatello 2026,
candidature e conduttori

Il quadro dei David di Donatello 2026 è ormai fissato: la 71ª edizione andrà in scena mercoledì 6 maggio dagli Studi di Cinecittà, in diretta in prima serata su Rai 1, con la conduzione affidata a Bianca Balti e Flavio Insinna. Le candidature annunciate oggi, 1° aprile, consegnano una gerarchia precisa: Le città di pianura di Francesco Sossai guida con 16 nomination, davanti a La grazia di Paolo Sorrentino con 14 e a Le assaggiatrici di Silvio Soldini con 13. È il dato che pesa di più adesso, perché stabilisce subito chi arriva alla serata finale con un consenso largo dentro l'Accademia.

Il resto del quadro aiuta a leggere meglio la stagione. I film italiani che ottengono almeno una candidatura sono 29 e la cinquina per il miglior film mette insieme autori già consolidati e un titolo, quello di Sossai, che fino a pochi mesi fa veniva letto soprattutto come scommessa critica. In corsa per il premio principale ci sono Cinque secondi di Paolo Virzì, Fuori di Mario Martone, La grazia di Paolo Sorrentino, Le assaggiatrici di Silvio Soldini e Le città di pianura di Francesco Sossai. Il giorno prima della cerimonia, martedì 5 maggio, è previsto il tradizionale incontro dei candidati con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, affidato quest'anno a Claudio Bisio.

La cinquina film

Guardando insieme miglior film e miglior regia si capisce subito dove si concentra la partita più interessante. Nella regia entrano Mario Martone per Fuori, Gabriele Mainetti per La città proibita, Paolo Sorrentino per La grazia, Silvio Soldini per Le assaggiatrici e Francesco Sossai per Le città di pianura. La differenza rispetto alla cinquina del miglior film è una sola, ma conta molto: La città proibita prende il posto di Cinque secondi. Tradotto in termini editoriali, significa che il film di Virzì resta fortissimo nel premio generale, mentre Mainetti raccoglie un riconoscimento autoriale e tecnico che lo rimette al centro del discorso sul cinema italiano di quest'anno.

Se però guardiamo la mappa completa delle candidature, il vero vantaggio competitivo appartiene a Le città di pianura. Il film di Sossai non domina solo per quantità, domina per ampiezza. È presente in miglior film, regia, sceneggiatura originale, produzione, attore protagonista con Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano, attore non protagonista con Roberto Citran e Andrea Pennacchi, poi ancora casting, fotografia, composizione musicale, canzone originale, scenografia, montaggio e suono. Un risultato così trasversale racconta un consenso diffuso tra rami diversi della giuria, non una semplice impennata in una singola area.

I tre favoriti

La grazia segue una traiettoria diversa ma altrettanto solida. Sorrentino entra con il film, la regia e la sceneggiatura originale, porta in dote Toni Servillo tra i protagonisti e Anna Ferzetti tra le protagoniste, aggiunge Milvia Marigliano tra le non protagoniste e resta fortissimo anche nei reparti, dalla fotografia alla scenografia, dai costumi al trucco, fino al montaggio e agli effetti visivi. È il profilo del titolo che unisce prestigio autoriale, riconoscibilità del cast e attenzione alla costruzione formale. In questo senso resta il rivale più naturale di Sossai per le categorie principali.

Le assaggiatrici di Silvio Soldini tiene invece il passo con una struttura molto compatta. Oltre a miglior film e miglior regia, raccoglie la candidatura per la sceneggiatura non originale, quella per il produttore e una lunga sequenza di presenze nei reparti: fotografia, compositore, scenografia, costumi, trucco, acconciatura e suono. È la tipica candidatura forte dei film di ambientazione storica realizzati con grande controllo visivo. Non ha la dispersione di altri titoli e per questo può diventare il film capace di colpire dove la concorrenza si divide.

