Arriva il digital coworking manager di quartiere


Oltre ai liberi professionisti, allenati da tempo a lavorare in autonomia e per obiettivi, sono tutti davvero capaci di lavorare da remoto in maniera produttiva? Per rispondere a questa e a tante domande sul nuovo mondo del lavoro, nasce una nuova figura professionale negli spazi di coworking: il coworking di quartiere. Il coworking crea senso di comunità, relazioni, consente il superamento dei limiti geografici e tecnologici per svolgere il proprio lavoro, offrendo postazioni adeguate e connessioni wifi stabili e ha la possibilità di offrire strategicamente servizi di training formativo ai dipendenti di aziende che qui lavorano. 

Può proporsi quale facilitatore aziendale per un’efficiente ottimizzazione del lavoro gestito in autonomia a distanza, offrendo supporto ed educazione alla digitalizzazione per quei lavoratori che usano strumenti tecnologici con più difficoltà. Da qui la necessità che il tradizionale coworking manager diventi una figura professionale ad alto livello di competenze e altamente connesso col mondo dei formatori. 

La rinascita delle periferie può partire da questi spazi di lavoro multidisciplinari e polivalenti che reinventandosi diventano luoghi di aggregazione, formazione e informazione sulle attività, i servizi e le opportunità presenti nel quartiere. Il 20% dei coworking, già nel 2020, ha dichiarato di avere attivato o avere in progetto di attivare nuove partnership di quartiere, con attività commerciali, realtà culturali e associative o anche altri coworking. Il 35% ha affermato di avere avuto nuovi clienti o richieste provenienti dal proprio quartiere. 

Il coworking diventa così un social network reale e non virtuale in grado di connettere gli abitanti-lavoratori al quartiere, rilanciando le attività economiche locali, capace di connettere il quartiere virtualmente alla città, ma anche ad altri coworking a livello nazionale e internazionale. Innumerevoli sono i vantaggi: crescita e sviluppo dell’economia locale, nascita di relazioni tra cittadini, miglioramento del work life balance dei dipendenti che evitano situazioni di pendolarismo, possibilità di nuove relazioni professionali tra aziende e liberi professionisti che animano il coworking con relativa contaminazione di idee e, infine, impatto positivo sulla riduzione del traffico e dell’inquinamento urbano. 

“Capacità di gestire una community, sensibilità ai rapporti umani, conoscenza delle dinamiche di gruppo, competenze di social media marketing, capacità di creare relazioni con le realtà commerciali e ricreative della zona e con le aziende dove lavorano i dipendenti che la abitano, ricerca di formatori per colmare gap della community aziendale presente: sono queste le caratteristiche del digital coworking manager di quartiere. Non più solo manager di uno spazio ma facilitatore di connessioni professionali e umane attraverso incontri dal vivo e relazioni digitali”, spiega Massimo Carraro, fondatore del network di coworking indipendenti ‘Rete Cowo’, che conta attualmente oltre 100 spazi in tutta Italia e Canton Ticino.  

Che lavoro fa il coworking manager di quartiere? Quanto impegno comporta? Quali le competenze necessarie? Queste le domande alle quali Massimo Carraro che con Cowo eroga da sempre formazione dedicata attraverso sessioni online e di coaching sugli aspetti gestionali dei coworking, ha risposto presentando una guida pratica e concreta. 

1) Soft skills: problem solving, capacità di ascolto e curiosità: apertura mentale, curiosità e abilità nelle pubbliche relazioni per scoprire i coworker, le loro esigenze e indagare le possibili connessioni con la vita del quartiere.  

2) Risiedi nel quartiere – Essere residente nella zona dove c’è il coworking al quale ti proponi per diventare coworker manager di prossimità o dove decidi di aprire il tuo spazio. Esploralo, diventa un esperto. 

3) Impara facendo e sii creativo: non è una figura professionale definita, ma ancora da inventare e sviluppare su linee guida precise. Sii propositivi e racconta le opportunità che puoi intravedere. 

4) Formazione digitale impeccabile: i social media sono le piattaforme di connessione professionale e personale privilegiata. Un coworking manager di quartiere ha una formazione nell’utilizzo funzionale dei social media e nelle strategie adv per valorizzarne la comunicazione. E anche un abile community manager. La comunità resta sempre connessa anche fuori dal coworking. È un aspetto fondamentale per non creare disaffezione e il desiderio di connessione è confermato anche dai dati: il 17% degli spazi ha organizzato eventi ed iniziative online dedicate alla propria community nel lockdown. Un approccio deve continuare con l’interazione dal vivo. 

5) Capacità commerciali: sviluppare una rete con i commercianti e i ristoratori della zona, creando agevolazioni per i propri iscritti è un ottimo modo di incentivare l’economia locale e sviluppare accordi economici profittevoli per il coworking. Indispensabile comprendere l’ecosistema territoriale, essere pronti ad adattare tariffe e articolazione dei servizi anche più volte, secondo le tendenze e le richieste. 

6) Ascolto e recruiting: interrogare regolarmente la propria community di dipendenti, aziende connesse e freelance per identificare le esigenze formative e fare uno scouting serio con Linkedin e confronto con professionisti per organizzare corsi formativi di qualità capaci di colmare gap che limitino la produttività nello smart working. 

7) Sviluppo dell’unicità e dell’identità dello spazio: valorizza la specificità della proposta nel tuo quartiere. “Lo spazio di mercato c’è, ma la proposta deve essere unica” spiega Carraro. Col tempo non sarai l’unico a offrire questo servizio e la capacità di richiamare un pubblico sempre più verticale perché attratto dal tuo specifico stile sarà l’elemento che determinerà la scelta. Che sia uno spazio orientato a un specifico settore, che lavori sul tema green e sostenibile o che si differenzi per un ambiente particolarmente informale. Distinguersi fa la differenza. 

8) Pubbliche relazioni con presenza discreta ma attenta. Gestire bene lo spazio, con regole di comportamento condivise e chiare, essere una figura di riferimento sempre. Il coworking richiede un’amorevole cura in tutti gli aspetti che definiscono una relazione. Non ore di lavoro, ma approcci di qualità. 

“Lavorare da casa o in ufficio – spiega Massimo Carraro – deve essere una scelta per i dipendenti, integrabile con altre possibilità che prevedono di operare in spazi condivisi o di spostarsi in un’altra località grazie a strutture turistiche sempre più attrezzate in quest’ottica, al fine di definire un reale miglioramento della qualità della vita in smartworking”.  

“I coworking – continua Carraro – possono essere la rete nodale informativa per lo sviluppo di un network di conoscenza tra le varie offerte disponibili. L’incremento di questi servizi diventa anche un’opportunità nel miglioramento del lavoro dei liberi professionisti che, fino ad oggi, hanno avuto difficoltà nella gestione delle loro attività al di fuori di ambienti domestici strutturati e coworking”.  

 

 

 

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