Cronaca giudiziaria

Chiara Petrolini, chiesti 26 anni: cosa pesa e cosa accade ora

Abbiamo ricostruito l’udienza del 13 marzo alla Corte d’Assise di Parma partendo dai punti che spostano davvero il processo: la richiesta di 26 anni della Procura, i nomi Angelo Federico e Domenico Matteo pronunciati in aula, la perizia che conferma la piena imputabilità e il calendario già fissato verso il 24 aprile. Qui c’è il quadro completo, senza scorciatoie.

Processo in corso Udienza del 13 marzo Richiesti 26 anni Perizia psichiatrica acquisita Difesa attesa il 27 marzo Sentenza prevista il 24 aprile

Noi la leggiamo così: la giornata del 13 marzo non chiude il processo a Chiara Petrolini ma lo stringe. La Procura di Parma ha chiesto 26 anni di reclusione per il duplice omicidio premeditato e le due soppressioni di cadavere contestate, ha fatto leva sulla perizia psichiatrica che descrive l’imputata come immatura e fragile ma capace di intendere e volere e ha fissato il baricentro morale della requisitoria chiamando i due neonati con i loro nomi. Dopo i sette minuti di dichiarazioni spontanee dell’imputata resta un calendario secco: 27 marzo arringa della difesa, 24 aprile repliche ed eventuale sentenza di primo grado.

Mappa rapida: cosa ha cambiato l’udienza del 13 marzo

Passaggio Cosa accade Il segnale da notare Conseguenza
Le parole dell’imputata Sette minuti di dichiarazioni spontanee lette in aula. Petrolini nega di avere voluto fare del male ai bambini e dice di non essere mai stata sicura delle gravidanze. La linea è tutta sull’inconsapevolezza e sul gesto descritto come non ragionato. La difesa eredita da qui la propria base narrativa per il 27 marzo.
I nomi pronunciati dalla pm Francesca Arienti apre la requisitoria chiamando i due neonati Angelo Federico e Domenico Matteo. La Procura sposta il processo dal terreno astratto a quello delle vittime identificate. L’udienza cambia subito temperatura e la requisitoria assume un peso molto più concreto.
La richiesta di pena Il procuratore Alfonso D’Avino chiede 26 anni con attenuanti generiche per giovane età e immaturità equivalenti alle aggravanti. L’ergastolo esce dal quadro ma non esce dal quadro l’impianto del duplice omicidio premeditato contestato. La Corte riceve una domanda severa ma calibrata sulla perizia e sugli atti.
Il calendario finale La difesa parlerà il 27 marzo. Il 24 aprile sono previste repliche e sentenza di primo grado. Il processo entra nella fase delle conclusioni e ogni passaggio viene ormai letto in chiave decisoria. Per chi segue il caso, da oggi le due date da fissare sono queste.

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26 anni chiesti, non ergastolo
La Procura mantiene intatto l’impianto accusatorio ma calibra la pena sulle attenuanti generiche riconosciute.
La pm pronuncia i nomi
Angelo Federico e Domenico Matteo entrano al centro della requisitoria e cambiano subito il registro dell’udienza.
Perizia già assorbita
L’imputabilità non è più un’incognita del processo: la requisitoria nasce già dentro quel perimetro tecnico.
Date da segnare
Il 27 marzo la difesa deve provare ad aprire una breccia. Il 24 aprile il primo grado può chiudersi.
Chiara Petrolini, chiesti 26 anni: il quadro completo della requisitoria a Parma
Cronaca giudiziaria

La giornata in cui il processo si stringe: 26 anni chiesti dalla Procura, due nomi pronunciati in aula e un calendario ormai fissato verso la sentenza.

Contesto essenziale: dove si stringe davvero il processo

La parte decisiva non è soltanto il numero. La parte decisiva è che la Procura ha tenuto intatto l’impianto accusatorio e ha scelto una pena che ingloba il dato processuale emerso nei mesi scorsi: niente patologia capace di cancellare l’imputabilità, sì a fragilità e immaturità come attenuanti generiche. In altre parole, l’accusa non arretra sul merito e calibra la richiesta sul materiale già consolidato in dibattimento.

Noi insistiamo su questo punto perché da fuori il 26 può sembrare un alleggerimento. In aula succede l’opposto. L’udienza del 13 marzo ha trasformato il procedimento in una corsa finale su tre assi molto netti: consapevolezza della gravidanza, valore delle ricerche web e prova della volontarietà dei fatti contestati. Da qui in avanti la difesa non dovrà smontare un titolo giornalistico ma la struttura logica della requisitoria.

