Cronaca

Auriane Laisne, Corte in camera di consiglio ad Aosta Auriane Laisne, Corte in camera di consiglio Auriane Laisne, Corte
in camera di consiglio

Auriane Laisne, Corte in camera di consiglio ad Aosta

Aosta, Mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 14:47. Nel processo di primo grado per il delitto di Auriane Laisne, trovata morta il 5 aprile 2024 nella cappella abbandonata di Equilivaz sopra La Salle, la Corte d’Assise di Aosta è in camera di consiglio dopo le repliche finali. Il pubblico ministero Manlio D’Ambrosi ha ribadito la richiesta di ergastolo per Sohaib Teima, imputato per omicidio premeditato e occultamento di cadavere. La difesa ha chiesto l’assoluzione. Le parti civili hanno escluso piste alternative e hanno insistito sugli elementi che, a loro giudizio, sorreggono la premeditazione. Quando pubblichiamo questo aggiornamento la sentenza non è ancora stata letta.

La nostra ricostruzione tiene distinto ciò che è già avvenuto in aula da ciò che il collegio deve ancora decidere. La scansione dell’udienza e i passaggi processuali qui ricostruiti coincidono, nei punti verificabili, con i riscontri pubblici di ANSA, RaiNews Tgr Valle d’Aosta, AostaSera e Gazzetta Matin. Il dato che conta oggi è semplice: il dibattimento, aperto il 7 maggio 2025, è arrivato al suo primo punto di chiusura e da questo momento vale soltanto la tenuta della prova davanti alla Corte.

Il punto processuale di oggi

Le repliche finali hanno mostrato con nettezza dove passa la linea di frattura del processo. Per D’Ambrosi la difesa ha provato a deformare la lettura dei fatti e a riportare l’intero fascicolo dentro la categoria del semplice processo indiziario. L’accusa sostiene invece che ciò che all’inizio reggeva come insieme di gravi indizi si sia trasformato, udienza dopo udienza, in una sequenza di prove convergenti. Le parti civili hanno rafforzato lo stesso impianto e hanno aggiunto che la pista alternativa evocata dalla difesa non offre una spiegazione verificabile della morte di Auriane. In questa cornice hanno richiamato anche la documentazione francese sui maltrattamenti già emersa nel fascicolo, usata per descrivere un contesto relazionale che per l’accusa precede il delitto e lo rende leggibile nella sua progressione.

La struttura dell’accusa

L’impianto accusatorio non si appoggia a un solo elemento ma a un incastro di dati che la Procura considera reciprocamente rinforzanti. Un primo nodo riguarda il telefono della vittima, che secondo la ricostruzione discussa in aula smette di funzionare nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2024 e torna ad agganciare la rete il 28 nell’area del campus universitario di Grenoble, vicino alla cella impegnata dal telefono di Teima. Un secondo nodo riguarda i messaggi inviati alla madre di Auriane, ai quali l’accusa attribuisce un valore decisivo perché presupporrebbero la consapevolezza della morte. Sul piano medico legale il ragionamento è altrettanto preciso: la ferita al collo e il sangue nelle vie respiratorie, letti insieme alla presenza di benzodiazepine, vengono considerati compatibili con un’aggressione in cui la capacità difensiva della vittima risultava ridotta.

Nello stesso quadro la Procura colloca il trasferimento del corpo nella cappella di Equilivaz e un episodio precedente ai fatti che considera sintomatico della premeditazione, cioè il presunto tentativo di far trovare cocaina nel bagaglio di Auriane a Fiumicino. La tesi è che il delitto non sia nato in un impulso improvviso ma dentro un controllo già degenerato e poi proseguito con condotte successive orientate a garantirsi impunità. È questo il nucleo su cui il pubblico ministero ha ribadito la richiesta del carcere a vita.

C’è poi un capitolo che, a questo stadio, restringe il perimetro del verdetto. La perizia psichiatrica disposta dalla Corte ha escluso che il disturbo di personalità dell’imputato impedisse la sua capacità di stare in giudizio o di intendere e volere. La decisione di oggi, quindi, non ruota più sulla processabilità del giovane. Ruota sulla responsabilità penale e sul peso da attribuire, se la Corte dovesse arrivare a una condanna, alle richieste subordinate della difesa che puntano soprattutto sull’esclusione delle aggravanti e sul vizio parziale di mente.

Dove la difesa prova a spezzare il quadro

La linea difensiva continua a definire questo fascicolo un processo indiziario e prova a rompere la catena accusatoria in punti molto precisi. Il primo è il tempo della morte. I legali contestano che il range indicato dall’accusa sia stato davvero consolidato e insistono sulle chiazze ipostatiche rilevate sul corpo per sostenere che Auriane possa essere stata spostata molte ore dopo il decesso. Il secondo punto è la geolocalizzazione: secondo la difesa non reggerebbe la compatibilità tra la presenza del telefono all’Equilivaz fino alle 13:17 del 27 marzo e l’aggancio a una cella di Aosta alle 14:04. Poi c’è ciò che manca o che, secondo i legali, è stato letto male. L’arma non è mai stata trovata e alcuni reperti, a loro dire, non sono stati valorizzati con tutti gli accertamenti genetici possibili. Sullo sfondo resta un movente che la difesa continua a definire illogico.

Qui il nodo tecnico è ancora più netto del nodo narrativo. L’assenza dell’arma, da sola, non basta a svuotare un’accusa se la catena probatoria si chiude su dati convergenti. Un contrasto serio tra orario della morte e posizione del corpo, letto insieme alla cronologia degli spostamenti dell’imputato, inciderebbe invece sul cuore logico del teorema accusatorio. Per questo la difesa batte soprattutto sul tempo e molto meno sul piano emotivo del rapporto. Se la finestra cronologica non regge, anche la premeditazione perde compattezza.

Su Sbircia la Notizia Magazine abbiamo già mostrato, nella ricostruzione del caso Ilaria Sula, quanto il passaggio da indizio iniziale a prova dibattimentale cambi il profilo di un processo. Ad Aosta il vaglio è ancora più severo, perché il collegio non deve misurare una confessione utile all’accusa ma una sequenza costruita da consulenze tecniche e dati di telefonia, poi medicina legale e condotte successive al delitto.

Che cosa leggeremo nel dispositivo

Quando la Corte uscirà dalla camera di consiglio il primo dato da leggere non sarà soltanto la formula finale. Il punto vero sarà capire se verrà riconosciuta la premeditazione e se l’occultamento di cadavere reggerà nella forma contestata dalla Procura. Da qui passerà il significato concreto del verdetto e da qui passerà anche il terreno dell’eventuale appello.

Fino a questo momento il quadro verificabile resta uno. L’udienza finale si è chiusa, la Corte è in camera di consiglio e il processo per Auriane Laisne attende la sua prima decisione di merito. Ogni valutazione ulteriore dovrà cominciare dal dispositivo quando sarà letto in aula.

Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Da direttore responsabile e fondatore di Sbircia la Notizia Magazine, Junior Cristarella segue con metodo documentale la cronaca giudiziaria e i procedimenti ad alta esposizione pubblica, lavorando su atti, cronologie d’udienza e verifiche incrociate per distinguere fatti processuali, tesi d’accusa e linee difensive.
Pubblicato Mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 14:47 Aggiornato Mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 16:01