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Tv & Gossip

Anticipazioni UN POSTO AL SOLE di Martedì 8 Dicembre 2020

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Anticipazioni UPAS della puntata del 8 Dicembre 2020
Episodio numero 5.582
  • Mentre Niko (Luca Turco) si tormenta per quel che è successo a Jimmy (Gennaro De Simone), Giulia (Marina Tagliaferri) e Renato (Marzio Honorato) si trovano ad affrontare un grande dilemma: credere o meno al figlio.
  • Vittorio (Amato D’Auria) salva ancora una volta Patrizio (Lorenzo Sarcinelli) da sé stesso, Rossella (Giorgia Gianetiempo) dovrà gestire un padre che si riscopre un po’ all’antica.
  • Cotugno (Walter Melchionda), aspirante latin lover, si troverà suo malgrado in balia di Bice (Lara Sansone) e Massaro (Francesco Procopio).

Vi ricordiamo che nella pagina dedicata potete trovare tutte le altre anticipazioni relative ad Un posto al sole.

*Foto di Giuseppe D’Anna

La sua passione per il giornalismo lo spinge non solo a diventare giornalista ma anche a fondare una sua testata giornalistica: è così che nel 2020 nasce Sbircia la Notizia Magazine, della quale è editore e direttore responsabile.

Interviste

Intervista esclusiva a Francesco D’Alessio, direttore d’orchestra per LDA a Sanremo

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Una lunga gavetta, tappe importanti accanto a Gigi D’Alessio e a tanti altri artisti. Insomma, Francesco D’Alessio è un grandissimo musicista e noi lo abbiamo intervistato a Sanremo dove dirige suo cugino Luca D’Alessio, per tutti noto come LDA.

Intervista a cura del nostro inviato Sante Cossentino, in esclusiva per Sbircia la Notizia Magazine. Con la collaborazione di Stefano Telese per Massmedia Comunicazione.

Quali sono le emozioni che stai provando in questo momento e le emozioni che hai provato quando ti è stata confermata la notizia che LDA avrebbe partecipato al Festival di Sanremo e tu lo avresti accompagnato e diretto?

“Tu sai che ogni musicista ha il proprio sogno che coltiva sin da quando era bambino. E questa partecipazione era proprio il mio sogno da bambino. Spero non sia l’ultimo. È un’emozione forte, nonostante siano tanti gli anni di esperienza. Ho suonato su palchi e musicisti importanti, eppure l’emozione è davvero tanta! Questo è per me un traguardo importante. E fammelo dire con un po’ di orgoglio, non tutti ci riescono! Ci sono anche grandi musicisti che non ci sono riusciti. Ho sudato per arrivare qua, ed oggi finalmente si realizza il mio sogno.”

Hai citato diverse esperienze fatte e molte di queste importanti. Quali di questi ricordi con affetto?

“Il palco più importante è stato sicuramente quello di Piazza Plebiscito… sicuramente, poi anche quello dell’allora Stadio San Paolo… sono stato in America, in Australia, grazie a mio zio che mi ha permesso di fare questo. Ho partecipato a tante trasmissioni televisive su rai e mediaset. E sono queste le esperienze che ricordo con particolare affetto.”

Hai realizzato, quindi, da musicista il tuo più grande sogno, ovvero partecipare al Festival di Sanremo. Sogniamo ancora di più in grande. Dopo il festival di Sanremo quale altro grande sogno vuoi realizzare?

“Mah guarda… visto che ci siamo… sogno di farne tanti altri! Di continuare su questa scia.”

Parlando, invece, di tuo zio (Gigi D’Alessio), che consigli ti ha dato?

“Diciamo che più che consigli lui ci ha detto di divertirci. Lui dice sempre che ci ha dato la canna per pescare, ma il pesce sta a noi prenderlo. Lui è stato intelligente, secondo me, perché si è fatto da parte. Senza mai invadere, finanche sulla scelta del pezzo. Direi su tutto praticamente. Ci ha detto di goderci questo momento.”

Progetti futuri?

“Ci saranno tanti concerti di Luca ad Aprile ed i concerti di Piazza Plebiscito con zio Gigi. E poi ci sarà il nuovo disco di un altro artista, figlio di Napoli, che è Rosario Miraggio.”

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma.

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Attualità

La settima stanza: Incontro con l’autrice Miriam Candurro a Capua

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Sabato 28 gennaio alle 19, presso il Circolo dei Lettori di Capua, si terrà un evento di grande importanza per gli appassionati di letteratura. L’attrice e scrittrice Miriam Candurro presenterà il suo nuovo romanzo “La settima stanza“, edito da Sperling e Kupfer.

Durante l’evento, organizzato in collaborazione con l’Associazione Mitreofilmfestival di Santa Maria Capua Vetere, Miriam Candurro sarà intervistata dal critico cinematografico Francesco Della Calce. Questi guiderà il pubblico alla scoperta dei retroscena della creazione del romanzo e dell’ispirazione dietro alla sua stesura.

Il romanzo “La settima stanza” è stato acclamato dalla critica per la sua scrittura evocativa e per la capacità dell’autrice di creare personaggi complessi e profondi. La trama è avvincente e coinvolgente, e la descrizione dei luoghi e delle emozioni è straordinariamente dettagliata. L’evento rappresenta quindi un’occasione unica per gli appassionati di letteratura di incontrare l’autrice e di scoprire di più sulla sua opera.

Miriam Candurro è nota al grande pubblico anche per la sua carriera come attrice, con ruoli in numerosi film e serie televisive quali “Capri”, “Un Posto al Sole” e “I Bastardi di Pizzofalcone”. Nel 2008 ha pubblicato per Garzanti il romanzo “Vorrei che fosse già domani” scritto con Massimo Cacciapuoti.

L’ingresso all’evento è gratuito e aperto a tutti. Non perdere l’occasione di assistere alla presentazione del nuovo romanzo di Miriam Candurro, di incontrare l’autrice in persona e di scoprire di più sulla sua carriera sia come scrittrice che come attrice.

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Interviste

Intervista esclusiva a Cosetta Turco: «Sono una mamma giocherellona e una moglie amorevole»

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Televisione, cinema, teatro, una lunga carriera per un sogno da bambina realizzato. Oggi Cosetta Turco è un’artista a 360 gradi: ecco la nostra intervista esclusiva!

A cura di Roberto Mallò per MassMedia Comunicazione

Come ti sei avvicinata al mondo dello spettacolo?

Sono nata con la passione per la danza. Mia mamma mi racconta che quando ero nel passeggino appena sentivo la musica mi iniziavo a muovere e poi crescendo ho iniziato a ballare guardando Lorella Cuccarini e Heather Parisi, senza che nessuno mai mi dicesse cosa fare. Poi ho iniziato a studiare danza e ho fatto di tutto per inseguire il mio sogno che prima era quello di diventare una ballerina e poi quello di diventare un’attrice.