In breve

  • Aula del 13 marzo: la Procura di Parma chiede 26 anni per Chiara Petrolini.
  • Nomi pronunciati in requisitoria: Angelo Federico e Domenico Matteo.
  • Perizia acquisita: immatura e fragile ma capace di intendere e volere.
  • Calendario definito: il 27 marzo parlerà la difesa, il 24 aprile sono previste repliche e sentenza di primo grado.
  • Ricerche web: diventano uno degli assi con cui l’accusa sostiene premeditazione e consapevolezza.

La giornata processuale, senza rumore inutile

Chiara Petrolini parla per la prima volta in modo strutturato davanti alla Corte d’Assise. Legge un foglio per circa sette minuti, dice di non essere un’assassina, sostiene di non essere mai stata sicura delle gravidanze e spiega di avere sepolto i corpi per tenerli vicino a sé.

La Procura risponde cambiando registro. La pm Francesca Arienti apre chiamando i due neonati con i nomi registrati nei certificati di morte, Angelo Federico e Domenico Matteo. Li definisce bambini reali e toglie al processo qualsiasi rifugio astratto.

Subito dopo arriva la quantificazione della pena. Il procuratore Alfonso D’Avino chiede 26 anni, riconosce attenuanti generiche per giovane età e immaturità ma le tiene equivalenti alle aggravanti. Il difensore Nicola Tria lo dice con chiarezza: con quelle attenuanti l’ergastolo resta fuori.

L’ultima informazione pratica è anche la più utile per chi segue il procedimento: il 27 marzo parlerà la difesa, il 24 aprile sono previste repliche e decisione di primo grado.

Stato del procedimento: al 14 marzo 2026 non esiste ancora una sentenza. Le responsabilità penali saranno definite solo dalla decisione della Corte.

Sommario dei contenuti

Nodi della requisitoria

La requisitoria della Procura si regge su pochi elementi ma molto compatti. Noi li mettiamo in fila qui perché è questo il punto da cui bisogna partire per capire se il 27 marzo la difesa avrà spazio per aprire una crepa reale.

Nodo Dato Valore processuale Impatto immediato
Pena richiesta 26 anni di reclusione Attenuanti generiche per giovane età e immaturità equivalenti alle aggravanti L’ergastolo esce dal quadro, l’impianto accusatorio resta pieno
Perizia psichiatrica Capace di intendere e di volere Fragilità e immaturità senza esclusione di imputabilità Si restringe la via della totale incapacità
Tracce digitali Ricerche su gravidanza nascosta, aborto e induzione del travaglio La Procura le usa come asse della premeditazione Il telefono diventa un indice di preparazione contestata
Nomi dei neonati Angelo Federico e Domenico Matteo Individualizzazione delle vittime in aula La requisitoria si ancora a persone identificate
Calendario 27 marzo difesa, 24 aprile repliche e sentenza Fase finale del primo grado Ogni passaggio ora pesa in chiave decisoria

Perché la Procura si ferma a 26 anni

Qui conviene essere freddi. La Procura non ha alleggerito i capi d’imputazione. Ha chiesto che venissero riconosciute attenuanti generiche legate alla giovane età e all’immaturità descritte dalle perite. Il risultato processuale è una richiesta alta ma non massima.

Noi la interpretiamo come una scelta di tenuta. Dopo la perizia di gennaio e il chiarimento di febbraio, chiedere l’ergastolo avrebbe significato ignorare un elemento che la stessa istruttoria della Corte ha ormai fotografato. Chiederne 26, invece, consente all’accusa di restare coerente con la piena imputabilità e con la fragilità rilevata dagli esperti.

Il passaggio decisivo è questo: non cambia il giudizio della Procura sulla responsabilità contestata. Cambia la dosimetria richiesta alla Corte.

Il peso tecnico della perizia psichiatrica

La perizia depositata a gennaio e discussa a febbraio ha segnato il processo molto prima della requisitoria. Le perite Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli hanno descritto Petrolini come immatura, fragile e bisognosa di cura ma hanno escluso una patologia capace di incidere sulla capacità di intendere e di volere e l’hanno ritenuta anche capace di stare in giudizio.

