Ambiente globale

Clima 2025, record di squilibrio energetico terrestre: oceani al massimo e ghiaccio ancora in ritirata

Abbiamo rimesso in fila le serie ufficiali uscite fino al 23 marzo 2026 e il punto da fissare subito è questo: il 2025 non ha superato il 2024 come anno più caldo nei dataset principali ma la Terra ha trattenuto più energia che mai osservata. È qui che la storia cambia davvero.

Dati incrociati Squilibrio energetico Oceano in accumulo Soglia di 1,5°C Ghiaccio e mare Implicazioni pratiche

La nostra analisi conferma un quadro più severo di quanto faccia pensare la sola graduatoria termica annuale. La sintesi internazionale colloca il 2025 intorno a 1,43°C sopra il livello 1850-1900 e lo inserisce fra il secondo e il terzo posto a seconda del dataset. Il contenuto di calore oceanico ha fissato un nuovo massimo. Oltre il 91% del calore in eccesso finisce in mare. Il livello medio globale del mare resta vicino al record del 2024 ed è circa 11 centimetri sopra il 1993. L’Artico e l’Antartide continuano a mostrare estensioni di ghiaccio molto basse. Il messaggio di fondo è netto: il sistema Terra non sta recuperando equilibrio e gli effetti fisici di questo surplus restano con noi per tempi lunghi.

Clima 2025: record di squilibrio energetico terrestre e oceani al massimo
Analisi clima 2025

Il punto che conta davvero non è soltanto la classifica degli anni più caldi: è il calore che resta intrappolato nel sistema Terra e continua a spostarsi soprattutto verso l’oceano.

Il nostro approfondimento completo

Abbiamo ricontrollato le serie rilasciate per la Giornata Mondiale della Meteorologia e la prima correzione da fare al racconto pubblico è semplice. Il 2025 non è l’anno più caldo mai misurato. Quel primato resta al 2024 nei dataset principali. Fermarsi qui però porta fuori strada. Il segnale che sposta davvero la lettura sta altrove: lo squilibrio energetico terrestre ha raggiunto il valore più alto della serie osservativa che parte dal 1960. In pratica il pianeta continua ad assorbire più energia di quanta ne riesca a restituire allo spazio. Quando questo differenziale cresce, la superficie può oscillare di qualche centesimo da un anno all’altro ma il sistema fisico continua a caricarsi.

Punto chiave: il 2025 non racconta una pausa dopo il 2024. Racconta un sistema che ha trattenuto ancora più energia e che ha trasferito quella carica soprattutto nell’oceano.

Sommario dei contenuti

La notizia che pesa davvero

Se mettiamo in fila i numeri nel modo giusto vediamo una cosa precisa. La temperatura media globale del 2025 si colloca fra il secondo e il terzo posto a seconda del dataset e nella sintesi internazionale vale circa 1,43°C sopra il livello preindustriale 1850-1900. Il 2024 resta davanti con circa 1,55°C. Le ricostruzioni disponibili distribuiscono il 2025 in un intervallo compreso fra 1,34°C e 1,47°C sopra il preindustriale. Una serie indipendente lo stima attorno a 1,44°C. Una misura su baseline 1951-1980 vale 1,19°C. Qui non c’è una contraddizione. C’è un insieme di metodi coerenti che ci dice la stessa cosa: il pianeta è rimasto in piena fascia estrema di riscaldamento anche in un anno influenzato da condizioni di La Niña.

Il passo in avanti vero sta nel fatto che la nuova sintesi ONU ha deciso di inserire per la prima volta lo squilibrio energetico della Terra fra gli indicatori climatici centrali. È una scelta che condividiamo perché sposta l’attenzione dal termometro alla fisica del sistema. Se la Terra trattiene più energia, quella energia da qualche parte deve andare. E il posto in cui va soprattutto è l’oceano.

Dove finisce il calore in eccesso

Qui sta la parte che molti lettori non trovano quasi mai spiegata bene. Solo una quota molto piccola del surplus energetico resta nell’atmosfera vicino alla superficie. La quantificazione più aggiornata colloca quel pezzo attorno all’1%. Il resto si distribuisce nel sistema e più del 91% viene assorbito dall’oceano. Un altro pezzo entra nelle masse continentali. Una quota ulteriore scalda e fonde il ghiaccio. Questo significa che la temperatura dell’aria che sentiamo sulla pelle è il segnale più visibile ma non il deposito principale del problema.

