Giustizia
Astori, Galanti condannato per il referto falso: le motivazioni
Astori, Galanti condannato per il referto falso
Astori, Galanti condannato
per il referto falso
Firenze, 7 aprile 2026. Il dato che oggi cambia la lettura giudiziaria del caso Astori è contenuto nelle motivazioni depositate dal Tribunale di Firenze sulla sentenza del 13 giugno 2025. Per i giudici, l'ex direttore della Medicina dello sport di Careggi Giorgio Galanti fu condannato a un anno per falso ideologico perché nel 2019 avrebbe concorso alla formazione di un documento sullo strain di Davide Astori, con valutazione positiva, facendolo risultare come se fosse stato redatto il 10 luglio 2017, giorno della visita per l'idoneità agonistica. Nello stesso procedimento sono stati condannati a otto mesi anche Loira Toncelli e Pietro Amedeo Modesti, quest'ultimo pure per distruzione di atto vero. Il passaggio processuale decisivo, da tenere subito fermo, è un altro: questa sentenza è stata appellata, quindi sul filone del falso la decisione resta di primo grado.
Che cosa fissano davvero le motivazioni depositate oggi
Il tribunale colloca il cuore della condotta nel 2019, non nel 2017. La ricostruzione accolta in sentenza è che Galanti abbia chiesto a Toncelli di redigere materialmente il documento relativo allo strain e che vi fosse un'intesa sull'inserimento della data controversa. Il punto, letto con precisione, non riguarda una sfumatura burocratica. Riguarda la costruzione postuma di un elaborato valutativo presentato come se facesse parte del patrimonio clinico disponibile prima della morte del calciatore. In questo snodo i giudici usano una formula molto netta: attribuiscono a Galanti un comportamento consapevole, orientato ad aggiungere un elemento favorevole alla sua posizione nel processo principale per la morte di Astori.
Perché la data del 10 luglio 2017 pesa così tanto
Il 10 luglio 2017 è la data dell'ultima visita medico sportiva per l'idoneità agonistica di Astori. Spostare lì, artificialmente, un documento formato in seguito produceva un effetto processuale preciso: far apparire già disponibile, nel momento in cui si decideva il giudizio di idoneità, una valutazione rassicurante dei dati di strain. In termini giudiziari questo significa alterare la sequenza della conoscenza, cioè il punto più delicato in un processo sulla responsabilità medica. Non basta chiedersi se un dato esistesse in forma grezza o se l'esame fosse tecnicamente leggibile in tempi diversi. Il nodo che regge la condanna di primo grado è la creazione di un documento collocato in un tempo falso, con una funzione difensiva che per i giudici non è stata affatto neutra.
Il punto giuridico che il dibattito pubblico sta semplificando
La formula giornalistica referto falso rende l'idea generale ma il testo della sentenza è più preciso. I giudici qualificano il documento come atto pubblico ma lo ritengono privo di carattere fidefacente, cioè privo di quella particolare forza probatoria privilegiata che la legge riconosce solo a determinati atti. Questo dettaglio conta molto perché mostra come il tribunale abbia confermato la falsità ideologica e la responsabilità dei tre imputati in primo grado entro un perimetro giuridico più ristretto rispetto a quello sostenuto dall'accusa. È qui che si capisce la differenza fra il linguaggio sintetico dei titoli e la struttura vera della decisione. La condanna si regge su un'architettura tecnica più sottile di quanto lasci intuire la sola espressione certificato falso.
Che cos'era lo strain e perché entrò nella strategia difensiva
Nel fascicolo compare la lettura dei dati di strain, un parametro ecocardiografico utilizzato per misurare la deformazione del muscolo cardiaco durante il ciclo di contrazione e rilassamento. È un elemento tecnico, solo in apparenza periferico. Se quella valutazione viene presentata come disponibile nel luglio 2017 e come clinicamente tranquilla, può suggerire che il quadro cardiaco dell'atleta apparisse allora meno allarmante di quanto sostenuto dall'accusa nel processo per omicidio colposo. Per questo la sua datazione non è un dettaglio secondario. Diventa il punto in cui un elaborato sanitario smette di essere mera carta e assume un peso diretto nella ricostruzione della responsabilità.
