Messaggio di fine anno
Mattarella, il discorso storico per il 2026: "Giovani, non rassegnatevi, scegliete il futuro"
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella apre il 2026 con un discorso che intreccia cronaca e memoria. Parte dalle guerre e dal bisogno di pace, poi sfoglia un “album immaginario” degli ottant’anni della Repubblica, fino al punto più netto: un invito ai giovani a non rassegnarsi.
Pubblicato il: 1 gennaio 2026.
Il testo integrale e il video sono quelli ufficiali della Presidenza della Repubblica, dal Quirinale.
A cura di Junior Cristarella, giornalista e direttore responsabile.
Nel messaggio di fine anno, Mattarella guarda già al 2026, l’anno in cui si celebreranno gli 80 anni della Repubblica. Condanna la devastazione in Ucraina e a Gaza e definisce la pace non come semplice assenza di guerra, ma come mentalità quotidiana. Poi richiama la storia repubblicana e, in chiusura, rivolge ai giovani l’appello più forte: non accettate l’etichetta di generazione “distaccata”, scegliete il vostro futuro.
Mappa rapida dei temi
| Tema | Passaggio chiave | Perché conta |
|---|---|---|
| Pace | Ucraina e Gaza, “ripugnante” negare la pace. | La pace è descritta come cultura e responsabilità, non solo diplomazia. |
| Parole | Invito a “disarmare le parole”. | Il linguaggio pubblico diventa terreno di costruzione o distruzione. |
| 80 anni | Album immaginario della Repubblica (1946-2026). | Memoria come forza civile e bussola per il futuro. |
| Welfare e lavoro | Statuto dei lavoratori e SSN come conquiste. | Diritti sociali come architrave della coesione. |
| Ferite | Terrorismo e mafia: Falcone e Borsellino. | Legalità come risposta collettiva alle minacce interne. |
| Sport | Roma 1960 e Milano-Cortina. | Inclusione e antidoto a violenza e droghe. |
| Giovani | “Non rassegnatevi”. | Passaggio di testimone tra generazioni. |
Vivere insieme rispettando gli altri, senza imporre dominio o interessi.
Dal voto alle donne alla Costituzione: sintesi possibile anche nel conflitto politico.
Povertà, diseguaglianze, corruzione, infedeltà fiscale e reati ambientali minano coesione.
Non rassegnarsi, essere esigenti e coraggiosi, scegliere il futuro.
Messaggio di fine anno: dal dolore per le guerre all’appello ai giovani verso l’80° della Repubblica.
Ascolta il podcast: il discorso di Mattarella
Pace, memoria repubblicana e appello ai giovani: i passaggi chiave e l’analisi del testo, in pochi minuti.
Trasparenza: fonti e metodo
L’analisi segue il testo ufficiale del Quirinale e il video integrale. Le citazioni tra virgolette sono riportate fedelmente. I riferimenti storici (Trattati di Roma, Statuto dei lavoratori, SSN, Kindu, Roma 1960) sono contestualizzati con documenti pubblici.
Fonti istituzionali: testo ufficiale Quirinale, canale YouTube Presidenza della Repubblica. Contesto: L. 300/1970, L. 833/1978, Trattati di Roma (1957), Kindu (Difesa), Roma 1960 (Paralympic), Giubileo della Speranza.
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Vai alla sezione PoliticaIn breve
- Pace: non solo assenza di guerra, ma mentalità che nasce nella vita quotidiana.
- Storia: un viaggio negli 80 anni della Repubblica, dal voto alle donne alla costruzione europea.
- Sociale: difesa di lavoro, diritti e Servizio Sanitario Nazionale come conquiste da preservare.
- Giovani: rifiuto dell’etichetta di generazione “arrabbiata”, invito a scegliere il futuro.
Video ufficiale: discorso di fine anno dal Quirinale
Guarda il messaggio integrale dal Quirinale: parole che attraversano la memoria della Repubblica e arrivano dritte ai giovani.
Analisi: dal dolore delle guerre al passaggio di testimone
Il discorso si apre con un’immagine fisica, quasi cinematografica: il freddo. Case devastate, centrali energetiche colpite, neonati “assiderati”. Mattarella non si ferma alla cronaca: trasforma il dolore in una definizione politica e morale. La pace, dice, non è una tregua, è un modo di pensare.
Citazione chiave: “La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”.