Il 2025 ha portato il contenuto di calore oceanico fino a 2000 metri al massimo storico della serie avviata nel 1960. Non è un dettaglio laterale. È l’archivio fisico dell’inerzia climatica. Se l’oceano si carica, il sistema conserva memoria del riscaldamento e continua a restituirne gli effetti per tempi lunghi. La sintesi più aggiornata segnala che il ritmo di riscaldamento oceanico del periodo 2005-2025 è più che doppio rispetto al 1960-2005 e vale circa 11,0-12,2 zettajoule l’anno. Tradotto in immagine utile, parliamo di un assorbimento medio annuale paragonabile a circa diciotto volte il consumo energetico umano di un anno.

Nel mare però non c’è solo calore. C’è anche carbonio. Una parte della CO2 emessa dalle attività umane viene assorbita dall’oceano e abbassa il pH superficiale. Qui il punto non è solo chimico. È biologico e produttivo. Un oceano più caldo insieme a un pH più basso modifica habitat, stressa ecosistemi e cambia la base operativa di pesca e acquacoltura.

Perché mare e ghiaccio continuano a rispondere

Quando un lettore vede che il 2025 non ha aggiunto al livello del mare lo stesso salto visto fra 2023 e 2024 potrebbe pensare a un allentamento del rischio. Noi leggiamo il dato in modo diverso. Il livello medio globale del mare nel 2025 resta vicino al massimo storico del 2024 ed è circa 11 centimetri sopra il valore di partenza del record satellitare del 1993. La variazione da un singolo anno al successivo può oscillare perché la variabilità climatica modula la distribuzione del calore e dell’acqua. La tendenza lunga però continua ad accelerare rispetto alla prima parte della serie satellitare.

Il quadro del ghiaccio conferma la stessa lettura. L’Artico ha chiuso il 2025 con un’estensione media annuale fra la più bassa e la seconda più bassa dell’era satellitare. Il massimo invernale annuale ha toccato il minimo record. L’Antartide ha registrato la terza estensione media annuale più bassa. In parallelo i ghiacciai di riferimento hanno archiviato un altro anno fra i peggiori per perdita di massa. Quando sommiamo questi segnali non vediamo una parentesi. Vediamo una trasformazione fisica che si consolida.

Come va letta la soglia di 1,5°C

Su questo passaggio serve precisione assoluta. Un anno sopra 1,5°C non equivale al superamento formale del target di lungo periodo dell’Accordo di Parigi. La metrica legale e scientifica di riferimento riguarda livelli di riscaldamento mantenuti su medie di lungo periodo. Questo non ridimensiona il problema. Lo rende più chiaro. Il fatto che il 2024 abbia chiuso oltre 1,5°C in alcuni conteggi annuali e che il triennio 2023-2025 superi quella soglia nelle analisi ERA5 ci dice che il margine residuo è quasi esaurito. La frase corretta oggi è questa: il superamento di breve periodo non chiude da solo la partita giuridica ma ci avvicina moltissimo al punto in cui il superamento di lungo periodo diventa altamente probabile.

Questo è anche il motivo per cui la disputa su secondo o terzo posto ha un valore limitato. La traiettoria di fondo si vede meglio osservando il sistema nel suo insieme. I gas serra restano al massimo strumentale. Lo squilibrio energetico cresce. L’oceano assorbe il grosso del surplus. Il mare sale. Il ghiaccio arretra. Le differenze di centesimi fra dataset cambiano il dettaglio della foto ma non cambiano la scena.

Perché oggi parliamo di gas serra 2024

Questo passaggio merita una spiegazione pulita perché spesso viene usato male. I bilanci globali consolidati dei gas serra arrivano sempre con un ritardo fisiologico. Servono raccolta, calibrazione, controllo di qualità e armonizzazione di reti distribuite a scala mondiale. Per questo il dato più solido disponibile oggi si ferma al 2024. Ed è un dato molto pesante. La concentrazione media globale di CO2 ha toccato 423,9 ppm nella rete globale di riferimento. In una serie marina indipendente l’equivalente è 422,80 ppm. La differenza dipende dal quadro di misura e non cambia la sostanza: siamo su nuovi massimi e l’aumento annuo della CO2 fra 2023 e 2024 è stato il più forte da quando esistono misurazioni moderne.