Il secondo filone nasce dopo la morte di Astori e va tenuto distinto dal primo
La vicenda decisa con le motivazioni depositate oggi è una costola del procedimento principale. Nasce infatti dalle mosse difensive compiute quando Galanti era già sotto indagine per omicidio colposo. Il fascicolo sul falso, quindi, non ridefinisce la causa del decesso e non riapre il giudizio sulla catena clinica che portò alla morte del calciatore. Quel tratto della storia giudiziaria ha già un perimetro autonomo e ormai definitivo: la Cassazione, il 4 marzo 2025, ha confermato la condanna a un anno per Galanti ritenendo che, di fronte ai segnali emersi nei controlli, fossero necessari approfondimenti di secondo livello come l'Holter nelle 24 ore e, se indicato, ulteriori accertamenti come la risonanza magnetica cardiaca.
Che cosa ha già fissato in via definitiva la Cassazione
Sul processo per omicidio colposo il quadro è molto più avanti. I giudici di legittimità hanno considerato decisive le extrasistoli ventricolari rilevate ripetutamente nelle prove da sforzo e hanno ritenuto che il mancato rispetto dei protocolli COCIS 2009 abbia impedito una diagnosi tempestiva della cardiomiopatia aritmogena biventricolare riscontrata poi all'autopsia. Nelle motivazioni depositate nell'agosto 2025 la Suprema Corte arriva a un passaggio di forte peso causale: con una diagnosi corretta, il decesso di Astori sarebbe stato evitato o almeno spostato in avanti in modo significativo. Questo è il punto che rende così sensibile il fascicolo sul falso. Se il processo principale ha già stabilito che alcuni accertamenti mancati erano decisivi, la comparsa successiva di un documento retrodatato sullo strain assume un rilievo ancora più marcato dentro la dinamica difensiva.
Che cosa cambia adesso sul piano pratico
Da oggi il caso Astori presenta due livelli giudiziari con un diverso grado di stabilità. Il primo è definitivo e riguarda la responsabilità per omicidio colposo. Il secondo è appellato e riguarda la formazione del documento sullo strain. Anche il piano economico va separato con attenzione. Nel processo per falso ideologico, in primo grado, il tribunale ha rigettato le richieste risarcitorie delle parti civili. Sul versante della responsabilità per la morte del calciatore, invece, a gennaio 2026 Careggi ha già eseguito la provvisionale stabilita nel fascicolo principale. La conseguenza concreta è semplice: la questione documentale resta aperta in appello, mentre gli effetti della condanna per omicidio colposo hanno già prodotto ricadute penali e civili.
La lettura corretta del deposito di oggi
Il deposito delle motivazioni aggiunge un tassello autonomo al caso Astori e si innesta su fatti già definiti in Cassazione. Fissa però, nero su bianco, una valutazione severa sul comportamento successivo tenuto da chi cercò di rafforzare la propria difesa con un documento che i giudici collocano nel 2019 e fanno risalire fittiziamente al 2017. È questo il passaggio che oggi merita attenzione, più ancora della formula da titolo. La giustizia di primo grado dice che nel caso Astori non ci fu soltanto una contestazione sulla lettura di esami clinici. Ci fu anche, secondo il tribunale, una manipolazione della cronologia documentale pensata per incidere sul processo.
La ricostruzione che proponiamo coincide nei suoi snodi essenziali con quanto emerge da ANSA, RaiNews e La Gazzetta dello Sport, mentre sul fascicolo per omicidio colposo trova riscontro diretto nella sentenza di Cassazione resa accessibile da Sistema Penale.
Alla chiusura di questo passaggio processuale, il quadro è netto. Nel caso Astori esiste già una verità definitiva sulla mancata diagnosi e ora esiste anche una motivazione di primo grado che colloca il documento sullo strain dentro una condotta autonoma e consapevole. L'appello dirà se questo secondo tassello reggerà. Intanto il perimetro tracciato dal tribunale è già estremamente netto.