Cronaca giudiziaria

Torino, violenze in carcere: otto condanne per agenti della polizia penitenziaria

Processo sulle presunte violenze al carcere Lorusso e Cutugno: il Tribunale di Torino decide in primo grado. Qui trovi la fotografia completa del verdetto, il perimetro delle imputazioni, il contesto del padiglione C e cosa si apre ora tra motivazioni, appello e profili disciplinari.

Sentenza di primo grado 7 condanne per tortura 1 condanna per rivelazione di atti d’ufficio Fatti contestati tra 2017 e 2019 Padiglione C al centro 6 proscioglimenti Motivazioni attese il 7 maggio

Pubblicato il: Domenica 8 febbraio 2026 alle ore 08:41. L’articolo riflette le informazioni disponibili alla data di pubblicazione e potrebbe non includere sviluppi successivi, che possono incidere sull’inquadramento dei fatti. Eventuali aggiornamenti saranno riportati nell’Update log. In mancanza di registrazioni nell’Update log, il contenuto deve considerarsi invariato rispetto alla versione pubblicata.

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Per questo articolo abbiamo incrociato lanci di agenzia, cronache di quotidiani e dichiarazioni pubbliche riportate dalle testate, oltre ai testi normativi sul reato di tortura. La sentenza è di primo grado e resta impugnabile.

Il 6 febbraio 2026 il Tribunale di Torino ha pronunciato la sentenza di primo grado nel processo sulle presunte violenze al carcere Lorusso e Cutugno. Il bilancio riportato da ANSA e RaiNews parla di otto condanne: sette per tortura nei confronti di agenti della polizia penitenziaria e una condanna per rivelazione di atti d’ufficio. I fatti contestati riguardano il padiglione C e si collocano tra il 2017 e il 2019.

Il collegio ha disposto anche risarcimenti provvisionali per un totale di 40 mila euro e ha riconosciuto parti civili tra cui Antigone e i garanti, secondo Sky TG24 e Il Fatto Quotidiano. Le motivazioni sono attese per il 7 maggio 2026, data indicata nelle ricostruzioni di Sky TG24 e Corriere della Sera.

Mappa rapida: la sentenza in quattro punti

Punto Cosa accade Il dettaglio che pesa Cosa apre
Il verdetto Otto condanne in primo grado: sette per tortura e una per rivelazione di atti d’ufficio. Il collegio distingue le posizioni ritenute penalmente provate da quelle finite in proscioglimento. La sentenza non è definitiva e apre la fase delle motivazioni e dell’eventuale appello.
Le pene Pene comprese tra cinque mesi e quattro anni, a seconda dei reati riconosciuti. La condanna per rivelazione riguarda, secondo le cronache, presunte soffiate legate all’inchiesta. Il deposito delle motivazioni è atteso per il 7 maggio 2026.
Il contesto Episodi contestati tra il 2017 e il 2019 nel padiglione C del carcere Lorusso e Cutugno. Si tratta di un reparto indicato come area destinata a detenuti per reati sessuali. Il caso nasce da segnalazioni e controlli, poi confluiti nell’inchiesta della Procura.
Le conseguenze Disposti risarcimenti provvisionali complessivi e riconosciute diverse parti civili. Nel giudizio entrano, oltre alle vittime, anche associazioni e garanti. Resta aperto il binario civile per la quantificazione definitiva dei danni.

Tip: la tabella è scorrevole. Su mobile scorri con il dito a destra e a sinistra per vedere tutte le colonne.

Otto condanne in primo grado
Sette per tortura e una per rivelazione di atti d’ufficio, con pene fino a quattro anni secondo le cronache.
Padiglione C e anni contestati
Il processo riguarda episodi collocati tra il 2017 e il 2019 nel reparto indicato come area per detenuti condannati per reati sessuali.
Risarcimenti provvisionali
Disposto un anticipo complessivo di 40 mila euro per alcune parti civili, mentre la quantificazione definitiva potrà passare in sede civile.
Motivazioni e appello
Le motivazioni sono attese il 7 maggio 2026. Da lì si capirà quali punti il Tribunale ritiene provati e quali no.
Torino, carcere Lorusso e Cutugno: processo sulle presunte violenze e sentenza di primo grado
Cronaca

Una sentenza che accende i riflettori su controlli, tracciabilità e responsabilità nelle sezioni più difficili del carcere.

