Ambasciatore Stefanini: “Ingresso Finlandia e Svezia nella Nato è puramente difensivo”


La richiesta della Finlandia e della Svezia di ingresso nella Nato “è una conseguenza della mutata condizione di sicurezza in Europa a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”. Lo dice all’Adnkronos Stefano Stefanini, analista e consigliere dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi), secondo cui, con la guerra, Mosca ha ottenuto l’effetto di avvicinare la Nato ai propri confini, non di allontanarla: “Mettendo sotto tutela l’Ucraina, ha ottenuto l’effetto opposto, intanto perché Kiev non era in quel momento vicino all’ingresso nel Patto Atlantico, e ha spinto altri Paesi, nel caso specifico Finlandia e Svezia, a cercare a loro volta di entrare nella Nato. Si tratta di una mossa puramente difensiva, per non trovarsi di fronte a una qualsiasi aggressione armata russa nella stessa situazione in cui si è trovata l’Ucraina, cioè senza avere la garanzia dell’articolo 5 che impegna tutti gli alleati a difendere un paese membro della Nato che è stato aggredito”.  

Per il diplomatico ex consigliere del presidente Napolitano, “non si tratta di un allargamento della Nato, ma di due Paesi che chiedono di entrare nel Patto Atlantico perché evidentemente si sentono meno sicuri di quanto non fossero stati per decenni. Il giudizio sulla tempestività o meno della scelta la possono dare soltanto gli svedesi e i finlandesi, che ci hanno pensato a lungo e si sono ritrovati con l’opinione pubblica che si è capovolta rispetto a prima dell’invasione, passando da una neutralità che, nel caso della Svezia, durava da due secoli e, nel caso della Finlandia, dal 1941. Una neutralità rimasta dunque in piedi durante tutta la Guerra Fredda. Il comportamento della Russia ha convinto che la neutralità non basta più per la loro sicurezza. Ora è difficile pensare che la Russia risponda con misure militari nel momento in cui è impelagata in una guerra che non riesce a vincere nel Donbass. Questo può portare sicuramente a un appesantimento delle tensioni militari sui confini, come quello lunghissimo con la Finlandia, che però non è mai stato disarmato. Questa dev’essere la condizione che porti a un negoziato con la Russia, su come disattivare il più possibile il rischio di un confronto militare. Le telefonate di questi giorni con gli americani vanno in quella direzione. Anche se la Russia è adesso in una situazione strategicamente più difficile, anche in sede negoziale, perché si troverà con due Paesi che avranno aderito alla Nato”.  

Le perplessità della Turchia sull’ingresso di Finlandia e Svezia nel Patto Atlantico – il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha chiesto ai due Paesi di “fermare il sostegno ai gruppi terroristici” curdi – secondo Stefanini, “hanno poco a che vedere con gli assetti strategici, ma riguardano le comunità curde, che nel caso della Svezia sono di seconda generazione. La Turchia chiede che i curdi che hanno simpatie per il Pkk siano messi fuori legge, soprattutto in Svezia. Domanda che in termini giuridici si direbbe ‘irricevibile’: Erdogan si è guardato dall’utilizzare la parola ‘veto’, ma la domanda può portare a un negoziato difficile con la Turchia per ottenere che non ne blocchi l’approvazione, dato che basta soltanto un Paese perché venga rifiutata e, successivamente all’approvazione dei leader del Patto Atlantico, l’ingresso dev’essere ratificato da tutti e 30 i parlamenti dei Paesi membri. La Turchia probabilmente condurrà un negoziato, volendo ottenere qualcosa in cambio, è questo sarà il lavoro diplomatico che dovrà svolgersi nelle prossime settimane”.  

(di Cristiano Camera) 

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