C’è un dettaglio che noi riteniamo decisivo perché spiega anche la requisitoria di ieri. In aula è stato ribadito che la giovane tendeva a usare il web come interlocutore preferenziale e a dipendere dal giudizio altrui. Questo elemento non la rende non imputabile. Serve piuttosto a spiegare il profilo che l’accusa usa per leggere isolamento, menzogne e gestione segreta delle gravidanze.

In termini processuali la perizia sposta il baricentro. La difesa può usare fragilità e immaturità per discutere intensità del dolo, capacità di organizzazione e trattamento sanzionatorio. Fa molta più fatica a sostenere una totale incapacità.

Le ricerche web e il tema della premeditazione

Sul telefono la Procura individua il suo asse temporale più robusto. Non stiamo parlando di curiosità occasionali. Secondo la ricostruzione accusatoria emersa in aula, sul dispositivo compaiono ricerche su come abortire, su come nascondere la pancia e su come indurre o accelerare il travaglio.

Francesca Arienti insiste su un punto che in udienza pesa molto più del colore narrativo. Dice che non compare una ricerca orientata al benessere del bambino e che il tracciato digitale va tutto nella direzione opposta. Noi traduciamo così il messaggio processuale: la Procura vuole trasformare il telefono in un indice di preparazione e non in un semplice sfogo.

Questa è la cerniera tra perizia e requisitoria. Se l’imputata è ritenuta capace di intendere e volere, le ricerche online acquistano un valore diverso perché non vengono più lette dentro un quadro patologico invalidante.

Il fronte delle parti civili

Sul fronte delle parti civili la linea resta dura. Dopo la requisitoria hanno insistito sul fatto che le dichiarazioni spontanee dell’imputata non abbiano restituito quelle risposte di verità che Samuel Granelli cercava. È un passaggio che conta perché mostra come il processo, visto dalla parte civile, non venga letto come un semplice caso di fragilità personale ma come una lesione che chiede riconoscimento pieno.

Accanto a questa impostazione ci sono richieste risarcitorie molto elevate. Noi non le usiamo come elemento emotivo ma come indicatore processuale: dicono che la partita civile si muove su un danno ritenuto massimo e su una domanda di responsabilità altrettanto netta.

Che cosa può fare ora la difesa

Il 27 marzo l’arringa della difesa dovrà scegliere se combattere sul fatto oppure sulla qualificazione del fatto. La linea emersa nelle udienze di gennaio ha già contestato il duplice omicidio e la prova della nascita in vita almeno per uno dei due neonati. Non è un dettaglio tecnico secondario. È l’unica breccia che può ridurre in modo serio il peso dell’impianto accusatorio.

C’è poi il materiale fornito ieri dalla stessa imputata: memoria lacunosa dei parti, negazione della piena consapevolezza, descrizione di un agire senza ragionamento. La deduzione più lineare è che la difesa provi a ricomporre questi elementi con le fragilità emerse nella perizia per contestare premeditazione e dolo in forma piena. La Corte, però, arriverà a questa discussione dopo mesi di dibattimento già molto denso.

Nomi, date, certificati: il cuore simbolico della requisitoria

C’è un passaggio che da solo racconta la temperatura dell’udienza. La pm pronuncia Angelo Federico e Domenico Matteo. I due nomi erano stati registrati mesi dopo i fatti al momento del riconoscimento anagrafico. In quel gesto l’accusa trova un perno semplice ma fortissimo: togliere ai neonati la dimensione anonima di corpi e restituire loro una identità processuale.

Le date completano il quadro. Il primo parto contestato è collocato al 12 maggio 2023, il secondo al 7 agosto 2024. Noi le riportiamo perché servono a capire anche il ragionamento sull’aggravante della premeditazione: per la Procura il secondo episodio non cade nel vuoto ma dentro l’esperienza già maturata nel primo.

Questo è anche il punto in cui la requisitoria prova a parlare direttamente alla Corte popolare. Meno formule tecniche e più sequenza umana verificabile: due date, due nomi, una condotta contestata ripetuta nel tempo.

Calendario da segnare

Qui non basta sapere che il processo è vicino alla fine. Bisogna sapere dove si è stretto e quando si chiude davvero il primo grado.