Quali sono state le tappe principali e fondamentali della tua carriera?

La mia carriera nel mondo dello spettacolo è iniziata a soli 18 anni. Fui scelta come ballerina per il programma “Tira e Molla”, pre-serale di Canale 5 condotto da Paolo Bonolis. Ho un ricordo bellissimo di quell’esperienza, la porterò sempre nel cuore. Successivamente ho partecipato ad altri programmi televisivi come “La sai l’ultima”, “Domenica In”, “Chiambretti c’è”, “Buona Domenica” e tanti altri. Nel 2005 lavorai per una fiction intitolata “Grandi Domani” e da lì capii quanto mi piacesse stare su un set cinematografico così ho iniziai a fare provini come attrice e dopo poco fui presa per serie tv come  “Distretto di polizia 8″, “Ris 5”, per poi passare al grande schermo con film quali “Napoletans”, “Operazione Vacanze”,“E io non pago” e “The Stalker”.

Quali sono i progetti a cui ti stai dedicando adesso?

Ci sonodiversi progetti in cantiere ma per scaramanzia non dico ancora nulla. Seguitemi sui mei canali social e sarete aggiornati.

Chi sei fuori dalla tv e dal tuo lavoro come donna?

Sono una mamma giocherellona e dolcissima, una moglie amorevole dedita alla sua famiglia.

Tre aggettivi per descriverti?

Sono una persona super positiva. Vedo il bicchiere sempre mezzo pieno e non mi abbatto davanti alle difficoltà, ma cerco sempre di trovare una soluzione. Sono molto buona e cerco di aiutare tutti i miei amici e infine sono una persona molto solare. Come si suol dire: un sorriso al giorno leva il medico di torno. E io mi attengo alla lettera a questo detto.

Hobby, passioni, tempo libero?

Mi piace tanto cucinare prelibatezze per i miei due uomini di casa. Mi diverto a sperimentare sempre nuove ricette e devo dire che apprezzano tanto. Una passione che mi ha invece trasmesso mio padre è quella di partire e andare in giro per il mondo alla scoperta di nuovi posti. Prima viaggiavo con mamma e papà, adesso viaggio con mio marito e mio figlio. Quel poco tempo che mi rimane a disposizione lo dedico al pilates. Ho scoperto questa disciplina da poco e mi ci sono subito appassionata.

Un sogno nel cassetto?

A livello lavorativo mi piacerebbe interpretare un bel ruolo in un film di successo e vincere tanti premi e a livello personale vorrei tanto allargare la mia bellissima famiglia.

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Spettacolo

È morta Gina Lollobrigida, la leggenda del cinema italiano aveva 95 anni

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L’attrice italiana Gina Lollobrigida (1927-2023) è morta lunedì 16 Gennaio a 95 anni, come comunicato dall’agenzia di stampa ANSA. 

Bella e combattiva fino alla fine, la leggenda del cinema italiano è stata diretta, nei suoi 75 anni di carriera, da registi italiani di fama mondiale come Vittorio De Sica, Mario Monicelli e Pietro Germi. Gina Lollobrigida, nota in Italia come “La Lollo”, era conosciuta come la “Bersagliera” per il suo ruolo in “Pane, amore e fantasia” (1953), una commedia di Luigi Comencini. È stata la sua consacrazione come icona del cinema italiano, una delle attrici più importanti della sua generazione. 

Nata a Subiaco (Roma) il 4 luglio 1927, si trasferisce giovanissima nella capitale per studiare all’Istituto di Belle Arti. Si mantiene disegnando caricature a carboncino e posando per i primi fotoromanzi. Nel 1945 ha avuto la sua prima esperienza in teatro. Due anni dopo, un episodio cambiò definitivamente la sua vita, quando un’amica la convinse a partecipare al concorso di Miss Roma. Arriva seconda, ma questo le dà il diritto di partecipare poco dopo a un’indimenticabile edizione di Miss Italia, dove si classifica terza.

Erano gli anni del dopoguerra e la sua bellezza incarnava il sogno dell’italiano medio, e anche all’estero rappresentava l’idea di bellezza italiana. Insieme alla sua rivale Sophia Loren, Gina Lollobrigida ha contribuito a creare l’immagine della diva italiana, trasformandosi da sex symbol negli anni ’50 e ’60 in una star internazionale.

Un cast infinito

Tra i suoi numerosi successi c’è anche il film “La donna più bella del mondo” (1955), diretto da Robert Z. Leonard. Leonard, in coppia con Vittorio Gassman, una storia romanzata della vita del soprano Lina Cavalieri, in cui “La Lollo” dimostra di essere una cantante lirica di talento. Ha interpretato anche diversi ruoli drammatici, dimostrando la sua versatilità in “Trapezio” di Carol Reed; in “Nostra Signora di Parigi” di Jean Delannoy (1956), ha interpretato Esmeralda accanto ad Anthony Quinn nel ruolo di Quasimodo.

Nel 1961, in “Quando arriva settembre” di Robert Mulligan, vince il Golden Globe come migliore attrice, e l’anno successivo recita al fianco di Stephen Boyd in “Venere imperiale” di Jean Delannoy nel ruolo di Paolina Bonaparte, la storia delle vicende amorose e degli scandali della sorella di Napoleone, quasi un film fatto su misura per lei, che le vale un David de Donatello, l’Oscar del cinema italiano.

Il cast dei suoi film è pressoché infinito: “La sfida del diavolo” di John Huston, con Humphrey Bogart e Jennifer Jones; “Spade incrociate”, con Errol Flynn; “Quando il sangue bolle” di John Sturges, con Frank Sinatra; “Salomone e la regina di Saba”, diretto da King Vidor, con Yul Brynner. Negli anni Settanta, Gina Lollobrigida riduce le sue apparizioni nel mondo dello spettacolo per dedicarsi a un’altra passione, la fotografia. Ma in quel periodo ha regalato ai suoi fan anche un’altra indimenticabile interpretazione come protagonista de “Le avventure di Pinocchio” (1972), la grande miniserie di Luigi Comencini.

Hollywood le ha reso omaggio nel 2018 con la stella sulla Walk of Fame. In quell’occasione fece una dichiarazione significativa su Marilyn Monroe, con la quale fece amicizia a Los Angeles: “Era una persona debole; Marilyn voleva un uomo che la amasse, non voleva altro. Ma quando si è così popolari, è un peccato, perché gli uomini sono molto gelosi. Essere popolari è bello, ma non è mai facile. Ne so qualcosa! L’amore che non ho mai avuto”, ha confessato Gina Lollobrigida.

