Economia e Imprese

CBAM 2026 in Italia: cosa cambia per importazioni filiere e PMI

Dal 1 gennaio 2026 il CBAM entra nella fase definitiva con conseguenze operative immediate in dogana. Qui trovi soglia 50 tonnellate, chi deve essere dichiarante, quali dati servono in filiera e il calendario delle prime scadenze che portano al primo saldo economico nel 2027.

Fase definitiva dal 1 gennaio 2026 Soglia de minimis 50 tonnellate Dogana: codici in dichiarazione Prima dichiarazione: 30 settembre 2027 Focus PMI e filiere Esempi pratici e casi d’uso

Pubblicato il: Giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 11:10.

Ultimo aggiornamento: Giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 11:58.

Contenuto verificato Verificato secondo i nostri standard di fact-checking e con una lettura basata su atti normativi e documenti ufficiali. Policy correzioni

Per questo articolo abbiamo lavorato su atti normativi e documentazione operativa. La base è la normativa CBAM e le sue modifiche più recenti insieme alle guide operative della Commissione europea e alle istruzioni doganali italiane. Quando citiamo scadenze e requisiti, lo facciamo con l’obiettivo di rendere le regole applicabili in azienda.

Nota pratica: questo contenuto è informativo e non sostituisce un parere legale o doganale sul tuo caso specifico, soprattutto se usi regimi speciali o importi merci con classificazioni complesse.

Dal 1 gennaio 2026 il CBAM entra nella fase definitiva e per molte aziende italiane la differenza si sente subito in un posto preciso: in dogana. La novità più concreta è la soglia de minimis da 50 tonnellate annue di massa netta per importatore, con un dettaglio che vale oro: se la superi anche a fine anno, l’obbligo si estende a tutte le importazioni di quell’anno civile. Sopra soglia, l’importazione è consentita solo a chi ha la qualifica giusta e dal 2026 entrano codici documento che non puoi ignorare. Il primo saldo economico arriva nel 2027 ma il numero che pagherai si costruisce adesso, tra dati di filiera e scelte di approvvigionamento.

Mappa rapida: CBAM 2026 in quattro passaggi

Passaggio Cosa fare Il segnale da notare Effetto sul business
Capire se sei dentro Verifica prodotti e codici doganali in ambito CBAM e controlla la soglia de minimis da 50 tonnellate annue (escluse elettricità e idrogeno). Se la massa netta cumulata si avvicina alla soglia, non aspettare l’ultimo trimestre: superarla rende retroattivi gli obblighi su tutto l’anno. Decidi con anticipo se restare sotto soglia con pianificazione oppure attivare l’autorizzazione.
Mettere in ordine la dogana Dal 2026, sopra soglia, puoi importare solo come dichiarante autorizzato CBAM o tramite rappresentante doganale indiretto abilitato. In dichiarazione diventano centrali i codici documento e il numero di conto CBAM: se manca la dogana può fermare lo sdoganamento. Riduci il rischio di blocchi e di costi extra da giacenza, ritiro o ripianificazioni urgenti.
Costruire i dati di filiera Raccogli dati sulle emissioni incorporate dai produttori extra UE e organizza un flusso stabile con fornitori e spedizioniere. Se il fornitore non risponde o manda dati incompleti, potresti finire su valori di default e pagare più del necessario. La qualità del dato diventa leva: incide su costo, negoziazione e scelta dei fornitori.
Preparare costi e calendario Il 2026 è l’anno che genera il primo saldo economico: certificati acquistabili dal 1 febbraio 2027 e dichiarazione con consegna certificati entro il 30 settembre 2027 per le importazioni 2026. Dal 2027 c’è anche un tema di cassa trimestrale: serve tenere un livello minimo di certificati in conto. Trasformi il CBAM da sorpresa a budget e lo gestisci come un costo industriale, non come una sanzione in arrivo.