Data Passaggio Perché conta
12 maggio 2023 Primo parto contestato È il primo punto della cronologia su cui si regge la contestazione del duplice omicidio premeditato
7 agosto 2024 Secondo parto contestato Per la Procura è il passaggio che rende decisiva anche la lettura della premeditazione
30 giugno 2025 Apertura del processo e disposizione della perizia Il caso entra nella verifica dibattimentale davanti alla Corte d’Assise
26 gennaio 2026 Deposito dell’esito peritale Le perite ritengono l’imputata capace di intendere e volere
13 febbraio 2026 Discussione della perizia in aula Viene chiarito che immaturità e fragilità non incidono sull’imputabilità
13 marzo 2026 Dichiarazioni spontanee e requisitoria La Procura chiede 26 anni e stringe il quadro accusatorio
27 marzo 2026 Arringa della difesa È il vero snodo tecnico con cui la linea difensiva dovrà misurarsi con l’impianto accusatorio
24 aprile 2026 Repliche e sentenza di primo grado Salvo modifiche del calendario, è la data fissata per chiudere il primo grado

Cosa cambia da oggi

Oggi il fascicolo arriva alla difesa con un perimetro molto più stretto di quello che aveva a giugno. L’imputabilità è rimasta in piedi, la cronologia è stata resa più nitida e la Procura ha già mostrato come intende fondere insieme perizia, tracce digitali e reiterazione temporale.

Noi vediamo cinque conseguenze immediate. La prima è che il 27 marzo non sarà un’udienza di semplice replica morale ma il vero test tecnico della difesa. La seconda è che il 24 aprile smette di essere una data indicativa e diventa il punto di arrivo del primo grado. La terza è che i nomi Angelo Federico e Domenico Matteo entrano stabilmente nel lessico processuale. La quarta è che le ricerche web vengono saldate in modo esplicito al tema della premeditazione. La quinta è che l’area di discussione sulla pena si allarga ma non sostituisce quella sulla responsabilità.

Le conseguenze pratiche da tenere d’occhio

  • Per l’accusa: la requisitoria arriva al traguardo senza arretrare sui capi contestati.
  • Per la difesa: lo spazio utile si concentra su prova della nascita in vita, premeditazione e trattamento sanzionatorio.
  • Per la Corte: il 24 aprile non sarà un punto di partenza ma il momento in cui dovrà saldare cronologia, perizia e tracce digitali in una motivazione coerente.
  • Per chi segue il caso: da ora ha senso guardare meno il rumore esterno e molto di più le categorie giuridiche che verranno usate il 27 marzo.

Guida rapida alle prossime udienze

Che cosa osservare il 27 marzo

Quando parlerà la difesa conviene seguire tre punti. Primo, se insisterà sulla prova della nascita in vita almeno per uno dei due neonati. Secondo, se proverà a ridurre il peso delle ricerche web nella prova della premeditazione. Terzo, se userà la perizia soprattutto sul terreno della pena oppure anche su quello dell’elemento soggettivo.

Che cosa osservare il 24 aprile

Il 24 aprile la domanda vera non sarà soltanto quale pena. Sarà soprattutto con quale catena logica la Corte riterrà provati i fatti contestati, quale valore darà alla reiterazione tra 2023 e 2024 e come peserà attenuanti e aggravanti dentro un quadro già molto definito.

Suggerimento rapido: non fermarti alle parole più dure dell’aula. In questa fase contano soprattutto le categorie giuridiche che ciascuna parte riesce a imporre alla Corte.

La nostra lettura tecnica della requisitoria

Noi leggiamo la requisitoria in questo modo: due registri che si tengono insieme senza sfilacciarsi. Il primo è quello dell’individualizzazione delle vittime. Il secondo è quello della razionalizzazione della condotta contestata attraverso perizia, date e tracce digitali.

Non abbiamo visto una richiesta costruita per impressionare un titolo. Abbiamo visto una richiesta costruita per reggere in motivazione. Questo spiega anche la scelta di fermarsi a 26 anni: la Procura prova a presentarsi alla Corte con una domanda severa ma coerente con il materiale istruttorio.

Il punto che la sentenza dovrà sciogliere non è piccolo. Dovrà dire quanto questo materiale sostenga davvero la premeditazione su entrambi gli episodi contestati e come pesare attenuanti e aggravanti senza spezzare il filo logico del dibattimento.

Questo è un commento editoriale. Si fonda sul quadro processuale emerso nel dibattimento e non sostituisce in alcun modo la futura decisione della Corte.

A cura di Junior Cristarella.

Domande frequenti

A che punto è il processo a Chiara Petrolini?

Al 14 marzo 2026 il primo grado non è concluso. La Procura ha chiesto 26 anni il 13 marzo, la difesa parlerà il 27 marzo e il 24 aprile sono previste repliche e sentenza di primo grado.

Quali sono i reati contestati in questo processo?