Trasparenza: fonti e metodo

Quando parliamo di carcere e giustizia il rischio più grande è scivolare nelle semplificazioni. Qui ho scelto un approccio pratico: ricostruire la sentenza partendo dai resoconti più solidi e dai passaggi che, in un processo, contano davvero.

La notizia sul verdetto è stata ricostruita incrociando cronache di ANSA, RaiNews, Sky TG24, Corriere della Sera, la Repubblica e Il Fatto Quotidiano. Per la parte normativa sul reato di tortura il riferimento è il testo su Normattiva e sulla Gazzetta Ufficiale. Per il contesto del sistema penitenziario ho usato i dati DAP rilanciati dal Garante detenuti del Lazio e le analisi di Antigone.

Nota: la sentenza è di primo grado. Le motivazioni e l’eventuale appello possono cambiare il quadro giuridico, mentre i fatti contestati restano quelli esaminati in aula.

Contesto essenziale: perché questa sentenza pesa

Questa sentenza arriva in un momento in cui il sistema penitenziario italiano è già sotto una pressione visibile nei numeri. Il Garante detenuti del Lazio, citando i dati del DAP aggiornati a fine gennaio 2026, parla di 63.734 persone detenute adulte a fronte di 46.063 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento del 138,4%.

Dentro una cornice simile ogni istituto è più esposto: più tensione, più frizione, più fatica nella gestione quotidiana. A Torino, la garante comunale Diletta Berardinelli ha richiamato negli ultimi mesi il tema del sovraffollamento alle Vallette. Questo però non è un alibi e non è una scorciatoia: la sentenza di primo grado dice che, per sette imputati, si sarebbe oltrepassata una linea che il codice penale chiama tortura.

Il punto tecnico che spesso sfugge fuori dall’aula è qui: il reato di tortura, così come è scritto nell’art. 613-bis del codice penale, entra in gioco quando si supera la soglia dell’abuso episodico e si entra nel terreno della sofferenza acuta, della degradazione e della ripetizione. È proprio per questo che le motivazioni attese il 7 maggio 2026 saranno decisive.

In breve

  • Verdetto: otto condanne in primo grado, sette per tortura e una per rivelazione di atti d’ufficio. (ANSA)
  • Proscioglimenti: sei posizioni chiuse tra assoluzioni e prescrizioni secondo le cronache. (RaiNews)
  • Contesto: fatti contestati tra 2017 e 2019 nel padiglione C. (Sky TG24)
  • Prossimo passaggio: motivazioni attese il 7 maggio 2026, poi valutazioni su appello e risarcimenti definitivi. (Corriere della Sera)

La sentenza di primo grado: cosa ha deciso il Tribunale di Torino

Partiamo da una cosa semplice, perché è la più utile per chi legge: questa è una sentenza di primo grado. Non è un punto finale, ma una tappa che fotografa ciò che il Tribunale ritiene provato oggi. La parola chiave è motivazioni: finché non arrivano, il verdetto resta una decisione con un perimetro noto, ma con un ragionamento ancora da leggere.

Nota: la sentenza non è definitiva. Le parti possono impugnare dopo il deposito delle motivazioni.

Sommario dei contenuti

L’esito: condanne, proscioglimenti, pene

La sintesi più netta è questa: otto condanne, di cui sette per tortura e una per rivelazione di atti d’ufficio. Lo riportano le cronache di ANSA e RaiNews. Le pene, sempre secondo le ricostruzioni giornalistiche, arrivano fino a quattro anni, con la condanna per rivelazione che si ferma a pochi mesi.

Parallelamente, sei imputati sono stati prosciolti tra assoluzioni e prescrizioni. Il numero serve per capire la dimensione del processo: parliamo di 14 imputati nel dibattimento, con uno scarto marcato tra richiesta della Procura e decisione finale, come evidenziato da Sky TG24 e Il Fatto Quotidiano.