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Soglia 50 tonnellate
È utile ma va monitorata: se la superi, gli obblighi diventano retroattivi su tutto l’anno civile.
Dogana dal 2026
Codici documento e numero di conto CBAM entrano in dichiarazione: sopra soglia la qualifica diventa requisito operativo.
Prima scadenza chiave
Importazioni 2026: dichiarazione e consegna certificati entro il 30 settembre 2027. Il costo nasce dai dati che raccogli nel 2026.
PMI e filiere
Il CBAM è anche contratti e procurement: chi compra deve pretendere dati, chi vende deve saperli dare.
CBAM 2026 in Italia: cosa cambia per importazioni filiere e PMI
Economia

Dal 2026 il CBAM smette di essere solo rendicontazione e diventa un tema di dogana, dati e strategia di filiera: chi importa deve organizzarsi prima che i numeri diventino costi.

Update log

Registro degli aggiornamenti sostanziali: trasparenza su modifiche, correzioni e integrazioni informative.

  • Giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 11:12: Pubblicazione: guida operativa CBAM 2026 con focus su soglia 50 tonnellate, requisiti in dogana e calendario delle prime scadenze.
  • Giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 11:36: Integrata la sezione “Dogana dal 2026” con i codici documento richiesti in dichiarazione (Y128, Y137) e la clausola di salvaguardia (Y238).
  • Giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 11:58: Aggiunto un caso studio realistico sulla soglia de minimis che scatta a fine anno e un approfondimento su perfezionamento attivo e lavorazioni: quando il CBAM segue il materiale anche se cambia codice.

Trasparenza: fonti e metodo

Questo approfondimento è stato costruito partendo da documenti ufficiali e istruzioni operative, con un’attenzione pratica: cosa deve fare un’azienda italiana che importa, chi deve parlare con chi in filiera e dove si incastra la dogana. Dove serve, trasformiamo articoli e requisiti in passaggi operativi e in esempi leggibili.

Fonti principali consultate: Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (Regolamento CBAM e successive modifiche), Commissione europea (CBAM e guide operative per importatori), Consiglio Nazionale Spedizionieri Doganali e istruzioni su circolari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, riferimenti al sistema EU ETS per la parte sanzionatoria richiamata dal CBAM.

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Contesto essenziale: perché il CBAM nel 2026 pesa più di quanto sembri

Il CBAM nasce per un obiettivo preciso: ridurre il rischio che le emissioni “si spostino” fuori dall’Unione e che le imprese europee paghino un prezzo del carbonio che altrove non esiste. È un meccanismo che si incastra con l’EU ETS e che punta a rendere comparabili i costi climatici tra produzione interna e importazioni.

Nel 2026 il cambio di passo è operativo: non è più una questione che riguarda solo chi compila report, riguarda chi sdogana. E quando una norma entra in dogana, entra nei tempi reali dell’azienda: consegne, pianificazione, contratti, budget. Per questo, per le PMI, la domanda giusta non è “quanto mi costa” ma “dove rischio di bloccarmi” e “chi mi deve dare il dato che sto per pagare”.

In breve

  • Dal 1 gennaio 2026 il CBAM entra nella fase definitiva e tocca subito la dogana.
  • Soglia de minimis 50 tonnellate di massa netta annua per importatore (esclusi elettricità e idrogeno): se la superi, gli obblighi diventano retroattivi su tutto l’anno.
  • Sopra soglia puoi importare solo come dichiarante autorizzato CBAM o tramite rappresentante doganale indiretto abilitato.
  • In dichiarazione doganale entrano codici documento dedicati (tra cui Y128 per il numero di conto CBAM e Y137 per l’esenzione de minimis quando applicabile).
  • Prima dichiarazione e consegna certificati entro il 30 settembre 2027 per le importazioni 2026, con vendita certificati prevista dal 1 febbraio 2027.

CBAM 2026: cosa cambia davvero

Parto da un dubbio che sento spesso in azienda: “Abbiamo fatto i report nel periodo transitorio, quindi siamo a posto”. Il 2026 sposta il baricentro: si passa da un tema di rendicontazione a un tema di accesso alla dogana e di organizzazione del dato. È qui che molte PMI rischiano l’errore più costoso, quello che non sembra un errore finché non arriva un fermo o una richiesta documentale che ti trova impreparato.

Nota: le indicazioni che seguono sono pensate per essere operative. Se importi con regimi speciali o con filiere articolate, valuta una verifica con professionisti doganali e compliance ambientale per evitare interpretazioni sbagliate sul tuo caso.

