Cronaca
Casapesenna, fermato un 27enne per le bombe nell’Agro aversano
Casapesenna, fermato un 27enne per le bombe
Casapesenna, fermato un 27enne
per le bombe
Il primo snodo concreto dell’inchiesta sugli ordigni che hanno colpito Casapesenna e l’area di confine con San Cipriano d’Aversa è arrivato nella notte tra l’1 e il 2 aprile: i carabinieri hanno fermato Alessandro Cossentino, 27 anni nella sua abitazione di via Michelangelo, dopo averlo individuato grazie ai filmati di videosorveglianza e alla testimonianza di un imprenditore vittima di tentata estorsione. Il dato che conta oggi, sabato 4 aprile, è netto: dopo settimane di boati, danni e attività finite nel mirino, l’indagine ha finalmente un primo nome e una base indiziaria costruita su riscontri già incrociati. La nostra ricostruzione coincide, nei punti essenziali, con quanto emerso su Repubblica Napoli, ANSA Campania, Tgr Campania e nei comunicati dell’Arma dei Carabinieri, oltre che nelle relazioni della DIA.
Il fermo apre la fase più incisiva dell’indagine e sposta l’asse della lettura pubblica. Fino a pochi giorni fa il territorio osservava una sequenza di esplosioni collocata sullo sfondo storico dei Casalesi. Da oggi il quadro investigativo si stringe attorno a un’ipotesi più concreta: un atto intimidatorio inserito in un circuito di pressione economica su attività e imprenditori. È il passaggio decisivo, perché in questa fascia del Casertano l’attacco contro un esercizio appena aperto ha un peso che va oltre il danneggiamento. Serve a misurare la capacità di incidere sulle scelte di chi investe, apre e resta sul territorio.
La sequenza dei raid e il punto in cui l’inchiesta accelera
Il filo si ricompone con una cronologia precisa. Il 20 febbraio, attorno all’una di notte, un ordigno esplode in via Nicola Fabozzi a Casapesenna: viene colpito il portone di un’abitazione e l’onda d’urto raggiunge vetri e saracinesche vicine. Il 27 febbraio, alle 3.30 circa, un secondo ordigno prende di mira la pizzeria Nando’s nella fascia di confine con San Cipriano d’Aversa. Nella notte tra il 13 e il 14 marzo la pressione sale ancora: la cornetteria “Incornettami”, aperta la sera alle 20 in via Roma, viene centrata poco dopo le due. In quello stesso passaggio di giorni anche Cesa registra un episodio analogo davanti a un bar, con due ordigni davanti all’ingresso. Questo dettaglio allarga la tensione a tutta la cintura dell’Agro aversano e spiega perché la soglia di attenzione istituzionale si sia alzata così in fretta.
Videosorveglianza, testimonianza e tentata estorsione: perché questo è il vero salto investigativo
Il nome di Cossentino emerge da due linee che, quando si incontrano, rendono molto più solido un fascicolo di questo tipo. La prima è tecnica: i sistemi di videosorveglianza, pubblici e privati, hanno fornito agli investigatori un materiale utile al riconoscimento. La seconda è dichiarativa: la testimonianza di un imprenditore già colpito da un tentativo di estorsione. Questo incrocio sposta l’indagine dalla sola ricostruzione del gesto alla ricostruzione del movente. La sola presenza di una vittima di tentata estorsione non definisce da sola l’intera matrice dei raid, però introduce un nesso concreto tra ordigno e intimidazione economica, cioè il punto che in territori come questo pesa più di ogni altra conseguenza immediata.
Perché l’ipotesi estorsiva pesa più qui che altrove
Casapesenna non è un luogo qualsiasi sul piano investigativo. Le più recenti sintesi della Direzione Investigativa Antimafia continuano a collocare il comune nell’area di influenza della fazione Zagaria. E il comunicato diffuso il 30 marzo dall’Arma dei Carabinieri sul maxi blitz contro quel segmento dei Casalesi descrive un metodo ancora centrato su estorsioni e controllo di comparti economici, dalle compravendite terriere alle attività commerciali schermate con intestazioni fittizie. Questo non autorizza automatismi sulla regia degli ordigni di febbraio e marzo. Chiarisce però perché l’attacco a una cornetteria appena aperta venga letto subito come un fatto che riguarda l’ordine pubblico economico, oltre il danno materiale immediato.
La reazione civica pesa già sul clima del territorio
L’arresto arriva dopo giorni in cui il territorio ha scelto di esporsi pubblicamente. Il 31 marzo si è svolto un corteo popolare tra Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e Casapesenna. Nei giorni precedenti, a Casa Don Diana, associazioni e realtà locali avevano rimesso al centro il tema della denuncia del racket. Questo passaggio conta più di quanto sembri. Un ordigno contro un’attività appena inaugurata produce sempre un effetto a cascata: spinge altri commercianti a chiudersi, rallenta nuove aperture e rimette in circolo la paura di essere lasciati soli. La risposta pubblica serve a spezzare quell’isolamento prima che diventi convenienza per chi minaccia.
I punti ancora aperti al 4 aprile
Il quadro disponibile oggi consente di affermare un fatto netto: esiste un primo soggetto individuato e il fermo poggia su riscontri già selezionati dagli investigatori. Restano però due passaggi decisivi. Il primo riguarda l’estensione dell’addebito: la contestazione investe l’intera sequenza oppure soprattutto il raid alla cornetteria. Il secondo tocca la dinamica operativa e il movente, quindi l’eventuale presenza di appoggi e la finalità precisa dell’intimidazione. La formula di primo fermo, più che un’etichetta, segnala che l’indagine ha superato la fase dell’allarme indistinto e adesso entra nella zona in cui contano responsabilità individuali e complicità da accertare. È qui che lo Stato prova a togliere anonimato alla violenza.
Per gli imprenditori della zona il dato più concreto è immediato: il primo fermo riduce la forza di un meccanismo che vive di anonimato e di impunità percepita. Per gli investigatori, invece, questo è soltanto l’inizio della fase più delicata, quella in cui una sequenza di indizi deve diventare una catena probatoria capace di reggere fino in aula.