Il processo riguarda due imputazioni di omicidio premeditato relative ai due neonati e due contestazioni di soppressione di cadavere.

Perché la Procura non ha chiesto l’ergastolo?

La richiesta della Procura incorpora attenuanti generiche legate alla giovane età e all’immaturità descritte nella perizia psichiatrica. Nell’impostazione accusatoria queste attenuanti sono equivalenti alle aggravanti.

Che cosa ha detto Chiara Petrolini in aula il 13 marzo?

Ha negato di essere un’assassina, ha sostenuto di non avere mai voluto fare del male ai bambini, ha detto di non essere mai stata sicura delle gravidanze e ha spiegato il seppellimento come un modo per tenerli vicino a sé.

Perché in aula sono stati pronunciati i nomi Angelo Federico e Domenico Matteo?

La pm Francesca Arienti ha scelto di aprire la requisitoria chiamando i due neonati con i nomi registrati nei certificati di morte. È un passaggio che individualizza le vittime e rende la requisitoria più concreta.

Che cosa conclude la perizia psichiatrica?

Le perite nominate dalla Corte hanno descritto l’imputata come immatura e fragile ma capace di intendere e di volere al momento dei fatti e capace di stare in giudizio.

Che ruolo hanno le ricerche web nel processo?

Per la Procura sono un asse della contestazione sulla premeditazione perché mostrerebbero ricerche su gravidanza nascosta, aborto e anticipazione del travaglio. La difesa ne contesta la lettura accusatoria.

Che cosa potrebbe sostenere la difesa il 27 marzo?

La linea già emersa nelle udienze precedenti ha contestato il duplice omicidio e la prova della nascita in vita almeno per uno dei due neonati. L’arringa dirà se questa resta la via principale.

La sentenza è già fissata?

Sì, salvo modifiche del calendario da parte della Corte, il 24 aprile 2026 è la data indicata per eventuali repliche e sentenza di primo grado.

Questo articolo dà per accertate le responsabilità penali?

No. La responsabilità penale sarà definita dalla sentenza. Qui ricostruiamo in modo rigoroso lo stato del processo, le tesi dell’accusa e le linee difensive emerse nel dibattimento.

Timeline del procedimento: apri le fasi in ordine

Tocca una fase per aprire i passaggi chiave. La timeline serve a orientarti nel processo dalla cronologia contestata fino alla sentenza di primo grado attesa il 24 aprile.

  1. Fase 1 Il primo punto della cronologia
    • La Procura colloca il primo parto contestato al 12 maggio 2023.
    • Questa data è il punto di partenza della contestazione seriale.
    • Qui nasce il primo segmento su cui viene costruita la premeditazione contestata.

    Perché conta: Serve a capire che il procedimento non ragiona su un episodio isolato ma su una sequenza.

  2. Fase 2 Il secondo episodio e l’apertura dell’indagine
    • Il secondo parto contestato viene collocato al 7 agosto 2024.
    • Da lì si apre la sequenza che porta al ritrovamento dei corpi e all’indagine.
    • Per l’accusa è il passaggio che rende decisiva anche la lettura della premeditazione.

    Perché conta: È il segmento che lega l’ipotesi accusatoria del secondo fatto alla memoria del primo.

  3. Fase 3 Il processo parte in Corte d’Assise
    • Il 30 giugno 2025 si apre il primo grado.
    • La Corte dispone la perizia psichiatrica.
    • Da qui il caso smette di essere solo cronaca investigativa e diventa accertamento dibattimentale.

    Perché conta: La perizia entrerà poi in modo decisivo nella dosimetria richiesta dalla Procura.

  4. Fase 4 La perizia viene depositata
    • Il 26 gennaio 2026 le perite concludono che Petrolini è capace di intendere e volere.
    • La giovane viene descritta come immatura e fragile.
    • Viene esclusa una patologia che incida sull’imputabilità.

    Perché conta: Questo restringe molto lo spazio per una difesa fondata sulla totale incapacità.

  5. Fase 5 Le perite spiegano le conclusioni in aula
    • Il 13 febbraio 2026 viene chiarito che immaturità e fragilità non incidono sull’imputabilità.
    • In aula emerge anche il riferimento al web come interlocutore preferenziale.
    • Il quadro personale resta complesso ma non elimina la capacità processuale e penale.

    Perché conta: È il tassello che prepara la requisitoria della Procura.