C’è un altro aspetto che conta. Se le concentrazioni crescono così rapidamente significa che il problema non è soltanto quanto emettiamo. Conta anche quanto efficaci restano i sink naturali. Terra e oceano continuano ad assorbire una parte delle emissioni ma in alcuni anni molto caldi o segnati da grandi incendi quell’assorbimento si indebolisce. È così che il sistema può accelerare anche senza cambiare improvvisamente il comportamento di una sola variabile.

Cosa cambia da adesso

Il punto operativo non riguarda un futuro lontano da specialisti. Riguarda scelte presenti. Per le coste cambia il modo in cui si dimensionano difese, fognature, porti e risorse idriche. Per l’agricoltura cambia il numero di giorni di stress termico, il fabbisogno d’acqua e la stabilità delle rese. Per le reti energetiche e per le città cambiano domanda di raffrescamento, vulnerabilità delle infrastrutture e standard di adattamento urbano. Per la finanza e per le assicurazioni cambia la valutazione del rischio perché eventi estremi più frequenti si innestano su una base fisica ormai diversa da quella del passato.

La nostra lettura finale è netta. Parlare del 2025 come di un anno “meno caldo del 2024” senza nominare lo squilibrio energetico porta il lettore fuori bersaglio. La classifica resta importante ma il dato che conta di più oggi è un altro: il sistema Terra continua ad accumulare energia. E finché quell’energia continuerà a entrare più velocemente di quanto riesca a uscire, oceani, ghiaccio, livello del mare e rischi concreti per società ed economie resteranno sotto pressione.

Mappa rapida: i quattro indicatori che contano davvero

Indicatore Dove siamo Cosa segnala Perché conta subito
Squilibrio energetico Nel 2025 il bilancio energetico della Terra ha toccato il massimo della serie osservativa iniziata nel 1960. Il pianeta assorbe più energia di quanta ne riesca a restituire allo spazio. Questo surplus spinge in avanti il cambiamento anche quando la temperatura superficiale annuale non batte il record assoluto.
Temperatura globale Il 2025 si colloca fra il secondo e il terzo posto nei dataset principali e nella sintesi internazionale vale circa 1,43°C sopra il livello 1850-1900. La Niña ha smorzato una parte del picco superficiale senza invertire la tendenza di fondo. La distanza tecnica dalla soglia di 1,5°C resta minima e il margine di manovra si restringe.
Oceano Il contenuto di calore fino a 2000 metri ha fissato un nuovo record e oltre il 91% del calore in eccesso finisce in mare. L’oceano funziona da grande serbatoio dell’accumulo climatico. Aumentano inerzia, ondate di calore marine, stress per ecosistemi e contributo alla dilatazione termica.
Ghiaccio e mare Il livello medio globale del mare resta vicino al massimo del 2024 ed è circa 11 centimetri sopra il 1993, con Artico e Antartide ancora su valori molto bassi. Il sistema polare non sta rientrando in una fase stabile. Il rischio costiero smette di essere episodico e diventa pianificazione ordinaria per decenni.

Tip: la tabella è scorrevole. Su mobile scorri con il dito a destra e a sinistra per vedere tutte le colonne.

Perché i dataset non coincidono al centesimo

Abbiamo allineato le principali serie annuali per togliere un equivoco di mezzo. Le differenze fra i numeri non sono smentite reciproche. Nascono da baseline climatiche diverse, da procedure statistiche non identiche e dal modo in cui ogni centro ricostruisce le aree con poche osservazioni. La fotografia di fondo resta coerente.

Ente Classifica 2025 Numero chiave Come va letto
WMO 2025 secondo o terzo circa 1,43°C sopra 1850-1900 Sintesi che armonizza più dataset internazionali e usa una baseline preindustriale comune.
Copernicus Climate Change Service 2025 terzo 1,47°C sopra 1850-1900 Serie ERA5 con copertura globale omogenea e forte capacità di ricostruzione delle aree poco osservate.
NOAA 2025 terzo 1,34°C sopra 1850-1900 Anomalia originaria riferita alla media del XX secolo e poi raccordata al livello preindustriale.
NASA 2024 resta primo; 2025 leggermente sopra 2023 ma in parità statistica 1,19°C sopra 1951-1980 Baseline diversa e metodologia GISS: cambia il numero assoluto ma non il segnale climatico.
Berkeley Earth 2025 terzo 1,44 ± 0,09°C sopra 1850-1900 Ricostruzione indipendente utile per controllare coerenza e ordine di grandezza.