Gli inseguitori

A quota 8 candidature si fermano tre film che raccontano bene i corridoi laterali del premio: Duse di Pietro Marcello, Fuori di Mario Martone e La città proibita di Gabriele Mainetti. Duse non entra nella cinquina per il miglior film, ma pesa in sceneggiatura originale, attrice protagonista, attore non protagonista e in diversi reparti artistici come fotografia, scenografia, costumi e trucco. Fuori, invece, resta saldamente dentro il cuore della gara con film, regia, sceneggiatura non originale, Valeria Golino protagonista, Matilda De Angelis non protagonista, più montaggio, suono e acconciatura.

C'è poi La città proibita, che è forse il caso più indicativo. Fuori dal miglior film, ma dentro la regia e dentro quasi tutti i comparti tecnici decisivi: fotografia, composizione musicale, scenografia, costumi, montaggio, suono ed effetti visivi. In parallelo, la lista dice anche un'altra cosa: i campioni d'incasso della stagione restano ai margini delle categorie maggiori. Buen Camino di Checco Zalone e Follemente di Paolo Genovese compaiono solo nella miglior canzone originale. Non è una bocciatura industriale, è un'indicazione abbastanza netta sul tipo di cinema che l'Accademia ha scelto di mettere al centro in questa edizione.

Interpreti in gara

Le categorie d'interpretazione sono meno lineari di quanto possano far pensare i soli numeri complessivi. Per la miglior attrice protagonista la lista si allarga a sei nomi: Valeria Bruni Tedeschi per Duse, Barbara Ronchi per Elisa, Valeria Golino per Fuori, Aurora Quattrocchi per Gioia mia, Anna Ferzetti per La grazia e Tecla Insolia per Primavera. Per il miglior attore protagonista la cinquina è formata da Valerio Mastandrea per Cinque secondi, Claudio Santamaria per Il Nibbio, Toni Servillo per La grazia, Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano per Le città di pianura.

Anche le categorie di supporto allargano il campo. Tra le non protagoniste troviamo Valeria Golino per Breve storia d'amore, Valeria Bruni Tedeschi per Cinque secondi, Barbara Ronchi per Diva Futura, Matilda De Angelis per Fuori, Milvia Marigliano per La grazia e Silvia D'Amico per Tre ciotole. Tra i non protagonisti ci sono Francesco Gheghi per 40 secondi, Vinicio Marchioni per Ammazzare stanca - Autobiografia di un assassino, Fausto Russo Alesi per Duse, Roberto Citran e Andrea Pennacchi per Le città di pianura, Lino Musella per Nonostante. Il dettaglio più interessante è nelle doppiette: Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino e Barbara Ronchi compaiono sia tra le protagoniste sia tra le non protagoniste.

Esordi e squilibri

C'è un dato che merita di essere guardato senza girarci attorno. Nella cinquina per il miglior film e in quella per la miglior regia non compare nessuna donna. Nella categoria miglior esordio alla regia, invece, quattro candidature su cinque vanno a registe: Ludovica Rampoldi per Breve storia d'amore, Margherita Spampinato per Gioia mia, Greta Scarano per La vita da grandi e Alissa Jung per Paternal Leave. L'unico uomo in gara è Alberto Palmiero con Tienimi presente. Il segnale è chiaro: le nuove firme femminili ottengono spazio e visibilità, ma il salto verso le categorie principali resta ancora incompleto.

Dentro questa sezione spicca soprattutto Gioia mia, che non si ferma all'esordio ma allarga la propria presenza a sceneggiatura originale, produttore, casting e attrice protagonista con Aurora Quattrocchi. È un caso utile da osservare perché mostra come l'attenzione verso le opere prime non sia solo simbolica. Non vale per tutti allo stesso modo, ma qui c'è un film che riesce a farsi notare oltre la casella dell'esordio e a entrare in una discussione più ampia sulla stagione.