Sommario dei contenuti

Che cosa cambia dal 2026, in modo concreto

Dal 1 gennaio 2026 il CBAM entra nella fase definitiva. La parola “definitiva” può suonare astratta ma la traduzione pratica è questa: per alcune merci non basta più poterle importare dal punto di vista doganale. Serve che chi le importa abbia anche un inquadramento CBAM corretto e che la dichiarazione doganale contenga i riferimenti necessari per l’interoperabilità dei sistemi.

In Italia la competenza CBAM è del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e i controlli operativi passano dalla rete territoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Questa divisione è importante perché la gestione non è tutta “ambientale” e non è tutta “doganale”. È un ponte tra due mondi e quando un ponte esiste, l’azienda deve costruire un modo per far circolare informazioni tra uffici che di solito non si parlano spesso.

Il perimetro riguarda merci CBAM come cemento, fertilizzanti, energia elettrica, ferro e acciaio, alluminio e idrogeno. Se nella tua azienda queste parole si traducono in coil, barre, lamiere, profili, semilavorati o in input industriali, il CBAM non è lontano.

Soglia 50 tonnellate: esenzione utile e rischio retroattivo

La soglia de minimis è la prima cosa che devi mettere a fuoco perché cambia la platea reale. Se in un anno civile la massa netta delle merci CBAM importate da un importatore resta sotto le 50 tonnellate, l’importatore è esente dagli obblighi CBAM per quelle merci. È una semplificazione vera, pensata per ridurre l’impatto su chi importa quantità limitate.

Il dettaglio che spesso viene sottovalutato è la retroattività. Se la soglia viene superata, l’obbligo si estende a tutte le importazioni dell’anno civile, non solo a quelle dopo il superamento. Questo cambia il modo in cui devi monitorare: non basta guardare la fine anno, serve un contatore aggiornato e una decisione presa per tempo.

Occhio anche a due aspetti molto concreti. Primo: la soglia parla di massa netta, quindi la misura corretta non è il peso con imballi. Secondo: la soglia non si applica a elettricità e idrogeno, che restano soggetti agli obblighi indipendentemente dalla massa netta.

Dogana e autorizzazione: requisiti e codici in dichiarazione

Dal 2026 sopra soglia l’importazione è consentita solo a chi è in regola come dichiarante autorizzato CBAM o a chi importa tramite un rappresentante doganale indiretto abilitato. Questa frase sembra burocratica ma è una protezione della filiera: se non puoi “dimostrare” chi sei nel CBAM registry, il sistema tende a fermarti prima di farti entrare la merce.

Un punto pratico che fa la differenza è la clausola di salvaguardia: se l’istanza di autorizzazione è stata presentata al registro CBAM entro il 31 marzo 2026, è prevista una possibilità di importare fino al 27 settembre 2026 segnalando correttamente la situazione in dichiarazione con un codice documento dedicato. Per molte PMI questa finestra serve a non bloccare contratti già in corso mentre l’autorizzazione si completa.

Poi ci sono i codici documento. In dichiarazione doganale, per l’interoperabilità con CERTEX, è richiesto l’inserimento del codice documento Y128 legato al numero di conto CBAM con un formalismo specifico. Quando invece si applica l’esenzione de minimis, si utilizza un codice documento dedicato. Queste cose non sono dettagli da “vediamo dopo”: sono i campi che fanno passare o fermare il flusso.

Nota operativa: la prassi doganale richiede coerenza tra ciò che dichiari in dogana e ciò che poi, a regime, confluirà nella logica CBAM. Se importi con spedizioniere, chiedi esplicitamente una simulazione del tracciato con i codici CBAM prima della prima importazione 2026: ti evita sorprese al primo sdoganamento.

Filiere e dati: come si costruiscono le emissioni incorporate

Qui arriviamo al punto che separa chi gestisce il CBAM con serenità da chi lo vive come emergenza: il dato. Il CBAM non è solo un numero finale, è una catena di informazioni che parte dal produttore extra UE e arriva al tuo ufficio. In mezzo ci sono spedizioni, lotti, stabilimenti, processi e a volte anche lavorazioni doganali.

Le emissioni incorporate non sono tutte uguali per ogni settore. Senza entrare in tecnicismi inutili, il dato da portare in dichiarazione include componenti dirette e, per alcune categorie come cemento e fertilizzanti, anche componenti indirette. Per alluminio e ferro-acciaio, la base resta sulle emissioni dirette secondo le indicazioni normative. Questa differenza è importante perché cambia ciò che devi chiedere al fornitore e come interpreti un foglio dati che ti arriva da fuori UE.