Quando leggiamo questi numeri insieme vediamo un accordo sostanziale su tre punti: il 2024 resta l’anno più caldo, il 2025 entra stabilmente nella top 3 e il sistema resta vicinissimo alla soglia di 1,5°C.

La soglia di 1,5°C letta correttamente

Qui abbiamo voluto essere chirurgici. La cornice UNFCCC definisce l’obiettivo di lungo periodo dell’Accordo di Parigi. La valutazione scientifica dell’IPCC chiarisce che le soglie di riscaldamento vanno lette su medie estese nel tempo e che molti cambiamenti in oceano, ghiaccio e livello del mare restano irreversibili per secoli o per tempi ancora più lunghi.

Quindi sì, un anno sopra 1,5°C è un segnale severissimo. Anche un triennio sopra 1,5°C restringe ulteriormente il margine. Però la formulazione tecnicamente corretta non confonde questi passaggi con il superamento definitivo del target di lungo periodo.

Nota tecnica: la distinzione serve a evitare due errori opposti. Sminuire il problema sarebbe sbagliato. Dichiarare chiusa la partita giuridica senza la metrica corretta sarebbe altrettanto impreciso.

Perché i bilanci ufficiali dei gas serra si fermano al 2024

I valori consolidati dei gas serra non escono in tempo reale perché richiedono reti globali di misura, calibrazione strumentale, controlli incrociati e chiusura statistica. Per questo oggi lavoriamo con il 2024 come anno pienamente validato.

  • CO2: la media globale validata è a nuovi massimi e l’aumento annuo recente è il più forte dell’era strumentale moderna.
  • CH4 e N2O: anche metano e protossido di azoto restano su livelli record e continuano ad aggiungere forcing radiativo al sistema.
  • Sink naturali: quando terra e oceano assorbono meno del previsto per effetto di siccità, incendi o oceani più stressati, una quota maggiore del carbonio resta in atmosfera.

Questa è la ragione per cui il racconto climatico serio non si costruisce sulla singola anomalia mensile ma su un incastro di concentrazioni, bilancio energetico e risposta fisica del sistema.

Cosa cambia da oggi per territori, imprese e servizi

Se traduciamo i dati in gestione concreta, il 2025 ci consegna un messaggio operativo. Il rischio climatico non va più letto come somma di eventi isolati. Va letto come nuova base fisica sulla quale si innestano fenomeni estremi più frequenti.

  • Coste e porti: Livello del mare già più alto e mare caldo rendono più severa la combinazione fra alta marea, mareggiata e precipitazioni intense. Chi pianifica banchine, fognature, difese costiere e approvvigionamento idrico non può più ragionare sui valori climatici del passato come se fossero ancora la norma.
  • Agricoltura e acqua: Il riscaldamento di fondo cambia evaporazione, fabbisogno irriguo, calendari colturali e stress termico. Il danno non dipende solo dai picchi estremi ma dall’accumulo di giorni sfavorevoli che altera rese, qualità e disponibilità d’acqua.
  • Energia e città: Domanda di raffrescamento più alta, ondate di calore più lunghe e infrastrutture esposte a temperature fuori scala modificano la gestione delle reti. L’adattamento urbano entra nella stessa discussione della sicurezza energetica.
  • Pesca, acquacoltura e filiere marine: Oceano più caldo e pH più basso incidono su habitat, distribuzione delle specie, produttività e stabilità biologica. Per le imprese che vivono di mare il rischio non è un singolo episodio ma un ambiente che cambia base operativa.
  • Assicurazioni e credito: Quando gli eventi estremi si sommano a una lenta trasformazione del contesto fisico, premi, franchigie, valutazioni immobiliari e costo del capitale iniziano a riflettere il nuovo rischio climatico.

Cosa monitorare nel 2026 per capire se il sistema si sta caricando ancora

Il 2026 non andrà letto come una gara al record annuale. Il metro più utile sarà la coerenza fra indicatori. Noi controlleremo soprattutto questi punti.

  • Il passaggio da La Niña a condizioni neutre o verso El Niño sarà decisivo per capire quanto del calore accumulato tornerà a tradursi in record superficiali.
  • L’andamento del contenuto di calore oceanico dirà se l’inerzia del sistema continua a rafforzarsi al ritmo visto nel 2025.
  • Le misure consolidate dei gas serra per il 2025 chiariranno quanta parte del salto recente dipende ancora da emissioni elevate e quanta da sink naturali meno efficienti.
  • Il comportamento del livello medio del mare andrà letto sulla tendenza pluriennale, non su un singolo scarto annuale.
  • Artico, Antartide e ghiacciai di riferimento restano il banco di prova più concreto per capire quanto il sistema stia trasformando energia in perdita di ghiaccio.