Vita privata

La sua vita personale è piena di luci e ombre, con un terribile stupro da minorenne, denunciato solo molti anni dopo. Si è sposata giovanissima con il medico sloveno Milko Skofic, con il quale ha avuto il suo unico figlio, Andrea Milko, nato nel 1957. Ha avuto una lunga relazione con il catalano Javier Rigau, di 34 anni più giovane, con un matrimonio contestato, annullato dalla Sacra Rota romana.

Oltre alla travagliata fine del rapporto con Riugau, Gina Lollobrigida è stata tormentata fino ai suoi ultimi giorni da un altro delicato processo legale legato al suo patrimonio. Il suo unico figlio Mirko e il nipote Dimitri hanno sollevato in un tribunale di Roma nel 2017 la necessità di una tutela del suo patrimonio milionario a causa della sua “incapacità” di gestirlo, denunciando il suo giovane assistente Piazzola, che ha condotto un’ostentata vita di lusso con i soldi della leggendaria attrice. Secondo una perizia psichiatrica, Lollobrigida oscilla tra “divismo, narcisismo e insicurezza” e mantiene un rapporto di “sottomissione psichica”. Hanno 61 anni di differenza: lei ha 95 anni, lui 34 anni.

Il tribunale ha deciso che l’attrice aveva bisogno di un “amministratore di sostegno”, sentenza che è stata confermata in appello. Gina Lollobrigida ha fatto nuovamente ricorso alla Corte Suprema, ma non è stato accolto. L’Alta Corte ha deciso, nell’ottobre 2021, che l’attrice “necessitava di assistenza per compiere atti di straordinaria amministrazione relativi alla gestione dei suoi beni e della società”. Sempre determinata e grintosa, la leggendaria attrice si è presentata alle elezioni politiche italiane del 25 settembre, a capo della coalizione denominata Italia Soberana e Popolare. Si è trattato di una manovra del suo avvocato, l’ex magistrato Antonio Ingroia, per contrattaccare l’iter giudiziario e dimostrare che la Lollobrigida era “perfettamente lucida”. Ma il miracolo della sua elezione non è avvenuto. 

I suoi ultimi anni di vita

Nel settembre scorso era stata ricoverata in ospedale a causa di una frattura al femore. Una frattura scomposta dopo una caduta, per la quale è stato necessario un intervento. Già quattro anni fa Gina Lollobrigida era stata ricoverata in ospedale dopo un incidente domestico. In quel periodo l’attrice era stata curata dai medici del Sant’Eugenio.

L’avanzare dell’età ha pesato molto sulla sua salute, così come il suo dispiacere per gli eventi legali in cui è stata coinvolta, ma sul suo decesso non sono ancora state rese note le cause. Negli ultimi anni è rimasta costantemente attiva, apparendo spesso in televisione, dedicandosi soprattutto all’arte e alla fotografia, e a numerose mostre. Non ha mai smesso di fare progetti: l’ultimo lavoro è stato un libro di disegni.

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Cronaca

È morta la cantante-attrice Irene Cara a 63 anni

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Irene Cara, la cantante-attrice nota per aver interpretato e cantato le title track dei film degli anni ’80 Fame e Flashdance , è morta. Aveva 63 anni. Secondo una dichiarazione rilasciata sabato 26 novembre la causa della morte è al momento sconosciuta. “È con profonda tristezza e a nome della sua famiglia che annuncio la morte di Irene Cara. Si è spenta nella sua casa in Florida. La causa del decesso è al momento sconosciuta e sarà resa nota quando saranno disponibili le informazioni“, ha twittato il suo agente, Judith Moose, dall’account ufficiale della cantante.

La newyorkese “era una figura di grande talento, la cui eredità vivrà attraverso i suoi film e la sua musica”, ha scritto il suo agente.

La carriera di Irene Cara e i suoi successi

Irene Cara, nata il 18 marzo 1959 nel Bronx, è nota soprattutto per il suo ruolo di protagonista nel film musicale Fame del 1980. L’attrice americana di origine portoricana e cubana interpretò il ruolo di Coco Hernandez e cantò l’omonimo titolo del film.

Il successo di Fame si ripercuote anche nell’industria musicale: Cara viene nominata ai Grammy Awards come Best New Artist e Best Female Pop Vocal Performance. L’LP di debutto di Cara, Anyone Can See, arriva nel 1982.

Il successo con Flashdance

L’anno successivo, nel 1983, Cara ottiene il suo più grande successo con “Flashdance… What a Feeling”. Il singolo è valso a Cara la seconda vittoria dell’Oscar per la Miglior Canzone Originale e un Grammy Award per la Miglior Performance Vocale Pop Femminile.

Nel decennio successivo, Cara ha continuato a recitare sia sullo schermo che sul palcoscenico. Ha anche fatto da corista per artisti come Lou Reed, Oleta Adams e Evelyn “Champagne” King.

Il ritiro dalla scena di Cara

Negli anni Duemila, Cara ha fatto qualche apparizione in concorsi canori e spettacoli dal vivo. “Ho una bella casa sulla spiaggia e la vita è bella”, ha detto a Songwriter Universe. “Vivo dei miei diritti d’autore e lavoro quando voglio… Guadagno di più non lavorando che lavorando”.

Cara è stata sposata con lo stuntman e regista Conrad Palmisano tra il 1986 e il 1991 e non ha avuto figli

In una dichiarazione successiva su Twitter, Moose ha rivelato che lei e Cara stavano lavorando a “progetti straordinari che avrebbero reso lei e i suoi fan incredibilmente felici”.

“Io e il suo manager li porteremo a termine”, ha detto. “Lei lo vorrebbe”.

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Interviste

Intervista esclusiva a Vladimir Randazzo: «A me piace la limpidezza, la linearità e la semplicità»

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Nato a Ragusa il 6 Agosto 1994, Vladimir Randazzo è uno dei giovani attori italiani più interessanti e talentuosi del momento. Molti sicuramente legano il suo volto alla fiction televisiva di Rai Tre, “Un posto al sole”, in cui interpreta il ruolo di Nunzio Cammarota.

Randazzo, che ha sempre nutrito sin da piccolo la passione per la recitazione, ha cominciato piuttosto presto la sua carriera, prendendo parte a diverse serie tv e pellicole cinematografiche: “Il giovane Montalbano”, “A mano disarmata”, “Squadra Antimafia 8”.

Ma il primo amore di questo bell’attore siciliano resta sempre il teatro, da cui ha mosso i primi passi e che ha rappresentato un trampolino di lancio per il suo futuro.