Il modo più efficace per una PMI è pensare al CBAM come a una scheda prodotto, simile a quella che già gestisci per qualità e conformità. Ti serve un “dossier CBAM” per ogni categoria importata con una serie di campi minimi, ripetibili.

Che cosa chiedere al fornitore extra UE, senza perdersi

Dato Perché serve Come renderlo realistico
Identificazione impianto e Paese di origine Serve per collegare emissioni e produzione a un contesto verificabile. Chiedi che il dato sia stabile per lotto o per semestre e non “a voce”.
Fattore di emissione per tonnellata È il moltiplicatore che trasforma quantità importata in CO2e. Concorda un formato standard e un referente tecnico del fornitore che risponde.
Metodologia usata Ti serve per capire se il dato è coerente con CBAM e se regge controlli. Fai inserire la metodologia nel contratto di fornitura o nelle specifiche d’acquisto.
Carbon price pagato nel Paese di origine Può ridurre la quantità di certificati da consegnare se documentato correttamente. Chiedi evidenze e non solo dichiarazioni generiche, soprattutto se esistono meccanismi di rimborso.
Tracciabilità lotti Serve per collegare dati e spedizioni, evitando salti logici tra documenti. Allinea numeri di lotto tra fattura, packing list e scheda emissioni.

Certificati: quando si pagano e come stimare i costi

La domanda inevitabile è “quanto mi costa”. Il CBAM lega il prezzo dei certificati al prezzo delle quote EU ETS. In pratica il costo unitario segue il prezzo della CO2 nel sistema europeo e viene calcolato con un criterio pubblicato a livello UE. Per il 2026 è previsto un calcolo su media trimestrale e dal 2027 su media settimanale.

La timeline, per non sbagliare, è questa. Le importazioni 2026 confluiscono nella prima dichiarazione annuale con scadenza 30 settembre 2027 insieme alla consegna dei certificati. La vendita dei certificati è prevista dal 1 febbraio 2027. Traduzione: il 2026 è l’anno in cui devi produrre dati robusti e nel 2027 trasformi quei dati in certificati.

C’è anche un tema di liquidità. Dal 2027 si entra in un regime in cui è richiesto mantenere un livello minimo di certificati in conto a fine trimestre. Per una PMI significa una cosa semplice: non è una spesa solo “a saldo” a settembre, è una pianificazione che va vista insieme a acquisti e pagamenti fornitori.

Esempio rapido, solo per capire la logica: se importi 100 tonnellate di un bene con 2 tCO2e per tonnellata, stai parlando di 200 tCO2e. Moltiplichi per il prezzo di riferimento e ottieni una stima di ordine di grandezza. La cifra reale dipende da dato emissioni, regole settoriali e eventuale carbon price già pagato in origine.

PMI: contratti, responsabilità e passaggio costi lungo la filiera

Il CBAM non colpisce solo chi importa. Anche una PMI che non sdogana direttamente può sentirlo perché il costo si sposta lungo la filiera, proprio come succede con dazi, trasporti e oscillazioni energia. La differenza è che qui il costo nasce da un dato tecnico e quel dato deve essere tracciabile.

Per chi importa direttamente, il nodo più delicato è contrattuale. Chi è “importer of record” in dogana conta più di quanto sembri. In alcuni casi il fornitore vende in condizioni che includono lo sdoganamento e l’azienda italiana si illude di non essere coinvolta. In realtà il costo CBAM, se non lo paghi con certificati, lo paghi nel prezzo e spesso senza possibilità di discuterlo perché arriva già incorporato.

Un consiglio pratico che vale quasi sempre: inserisci una clausola dati CBAM negli ordini. Non serve un documento di dieci pagine, serve una riga chiara su chi fornisce dati, in che formato e con che tempi. È uno di quei dettagli che ti salva quando devi ricostruire numeri un anno dopo.

Caso studio realistico: superare la soglia a fine anno

Immagina una PMI manifatturiera che importa acciaio e alluminio in lotti piccoli. A ottobre è a 46 tonnellate di massa netta. Il procurement firma un ordine urgente e a novembre arrivano altre 9 tonnellate. Si supera la soglia.