Elemento Dato riportato Fonte giornalistica
Condanne 8 totali: 7 per tortura, 1 per rivelazione di atti d’ufficio ANSA, RaiNews
Pene Fino a 4 anni, con una condanna a pochi mesi per rivelazione Sky TG24, TG La7
Proscioglimenti 6 posizioni chiuse tra prescrizioni e assoluzioni ANSA, Corriere della Sera
Motivazioni Attese per il 7 maggio 2026 Sky TG24, Corriere della Sera
Periodo e reparto Fatti contestati tra 2017 e 2019 nel padiglione C RaiNews, la Repubblica

Le imputazioni: cosa era contestato

Il titolo “tortura” è quello che colpisce di più, ma nel processo il ventaglio delle contestazioni è stato più ampio. Le cronache di Sky TG24 e TG La7 ricordano, tra i capi citati nel procedimento, lesioni, abuso di autorità contro detenuti, minacce, violenza privata, abuso d’ufficio e ipotesi legate a dichiarazioni non veritiere rese in fase di indagine.

La condanna per rivelazione di atti d’ufficio, secondo diverse ricostruzioni, è legata a presunte soffiate sull’inchiesta. È un dettaglio che, in un processo su presunti abusi in carcere, cambia il modo in cui si legge la cornice: perché introduce il tema della tenuta interna e dei confini tra “spirito di corpo” e ostacolo alla giustizia.

Il contesto: padiglione C e anni 2017-2019

Qui la cronaca diventa più concreta. Il procedimento riguarda episodi collocati tra il 2017 e il 2019 nel padiglione C del carcere Lorusso e Cutugno. Più testate descrivono quel reparto come area dedicata a detenuti condannati per reati sessuali. È un contesto particolare, perché in carcere la tipologia di reato spesso incide sulle dinamiche di reparto e sulla vulnerabilità sociale di chi è recluso.

Le cronache ricostruiscono un quadro di condotte violente e umilianti, con riferimenti a schiaffi, pugni, calci e ginocchiate, oltre a pressioni psicologiche e minacce. Corriere della Sera parla di una modalità sistematica mentre RaiNews sottolinea anche il tema della difficoltà di controllo in certe aree.

Un passaggio che pesa, anche per capire perché la prova in questi casi è complessa, è quello citato dal pubblico ministero nelle ricostruzioni RaiNews: la presenza di zone non coperte da telecamere. È un elemento che non “spiega” i fatti, ma spiega la fragilità tipica della ricostruzione: quando la tracciabilità manca, la prova dipende molto di più da testimonianze, referti e dalla capacità di attribuire la condotta a persone precise.

Su questo, la Repubblica ha ricordato un punto che vale come lezione generale: in fase di dibattimento alcune contestazioni possono cadere quando non si riesce ad attribuire con certezza una condotta a un singolo agente. In un contesto di reparto, l’identificazione è spesso il nodo che decide se un’accusa resta “vera” sul piano morale, ma non arriva alla prova penale.

Perché si parla di tortura: la parte tecnica

Il reato di tortura è stato introdotto in Italia nel 2017. È scritto nel codice penale come art. 613-bis, con un articolo gemello, il 613-ter, relativo all’istigazione del pubblico ufficiale alla tortura. I testi normativi sono consultabili su Normattiva e sulla Gazzetta Ufficiale.

Perché questo conta nel caso di Torino. Perché i fatti contestati si collocano proprio negli anni immediatamente successivi all’introduzione della norma. In termini pratici, significa che il processo non discute solo di cosa sarebbe accaduto, ma anche di come il Tribunale ha ritenuto di applicare una fattispecie che, da quando esiste, è stata spesso al centro di discussioni tecniche su elementi come ripetizione, intensità della sofferenza, degradazione.

Le difese, stando alle dichiarazioni riportate dal Corriere della Sera e da testate locali, contestano proprio questo punto: la qualificazione come tortura. È un’anticipazione importante, perché ci dice dove si giocherà una parte dell’eventuale appello. Se la condotta viene riqualificata, il processo cambia pelle anche sul piano delle pene.

Risarcimenti e parti civili: cosa significa “provvisionale”

Nel verdetto non c’è solo la parte penale. Secondo Sky TG24 e Il Fatto Quotidiano, il Tribunale ha disposto risarcimenti provvisionali per complessivi 40 mila euro. Corriere della Sera ha parlato anche di importi attribuiti a singoli detenuti come anticipo, con un rinvio per la quantificazione definitiva.

Qui conviene chiarire una cosa che spesso genera dubbi. Il provvisionale è un anticipo: non chiude il tema del danno, lo avvia su un binario più lungo. È il modo con cui il giudice riconosce che una parte civile ha diritto a un ristoro subito, lasciando alla sede civile la stima finale, che richiede valutazioni tecniche e documentali più dettagliate.