Vladimir Randazzo ha completato la sua formazione frequentando l’Accademia di Arte Drammatica “Giusto Monaco” INDA di Siracusa, alla fine degli studi presso il Liceo Classico “Umberto I” di Ragusa.

Vita privata

Non si sa molto della vita personale di Randazzo, che non ama molto essere al centro del gossip. Ci è finito comunque tempo fa, a causa del presunto flirt con la showgirl Patrizia Pellegrino. Attualmente l’attore vive a Roma. 

La nostra intervista

Nunzio Cammarota, il personaggio che interpreti nella fiction “Un posto al Sole” è piuttosto camaleontico: cosa ritrovi di te, del tuo carattere, in lui?

Durante lo studio della matrice di questo personaggio molte volte mi sono chiesto quali potessero essere i punti di forza che ci legassero. Non per usare scorciatoie nel costruire identità vicine alla mia, bensì per avere punti di partenza immaginari tramite cui realizzare le ragioni e i pensieri di Nunzio. Così facendo, come inevitabilmente avviene in un processo di mimesi, ho registrato dei punti in comune che trovano espressione in alcuni pregi e difetti che avvicinano la mia persona al personaggio di Nunzio. Senza dubbio la testardaggine -quella la possiedo senza mezze misure- la voglia di mettermi sempre in discussione e la limpidezza nel farlo senza vergognarmi. A volte anche l’incapacità di accettare con calma le scorrettezze e le prepotenze, finendo così per esagerare e strafare.

Ti sei trasferito dalla Sicilia a Roma per studiare recitazione e lavorare nel mondo dello spettacolo. Cosa ti manca di più di Ragusa e della tua terra di origine?

Credo che il tassello di cui più sento la mancanza sia la famiglia. Implicitamente, scegliendo questo mestiere e sperando che vada bene, accettiamo di allontanarci dai nostri affetti, dai familiari. A volte mi fermo a pensare a quanta energia spendiamo per rimanere al passo di questa vita frenetica che chiede sempre qualcosa in pegno. Realizzo che a volte non ci accorgiamo che stiamo vivendo tanto tempo lontano dai nostri genitori, dai familiari in genere. Purtroppo l’allontanamento coinvolge un po’ tutti e ferisce un po’ tutti. Anche chi non lo ammette. La città non mi manca poi così tanto, mi mancano le persone con cui l’ho vissuta. Mi manca la MIA PERSONALE città di Ragusa a cui sono legato da ricordi, sensazioni, odori, dolori e gioie. Ma sono felice di ciò che ho e so che, senza il supporto proprio di chi ci sta accanto anche da lontano, non saremmo arrivati dove siamo oggi. Ancora una volta la più grande risorsa che possiamo avere sono le persone che ci stanno accanto davvero.

Cosa provi quando reciti? Ti leghi emotivamente ai personaggi che interpreti, o riesci a mantenere un certo distacco?

Beh, qui affrontiamo una separazione, un istmo che da tempo immemore divide diverse scuole di pensiero sulla questione. La recitazione è un processo mimetico che coinvolge inevitabilmente il tuo personale background emotivo ed esperienziale. Lo si elabora poi e lo si plasma in realtà vissuta, che si chiami Nunzio o in un altro modo. Quindi penso che il distacco che si crea tramite tutto ciò sia poi quello che ci aiuta a tenere d’occhio il percorso, i segnali, la strada… a stare attenti, insomma, a non fare incidenti. Una specie di occhio esterno sempre vigile. Brecht allacciò molti suoi pensieri e dettami interpretativi alla teoria secondo la quale un attore debba estraniarsi dal ruolo e osservarlo quasi dall’esterno per, paradossalmente, aderirvi maggiormente. In ultima analisi è sempre necessario anche uno sforzo tecnico per restituire naturalezza e verità. Ecco perché servono buone scuole, buoni maestri e forza di volontà e cultura. Non ci si può improvvisare.

Essere attori oggi non è facile: bisogna essere pronti a studiare e reiventarsi continuamente. Quali sono i tuoi obiettivi professionali da qui ai prossimi cinque anni?

È un mestiere complicato, ostacolato ancor di più dai nuovi social media che hanno portato al successo persone che non capiscono che fare questo mestiere è cosa seria e che la notorietà non c’entra nulla, che fare l’attore è un lavoro normale che non è normale, che bisogna mandare un messaggio di cultura alla gente. So di avanzare pensieri forti e forse polemici, ma la verità è che la nostra categoria non è difesa da mura di cinta e che bisogna pretendere tanto impegno e tanta dedizione per poter dire di fare questo mestiere. Se penso a uno sviluppo plausibile da qui a cinque anni, non penso strettamente a qualcosa di personale ma auspicherei a una condizione di maggiore meritocrazia per il nostro settore. Basta con gli influencer.

C’è un attore del passato che ti piace particolarmente, o al quale ti ispiri?

Gian Maria Volontè e il suo trasformismo eclettico. Senza elencarne i motivi reconditi, è stato probabilmente uno dei più grandi interpreti. Nutro inoltre una specie di ossessione per Sir. Anthony Hopkins che, per quanto mi riguarda, è un attore senza limiti fisici o mentali. Può arrivare ovunque.

Quanto conta, nella carriera, la fortuna?

Parecchio, la fortuna conta davvero tanto. Un po’ la creiamo, molta è quella che invece ci raggiunge. Come molta è quella che non ci assiste in altre cose.

Sei una persona ottimista? Come ti vedi tra venti anni?

Abbastanza ottimista con sprazzi di realismo. Lo trovo un modo sano per affrontare la vita. Vent’anni sono un po’ tanti. Ma spero di essere felice e circondato da persone che mi vogliono bene e a cui io voglio bene. C’è davvero ricchezza più grande di questa?

La più bella lezione di vita che hai imparato sul set?

Che il progetto vince sulle piccole necessità e velleità personali. Che siamo sempre a servizio di una storia che vive e respira grazie alla collaborazione di tanti componenti di una macchina.

Quale desiderio esprimi di fronte ad una stella cadente?

Conservare la passione di conoscere le diversità altrui, le culture altrui e le ragioni altrui. Viaggiare per imparare, mangiare e gioire di ciò che non conoscevo, ma che sto conoscendo. Il viaggio nel senso macroscopico del termine.

Agli occhi del pubblico sembri bello e impossibile. Chi è Vladimir, nella vita di tutti i giorni?

Impossibile no di sicuro (ride, ndr). A me piace la limpidezza, la linearità e la semplicità. Credo siano tre mie caratteristiche importanti. Adoro stare in gruppo e condividere tempo con gli altri, adoro fare sport (e anche mangiare). Tutto ciò che implica una connessione sociale con gli altri mi diverte molto e mi tranquillizza.

