Cronaca giudiziaria
“Cecchini del weekend” a Sarajevo: interrogato a Milano l’80enne indagato, la difesa ribadisce l’estraneità
Focus sull’inchiesta della Procura di Milano sui presunti “cecchini del weekend” a Sarajevo. Cosa contesta l’accusa sul periodo 1992-1995, cosa è emerso dall’interrogatorio di oggi e quali verifiche restano decisive.
Pubblicato il: Lunedì 9 febbraio 2026 alle ore 16:43. L’articolo riflette le informazioni disponibili alla data di pubblicazione e potrebbe non includere sviluppi successivi, che possono incidere sull’inquadramento dei fatti. Eventuali aggiornamenti saranno riportati nell’Update log. In mancanza di registrazioni nell’Update log, il contenuto deve considerarsi invariato rispetto alla versione pubblicata.
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Questa ricostruzione distingue con chiarezza contestazioni e difese. L’indagato è presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.
Oggi, 9 febbraio 2026, la Procura di Milano ha interrogato per poco più di un’ora l’80enne indagato come uno dei presunti “cecchini del weekend” a Sarajevo. Ha scelto di rispondere e ha negato ogni addebito, fino a negare di essere mai stato nella capitale bosniaca. All’uscita il difensore Giovanni Menegon ha ribadito la totale estraneità e ha annunciato valutazioni per tutelare la reputazione del cliente. Abbiamo messo in fila i punti che contano davvero: l’ipotesi accusatoria, la catena testimoniale e il nodo tecnico dei riscontri.
Mappa rapida: quattro passaggi per capire il caso
| Passaggio | Cosa accade | Il segnale da notare | Conseguenza |
|---|---|---|---|
| Il fascicolo milanese | La Procura di Milano apre nel 2025 un’inchiesta sui presunti “cecchini del weekend” legati all’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995. | L’ipotesi è quella di “sniper tourism”: pagamenti per sparare su civili da postazioni sulle colline. | Il caso diventa cronaca giudiziaria italiana con un contesto di crimini commessi in Bosnia. |
| Il primo indagato | Viene individuato un ex autotrasportatore ottantenne residente in provincia di Pordenone e arriva l’invito a comparire in Procura. | Nel capo provvisorio l’azione è indicata come “in concorso” con altre persone non ancora identificate. | L’interrogatorio serve a fissare una versione difensiva e a guidare le verifiche sui riscontri. |
| L’interrogatorio del 9 febbraio | L’indagato risponde ai pm per poco più di un’ora e nega ogni addebito, fino a negare di essere stato a Sarajevo. | Il difensore ribadisce la totale estraneità e annuncia valutazioni a tutela della reputazione. | La Procura deve trasformare racconti e memorie in prove documentali e testimoniali solide. |
| Cosa succede adesso | Restano centrali la catena delle testimonianze e le verifiche sui viaggi nei Balcani negli anni contestati. | Il fascicolo parla di fucili di precisione e di colpi sparati su civili inermi. | Se i riscontri reggono l’indagine può allargarsi ad altre posizioni già al vaglio. |
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L’indagato sceglie di rispondere e nega l’impianto accusatorio, compresa la presenza a Sarajevo.
Il capo provvisorio parla di omicidio volontario continuato e aggravato, legato a colpi su civili durante il 1992-1995.
Catena testimoniale e riscontri sui viaggi: è qui che l’inchiesta dovrà reggere o cambiare direzione.
Verifiche documentali e nuove audizioni: la Procura ha già più posizioni sotto osservazione oltre al primo indagato.
Milano, 9 febbraio 2026: l’interrogatorio del primo indagato riporta sotto i riflettori italiani le ombre della Sarajevo assediata.
Trasparenza: fonti e metodo
Abbiamo ricostruito il caso incrociando la cronaca dell’interrogatorio e la formulazione dell’accusa provvisoria con quanto pubblicato oggi da ANSA, RaiNews e Sky TG24. Per il contesto internazionale e per l’origine della pista investigativa abbiamo verificato i passaggi anche sui dispacci Reuters e sull’approfondimento del The Guardian.
Metodo: massima prudenza sui dettagli che restano coperti da riservatezza investigativa. In pagina trovi solo elementi verificati e coerenti tra più resoconti affidabili.