Domande frequenti

Perché il 2025 risulta secondo o terzo a seconda del dataset?

Perché i centri che calcolano la temperatura globale usano baseline diverse, procedure statistiche differenti e modi non identici di ricostruire le aree con poche osservazioni. La direzione del segnale resta però la stessa in tutte le serie: il 2025 è fra i tre anni più caldi mai misurati e il 2024 resta al primo posto nei dataset principali.

Se il 2025 non supera il 2024, perché parliamo di aggravamento?

Perché la classifica annuale della temperatura superficiale racconta solo una parte del problema. Nel 2025 il sistema Terra ha trattenuto più energia che in qualsiasi altro momento osservato e questo surplus continua a riversarsi soprattutto negli oceani.

Un anno o un triennio sopra 1,5°C significano che il target di Parigi è già formalmente superato?

No. Il riferimento dell’Accordo di Parigi è un livello di lungo periodo e va valutato su medie estese nel tempo. Il fatto che un anno singolo o anche un triennio entrino sopra 1,5°C segnala però che il margine residuo è ormai molto ridotto.

Perché i dati consolidati sui gas serra si fermano al 2024 se l’articolo analizza il 2025?

Perché le reti globali richiedono raccolta, calibrazione e controllo di qualità prima di chiudere un bilancio ufficiale. I valori consolidati più solidi disponibili oggi sono quelli del 2024 mentre per il 2025 esistono indicazioni in tempo reale che mostrano una crescita ancora in corso.

Perché l’oceano conta più dell’aria che sentiamo ogni giorno?

Perché il mare assorbe oltre il 91% del calore in eccesso e funziona come il principale archivio dell’energia accumulata. È lì che si costruisce l’inerzia che poi alimenta ondate di calore marine, innalzamento del livello del mare e cambiamenti di lungo periodo.

Se nel 2025 il livello del mare è cresciuto meno che nel 2024, il rischio costiero si riduce?

No. La variazione annuale può oscillare per effetto della variabilità climatica ma la tendenza di fondo resta in accelerazione rispetto ai primi anni del periodo satellitare. Il problema per le coste è strutturale.

Qual è l’indicatore da osservare con più attenzione nel 2026?

Lo squilibrio energetico resta il dato chiave perché condensa l’effetto dei gas serra, dell’oceano, del ghiaccio e delle modifiche alla riflettività del pianeta. Se continua a salire, il sistema continuerà ad accumulare calore anche senza un nuovo record immediato in superficie.

Catena causale: apri le fasi e segui il percorso del calore

La timeline serve a leggere in ordine il meccanismo che porta dalle concentrazioni atmosferiche agli impatti concreti.

  1. Fase 1 Le concentrazioni salgono e i sink naturali faticano di più
    • I gas serra continuano a crescere e il 2024 è l’ultimo anno con misure consolidate su scala globale.
    • Il salto della CO2 fra 2023 e 2024 è stato eccezionalmente alto.
    • Quando terra e oceano assorbono peggio una quota delle emissioni, più energia resta nel sistema.

    Perché conta: Qui nasce la pressione di fondo che poi ritroviamo nei bilanci radiativi, nell’oceano e nel livello del mare.

  2. Fase 2 Il bilancio radiativo si sbilancia ancora
    • La nuova metrica chiave introdotta nella sintesi ONU misura la differenza fra energia in entrata e in uscita.
    • Il 2025 segna il massimo osservato dalla partenza delle osservazioni nel 1960.
    • Un anno con La Niña può raffreddare un poco la superficie ma non cancella l’energia già trattenuta.

    Perché conta: Questo è il passaggio che impedisce di leggere il 2025 come una semplice tregua dopo il picco del 2024.

  3. Fase 3 Il surplus si sposta soprattutto nell’oceano
    • Più del 91% del calore in eccesso entra nel mare.
    • La quota che resta nell’aria e che noi sentiamo direttamente è solo una parte molto piccola del totale.
    • Il tasso di riscaldamento oceanico degli ultimi vent’anni è più che doppio rispetto ai decenni precedenti.

