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Al Nuovo Teatro Orione di Roma ‘L’arte nel sangue’

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L’arte come grande alleata della solidarietà. Sabato 3 dicembre alle ore 20.30 si terrà al Nuovo Teatro Orione di Roma, in Via Tortona 7 l’evento “L’Arte nel Sangue”, promosso dall’Associazione “Gocce di Vita” e giunto alla sua terza edizione. Una serata all’insegna della musica, della danza, della comicità, con l’obiettivo di sensibilizzare il più possibile alla Donazione del Sangue, un gesto di solidarietà, che può salvare la vita di molte persone, non solo talassemiche. 

“L’arte è in assoluto un linguaggio universale – afferma Gianluca Ciccia, Presidente dell’Associazione Gocce di Vita – e può aiutare moltissimo in progetti di solidarietà come questo. Attraverso la musica, la danza, la comicità, racconteremo momenti di ‘vita’, proprio per sensibilizzare il pubblico a un gesto che di vite ne può salvare tante, quello di donare il sangue in modo convinto e consapevole. In Italia c’è bisogno di 2.500.000 unità di Sangue ogni anno e nel Mondo, approssimativamente, ogni due secondi Qualcuno ha bisogno di sangue e parallelamente c’è una costante tendenza al ribasso dei donatori, che dura ormai da 10 anni, è fondamentale far rialzare i numeri e riportarli per lo meno al periodo pre-pandemia”. 

Aprirà la serata del 3 dicembre Giada Somenzari, Performer e maestra di danza orientale, che trasporterà il pubblico in un immaginario esotico. La serata proseguirà con la cantante Natascia Bonacci, una delle voci black più belle d’Europa, il suo sound potente coinvolgerà tutta la platea. I No Funny Stuff invece saranno una miscela esplosiva di Heavy Swing, Bluegrass, Jug Band Blues e Punk Rock anni ’20 e non mancheranno remake di brani pop e rock moderni, che mixati tra loro e stravolti negli arrangiamenti, ci riporteranno indietro nel tempo con un sound retrò. Marsha Cincinnati De Salvatore, comica italoamericana, con il suo accento spiccatamente calabro-americano intratterrà il pubblico con divertentissimi aneddoti sulla sua storia in stile stand-up comedy. 

Un momento molto intenso sarà quello dedicato al Tango Argentino, simbolo di passione, di vitalità e di calore. Accarezzeranno il palco del Nuovo Teatro Orione, passo dopo passo, una coppia di danzatori nota nel panorama del tango nazionale e mondiale. Gioia Abballe e Simone Facchini. Già vincitori dei campionati europei, vice campioni del mondo nel 2017 e campioni mondiali per la giuria popolare. Il loro stile elegante e travolgente è stato protagonista dei più prestigiosi festival internazionali di tango argentino e avvolgerà il pubblico riproponendo un’ambientazione tipica delle milonghe di Buenos Aires. 

Non mancheranno le incursioni dei clown dell’associazione Comici Camici, che si aggireranno tra il pubblico a caccia di nuovi donatori di sangue. La loro attività opera principalmente negli ospedali pediatrici, la loro missione è portare in corsia due ingredienti potenti: emozioni positive e comicità. 

Ci saranno anche dei momenti molto intensi dedicati ad alcune testimonianze di pazienti talassemici, con una lettera aperta alla talassemia. Il racconto di un vissuto complesso, la convivenza sin dalla nascita con un apparente nemico da combattere, poi rilevatosi un compagno di vita, non sempre solo negativo. Ognuno a suo modo, racconterà la propria convivenza con la talassemia e la capacità di realizzare con tenacia i propri sogni. 

Il ricavato dello spettacolo e di tutte le donazioni, verranno impiegati in una strutturata campagna pubblicitaria e di comunicazione a favore della donazione del sangue, attraverso l’utilizzo di diversi canali comunicativi quali campagne pubblicitarie, social media, piattaforme online, testate giornalistiche, ricerca di testimonials e progetti in ambito scolastico. Per prenotazioni si può andare sull’apposito sito (https://lartenelsangue.eventbrite.it) ma la biglietteria del teatro sarà comunque aperta dalle ore 18 del 3 dicembre. 

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Elena Sofia Ricci si confronta con “La dolce ala della giovinezza”

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(Adnkronos) –
Elena Sofia Ricci non chiede aiuto al Cielo, come nella fiction Rai di grande successo e ascolti tv ‘Che Dio ci aiuti!’ in cui veste i panni di una suora, ma semmai e molto più prosaicamente a un giovane gigolò, in ‘La dolce ala della giovinezza’, la commedia di Tennessee Williams diretta da Pier Luigi Pizzi e in scena fino al 12 febbraio al teatro Quirino di Roma, dove si cuce addosso il ruolo di una attrice che teme di essere avviata sul viale del tramonto, nonostante sia ancora bella e attiva professionalmente, anche se non più giovanissima d’età. 