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma. Foto di Giuseppe D’Anna.

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Spettacolo

Il creatore di Un Posto Al Sole, Wayne Mark Doyle, è deceduto

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Grave perdita per il cast della soap opera italiana Un Posto Al Sole: uno dei quattro ideatori, Wayne Mark Doyle, è venuto a mancare nel corso della terza settimana del mese di ottobre 2022.

Una perdita inaspettata

Wayne Doyle, di cui si conosce ben poco, è una delle menti che ha ideato la nota soap Opera Un Posto al Sole. Il padre di una delle serie maggiormente longeve e amate dal pubblico italiano, che da 26 anni non perde l’appuntamento serale su RAI Tre, ha sempre vissuto in maniera molto riservata, al punto tale che non è dato conoscere se lo sceneggiatore avesse figli o famiglia o altri parenti.
L’unica grande famiglia nota è quella della soap opera, che si stringe in un dolore definito dagli stessi attori e dai vari addetti ai lavori come impossibile da descrivere.

Un grande amore per Napoli

Wayne Doyle, seppur riservato, non ha mai nascosto il suo grande amore per la città di Napoli e proprio per tale motivo decise, circa 26 anni fa, di scegliere la città italiana come luogo nella quale si sarebbero poi sviluppate le diverse vicende dei protagonisti.

Una passione dell’autore era da ricercare nella realizzazione di trame molto lunghe con diversi colpi di scena, definiti come plot twist, ma anche con una profonda analisi delle ragioni che portavano i personaggi ad agire in un determinato modo.

Per l’autore, infatti, una linearità troppo articolata potrebbe portare lo spettatore ad annoiarsi e ad allontanarsi dal prodotto: proprio questo suo concetto ha caratterizzato alcuni dei personaggi della soap opera che si sono contraddistinti proprio per questa particolare caratteristica.

Inoltre l’autore ha sempre voluto aggiungere volti nuovi e rinnovare parte dei protagonisti, cercando di creare una trama che riuscisse a coinvolgerli complessivamente.
Ogni gruppo di attori, infatti, veniva inserito in una particolare saga, creando degli intrecci interessanti tra coloro che assumevano un ruolo di spicco e personaggi secondari.

Inoltre il team dei protagonisti è stato accuratamente scelto dallo stesso Doyle e dai suoi collaboratori, cercando sempre di dare vita a una squadra ben costruita in grado di garantire sempre un’ottima alchimia sul set.

Un messaggio d’addio che lascia diversi dubbi

Dopo il triste annuncio della scomparsa di Doyle, online sono state riportate diverse informazioni che, attualmente, non trovano alcuna conferma certa.

Un dato che però ha destato diversi dubbi sull’improvvisa morte dell’autore della soap opera italiana è da ricercare nella lettera, scritta dallo stesso Doyle, il quale sembra abbia voluto ringraziare i suoi affetti più cari come se sapesse che la sua ora fosse ormai prossima.

Nessuno dei contatti stretti dello sceneggiatore ha voluto comunque commentare questo particolare aspetto, che lascia diversi spazi a svariate interpretazioni ma che, ancora oggi, non trova alcuna conferma in merito alle cause della prematura scomparsa dell’uomo.

I messaggi sui social da parte della RAI e del cast di Un Posto Al Sole

A dare il triste annuncio della morte del padre di uno dei programmi divenuti simbolo di RAI Tre è stata proprio la rete televisiva che, sui suoi canali social, ha inserito un lungo post con tanto di ringraziamento rivolto a Doyle per il grande lavoro svolto nel corso di oltre vent’anni.

In particolar modo è stato elogiato il metodo di adattamento della soap opera australiana Neighbourns, da cui prende spunto Un Posto Al sole, e la capacità di distinguere i due prodotti grazie a Doyle, che ha voluto inserire le svariate dinamiche tipiche dei cittadini italiani e diversi riferimenti alla cultura napoletana.

A seguire i messaggi dei colleghi che hanno collaborato con lui nella realizzazione delle diverse stagioni della soap opera, allo sviluppo delle trame e caratterizzazione dei personaggi, nonché quelli da parte dei vari attori attualmente protagonisti e di coloro che sono usciti di scena sono stati molteplici.

Tutti questi hanno messo in risalto il fatto che lavorare con l’ideatore della soap fosse incredibilmente piacevole, sottolineando come Doyle fosse sempre molto attento a ogni dettaglio e di come volesse rendere la sua serie il più reale possibile, inserendo le debolezze dei personaggi e i problemi che si affrontano nel dover risolvere determinate situazioni, spesso improvvise.

Viene a mancare quindi una figura simbolo della RAI che, per oltre vent’anni, ha permesso al terzo canale della televisione di Stato di essere facilmente riconoscibile, nonché di aver creato un appuntamento al quale la popolazione italiane, sia giovane che adulta e di entrambi i sessi, difficilmente rinunciava, proprio per lo stile e semplicità della stessa.

Con te è iniziato questo viaggio incredibile e straordinario e per te continuerà. Grazie infinite da tutti noi, Wayne”, questo è il messaggio apparso sullo schermo prima della puntata di giovedì 20 Ottobre 2022.

Ci sono poche persone di cui posso dire con franchezza e senza tema di smentita che mi hanno “cambiato la vita”, e una di queste è senz’altro Wayne Doyle. Perché lui è il papà di Un Posto al Sole, è stato il mio primo Headwriter, una delle persone da cui ho imparato il mestiere ed è quindi molto difficile trovare le parole per commentare questa bruttissima notizia.
È bastato un attimo per riportarmi con la memoria a quel fantastico periodo in cui eravamo tutti così carichi di energie e di entusiasmo, alle nottate passate a escogitare storie, ai brainstorming in inglese che mi terrorizzavano data la mia scarsa dimestichezza con la lingua. Ricordo quel senso di sicurezza che ci trasmettevi quando entravi nella stanza, quella convinzione che qualsiasi problema ci fosse stato, con te, lo avremmo risolto. Ricordo quella tua solidità a cui si accompagnava la leggerezza di chi non ha bisogno di prendersi troppo sul serio per fa capire che fa davvero sul serio. Ricordo l’odore dei calamari che ordinavi sempre per pranzo, quando mangiavamo intorno al tavolo del brainstorming… e ricordo con un imbarazzato sorriso quella sera in cui, con la febbre a 40, restai ancorato alla sedia, immobile, deciso a resistere a tutti i costi perché ero nel mio mese di prova e avevo il terrore di fare una cattiva impressione. Non volevo mollare per dimostrare di essere affidabile, ma sembravo un pugile suonato, e fu allora che tu mi sorridesti tra il divertito e il preoccupato e mi dicesti: “Dario, don’t worry, go home…” Ciao Wayne e grazie di tutto.
”, è con queste parole che Dario Carraturo, story editor di Un posto al sole, ha raccontato il suo legame con Wayne.