    Perché conta: L’oceano conserva memoria del sistema e rende il cambiamento più lento da arrestare.

  4. Fase 4 Ghiaccio, pH e livello del mare traducono l’energia in cambiamento fisico
    • Il mare continua a salire per dilatazione termica e per l’apporto del ghiaccio continentale in fusione.
    • Il 2025 non vede un’accelerazione annuale forte come il 2024 ma resta vicino al massimo storico.
    • L’assorbimento di CO2 da parte dell’oceano abbassa anche il pH superficiale.

    Perché conta: Qui il surplus energetico smette di essere un grafico e diventa trasformazione materiale di coste, habitat e cicli biologici.

  5. Fase 5 Gli impatti entrano nella pianificazione quotidiana
    • Infrastrutture costiere, reti elettriche, agricoltura, pesca e assicurazioni devono fare i conti con una base climatica diversa.
    • L’aumento del rischio non si concentra in un singolo evento ma in una sequenza di stress più frequenti.
    • Riduzione delle emissioni e adattamento vanno letti insieme perché i tempi fisici del sistema sono lunghi.

    Perché conta: Il nodo ormai è gestionale oltre che climatico: decidere tardi significa spostare costi e vulnerabilità nel futuro prossimo.

Chiusura

Se dobbiamo lasciare al lettore una sola immagine corretta, scegliamo questa: il 2025 non è l’anno del sollievo dopo il 2024. È l’anno in cui la Terra ci mostra con più chiarezza che il problema non sta solo nella temperatura che leggiamo in superficie ma nell’energia che continua a restare intrappolata nel sistema. Da qui in avanti il nodo non è capire se il cambiamento climatico sia in corso. Il nodo è decidere con quale velocità adattiamo territori, economia e infrastrutture a un equilibrio che non tornerà da solo.

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Trasparenza: fonti e metodo

Questo speciale nasce da una ricostruzione redazionale basata su report climatici ufficiali, dataset annuali, serie storiche e documenti di valutazione scientifica. Abbiamo incrociato sintesi ONU sullo stato del clima, reanalisi europee, dati istituzionali statunitensi su temperatura, oceano e gas serra e valutazioni sul lungo periodo relative a mare, ghiaccio e irreversibilità.

Metodo: confronto fra indicatori diversi per evitare letture parziali. La classifica termica annuale è stata verificata insieme a bilancio energetico, contenuto di calore oceanico, livello del mare, stato del ghiaccio e concentrazioni atmosferiche.

Dati di pubblicazione e policy editoriali

Pubblicato il: Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 15:54. L’articolo riflette le informazioni disponibili alla data di pubblicazione e integra soltanto dati consolidati oppure aggiornamenti ufficiali chiaramente distinguibili da stime preliminari.

Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 17:32. Gli interventi successivi possono includere precisazioni tecniche, miglioramenti di contesto e integrazioni utili a chiarire il significato operativo dei dati già disponibili.

Contenuto verificato Verificato con confronto fra report istituzionali, dataset climatici ufficiali e serie storiche indipendenti. Policy correzioni

In questa pagina distinguiamo i dati consolidati dai segnali provvisori e privilegiando i numeri con qualità metodologica più alta evitiamo di confondere l’oscillazione di breve periodo con la tendenza fisica di lungo periodo.

Update log

Registro degli aggiornamenti sostanziali con trasparenza su modifiche, correzioni e integrazioni informative.

  • Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 15:54: Pubblicazione: analisi completa sullo squilibrio energetico terrestre emerso nel report climatico ONU 2025 e sulle sue implicazioni operative per oceani, ghiaccio e livello del mare.
  • Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 16:17: Integrata la sezione che allinea i principali dataset annuali per spiegare perché il 2025 risulta secondo o terzo a seconda della metodologia usata.
  • Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 16:46: Aggiunto il chiarimento tecnico sulla soglia di 1,5°C e sulla differenza fra superamento annuale, media triennale e obiettivo di lungo periodo dell’Accordo di Parigi.
  • Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 17:32: Rafforzata la parte sui gas serra con la spiegazione del fisiologico ritardo dei bilanci consolidati e con il raccordo fra concentrazioni, sink naturali e nuova inerzia del sistema climatico.
Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Junior Cristarella dirige Sbircia la Notizia Magazine e coordina in redazione gli approfondimenti che richiedono verifica incrociata di report scientifici, serie storiche e dati istituzionali.
Pubblicato Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 15:54 Aggiornato Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 17:32