Cronaca
Autostrade per l’Italia, 38 indagati per falso in bilancio: cosa contesta la Procura e che cosa replica Aspi
Autostrade, 38 indagati per falso in bilancio
Autostrade, 38 indagati
per falso in bilancio
La Procura di Roma ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 38 persone nell’inchiesta sui presunti falsi in bilancio di Autostrade per l’Italia. Il fascicolo riguarda i bilanci e le comunicazioni sociali relativi al periodo 2017-2022 e, nell’ipotesi accusatoria, mette al centro oltre 600 milioni di euro che avrebbero dovuto finanziare manutenzione e ammodernamento della rete ma sarebbero invece serviti a sostenere conti e dividendi. Tra i nomi più noti compaiono l’attuale presidente Antonino Turicchi, Fulvio Conti, Fabio Massoli, Nicola Rossi e altri esponenti che hanno fatto parte dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali succedutisi in quegli anni. Il punto da tenere fermo, adesso, è processuale: non siamo davanti a una sentenza, ma a un passaggio che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Che cosa contesta
La ricostruzione dei pm non si limita alla formula, inevitabilmente sintetica, dei pedaggi finiti ai soci. Il nodo tecnico è contabile. Secondo quanto la stessa Aspi ha riassunto nella relazione approvata a marzo, l’accusa ruota attorno al presunto mancato accantonamento di maggiori introiti tariffari riconosciuti per opere previste nei piani di investimento ma non eseguite. In questa lettura sarebbero stati violati sia la direttiva ministeriale nota come Costa-Ciampi sia i criteri civilistici di redazione del bilancio. L’effetto contestato è preciso: utili esposti in misura superiore al reale nel conto economico e patrimonio netto rappresentato come più alto di quanto avrebbe dovuto essere.
I numeri contestati
I valori richiamati fin qui spiegano da soli la portata del caso. Nella comunicazione finanziaria 2025, Aspi riferisce che i consulenti tecnici della Procura stimano accantonamenti non effettuati per circa 472 milioni di euro nel periodo 1997-2006, importo che sarebbe poi salito a 611,5 milioni lungo il periodo 2007-2022 per effetto della rivalutazione. È la stessa grandezza che ritroviamo nel cuore dell’inchiesta chiusa a Roma. Per il 2022, inoltre, la contestazione sostiene che il patrimonio netto sarebbe stato indicato in 2,761 miliardi di euro invece del valore ritenuto corretto di 2,149 miliardi. Qui si misura la gravità dell’addebito: non una divergenza marginale, ma un’alterazione che per gli inquirenti inciderebbe sul valore reale della società.
I nomi e il perimetro
L’avviso raggiunge un perimetro largo perché investe chi ha approvato conti e relazioni nel corso di sei esercizi. Per questo l’indagine attraversa due stagioni societarie diverse. Da un lato tocca la fase Atlantia-Benetton, con figure come Giovanni Castellucci, Fabio Cerchiai, Carlo Bertazzo e Roberto Tomasi; dall’altro coinvolge anche esponenti arrivati dopo il passaggio del 5 maggio 2022 alla cordata guidata da Cassa Depositi e Prestiti con Blackstone e Macquarie. L’origine del fascicolo, secondo quanto emerso, risale agli esposti del Comitato vittime del Ponte Morandi e dei commercianti della Zona Arancione. Sul versante societario, inoltre, Aspi risulta indagata anche ai sensi del d.lgs. 231/2001.
La linea di Aspi
La società ha scelto di mettere nero su bianco la propria posizione nei conti 2025. Sostiene di non ravvisare motivi per considerare fondate, nei presupposti e negli sviluppi applicativi, le contestazioni provvisorie formulate dai consulenti della Procura. Aggiunge di avere depositato il 2 febbraio 2026 una nota tecnica difensiva e ricorda che l’avviso ex art. 415-bis è stato notificato il 4 marzo. C’è poi un elemento che pesa sul piano economico-finanziario: Aspi evidenzia che le riserve disponibili di patrimonio netto, comprensive dell’utile 2025 e al netto della proposta di destinazione, ammontano a 1.460 milioni di euro, quindi ben oltre la somma contestata. Tradotto: la società non sta riconoscendo la correttezza dell’impianto accusatorio e, allo stesso tempo, prova a rassicurare sul fatto che il contenzioso non esaurisce la tenuta patrimoniale del gruppo.
Il passaggio che si apre
L’avviso di conclusione delle indagini non manda automaticamente gli indagati a processo. Apre invece la finestra difensiva in cui le persone coinvolte possono conoscere gli atti, estrarne copia, depositare memorie e documenti, indicare elementi di prova e chiedere di essere interrogate. Solo dopo questo snodo la Procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o imboccare una strada diversa. È una distinzione essenziale, perché in vicende di forte impatto pubblico la tentazione di leggere la chiusura delle indagini come un verdetto anticipato è sempre la prima semplificazione da respingere.
Perché pesa adesso
La vicenda conta subito per una ragione molto concreta: rimette sotto esame il rapporto fra tariffe, investimenti promessi e rappresentazione contabile in una concessionaria infrastrutturale strategica, proprio mentre Aspi difende i propri conti 2025 e lavora al nuovo piano economico-finanziario. Il caso, quindi, non resta confinato al piano penale. Incide sulla credibilità delle relazioni societarie approvate negli anni contestati, sulla qualità della governance che quelle relazioni ha firmato e sulla fiducia con cui il mercato e le istituzioni guardano oggi alla società. Il giudizio di merito resta tutto da scrivere, ma il rilievo pubblico del fascicolo è già pienamente presente.