La presenza di parti civili come Antigone e garanti, riportata da Sky TG24, racconta un altro livello della vicenda: il carcere non è solo luogo di pena, ma anche luogo di vigilanza istituzionale. Quando un garante entra in un processo, la domanda di fondo diventa anche una domanda sulla tenuta dei controlli.

Reazioni: Procura, difese, garanti, associazioni, sindacati

Sul fronte dell’accusa, il pubblico ministero Francesco Pelosi ha sottolineato, nelle dichiarazioni riportate da RaiNews, la difficoltà di isolare le condotte in un contesto operativo complesso e il tema delle aree non coperte da telecamere. È una frase che si legge in due modi: come richiamo alla necessità di strumenti di controllo e come fotografia del perché questi processi sono difficili da provare, posizione per posizione.

Le difese, nelle parole riportate dal Corriere della Sera, ribadiscono l’intenzione di leggere le motivazioni e contestano l’inquadramento della tortura. In pratica, il messaggio è questo: la partita vera si sposta sul ragionamento scritto del Tribunale. È normale in procedimenti così, perché la motivazione è l’unica “mappa” che guida l’impugnazione.

Dal mondo delle garanzie istituzionali, la garante comunale di Torino Diletta Berardinelli ha richiamato il principio che il carcere non può diventare un luogo opaco. La frase, riportata dal Corriere, ha un senso profondo: tutela del detenuto, tutela dell’operatore corretto e tutela dello Stato si incontrano nello stesso punto, la trasparenza.

L’associazione Antigone, secondo le ricostruzioni de Il Fatto Quotidiano, ha definito la sentenza un passaggio importante per l’affermazione del principio di responsabilità nelle carceri. Anche qui, la prospettiva è chiara: non si tratta di una battaglia ideologica, ma della possibilità concreta di far emergere condotte che altrimenti resterebbero senza nome giuridico.

Sul piano sindacale, l’OSAPP insiste da tempo sull’emergenza strutturale del sistema penitenziario e sulla necessità di risorse e tutele per il personale. In un intervento del 3 aprile 2023 pubblicato su OSAPPOGGI, il segretario generale Leo Beneduci parla di bisogno di cambiamenti efficaci e di restituzione di dignità e speranza a chi lavora nelle carceri. È un registro diverso da quello processuale, ma aiuta a capire lo sfondo in cui maturano le reazioni della categoria.

Cosa succede ora: motivazioni, appello, disciplinare

Il primo passaggio è il deposito delle motivazioni, atteso al 7 maggio 2026 secondo Sky TG24 e Corriere della Sera. Solo allora si capirà, nero su bianco, come il Tribunale ha valutato la prova e perché ha ritenuto sussistente la tortura in sette posizioni.

Dopo, si apre la valutazione sull’appello. È qui che bisogna essere chiari: il secondo grado non è un “replay” identico, ma un controllo critico sulla decisione, con una lettura diversa dei fatti e del diritto. Le difese, stando alle dichiarazioni già raccolte dalla stampa, si preparano a contestare soprattutto la qualificazione giuridica.

In parallelo c’è il binario amministrativo e disciplinare che può coinvolgere l’Amministrazione penitenziaria. È un piano distinto dal penale: non si muove con gli stessi tempi e non ha gli stessi obiettivi. Chi cerca una risposta “immediata” spesso resta deluso, perché il diritto segue passi obbligati.

Guida pratica: come leggere i prossimi passaggi

Motivazioni: la data è più importante del verdetto

Le motivazioni sono l’atto che spiega la sentenza. Senza quel testo, le discussioni restano per forza “a titolo”. Con la motivazione, invece, capisci cosa ha convinto il collegio, quali prove sono state ritenute solide e dove, invece, il quadro è risultato insufficiente.

Appello: quali sono i punti che pesano di solito

Nei processi su presunti abusi in carcere, i punti che spesso diventano decisivi sono due. Il primo è l’attribuzione: chi ha fatto cosa, in che momento. Il secondo è l’inquadramento giuridico: tortura, lesioni, abuso o altro. La difesa può puntare sulla riqualificazione, l’accusa può difendere l’impianto della sentenza.