La protagonista, Alexandra del Lago, star del cinema in declino, alcolizzata e depressa, in fuga da quello che crede essere un insuccesso artistico per il suo ultimo film, cerca un rimedio alla solitudine nelle braccia di un gigolò giovane e bello, un attore fallito in cerca di rilancio ma privo di autentico talento, interpretato da Gabriele Anagni. Sembrerebbe essere lui il soggetto forte della storia, ma l’autore è capace di sovvertire i ruoli e di proporre una trama mai scontata nel suo esito finale. 

“La proposta del Teatro della Toscana di pensare a un progetto di regia per ‘La dolce ala della giovinezza’ è stato di grande stimolo per me – riferisce il regista Pier Luigi Pizzi – e dopo un’attenta lettura ho accettato, forte del fatto che avrei avuto la presenza nel cast di Elena Sofia Ricci, nel ruolo della protagonista. Quanto all’autore, Tennessee Williams, questo scrittore ha una straordinaria abilità nel costruire personaggi femminili al limite del delirio, sul bordo dell’abisso”. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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Danza, il francese Delattre firma ‘Notre- Dame de Paris’ per Balletto di Milano

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(Adnkronos) – In cartellone al Teatro Olimpico, per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana dall’8 al 12 febbraio ‘Notre -Dame de Paris’, la nuova produzione del Balletto di Milano, che giunge nella capitale dopo il debutto a Milano e i recenti sold out. Firmato dal pluripremiato coreografo francese Stéphen Delattre, che non ha avuto timore di ‘sfidare’ l’opera -monstre di Riccardo Cocciante e il balletto di Roland Petit, nato nel 1965 per l’Opéra di Parigi (colonna sonora di Maurice Jarre, costumi di un giovanissimo Yves Saint Laurent), ormai un ‘classico’ del Novecento, lo spettacolo si ispira al celebre romanzo omonimo di Victor Hugo ambientato nella Parigi del 1482.  

Protagonisti Quasimodo, il campanaro gobbo della Cattedrale, perdutamente innamorato della zingara Esmeralda, di cui è affascinato anche Frollo, arcidiacono della Cattedrale e il capitano degli arcieri Frollo, un ‘triangolo’ drammatico, dai tragici risvolti. Stéphen Delattre, che ama utilizzare elementi della danza classica e moderna per sviluppare un proprio personale linguaggio del corpo, rispetta fedelmente la storia di Esmeralda, offrendo inoltre numerosi spunti di riflessione su temi di grande attualità, dall’emarginazione all’emigrazione, dall’impossibilità di alcuni amori sino al potere della religione sulla società.  

La musica è stata selezionata da Davidson Jaconello che ha accostato pagine scelte di di Maurice Ravel, Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi, Ludwig Minkus. In scena le videoproiezioni scenografiche di René Zensen, nelle quali domina la celebre Cattedrale parigina, i costumi sono creati da Federico Veratti, già primo ballerino del Balletto di Milano, oggi costumista della compagnia e stilista emergente del panorama nazionale. 

“La nuova produzione del Balletto di Milano nata nel 2022 – racconta Carlo Pesta, direttore artistico della compagnia milanese – è una versione snella ed efficace nella sua mise en espace, adatta a una produzione di giro. Una versione attuale del celebre romanzo di Victor Hugo, dal gusto drammatico e al tempo stesso molto virtuoso negli insiemi e nei pas de deux affidati a giovani ballerini di grande talento. Delattre è stato un perfetto interlocutore – aggiunge Pesta- Partendo da una base classica, ha elaborato una coreografia di grande plasticità e di una particolare ricerca di movimento”.  

“Il risultato – prosegue – è uno spettacolo che affascina e cattura il pubblico catalizzando l’attenzione dall’inizio alla fine”. Dopo Roma, lo spettacolo sarà in tournée nei teatri italiani e all’estero, grazie anche al supporto delle ambasciate italiane. Il Balletto di Milano, appena rientrato dall’Egitto, sarà prossimamente negli Stati Uniti, Canada, Israele e Francia. 

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Il ‘Sarto delle star’ Luca Paolorossi torna a Sanremo dopo 7 anni dal successo con gli Stadio

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(Adnkronos) – E’ iniziato il conto alla rovescia per l’inizio della 73esima edizione del Festival di Sanremo che, quest’anno, si svolgerà dal 7 all’11 febbraio prossimi. Oltre alla importante kermesse canora sanremese arriva nella Città dei Fiori anche il Virgo Village Sanremo, il Villaggio Ufficiale della Musica, pensato e voluto dal Colosso Finanziario Svizzero Virgo Fund, con il patrocinio del Comune di Sanremo e della Regione Liguria, con il ritorno a Sanremo di Luca Paolorossi, il ‘Sarto delle Star’ che, esattamente sette anni fa, ha vestito gli Stadio, vincitori della 66esima edizione della kermesse con il brano “Un giorno mi dirai”.  