La reazione istintiva è: “Pazienza, da novembre in poi faremo CBAM”. Il punto è che la regola non funziona così. Superata la soglia, gli obblighi si estendono a tutte le importazioni dell’anno civile. Quindi anche i lotti di febbraio e giugno diventano “CBAM”.

In questo scenario ci sono tre problemi pratici. Il primo è organizzativo: i dati sulle emissioni dei lotti precedenti magari non sono stati richiesti perché l’azienda si sentiva sotto soglia. Il secondo è doganale: sopra soglia serve la qualifica e la corretta dichiarazione. Il terzo è finanziario: il costo si stima e si pianifica nel 2027 ma nasce su tutto l’anno 2026.

La soluzione non è una magia, è disciplina operativa. Un contatore mensile della massa netta importata, un alert quando si supera una soglia interna più prudente e una decisione anticipata: o resti sotto soglia con pianificazione o entri nel CBAM con autorizzazione e flusso dati già impostato.

Perfezionamento attivo e lavorazioni: il punto spesso ignorato

Qui c’è una cosa che merita attenzione perché molti articoli la sfiorano appena e invece, per l’industria italiana, è un tema vero. Il CBAM non guarda solo il bene “finito” con un certo codice. Si applica anche quando entrano in gioco lavorazioni doganali e trasformazioni.

Se importi merci CBAM e le metti in un regime di perfezionamento attivo, la norma richiede attenzione su come quelle merci si riflettono nei prodotti lavorati. Quando i prodotti risultanti vengono importati o immessi in libera pratica, la logica CBAM può chiedere di riportare le emissioni incorporate delle merci che erano state poste sotto perfezionamento attivo, anche se il prodotto lavorato non è in elenco CBAM. Questo è un punto che sposta il baricentro: non basta guardare l’ultimo codice.

Non è solo teoria. Nelle istruzioni operative italiane viene chiesto agli operatori che gestiscono perfezionamento attivo di prestare massima cura nei conti di appuramento per garantire coerenza con le dichiarazioni CBAM. Significa una cosa semplice: dogana e CBAM devono raccontare la stessa storia dei flussi di materiale, altrimenti è facile creare disallineamenti che diventano contestazioni.

Se in azienda hai già qualcuno che segue CDU, conti di appuramento e regimi speciali, coinvolgilo subito. È uno di quei casi in cui il CBAM entra in un linguaggio che la sostenibilità da sola non copre, e che la dogana da sola non basta più a gestire.

Guida operativa: cosa fare adesso

Se sei arrivato fin qui, probabilmente hai già capito qual è il punto: il CBAM si gestisce meglio quando diventa un processo semplice e ripetibile. Non serve una rivoluzione, serve un ordine.

Ecco una scaletta concreta che funziona per molte PMI italiane. Parti dai codici doganali e costruisci l’elenco merci CBAM, poi metti un contatore della massa netta. Se sei vicino alla soglia o la superi, attiva l’autorizzazione e chiarisci la forma di rappresentanza doganale. In parallelo, inserisci una clausola dati CBAM nei contratti e chiedi un formato standard ai fornitori. Infine, fai una stima di costo in scenari, anche con una forchetta, per abituare budget e pricing a questa variabile.

Suggerimento pratico: crea una cartella unica “CBAM 2026” con tre sottosezioni. Una per dogana e codici dichiarativi, una per dati fornitori e una per stime economiche. Quando a settembre 2027 dovrai chiudere la prima dichiarazione, ringrazierai il tuo io del 2026.

Guida operativa: importazioni filiere e PMI

Se importi direttamente

Il primo passo è capire se sei sotto soglia e se ci resterai davvero. Se sei sopra soglia, tratta l’autorizzazione come un prerequisito logistico. Poi costruisci il flusso dati con i fornitori perché è l’unico modo per non finire su stime sfavorevoli.

Se non importi ma compri da chi importa

Il CBAM può arrivarti nel prezzo, nelle condizioni di fornitura o sotto forma di richiesta dati. Se sei in una filiera metalmeccanica o edilizia, preparati a vedere sempre più spesso richieste di tracciabilità delle emissioni incorporate. Chi risponde bene diventa un fornitore più facile da scegliere, anche a parità di costo.