Sommario dei contenuti
- Il dolore per Ucraina e Gaza e la “mentalità di pace”
- L’album degli 80 anni della Repubblica (1946-2026)
- Le ferite e la rinascita: terrorismo e mafia
- Lo sport come antidoto: Roma 1960 e Milano-Cortina
- Il mosaico e le sfide: povertà, diseguaglianze, clima, tecnologia
- Conclusione: l’appello ai giovani
- Testo integrale del messaggio
Il dolore per le guerre e la “mentalità di pace”
Mattarella elenca tre immagini: le abitazioni devastate nelle città ucraine, la distruzione delle centrali di energia che lascia “bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno”, e la “devastazione di Gaza”, dove neonati al freddo muoiono assiderati. La conclusione è netta: il desiderio di pace cresce e il rifiuto di chi la nega “perché si sente più forte” diventa incomprensibile e ripugnante.
In quel passaggio entra anche l’idea che il conflitto non abita solo i fronti: la pace si costruisce nella mentalità quotidiana. Per questo, richiamando Leone XIV nei giorni di Natale e “in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza”, Mattarella raccoglie l’invito a respingere odio e contrapposizione e a “disarmare le parole”.
L’album degli 80 anni della Repubblica (1946-2026)
“Sfogliamo velocemente un album immaginario”: è la cornice scelta per ricordare, nel 2026, gli ottant’anni della Repubblica. Il primo fotogramma sono le donne e il loro voto, “il segno dell’unità di popolo” che imprime alla Repubblica un carattere democratico indelebile e avvia un cammino ancora aperto verso la piena parità.
Poi la Costituente: Mattarella evidenzia la capacità di sintesi, con costituenti che al mattino si contrapponevano sulle misure di governo e nel pomeriggio “insieme componevano i tasselli” della Costituzione. Nella sequenza entrano i pilastri internazionali: Trattati di Roma, Europa e relazioni transatlantiche con il Piano Marshall, presentati come coordinate della politica estera italiana.
Il pezzo sociale arriva con le riforme: riforma agraria, piano casa con un parallelo amaro sulle difficoltà delle giovani coppie, Statuto dei lavoratori, sicurezza sul lavoro ed equità delle retribuzioni. E poi il Servizio Sanitario Nazionale, definito una conquista decisiva dello stato sociale insieme al sistema previdenziale.
Le ferite e la rinascita: terrorismo e mafia
Nell’album c’è anche “la notte della Repubblica”: stragi e terrorismo, con il ricordo dei volti e dei nomi delle vittime. Qui Mattarella lega la tenuta democratica a un elemento concreto: l’unità delle forze politiche e sociali che difendono i principi fondativi.
Poi la legalità: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono citati come due volti che “non possiamo dimenticare”. Nel discorso diventano un simbolo doppio: lotta alla mafia e responsabilità verso le nuove generazioni.
Lo sport come antidoto: Roma 1960 e Milano-Cortina
Anche lo sport entra nel racconto come identità condivisa: momenti di gioia e appartenenza, la forza dell’inno in una premiazione. Mattarella ricorda Roma 1960 e l’introduzione della partecipazione paralimpica, poi proietta lo stesso valore sui Giochi di Milano-Cortina.
La frase chiave è sociale: la diffusione dello sport, oltre al messaggio di pace e inclusione, è “un potente antidoto” alla violenza giovanile e alle droghe.
Il mosaico e le sfide: crepe sociali e mondo interdipendente
Il racconto cambia metafora: gli 80 anni sono un mosaico. “Ognuno ha messo la sua tessera” e la coesione sociale diventa la vera forza. Proprio per questo Mattarella elenca le crepe che rischiano di comprometterla: vecchie e nuove povertà, diseguaglianze, ingiustizie, corruzione, infedeltà fiscale e reati ambientali.
Lo sguardo si allarga alle sfide globali: economia, ambiente e clima, rivoluzioni tecnologiche, rischio pandemie e reti del terrorismo integralista. La chiusura di questo blocco è una tesi politica: nessun ostacolo è più forte della democrazia.
Conclusione: l’appello ai giovani
La parte più virale è l’ultima. Mattarella parla ai più giovani, citando chi li descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati “senza conoscervi davvero”. E poi consegna un compito: non rassegnarsi e scegliere.
Quote finale: “Non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna. Auguri. Buon 2026”.