Risarcimenti: provvisionale oggi, danno definitivo domani

Il provvisionale è un anticipo. Il danno definitivo richiede documentazione, perizie, valutazioni più lunghe. È per questo che una cifra citata oggi non esaurisce il tema, lo apre.

Promemoria utile: quando leggi notizie di cronaca giudiziaria, guarda sempre tre elementi. Il grado di giudizio, la data delle motivazioni, il perimetro esatto delle imputazioni confermate o escluse.

Il commento dell’esperto

Se vuoi portarti a casa un’informazione che va oltre il titolo, ce n’è una che vale più di tutte: nei processi su presunti abusi in carcere la prova non è mai “solo” la testimonianza. La prova diventa solida quando tiene insieme tre cose: tempo, luogo, attribuzione. Quando uno dei tre anelli si indebolisce, cresce lo spazio per il dubbio, crescono i proscioglimenti, cresce la distanza tra ciò che appare credibile e ciò che è provabile.

Questo caso lo mostra bene. Da un lato ci sono ricostruzioni che parlano di condotte violente e degradanti, dall’altro c’è il lavoro del Tribunale che deve decidere posizione per posizione. La Repubblica ha ricordato come in dibattimento l’attribuzione possa diventare il punto che fa crollare un capo, anche quando il racconto generale resta coerente. È un dato tecnico, ma è anche un dato umano: un contesto chiuso rende tutto più difficile, per chi denuncia e per chi deve accertare.

Poi c’è il tema della tracciabilità. Quando la Procura richiama, come riportato da RaiNews, la presenza di aree non coperte da telecamere, non sta facendo una polemica astratta. Sta dicendo che in quei punti la tutela diventa più fragile. Non solo per il detenuto che denuncia, ma anche per l’agente corretto che lavora in un reparto difficile e ha bisogno di protezione dalle accuse generiche.

Il reato di tortura, infine, è una soglia giuridica alta. Per questo motivo le motivazioni contano più del titolo “sette condanne”. Se il Tribunale spiega bene ripetizione, intensità e contesto della sofferenza, la sentenza diventa più robusta. Se quel ragionamento è percepito come debole, l’appello avrà spazio.

Questo è un commento editoriale: è una lettura basata su fonti giornalistiche, dati pubblici e testo delle norme, non su atti processuali non pubblici.

A cura di Junior Cristarella.

Domande frequenti

Cosa significa “sentenza di primo grado”?

Significa che la decisione non è definitiva. Le parti possono impugnare in appello dopo il deposito delle motivazioni. Fino al giudicato, il caso resta aperto sul piano processuale.

Perché in questo caso si parla di tortura?

Perché il Tribunale ha ritenuto che, per sette imputati, ricorrano gli elementi del reato previsto dall’art. 613-bis del codice penale, introdotto nel 2017. La qualificazione giuridica è uno dei nodi che conta di più anche in vista dell’appello.

Qual è il contesto del padiglione C?

Le cronache indicano il padiglione C come area destinata a detenuti per reati sessuali. I fatti contestati, collocati tra 2017 e 2019, si concentrano su quel reparto e sulle modalità di gestione riportate nei racconti e negli atti ricostruiti in aula.

Che differenza c’è tra proscioglimento e condanna?

La condanna presuppone che il Tribunale ritenga provata la responsabilità penale oltre ogni ragionevole dubbio. Il proscioglimento può derivare da assoluzione oppure da prescrizione, a seconda delle singole posizioni.

Cosa vuol dire “risarcimento provvisionale”?

È una somma riconosciuta subito dal giudice alle parti civili a titolo di anticipo, rinviando la quantificazione definitiva del danno a una sede civile o a una fase successiva. Non chiude il tema risarcitorio, lo apre in modo più strutturato.

Quando arrivano le motivazioni e perché sono decisive?

Le cronache indicano il 7 maggio 2026 come data attesa per il deposito delle motivazioni. È il documento che spiega il ragionamento del collegio e permette alle parti di costruire l’eventuale impugnazione.

Ci saranno conseguenze disciplinari per gli agenti?

I procedimenti disciplinari seguono regole diverse da quelle penali e possono avere tempi e valutazioni autonome. In genere, una sentenza di primo grado può incidere, ma ogni caso dipende dagli atti e dalle decisioni dell’Amministrazione.