Musica e reparti

La miglior canzone originale mette insieme mondi molto lontani. In gara ci sono Arrivederci tristezza interpretata da Brunori Sas, La prostata enflamada da Buen Camino con firma di Checco Zalone, Follemente interpretata da Levante, Ti di KRANO per Le città di pianura e Vaster than Empires di Trent Reznor e Atticus Ross per Queer. Anche la categoria miglior compositore racconta una sfida aperta tra Franco Amurri per La città proibita, Mauro Pagani per Le assaggiatrici, KRANO per Le città di pianura, Fabio Massimo Capogrosso per Primavera e il duo Reznor-Ross per Queer.

I reparti, come spesso accade, allargano il perimetro della serata oltre i tre titoli più citati. Primavera si ritaglia uno spazio importante in costumi, trucco, acconciatura e suono. Queer resta visibile in musica, canzone, trucco, acconciatura ed effetti visivi. Il maestro entra in acconciatura e montaggio, mentre Itaca - Il ritorno e La valle dei sorrisi trovano posto nella corsa ai VFX. È qui che i David mostrano una delle loro funzioni più utili: segnalare film e professionalità che restano fuori dalla prima linea mediatica ma che hanno inciso davvero sul livello tecnico del cinema italiano visto nell'ultimo anno.

Documentari e giovani

Il premio David Cecilia Mangini per il documentario va verso una cinquina composta da Bobò di Pippo Delbono, Ferdinando Scianna - Il fotografo dell'ombra di Roberto Andò, Roberto Rossellini - Più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti, Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi e Toni, mio padre di Anna Negri. Nei cortometraggi entrano Astronauta, Ciao, Varsavia, Everyday in Gaza, Festa in famiglia e Tempi supplementari. È una selezione che tiene insieme sguardi civili, memoria del cinema e ricerca formale.

Per il David Giovani i titoli in corsa sono 40 secondi, La grazia, Le assaggiatrici, Le città di pianura e Per te. Nel premio per il miglior film internazionale entrano invece Io sono ancora qui di Walter Salles, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, The Brutalist di Brady Corbet, Un semplice incidente di Jafar Panahi e Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson. Sono due sezioni che allargano il racconto dei David: da una parte lo sguardo delle nuove generazioni italiane, dall'altra il dialogo con il cinema mondiale distribuito nel nostro mercato.

Il 6 maggio

La conduzione affidata a Bianca Balti e Flavio Insinna sposta la serata verso un equilibrio preciso tra immagine televisiva, ritmo narrativo e familiarità con il grande pubblico. Non è un dettaglio secondario. Da anni i David cercano di tenere insieme due esigenze che non sempre convivono con facilità: difendere il prestigio del premio e uscire dalla percezione di rito per soli addetti ai lavori. La diretta su Rai 1, la disponibilità su RaiPlay e il racconto parallelo di Rai Radio2 vanno esattamente in questa direzione.

Alla vigilia del voto finale, il dato da tenere fermo è semplice. Le città di pianura parte davanti, La grazia e Le assaggiatrici sono gli inseguitori più credibili, mentre Fuori, Duse e La città proibita restano in grado di spostare il peso di diverse categorie decisive. Il 6 maggio dirà chi porterà a casa i David principali. Già oggi, però, queste candidature raccontano qualcosa di molto chiaro: nel 2026 l'Accademia premia un cinema italiano meno schiacciato sul solo botteghino, più attento alla forma, alla scrittura e alla capacità di costruire opere che reggono insieme visione autoriale e lavoro collettivo.

Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Massimiliano Orestano Junior Cristarella dirige Sbircia la Notizia Magazine e segue i temi dello spettacolo con un metodo fondato sul confronto tra fonti primarie, comunicati istituzionali e testate nazionali. In questo pezzo ordina candidature, conduzione e calendario dei David 2026 mettendo al centro i dati verificati e il loro impatto reale sul cinema italiano.
Pubblicato Mercoledì 1 aprile 2026 alle ore 18:05 Aggiornato Mercoledì 1 aprile 2026 alle ore 18:56