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Spettacolo

Chi è Gina Amarante, l’attrice che interpreta le gemelle Cirillo in Un Posto al Sole?

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Gina Amarante è una delle protagoniste della soap opera Un Posto Al Sole, dove ha il doppio ruolo delle sorelle gemelle Micaela e Manuela: scopriamo qualche informazione che riguarda la giovane attrice.

L’infanzia di Gina Amarante

L’infanzia di Gina Amarante, nata a Napoli nel 1992, è segnata dalla passione per il mondo del teatro e della recitazione. Questa sua caratteristica le permette di prendere parte alle diverse rappresentazioni teatrali della sua città, con ruoli secondari che le permettono comunque di poter imparare le basi della recitazione. Saranno proprio questi primi suoi passi a invogliarla nello seguire diversi corsi di recitazione.

La formazione di Gina

Nel 2007 la formazione di Gina inizia presso la scuola “LaborArt” di Gragnano, successivamente a 16 anni si iscrive presso la scuola di recitazione napoletana La Ribalta, dove ha l’occasione di essere seguita da diversi esperti insegnanti che hanno sempre dedicato la loro vita a questo particolare mondo. In particolar modo Gina lavorerà con Antonio Milo, figura che la stessa attrice definirà di riferimento durante gli anni della sua formazione.

Dopo aver ottenuto il diploma, la giovane decide di proseguire i percorsi formativi, prendendo parte a diversi workshop teatrali tenuti da compagnie che hanno il compito di formare i nuovi attori, nonché di offrire agli stessi delle nuove nozioni aggiuntive in grado di garantire loro una formazione completa in questo particolare ambito.

Inoltre partecipa anche a diverse Masterclass teatrali, tenute da registi cinematografici italiani e che prevedono la presenza di diversi ospiti di fama internazionale: questo proprio per avere una panoramica generale e completa sulla recitazione. Al termine di questi percorsi formativi, Gina inizia a fare le sue prime apparizioni in televisione, oltre a prendere parte a diverse rappresentazioni teatrali nella città di Napoli e non solo.

I primi successi cinematografici

Gina Amarante prende parte alle prime pellicole cinematografiche nel 2014 e nel 2016. Il primo approdo nel mondo televisivo avviene con la serie televisiva Furore, che rappresenta il debutto di Gina nel mondo della televisione.

Seppur abbia una parte secondaria, la giovane attrice riesce a contraddistinguersi per la sua genuinità e soprattutto per un’interpretazione definita come ottimale per essere la sua prima esperienza.

Questa viene seguita dalla serie drammatica Non dirlo al mio Capo, con un cast composto da attori noti e altri che si stanno affermando durante quegli anni. Anche in questo caso il ruolo di Gina non è da protagonista, ma pure questa esperienza le permette di farsi notare dai vari registi italiani. Sarà il 2017 l’anno di svolta della carriera di Gina, quando entrerà a far parte del cast della serie Gomorra.

Il grande successo con Gomorra

Nel 2017 Gina viene scelta per rivestire il ruolo di Maria nella serie Gomorra, la fidanzata di uno dei protagonisti della serie, ovvero Sangue Blu. Nelle due stagioni, ovvero la terza e la quarta, la ragazza riesce a ritagliarsi un ruolo di spicco e importanza, aggiungendo sempre un’interpretazione ottima e soprattutto dando vita a un personaggio diviso tra l’amore per il fidanzato e il senso di colpa per le azioni che questo commette.

Il ruolo di Maria è molto significativo e forma con Sangue Blu un duo particolare che riesce nell’impresa di catalizzare l’attenzione del pubblico. Il personaggio di Maria verrà fatto uscire di scena durante la quarta stagione, quando la ragazza verrà uccisa per un regolamento di conti tra bande criminali rivali.

Questa esperienza permette a Gina di approdare in un’altra serie televisiva, in questo caso una soap opera, molto amata dal pubblico italiano e che da anni riesce a registrare degli ottimi ascolti, ovvero Un Posto al Sole.

Due sorelle gemelle e Gina

Gli impegni di Gina nella soap opera Un Posto Al Sole si duplicano, visto che la ragazza veste il ruolo delle sorelle Micaela e Manuela, ormai adulte, che hanno un carattere totalmente opposto e che si ritagliano spesso il ruolo di protagoniste all’interno delle vicende della serie italiana.

Proprio l’opposizione tra i due personaggi mettono in risalto le abilità recitative di Gina, che riesce a dare un’identità ben distinta alle due sorelle. Inoltre Gina prende parte alla pellicola La tristezza ha il sonno leggero, che la vede protagonista secondaria nel ruolo di Clara, una ragazza che si legherà al protagonista del film cacciato di casa dalla moglie dopo l’ennesimo tradimento da lui messo in atto a insaputa della donna.

La vita privata di Gina Amarante

Per quanto riguarda la vita privata di Gina Amarante, a differenza di molti altri attori della sua età, la ragazza cerca sempre di essere riservata e proprio per tale motivo le informazioni che riguardano la sua sfera privata sono molto limitate.

Anche sui social l’attrice cerca di condividere ben poche informazioni, focalizzando la sua attività sulla partecipazione alle varie serie televisive, nella soap opera Un Posto al Sole e soprattutto sui suoi diversi progetti teatrali, cercando di coinvolgere il suo pubblico.

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Interviste

Intervista esclusiva a Marco Ciriaci, Patron di Miss Universal Beauty

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Marco Ciriaci, attore e conduttore televisivo nato a Roma, Amministratore di Mediaseven Production di Roma. Dopo quattro anni alla Direzione Nazionale di Miss Universe e dopo ben 6 Finali Mondiali, decide di accettare l’incarico di Presidente Internazionale di Universal Beauty Competition. Noi lo abbiamo incontrato e in quest’intervista ci ha raccontato qualcosa in più sul concorso ma non solo…

Qual è il bilancio di questo inizio di ripartenza?

Ottimo, inaspettato. Universal Beauty Competition sta viaggiando a ritmi pazzeschi e il primo grande risultato fatto registrare dalla nostra Valeria Mancusi lo scorso maggio alla Finale Mondiale di Miss Elite World in Egitto ne è stata la prova lampante. Riportare in Italia una fascia internazionale e una TOP10 al primo colpo penso proprio che sia un risultato da Guinness dei primati.
Qualcosa sta finalmente cambiando.

Quale futuro attende le vincitrici?