Se sei una PMI che lavora in regimi speciali o con lavorazioni

Qui serve un dialogo vero tra dogana e sostenibilità. Il CBAM segue i flussi e in alcuni casi ti chiede di rendicontare l’input anche se l’output cambia codice. Prima di considerarlo un dettaglio, verifica con chi segue i conti di appuramento come collegare i due mondi.

Il commento dell’esperto

Il CBAM viene spesso raccontato come una tassa. In pratica, per le imprese, è un progetto di data governance applicato al commercio internazionale. Se lo tratti come un adempimento, tenderai a gestirlo a fine anno con documenti incompleti. Se lo tratti come un flusso industriale, diventa una variabile in più, gestibile.

La vera novità che vedo nel 2026 è il corto circuito positivo tra procurement e sostenibilità. Per anni la CO2 è stata un tema “di report”. Qui diventa una proprietà della merce come l’origine, la qualità o la conformità. Quando succede, cambiano anche i fornitori che riesci a gestire bene e quelli che ti creano costi nascosti.

Il dettaglio che mi convince che il CBAM non è un capitolo marginale è la soglia 50 tonnellate con effetto retroattivo. È una regola che costringe le aziende a cambiare postura. Non puoi più dire “ci pensiamo quando ci arriviamo”, perché arrivarci a novembre significa riscrivere gennaio.

Questo è un commento editoriale: un’interpretazione operativa basata su atti e istruzioni consultate, pensata per aiutare le aziende a trasformare regole in decisioni.

A cura di Junior Cristarella.

Domande frequenti

CBAM 2026: qual è il cambiamento che devo sapere subito?

Dal 1 gennaio 2026 il CBAM entra nella fase definitiva. La novità più concreta per molte aziende è la soglia de minimis da 50 tonnellate annue di massa netta per importatore (esclusi elettricità e idrogeno) e il fatto che sopra soglia servono requisiti in dogana, non solo rendicontazione.

La soglia 50 tonnellate vale per singolo prodotto o per tutto insieme?

È cumulativa sull’anno civile per importatore e si calcola sulla massa netta delle merci CBAM importate. Se superi la soglia, scattano gli obblighi per tutte le importazioni di quell’anno.

Se supero la soglia a novembre, gli obblighi partono da novembre?

No. Il superamento della soglia fa retroagire l’obbligo a tutte le importazioni dell’anno civile. È uno dei punti più delicati da gestire con un contatore interno aggiornato.

Cosa cambia in dogana dal 2026?

Sopra soglia, l’importazione è consentita solo a un dichiarante autorizzato CBAM o tramite rappresentante doganale indiretto abilitato. In dichiarazione doganale entrano codici documento specifici e, in particolare, il numero di conto CBAM (codice documento Y128) e il codice per dichiarare l’esenzione de minimis (Y137) quando applicabile.

Posso delegare tutto al mio spedizioniere?

Puoi appoggiarti a un rappresentante doganale ma la forma di rappresentanza conta. Nel CBAM la gestione tramite rappresentante doganale indiretto è un tema centrale perché tocca responsabilità, garanzie e flussi di dati.

Quali emissioni entrano nel conteggio?

Dipende dal settore. In modo semplificato, per alcune categorie come cemento e fertilizzanti si considerano anche componenti indirette mentre per alluminio e ferro-acciaio la base è sulle emissioni dirette secondo le indicazioni normative. Il punto pratico è chiedere ai fornitori dati coerenti con la metodologia CBAM.

Quando si pagano i certificati e quando arriva la prima dichiarazione?

Le importazioni 2026 confluiscono nella prima dichiarazione annuale con scadenza 30 settembre 2027 insieme alla consegna dei certificati. La vendita dei certificati è prevista dal 1 febbraio 2027, quindi il 2026 è l’anno in cui si costruisce il dato che porterà al costo.

Se il fornitore extra UE non mi dà i dati sulle emissioni cosa succede?

Rischi di dover utilizzare valori di default o stime che possono risultare meno favorevoli. Dal punto di vista industriale è un incentivo a inserire nei contratti una clausola dati CBAM e a scegliere fornitori che reggono la richiesta.

Se nel Paese di origine è già stato pagato un prezzo del carbonio posso ridurre il CBAM?