Contesto essenziale: perché questa indagine pesa anche in Italia
Il dato più concreto di oggi è l’interrogatorio in Procura. Il dato più difficile è il tempo. Qui si parla di un conflitto finito da decenni e di un’imputazione provvisoria che prova a legare un nome italiano a una delle pagine più dure della Sarajevo assediata.
In un fascicolo di questo tipo la parola “testimonianza” è solo l’inizio. La vera partita è la trasformazione del racconto in riscontro: presenza nei luoghi e nei giorni, coerenza delle versioni, tracce documentali che non si spostano con il clima mediatico. È anche per questo che l’interrogatorio di oggi non chiude nulla, però accende la fase che conta.
In breve
- Interrogatorio a Milano per l’80enne indagato: ha risposto ai pm e ha negato tutto.
- Difesa: totale estraneità e richiesta di verifiche oggettive.
- Ipotesi accusatoria: omicidio volontario continuato e aggravato, in concorso con ignoti, legato a colpi su civili a Sarajevo nel 1992-1995.
- Sniper tourism: la pista descrive pagamenti per sparare da postazioni sulle colline durante l’assedio.
- Snodo tecnico: catena testimoniale e riscontri sui viaggi nei Balcani in quegli anni.
Il caso: “cecchini del weekend” e interrogatorio in Procura a Milano
Mettiamo subito a terra i fatti di oggi, senza teatralità. Un uomo di 80 anni, ex autotrasportatore residente in provincia di Pordenone, entra in Procura a Milano come indagato. Esce dopo poco più di un’ora. Sul punto centrale resta una linea netta: negazione totale.
Nota: siamo nella fase delle indagini preliminari. L’ipotesi accusatoria è provvisoria e può cambiare. La presunzione di innocenza resta piena.
Sommario dei contenuti
- Cosa è successo oggi a Milano
- Cosa contesta l’accusa
- La catena testimoniale e la frase che pesa
- Da dove nasce l’inchiesta e perché riemerge ora
- Cosa cambia dopo l’interrogatorio
- Guida alla lettura: cosa osservare nei prossimi passi
- FAQ
Cosa è successo oggi a Milano
L’indagato è stato interrogato in Procura a Milano davanti ai magistrati titolari del fascicolo, con la presenza degli investigatori del Ros. La scelta difensiva è stata chiara: rispondere. Il contenuto, per come emerge dalla ricostruzione coerente tra più resoconti, è altrettanto netto: “non è vero”.
La frase più significativa è quella che taglia il campo alla radice. L’uomo non si limita a negare l’accusa di aver sparato: nega di essere stato a Sarajevo. All’uscita l’avvocato Giovanni Menegon ha ribadito la totale estraneità e ha parlato di iniziative a tutela della reputazione del cliente.
Cosa contesta l’accusa
Il capo di imputazione provvisorio, così come ricostruibile dalla formulazione riportata nei resoconti affidabili della giornata, ha un perno preciso. L’ipotesi è omicidio volontario continuato, con aggravante dei motivi abietti, commesso in concorso con altre persone non ancora identificate.
La scena contestata è Sarajevo durante gli anni 1992-1995. L’atto parla di civili colpiti da fucili di precisione dalle colline che circondano la città. Le vittime indicate nel perimetro dell’accusa sono civili inermi, con riferimenti espliciti anche a categorie vulnerabili come donne, anziani e bambini.
Il punto che rende questa indagine diversa da una cronaca bellica generica è il concetto di “sniper tourism”. La pista descrive stranieri che avrebbero pagato per poter sparare. È la ragione per cui, a Milano, il fascicolo si muove su una linea doppia: ricostruzione storica e responsabilità individuale.
La catena testimoniale e la frase che pesa
Il cuore tecnico dell’impianto, oggi, è una catena di racconti. Non è un dettaglio: è un indicatore di fragilità e insieme un tracciato investigativo. Una frase attribuita all’indagato, sintetizzata nell’espressione “caccia all’uomo”, arriva agli inquirenti attraverso più passaggi di testimonianza.
In un fascicolo di questo tipo il lavoro vero sta nel risalire al primo anello, verificare la coerenza tra i racconti e cercare riscontri esterni che non dipendano dalla memoria. È anche qui che si inserisce l’elemento già noto: tra i testimoni già ascoltati dagli inquirenti figura anche Adriano Sofri, che seguì Sarajevo da inviato negli anni del conflitto.