Prima di tutto di cambiamento. Fino ad oggi l’Italia alle Finali Mondiali di Miss Universe, tanto per citarne uno, ha fatto solo un “riempitivo”, e purtroppo per loro continuerà a farlo per molti anni ancora. Per loro l’Italia rappresenta un numero, niente di più. E non solo l’Italia, ma l’Europa in generale. Ogni tanto ci regalano ad una nazione europea il “contentino” di una TOP20 o giù di lì, ma per quanto riguarda i piani alti l’Europa non ha accesso.
Ma da oggi si cambia, sarà l’Italia a dettare le regole, il nostro paese e le nostre ragazze dovranno essere protagonista. l’Italia deve occupare il posto che gli spetta di diritto. È uno dei paesi fra i più belli al mondo, se non il più bello, e non può non occupare un posto di rilievo nelle classifiche mondiali della bellezza.

Quali consigli dai a chi si approccia al concorso?

Di pensare in grande. Serve ambizione e carattere, determinazione e idee molto chiare, altrimenti si rischia di regredire e tornare indietro di 30 anni, quando l’unica cosa che questo nostro paese sapeva offrirci, era quello scempio della cosiddetta “ragazza della porta accanto” che purtroppo per chi ha coniato questa dicitura oscena, non ha mai fatto niente di buono.
Solo danni. Non ha fatto altro che creare un immagine di donna italiana assolutamente sbagliata.

Oggi si lavora meglio in Italia o all’estero?

Dipende. Ripeto, l’Italia è un paese che offre molto ma toglie anche molto. Le nostre ragazze devono obbligatoriamente viaggiare, conoscere il mondo e fare esperienze. Tutto questo però, senza mai perdere di vista la cosa più importante, che siamo italiani. Siamo il TOP.

Quanto contano bellezza e sostanza in un beauty contest?

Se ci sono entrambe, moltissimo.
La bellezza è il biglietto da visita, la sostanza è ciò che rimane nel tempo. La bellezza ha un inizio e una fine. La sostanza dura in eterno.

Come va la collaborazione con Eleonora Cecere?

Molto bene. Eleonora è una brava ragazza e nonostante non sia un esordiente, ha una gran voglia di fare e di migliorare. Dote che in pochissime hanno.

Chi è Marco Ciriaci oggi?

Lo stesso di 20 anni fa. Con molta più esperienza e razionalità. Ma con la stessa identica fame. Sono follemente innamorato di ciò che faccio e la cosa che mi gratifica enormemente è vedere che coloro che mi sono accanto e mi conoscono bene, tutto questo lo percepiscono. Ecco… è proprio quella sottile percezione fra cuore e capacità, che rendono un artista invincibile, contro tutto e contro tutti.

Un sogno nel cassetto da realizzare?

I cassetti sono fatti per gli slip e le scartoffie, non di certo per i sogni.
I sogni devono volare in alto e prendere sostanza. I miei??? Volano splendidamente…

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Interviste

Intervista esclusiva a Giovanni Carta: «Il teatro è stato la mia casa»

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Sarà Tiberius nell’attesissima seconda stagione di Barbarians, al fianco di Alessandro Fella che interpreterà invece Germanicus, ma anche il marito di Elena Radonicich in Brennero, nuova fiction in onda prossimamente sulle reti Rai. Parliamo dell’attore siciliano Giovanni Carta, che ha al suo attivo una lunga esperienza teatrale e televisiva. Tra tanti progetti, l’artista è entrato di recente a far parte della piattaforma WeShort, che si occupa di cortometraggi italiani e internazionali. Un nuovo ed entusiasmante impegno per l’attore palermitano, volto di fiction celebri come Il Capitano, La Mafia Uccide Solo D’Estate e Il Cacciatore.

Giovanni, partiamo dall’inizio. In una passata intervista ha dichiarato che non c’è stato un momento in cui ha capito che voleva fare l’attore, perché in fondo ha sempre desiderato fare soltanto questo. Me lo conferma?

“Sì, in qualche modo sono stato fortunato, nel senso che non ho dovuto mai scegliere. Era talmente chiara fin da subito questa necessità di voler fare l’attore, che non mi sono mai dovuto porre il problema di concentrarmi su qualche altra passione. Essendo siciliano, per poter fare qualcosa, sono dovuto andare via dalla mia terra nel 1991. Da lì, mi sono poi iscritto all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, dopo aver superato un difficile esame d’ammissione. Questo ha fortificato una passione che, già negli anni precedenti, avevo avuto modo di coltivare e di far crescere. Fin da piccolo era un assiduo spettatore di teatro.

Il richiamo del teatro, che ha fortemente influenzato la sua carriera…

“Il teatro è stato la mia casa; li mi sono formato. Ho lavorato con molti Teatri Stabili d’Italia: da quello del Friuli-Venezia Giulia, fino ad arrivare a quello di Catania. Ho fatto tantissime tournée, al fianco di attori importanti della scena italiana, come Mariano Rigillo, Massimo De Francovich, Massimo Popolizio, Elisabetta Pozzi, Alessandro Preziosi.Spettacoli che giravano per cinque, sei mesi, in tutta Italia. Il teatro,mi ha accompagnato per gran parte della carriera. Ho fatto la vera e propria gavetta. Cambiavo genere, repertorio. E’ stata una vera formazione. Non sono mai tornato in Sicilia e questo mi ha permesso di avere qualche contatto nella città di Roma, dove poi mi sono fermato a vivere e tutto ha avuto inizio! Da lì, pian piano, sono arrivate anche la televisione e il cinema”.

Nonostante l’arrivo della televisione e il cinema, ha comunque fatto contemporaneamente teatro…

“Si, anche se è cambiato il modo di fare teatro. Prima ti impegnava tantissimo, motivo per cui era difficile riuscire a fare anche televisione. Col tempo, le tournée si facevano sempre meno ed erano più corte. Questo ha fatto sì che si cercassero delle alternative. Ho così iniziato a fare televisione. Non ero giovanissimo ed avevo, la maggior parte delle volte, dei ruoli da cattivo. Ho cominciato con Vittorio Sindoni, che considero il mio mecenate, grazie alla serie Il Capitano con Alessandro Preziosi e Gabriella Pession. Prima di questo, è vero che avevo preso parte ad un episodio de La Squadra o al film di Roberto Andò che si intitolava Il Manoscritto del Principe ed aveva un cast internazionale meraviglioso, ma il lungo impegno seriale è arrivato con Sindoni. In seguito, ci sono stati Butta La Luna e La Mia Casa E’ Piena di Specchi, lungometraggio sulla vita di Sophia Loren, con lei che interpretava la sua mamma. Io, invece, ero il marito Carlo Ponti”.

Che tipo di esperienza è stata quest’ultima?