  6. Fase 6 Dichiarazioni spontanee e requisitoria
    • Il 13 marzo 2026 Petrolini parla in aula e nega di avere voluto fare del male ai bambini.
    • Subito dopo la Procura chiede 26 anni.
    • La pm chiama i due neonati con i nomi Angelo Federico e Domenico Matteo.

    Perché conta: È l’udienza che irrigidisce il quadro processuale prima della difesa.

  7. Fase 7 Le date che chiudono il primo grado
    • Il 27 marzo è fissata l’arringa della difesa.
    • Il 24 aprile sono previste repliche e sentenza di primo grado.
    • Da qui in avanti il procedimento entra nella sua zona decisiva.

    Perché conta: Il dibattimento è ormai nella fase in cui conta meno aggiungere materiale e conta di più la lettura che la Corte darà del materiale già acquisito.

Chiusura

La giornata del 13 marzo non consegna ancora una colpa definitiva ma consegna un processo molto più nitido. La Procura ha fissato i suoi cardini, la difesa ha davanti un passaggio obbligato il 27 marzo e la Corte arriva verso il 24 aprile con un materiale ormai concentrato attorno a pochi nodi molto seri: imputabilità, premeditazione, valore delle tracce digitali e prova dei fatti contestati.

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Trasparenza: fonti e metodo

Questo speciale è stato costruito su una ricostruzione redazionale dell’udienza del 13 marzo 2026 e dell’intero tracciato processuale emerso fin qui. Abbiamo ordinato i fatti partendo dagli snodi d’aula, dalla perizia psichiatrica, dal calendario delle udienze e dalle contestazioni reciproche tra accusa e difesa.

Sui punti decisivi la nostra verifica combacia con ANSA, RaiNews TGR Emilia-Romagna, Sky TG24, Tgcom24 e Gazzetta di Parma.

Fonte primaria redazionale: ricostruzione dell’udienza del 13 marzo 2026 e dei materiali processuali emersi pubblicamente nel dibattimento.

Dati di pubblicazione e policy editoriali

Pubblicato il: Sabato 14 marzo 2026 alle ore 07:10. L’articolo riflette le informazioni disponibili alla data di pubblicazione e potrebbe non includere sviluppi successivi che possono incidere sull’inquadramento dei fatti. Eventuali aggiornamenti saranno riportati nell’Update log. In mancanza di registrazioni nell’Update log, il contenuto deve considerarsi invariato rispetto alla versione pubblicata.

Ultimo aggiornamento: Sabato 14 marzo 2026 alle ore 08:46. L’aggiornamento può includere interventi non sostanziali come revisione formale, correzioni, impaginazione o ottimizzazioni e non implica necessariamente modifiche ai fatti riportati. Eventuali aggiornamenti di contenuto relativi agli sviluppi della notizia sono indicati nell’Update log.

Contenuto verificato Verificato secondo i nostri standard di fact-checking e con ricostruzione basata su udienze, cronologia processuale e fonti multiple. Policy correzioni

Per la realizzazione di questo speciale abbiamo ricostruito le fasi del procedimento con verifica incrociata di udienze, resoconti d’agenzia, archivio locale e cronologia pubblica del processo. La data da fissare ora è il 24 aprile 2026, salvo eventuali rimodulazioni del calendario da parte della Corte.

Update log

Registro degli aggiornamenti sostanziali: trasparenza su modifiche, correzioni e integrazioni informative.

  • Sabato 14 marzo 2026 alle ore 07:10: Pubblicazione: ricostruzione completa della requisitoria del 13 marzo con focus su pena richiesta, perizia psichiatrica e calendario delle prossime udienze.
  • Sabato 14 marzo 2026 alle ore 07:34: Aggiunta la tabella sui nodi della requisitoria per chiarire cosa pesa davvero sul percorso verso la sentenza di primo grado.
  • Sabato 14 marzo 2026 alle ore 08:12: Rafforzata la sezione sulla perizia e sulle ricerche web contestate dalla Procura, con spiegazione del loro impatto processuale.
  • Sabato 14 marzo 2026 alle ore 08:46: Aggiornate FAQ e timeline finale con le date del 27 marzo e del 24 aprile.
Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Junior Cristarella coordina la linea editoriale della testata e supervisiona il lavoro di verifica sulle notizie di cronaca, con attenzione alla coerenza documentale, alla cronologia dei fatti e alla correttezza delle attribuzioni processuali.
Pubblicato Sabato 14 marzo 2026 alle ore 07:10 Aggiornato Sabato 14 marzo 2026 alle ore 08:46