Il meccanismo consente una riduzione in funzione del carbon price effettivamente pagato nel Paese di origine, con evidenze adeguate. La gestione documentale è parte del lavoro: non è un automatismo e va impostata con attenzione.

Chi controlla in Italia e cosa rischio se sbaglio?

In Italia la competenza CBAM è del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica mentre in dogana i controlli operativi ricadono sulle articolazioni territoriali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Le sanzioni e i blocchi in dogana sono rischi concreti se mancano requisiti e codici in dichiarazione.

Timeline operativa: apri le fasi in ordine

Tocca una fase per aprire i passaggi chiave. La timeline serve a orientarti tra dogana, dati e prime scadenze economiche.

  1. Fase 1 Gennaio - marzo 2026: mappa prodotti, soglia e richiesta autorizzazione se serve
    • Individua le voci CBAM partendo dai codici doganali e non dai nomi commerciali.
    • Imposta un contatore interno della massa netta importata per anno civile: la soglia è cumulativa.
    • Se sei sopra soglia o ci arrivi con facilità, prepara l’istanza: per evitare frizioni operative conviene farlo presto.
    • Se lavori con spedizioniere, chiarisci in che forma ti rappresenta in dogana: è un dettaglio che cambia le responsabilità.

    Perché conta: Il 2026 parte subito con la dogana: l’organizzazione si vede prima ancora delle scadenze economiche.

  2. Fase 2 Aprile - settembre 2026: dogana fluida e dati che reggono un audit
    • Allinea dichiarazioni doganali e tracciati richiesti: numero di conto CBAM e codici documento dove applicabili.
    • Metti a regime il flusso dati con i fornitori extra UE, definendo cosa consegnano e quando.
    • Se usi la clausola di salvaguardia, segnala correttamente l’istanza in dichiarazione entro i termini previsti.

    Perché conta: Qui si decide se il CBAM resta un processo controllabile o diventa una corsa a documenti a fine anno.

  3. Fase 3 Ottobre - dicembre 2026: chiusura anno e stima del primo impatto economico
    • Chiudi i conti sulle quantità importate e sulle emissioni incorporate per tipologia di merce.
    • Verifica se hai superato la soglia solo nel finale: in quel caso gli obblighi si estendono alle importazioni dell’intero anno.

    Perché conta: L’effetto retroattivo della soglia è il punto che sorprende più spesso chi gestisce importazioni in modo “a consuntivo”.

  4. Fase 4 Febbraio - settembre 2027: certificati e prima dichiarazione per le importazioni 2026
    • Dal 1 febbraio 2027 è prevista la vendita dei certificati CBAM: pianifica l’acquisto e non concentrarlo all’ultimo mese.
    • Prepara la dichiarazione annuale e la consegna dei certificati entro il 30 settembre 2027.
    • Gestisci l’eventuale riduzione per carbon price pagato nel Paese di origine, tenendo evidenze coerenti.
    • Se importi con regimi speciali o lavorazioni, controlla come si riflettono in CBAM i flussi di materiali e le trasformazioni.
    • Da qui in poi il CBAM entra stabilmente nel ciclo amministrazione-acquisti-logistica.

    Perché conta: È il momento in cui il lavoro fatto nel 2026 diventa euro: se il dato è buono, il costo è difendibile.

  5. Fase 5 Ottobre - novembre 2027: gestione eccedenze e pulizia del conto certificati
    • Valuta la possibilità di rivendere o farti riacquistare una parte dei certificati eccedenti nei termini previsti.
    • Aggiorna le procedure interne e i contratti per l’anno successivo, usando i numeri reali come base.

    Perché conta: Questa fase sembra burocratica ma è quella che trasforma l’esperienza del primo anno in un processo stabile.

Chiusura

Il CBAM 2026 non è una scadenza, è un cambio di metodo. Se importi, la prima domanda è la soglia e la seconda è la dogana. Subito dopo arriva la parte più sottovalutata: i dati di filiera. Chi li organizza bene trasforma una regola in un costo gestibile e chi li rincorre rischia di pagare in euro e in tempo perso.

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Autore Junior Cristarella Junior Cristarella segue economia e imprese con un taglio operativo: verifica gli aggiornamenti normativi su fonti ufficiali e li traduce in impatti concreti per importazioni, filiere e PMI.
Pubblicato Giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 11:10 Aggiornato Giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 11:58