Da dove nasce l’inchiesta e perché riemerge ora
La cronologia recente è più semplice del mito che circola intorno al caso. La scintilla è un esposto depositato nel 2025 da Ezio Gavazzeni dopo la riemersione del tema nel documentario “Sarajevo Safari”. Da lì il fascicolo prende forma a Milano e passa al lavoro operativo del Ros.
Il dettaglio che torna in modo ricorrente nelle ricostruzioni è logistico e parla italiano. Le ipotesi investigative descrivono ritrovi nel Nordest e spostamenti verso i Balcani con tappe che passano anche da Trieste e Belgrado. È il tipo di dettaglio che, se esiste, lascia tracce e proprio per questo diventa verificabile.
Cosa cambia dopo l’interrogatorio
Dopo l’interrogatorio la Procura ha una versione difensiva fissata e una negazione che punta sul punto più concreto: la presenza. È una mossa lineare. Se la difesa nega anche l’essere stati a Sarajevo, il fascicolo deve rispondere con riscontri che dicano il contrario.
Qui sta la parte che interessa davvero chi legge la cronaca giudiziaria con attenzione. L’indagine si gioca su due piani: ricostruire una trama che parla di crimini contro civili e agganciare quella trama a un singolo individuo con elementi non contestabili. Abbiamo verificato che gli inquirenti hanno già più nominativi sotto osservazione, quindi l’interrogatorio di oggi va letto anche come un test di tenuta dell’impianto prima di eventuali ulteriori mosse.
Guida alla lettura: cosa osservare nei prossimi passi
Il punto 1: riscontri sulla presenza
La negazione dell’indagato si concentra sulla presenza a Sarajevo. È un punto che, in un’inchiesta internazionale, tende a essere verificabile attraverso documenti di viaggio, registri e tracce amministrative dell’epoca. Se questa verifica regge, cambia tutto.
Il punto 2: qualità della testimonianza
Una catena testimoniale lunga impone cautela. La Procura dovrà risalire al primo narratore, capire il contesto della frase attribuita e valutare eventuali contraddizioni. Qui la differenza la fa la precisione: date, luoghi, dettagli non generici.
Il punto 3: perimetro di concorso
Nel capo provvisorio compare l’idea del concorso con altri soggetti non identificati. È un segnale importante perché indica un’ipotesi di gruppo e apre la porta a nuovi accertamenti su altri nomi già al vaglio.
Indicazione pratica per chi segue l’evoluzione: valuta sempre se i nuovi dettagli sono riscontri o narrazioni. I primi spostano il fascicolo, le seconde lo tengono in sospeso.
Il commento dell’esperto
C’è un riflesso che in questi casi torna sempre: cercare subito “la prova definitiva”. In realtà, nei fascicoli che arrivano da lontano nel tempo, la prova è spesso un mosaico. Un documento di viaggio, una coerenza temporale, una testimonianza che regge a controdomande, un riscontro indipendente. Nessun pezzo basta da solo.
L’interrogatorio di oggi ci dice soprattutto una cosa: la difesa ha scelto una linea di chiusura completa. Questo sposta la Procura sul terreno più duro ma anche più pulito, quello del dato verificabile. Presenza nei luoghi, collegamenti, ricostruzione logistica.
Il punto che non va sottovalutato è l’uso del concetto di “concorso con ignoti”. È una formula tecnica, però racconta una direzione investigativa. Se la Procura ritiene che non sia un episodio isolato, l’inchiesta può allargarsi e lo farà solo se i primi riscontri reggono.
Questo è un commento editoriale: è una lettura basata sui passaggi verificati del procedimento e sulla logica investigativa tipica di casi internazionali, senza accesso a materiale coperto da segreto.
A cura di Junior Cristarella.
Domande frequenti
Chi è l’80enne interrogato a Milano?
È un ex autotrasportatore residente in provincia di Pordenone, indagato dalla Procura di Milano nell’inchiesta sui presunti “cecchini del weekend” a Sarajevo.
Qual è l’ipotesi di reato contestata?
L’ipotesi è omicidio volontario continuato con aggravante dei motivi abietti, in concorso con altre persone non identificate, per la morte di civili colpiti da fucili di precisione dalle colline intorno a Sarajevo nel periodo 1992-1995.
Perché si parla di “cecchini del weekend”?
L’etichetta descrive l’ipotesi di viaggi brevi e organizzati di stranieri che avrebbero pagato per poter sparare su civili durante l’assedio.