Testo integrale del messaggio (Quirinale)
Apri o chiudi il testo integrale
Care concittadine e cari concittadini,
si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore.
La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace.
Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte.
La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio.
Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale.
Leone XIV - cui rivolgo gli auguri più affettuosi del popolo italiano - nei giorni di Natale, in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza, ha esortato a “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”. Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole.
Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi.
Di fronte all’interrogativo: “cosa posso fare io?” dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno.
L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini.
Nell’anno che si presenta ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica.
Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato.
Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia.
Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne.
Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.
L’Assemblea Costituente eletta contestualmente, referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti anche molto forti. Di mattina i costituenti discutevano e si contrapponevano sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio insieme componevano i tasselli della nostra carta costituzionale, la Costituzione italiana che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni.
La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia: non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie nella comunità. La democrazia italiana che muove i suoi primi passi nel dopoguerra è giovane, dinamica, mette radici, dialoga nel mondo. Le immagini della firma dei Trattati di Roma nel 1957 consegnano un successo e un altro momento decisivo con l’Italia in prima linea nella costruzione della nuova Europa. Proprio l’Europa e le relazioni transatlantiche con il Piano Marshall sono i due pilastri della ricostruzione: l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica hanno coerentemente rappresentato e costituiscono le coordinate della nostra azione internazionale.
Una grande stagione di riforme cambia il profilo dell’Italia: la riforma agraria, il piano casa (il cui ricordo richiama le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città). Gli anni del miracolo economico ci presentano in primo piano i volti degli operai delle fabbriche e di quelli impegnati a realizzare le grandi infrastrutture che modernizzano il Paese. Il lavoro come leva fondamentale dello sviluppo. Lo Statuto dei lavoratori è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale, valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni. Così come l’istituzione del servizio sanitario nazionale che garantisce universalità e gratuità delle cure rappresentando un’altra decisiva conquista dello Stato sociale che pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza. Accanto ad esso il sistema previdenziale esteso a tutti. Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo.
Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato e rimane il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla RAI a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica.
Altre immagini, questa volta drammatiche: le stragi, il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime: magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine e poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento. Verrà definita la “notte della Repubblica”. Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore e lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica.
Anche lo sport ha un posto di grande rilievo nel nostro album: storie e atleti indimenticabili, i protagonisti delle Olimpiadi di Roma del ’60 nelle quali l’Italia per prima introduce la partecipazione paralimpica. Lo sport dunque ha contribuito alla crescita del Paese, a regalarci momenti di gioia, di orgoglio, di appartenenza, così come accade sempre ascoltando risuonare l’inno italiano in una premiazione. Tutto questo si rinnoverà ancora una volta con i giochi di Milano Cortina. La diffusione dello sport, oltre al messaggio di pace, amicizia, inclusione che esprime, è un potente antidoto alla violenza giovanile e alle droghe.
Il film della memoria scorre: due volti che non possiamo dimenticare, quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio, il loro esempio continua a ispirare non soltanto in Italia le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità.
Anni di tensioni, di grandi mutamenti che ci hanno accompagnato nel passaggio al nuovo secolo, al nuovo millennio. I cambiamenti sono profondi: dal linguaggio, agli stili di vita, alla moneta. Questi 80 anni sono come un grande mosaico il cui significato compiuto riusciamo a cogliere soltanto allontanandoci dalle singole tessere che lo compongono. Non vanno ignorate ovviamente le contraddizioni, ma eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione; siamo diventati uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione, capace di esaltare il genio della creatività in tantissimi settori. Siamo apprezzati in tutto il mondo per i nostri stili di vita, per la bellezza dei nostri territori, per i tesori artistici che custodiamo, per la cultura del cibo e del vino che diventa patrimonio internazionale.
L’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale anche grazie al contributo che i nostri militari han dato e danno alla costruzione della sicurezza e della pace. Anche qui un cammino con alti prezzi, a partire dal sacrificio dei nostri aviatori in missione umanitaria a Kindu in Congo nel 1961. L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo essere orgogliosi. Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani.
Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare. Spesso diciamo che i principi e i valori che le madri e i padri costituenti 80 anni fa incisero nella Costituzione vanno vissuti, testimoniati ogni giorno. È questo che li ha fatti diventare realtà nelle scelte quotidiane di ognuno di noi. La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi. Le legittime dialettiche tra le varie posizioni hanno contribuito a concrete realizzazioni che hanno cambiato in meglio la vita delle persone. Diritti e doveri sono diventati progressivamente fatti e non sono rimasti astratte affermazioni.
Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo: vecchie e nuove povertà che ci sono e vanno contrastate con urgenza, diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali. Crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo. Un bene che tuttavia non è mai acquisito definitivamente, un bene per cui siamo chiamati a impegnarci ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato perché la Repubblica siamo noi, ciascuno di noi.
Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista.
Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia.
Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi particolarmente ai più giovani.
Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi.
Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro.
Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna.
Auguri!
Buon 2026!
Scheda: i riferimenti citati, in una riga
Trattati di Roma (1957): l’Italia tra i Paesi fondatori della costruzione europea.
Statuto dei lavoratori: legge 20 maggio 1970, n. 300 (diritti, dignità, libertà sindacale).
SSN: legge 23 dicembre 1978, n. 833 (universalità e gratuità delle cure nel sistema pubblico).
Kindu (1961): sacrificio degli aviatori italiani in missione umanitaria in Congo, ricordato nel discorso.
Roma 1960: riferimento alla partecipazione paralimpica e allo sport come inclusione.
Domande frequenti
Quando è stato pronunciato il messaggio di fine anno del Presidente Mattarella?
Il testo ufficiale riporta: Palazzo del Quirinale, 31/12/2025 (II mandato).
Dove si trovano testo e video ufficiali?
Sono pubblicati sui canali ufficiali della Presidenza della Repubblica: sito del Quirinale e canale YouTube istituzionale.
Che cosa significa “disarmare le parole” nel discorso?
Mattarella riprende l’invito di Leone XIV e lo applica agli scontri verbali e alle accuse reciproche che non costruiscono una mentalità di pace.
Qual è il passaggio rivolto ai giovani?
Il Presidente invita a non rassegnarsi e a scegliere il proprio futuro: “Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro”.
Scaletta del discorso: passaggi in sequenza
Tocca un punto per aprire i dettagli. La scaletta segue l’ordine narrativo del testo ufficiale.
-
1 Guerre e pace: Ucraina e Gaza, rifiuto “ripugnante” di chi nega la pace
- Immagini di devastazione e freddo: case, centrali, neonati.
- Pace definita come desiderio crescente e urgenza morale.
- Condanna di chi rifiuta la pace perché si sente più forte.
-
2 “Disarmare le parole”: l’invito di Leone XIV e la polemica verbale come anti pace
- Richiamo a dialogo, riconciliazione, respingere odio e violenza.
- Critica agli scontri verbali e alle accuse senza fondamento.
- Superare il fatalismo del “cosa posso fare io”.
-
3 80 anni della Repubblica: voto alle donne, Costituente, Costituzione
- Metafora dell’album di famiglia per ripercorrere la storia.
- Parità e democrazia: il voto alle donne come primo fotogramma.
- Sintesi politica: contrasti e costruzione comune della Costituzione.
-
4 Sviluppo e welfare: lavoro, Statuto, SSN, previdenza, cultura e RAI
- Riforme e miracolo economico: lavoro come leva dello sviluppo.
- Statuto dei lavoratori, sicurezza, equità retributiva.
- SSN e previdenza come condizioni da preservare.
-
5 Ferite: terrorismo, mafia, Falcone e Borsellino, sport come antidoto
- “Notte della Repubblica”: stragi e terrorismo, lo Stato prevale.
- Falcone e Borsellino come simboli che non possiamo dimenticare.
- Sport: pace, amicizia, inclusione, antidoto a violenza e droghe.
-
6 Il mosaico e l’appello: crepe sociali, sfide globali, giovani protagonisti
- Povertà, diseguaglianze, corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali.
- Clima, tecnologia, pandemie, terrorismo integralista: mondo interdipendente.
- Ai giovani: non rassegnatevi, siate esigenti e coraggiosi.
Chiusura
Il discorso di fine anno non è un elenco di emergenze. È un filo: pace, dignità, istituzioni, coesione. Mattarella mette insieme guerra e parole, memoria e futuro, e affida ai giovani un compito: non stare a guardare. L’80° della Repubblica è presentato come una responsabilità attiva, non come celebrazione.
Il discorso di Mattarella in formato slide
Scorri i passaggi chiave: pace, memoria repubblicana, crepe sociali e appello ai giovani.
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