Timeline della vicenda: apri le fasi in ordine

Tocca una fase per aprire i passaggi chiave. La timeline serve a orientarti tra fatti contestati, processo e prossimi passaggi.

  1. 2017-2019 Il periodo contestato e il padiglione C
    • I fatti indicati nell’impianto accusatorio si collocano tra il 2017 e il 2019.
    • Il reparto coinvolto è il padiglione C del carcere Lorusso e Cutugno.
    • Le cronache descrivono il padiglione C come area destinata a detenuti per reati sessuali.
    • Al centro, presunte condotte violente e umilianti attribuite ad alcuni agenti.

    Perché conta: È la cornice temporale e logistica che regge tutto il processo: anni, reparto, contatti tra personale e detenuti.

  2. 2019 Segnalazioni, ispezioni e avvio dell’inchiesta
    • L’inchiesta nasce dopo segnalazioni e approfondimenti istituzionali.
    • Tra i passaggi citati dalle cronache c’è il ruolo della garante comunale di allora.

    Perché conta: Senza un canale di emersione la prova nei contesti chiusi resta fragile, spesso invisibile.

  3. 2022-2023 Il rinvio a giudizio e l’apertura del dibattimento
    • Nel 2022 l’inchiesta sfocia nel passaggio giudiziario che porta al processo.
    • Nel 2023 iniziano le udienze con testimonianze, ricostruzioni e confronto tra versioni.

    Perché conta: È il tratto in cui il processo diventa lavoro di dettaglio: attribuzione, riconoscimento, riscontri.

  4. Requisitoria La Procura chiede 14 condanne e pene fino a sei anni
    • Secondo le cronache, la Procura ha chiesto 14 condanne.
    • La pena massima sollecitata sarebbe arrivata fino a sei anni.

    Perché conta: Serve per capire lo scarto tra richiesta e decisione: il verdetto riduce il numero delle condanne rispetto alla requisitoria.

  5. 6 febbraio 2026 La sentenza di primo grado: otto condanne e sei proscioglimenti
    • Otto condanne complessive, sette per tortura.
    • Una condanna per rivelazione di atti d’ufficio.
    • Sei proscioglimenti tra assoluzioni e prescrizioni.

    Perché conta: È il punto in cui il Tribunale prende posizione sui fatti e su come inquadrare giuridicamente le condotte.

  6. 7 maggio 2026 Motivazioni attese e possibile fase di appello
    • Le motivazioni sono attese per il 7 maggio 2026 secondo più ricostruzioni giornalistiche.
    • Dopo il deposito, le parti potranno valutare appello e strategie.
    • Resta aperta la partita civile sui risarcimenti definitivi.

    Perché conta: Le motivazioni sono la chiave per capire perché il Tribunale ha riconosciuto la tortura in alcune posizioni e non in altre.

Chiusura

La sentenza di Torino dice una cosa chiara: il carcere non è un altrove dove le regole cambiano. Per sette imputati il Tribunale ha ritenuto provato un salto di soglia fino alla tortura. Per altri, invece, il processo non ha retto fino alla condanna. Da qui in avanti, le motivazioni e l’eventuale appello diranno se il quadro reggerà e con quali argomenti giuridici.

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Registro degli aggiornamenti sostanziali: trasparenza su modifiche, correzioni e integrazioni informative.

  • Domenica 8 febbraio 2026 alle ore 09:34: Inseriti i dettagli su condanne, proscioglimenti, risarcimenti provvisionali e deposito delle motivazioni indicato al 7 maggio 2026.
  • Domenica 8 febbraio 2026 alle ore 10:02: Aggiunta una sezione tecnica sul reato di tortura (art. 613-bis c.p.) e sui punti che, di solito, diventano decisivi in appello nei casi in carcere.
  • Domenica 8 febbraio 2026 alle ore 10:27: Aggiornata la parte sul contesto penitenziario con i dati DAP diffusi a fine gennaio 2026 e integrate le reazioni di Procura, difese, garanti, associazioni.
Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Junior Cristarella segue la cronaca e la giustizia con un metodo basato su fonti ufficiali, lanci di agenzia, documenti normativi, confronto tra più testate.
Pubblicato Domenica 8 febbraio 2026 alle ore 08:41 Aggiornato Domenica 8 febbraio 2026 alle ore 10:27