Cosa è emerso dall’interrogatorio del 9 febbraio 2026?
L’indagato ha scelto di rispondere, ha negato ogni addebito e ha negato anche di essere stato a Sarajevo. La difesa ha ribadito la totale estraneità.
Su quali elementi si regge oggi l’accusa?
Il fascicolo parte da testimonianze e da una catena di racconti che gli inquirenti stanno ricostruendo, insieme a verifiche su spostamenti e presenze nei Balcani negli anni contestati.
Quali sono i prossimi passaggi dell’inchiesta?
Audizioni di ulteriori testimoni, verifica di registri e documentazione di viaggio e approfondimento di altri nominativi già al vaglio.
L’indagato è colpevole?
No. È una persona sottoposta a indagine e vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Timeline del caso: dal 1992-1995 all’interrogatorio di oggi
Apri le fasi in ordine per orientarti tra contesto storico, riemersione della pista e sviluppo giudiziario in Italia.
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Fase 1 1992-1995: Sarajevo sotto assedio e la pista dei “safari”
- Durante l’assedio la città è colpita da fuoco di cecchini e artiglieria dalle alture.
- Nell’immaginario collettivo resta la “Sniper Alley” e la paura di attraversare le strade esposte.
- L’ipotesi investigativa parla di stranieri che pagavano per sparare su civili.
- Il perimetro temporale indicato dagli atti per questa indagine è 1992-1995.
Perché conta: È qui che l’inchiesta colloca i fatti contestati e da qui dipende la ricerca dei riscontri.
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Fase 2 2022: il documentario che riaccende la pista
- Esce “Sarajevo Safari” e mette in circolo testimonianze su presunti tiratori stranieri.
- Il titolo diventa una scorciatoia per descrivere l’ipotesi dei viaggi a pagamento verso le postazioni serbo-bosniache.
Perché conta: La narrazione mediatica si trasforma in un tema investigabile quando qualcuno chiede verifiche formali.
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Fase 3 2025: l’esposto e l’avvio dell’inchiesta a Milano
- Lo scrittore e giornalista Ezio Gavazzeni deposita un esposto che chiede verifiche sui presunti “cecchini del weekend”.
- Il Ros dei carabinieri avvia gli accertamenti su nominativi e possibili spostamenti.
- Il fascicolo prende una direzione italiana pur riguardando fatti commessi in Bosnia.
Perché conta: È il passaggio che trasforma un racconto di guerra in un procedimento giudiziario italiano.
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Fase 4 4 febbraio 2026: il primo nome e l’invito a comparire
- Emergono le generalità del primo indagato e viene fissato l’interrogatorio in Procura.
- L’accusa provvisoria è omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti in concorso con ignoti.
Perché conta: L’indagine entra nella fase in cui ogni dichiarazione va misurata contro documenti e riscontri.
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Fase 5 9 febbraio 2026: l’interrogatorio e le mosse attese
- L’indagato si presenta a Milano e decide di rispondere.
- Nega tutto e nega anche di essere stato a Sarajevo.
- La difesa parla di estraneità e di verifica oggettiva dei fatti.
- La Procura prepara riscontri su testimonianze e documenti di viaggio.
Perché conta: Dopo l’interrogatorio il fascicolo vive di verifiche: senza riscontri l’impianto resta fragile.
Chiusura
Il fatto di oggi è chiaro: un interrogatorio, una negazione totale, una difesa che parla di estraneità. Il resto è lavoro di prova e quel lavoro non si misura a colpi di titoli, si misura nei riscontri. Se l’indagine troverà tracce solide, il caso potrà allargarsi. Se quelle tracce non ci saranno, la narrazione resterà tale e il fascicolo dovrà prendere un’altra direzione.
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Registro degli aggiornamenti sostanziali: trasparenza su modifiche, correzioni e integrazioni informative.
- Lunedì 9 febbraio 2026 alle ore 17:36: Aggiornata la ricostruzione dell’interrogatorio in Procura a Milano: posizione dell’indagato e dichiarazioni del difensore.
- Lunedì 9 febbraio 2026 alle ore 18:07: Integrato il quadro dell’ipotesi accusatoria: formulazione del capo provvisorio e perimetro temporale 1992-1995.
- Lunedì 9 febbraio 2026 alle ore 18:34: Aggiunto focus tecnico sulla catena testimoniale e sulle verifiche decisive attese dopo l’interrogatorio.