“Sophia è la diva per eccellenza. E lo dico con la stima e la più grande ammirazione. E’ una donna di un estremo fascino e di una grandissima sensibilità ed umanità; è sempre sorridente e accogliente. Con me, che avevo il ruolo di colui che era stato suo marito, è stata molto simpatica. Avrebbe potuto non calcolare nessuno e farsi i fatti suoi e, invece, è stata una donna piena d’attenzione e di sorrisi. Quando mi ha visto per la prima volta vestito e agghindato come Carlo Ponti, si è commossa. Mi ha fatto molto piacere. Ed ho anche un altro aneddoto meraviglioso da raccontarti”.

Quale?

“Parlando di me, si è avvicinata a Vittorio Sindoni, il regista, e gli ha detto che ero perfetto per fare Carlo Ponti. La Mia Casa E’ Piena Di Specchi è stato il mio primo ruolo televisivo rilevante. Anche se poi è venuta tutta la saga della Sicilia, come Il Giovane Montalbano, con Michele Riondino con cui avevo già lavorato in teatro, e La Mafia Uccide Solo D’Estate con Claudio Gioè e Anna Foglietta. Anche quella è stata una bellissima esperienza, con la regia di Luca Ribuoli.raccontare la Mafia con ironia è stato molto divertente.Sono arrivati, infine, i film in costume tratti dai Romanzi di Andrea Camilleri come La Mossa del Cavallo. Anche quella è stata una bellissima esperienza, sempre al fianco di Michele Riondino”.

Tra l’altro Andrea Camilleri è stato suo insegnante, no?

“Esatto. Ho avuto Camilleri come Maestro, non solo di teatro, ma di vita. Era un grande uomo con uno spirito incredibile e una passione e attenzione per tutti i ragazzi siciliani. Si è subito legato a me; era una persona che amava raccontare storie e aneddoti. Abbiamo avuto in Accademia un fortissimo legame. Ed è stata una gioia quando, nel mio percorso professionale, ho potuto lavorare con lui in teatro o in televisione. Camilleri è uno di quei capisaldi, oserei dire, della mia formazione”.

Parlando di capisaldi, oltre ad Andrea Camilleri, ce ne sono altri che ti senti di menzionare?

“Massimo Castri, un regista che non c’è più. Grazie a lui ho imparato a leggere i testi teatrali, perché mi ha dato gli strumenti per poterlo fare. C’è poi un altro regista con cui ho lavorato molto bene e che vorrei di nuovo incontrare in teatro, Armando Pugliese. Con lui ho imparato ad essere libero, pazzo, irriverente e indisciplinato. Sophia Loren è stata un’insegnante di vita e di stile. Era difficile togliere gli occhi di dosso da lei, per vedere come si comportava con gli altri, per come stava sul set. Noi attori siamo un po’ come i ladri; dobbiamo soltanto rubare. Bisogna rubare e riconoscere le cose che sono giuste per te dai grandi che incontri. Ritengo di avere avuto tanta fortuna. Ho incontrato un altro nome importante del teatro, che è Luca De Filippo. Te lo dicocon sincerità, , ma credo sia stato l’ultimo dei capocomici. Non ne esistono più come lui; la classe, lo stile, la forza, il rigoreche metteva nel lavoro erano unici.Questi esempi mi rimarranno per sempre. Me li sono portati dietro anche facendo televisione.

C’è differenza tra un attore televisivo e uno teatrale?

“Non penso che ci sia differenza. Ci sono attori bravi e attori meno bravi. Questa è l’unica differenza. Preferisco avere questa immagine, se mai ci debba essere un margine di separazione”.

Hai anche diretto alcuni spettacoli teatrali…

“Negli anni si cresce, si pensa di potersi dedicare anche ad altro. E mi è capitato anche di dirigere, soprattutto per ciò che concerne la drammaturgia contemporanea. Ed è sorta l’occasione di A Testa Sutta, un monologo scritto da Luana Rondinelli, giovane autrice di successo che sta portando attualmente in giro degli spettacoli con attrici importanti come Donatella Finocchiaro, Valeria Solarino. Ha scritto per me A Testa Sutta quando sentivo l’esigenza di recitare in siciliano, ossia sette anni fa. A quel punto, ho ritenuto che sarebbe stato superfluo affidarlo ad un altro regista, visto che il testo era nato per noi e con noi. Lo sapevamo, lo conoscevamo, l’avevamo riconosciuto e metabolizzato. Lo spettacolo ha poi avuto molto successo e altrettanti riconoscimenti. Lo porto in giro da sette anni e, in questo periodo post pandemia, lo sto riprendendo sperando di poterlo rifare ancora. E da allora è successo che, ogni tanto, curo la regia di alcuni spettacoli”.

E ti piace?

“Devo dire che approfondire il lavoro dell’attore, facendo il regista di tanto in tanto, non fa male. E’ una cosa interessante che mi porta del bene anche nella mia prima professione. Per quanto questa esperienza sia basata per lo più sulla drammaturgia contemporanea. Per il futuro, ho in progetto qualcosa di nuovo, si tratta di un testo di Francesco Randazzo, Io Sono Chiara, interpretato da Emanuela Trovato che oltre ad essere una bravissima attrice, è anche mia moglie.

Prossimamente sarà nel cast di Barbarians, in uscita su Netflix ad ottobre, e di Brennero, nuova fiction Rai con Elena Radonicich e Matteo Martari. C’è qualche altro progetto, a parte questi, di cui può parlarci?

“Nel periodo della pandemia, dove fortunatamente non mi sono quasi mai fermato ed ho girato anche Il Cacciatore, sono entrato a far parte della piattaforma WeShort, che seleziona e raccoglie cortometraggi. sono un uomo curioso e che in quel periodo avevo un po’ di tempo libero, ho accettato di parlare con Alessandro Loprieno, presidente di WeShort. Ci siamo incontrati on line, in una video conferenza. Ci siamo piaciuti e abbiamo deciso di collaborare. E’ una start-up, una vera e propria realtà. E raccoglie al suo interno cortometraggi italiani e internazionali. E ad un evento, dove sono andato proprio per presentare WeShort e alcuni registi dei lavori contenuti al suo interno, ho avuto l’occasione di conoscere Emiliano Locatelli, con cui a settembre girerò la sua opera prima in Friuli-Venezia Giulia. Di altri progetti, invece, parlerò più avanti. Ma sicuramente tra teatro e televisione c’è tanta roba in ballo”.

© Sbircia la Notizia Magazine, è vietata qualsiasi ridistribuzione o riproduzione del contenuto di questa pagina, anche parziale, in qualunque forma. Intervista a cura di Roberto Mallò per MassMedia Comunicazione.

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