L’Official Hospitality Music, aprirà al pubblico tutti i giorni, dalle ore 11:00 alle ore 20:30, e ospiterà numerose iniziative musicali e socio-culturali, nel corso dell’intera settimana. “Qui a Sanremo sembra ferragosto, è tutto in modalità spensierata e leggera. Questo formato del Festival da’ da lavorare a tante persone. Abbiamo ideato un contenitore importante, ho creato un gemellaggio tra le Marche, la Riviera di Ponente e la Liguria, mi posso definire un po’ il Sarto di Sanremo’”, ha raccontato Luca Paolorossi all’Adnkronos. “Non sono più stato a Sanremo da 7 anni, ma posso dire che è ancora più emozionante di quella volta perché sono stati creati tanti appuntamenti durante tutte le giornate del Festival. Al di fuori della kermesse canora, molto mediatica, ci sono contenitori enormi dove ruota il mondo dei vip. Sanremo per una settimana diventa il centro del mondo”.  

“Sanremo è un elemento importante, come la ‘Dolce Vita’ per il rilancio del made in Italy nel mondo. Pensate che gli sposi aspettano di vedere Sanremo e in base alla tipologia di outfit degli artisti scelgono l’abito per il loro matrimonio. Sanremo è ancora più del Pitti, che è solo per addetti ai lavori, qui è per la comunità”, ha aggiunto Luca Paolorossi che durante la settimana del Festival di Sanremo, presenterà la nuova collezione ‘Paolorossi Please: t-shirt e felpe top luxury realizzate su misura e da abbinare agli abiti di sartoria fatti a mano per un nuovo concetto di comodità che riporta agli anni ‘80 e alla meravigliosa serie televisiva Miami Vice. “Presenterò questa nuova collezione di t-shirt e felpe con le iniziali personalizzate, è la prima volta che si fa su questo tipo di abbigliamento. Inoltre sarò al fianco del direttore di Novella 2000, Roberto Alessi, con uno spazio all’interno del settimanale dove commenterò gli outfit degli artisti in gara”, ha aggiunto il sarto delle star, ultimo discendente di una famiglia di sarti che da più di 100 anni realizza abiti su misura.  

Luca Paolorossi proporrà anche una galleria fotografica con gli scatti più entusiasmanti dell’incontro con il grande Gaetano Curreri, leader degli Stadio, e tutto il suo gruppo; istantanee che ritraggono la presa misure, l’imbastitura degli abiti e le prove ma anche fotografie emozionanti di Filottrano, nelle Marche, territorio di cui il Sarto delle Star è nativo, borgo nel quale il Fondo Virgo ha investito con l’acquisizione di storici palazzi nobili. Infine, martedì 7 febbraio, nella splendida cornice di Villa Ormond, in Corso Felice Cavallotti, a pochi passi dal Teatro Ariston, Luca Paolorossi e Vittorio Sgarbi saranno protagonisti di un confronto imperdibile, un faccia a faccia ribattezzato ‘Filo Nascosto’ attraverso cui i due protagonisti tratteranno il legame tra arte ed eleganza, tra saper fare e saper mostrare. Durante tutta la settimana del Festival, Luca Paolorossi sarà anche l’Irriverente, in ruolo perfetto che si presta bene alla figura dello stesso il quale, posizionato sul terrazzo di fronte al teatro Ariston, commenterà all’ingresso degli ospiti a teatro e racconterà lo struscio di corso Italia.  

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Terremoto Turchia, Malgioglio: ”Il mio ex compagno è sotto choc, intorno a lui vede solo morte e distruzione”

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(Adnkronos) – ”Appena ho sentito della tragedia che si è abbattuta sulla Turchia ho chiamato subito il mio ex compagno che vive ad Adana. Ero terrorizzato perché non rispondeva al telefono, poi per fortuna mi ha richiamato su whatsapp e mi ha detto che lui e la sua famiglia stanno bene. Ha detto che intorno a lui vede solo distruzione”. È quanto racconta Cristiano Malgioglio all’Adnkronos. Il cantante appena ha appreso la notizia del terremoto il Turchia, ”l’ho saputo solo stamattina”, dice, ha immediatamente chiamato il suo ex compagno che ora lui definisce ”il mio amico del cuore” per assicurarsi che stesse bene. ”Siamo stati assieme diversi anni e gli voglio molto bene – racconta – mi ha detto che lui e la sua famiglia ora sono per strada al freddo e che hanno sentito un boato enorme. Ora intorno a lui vede solo morte e distruzione. E’ sotto choc e ancora gli gira la testa. Quello che ha passato è spaventoso, ha anche la nonna sulla sedia a rotelle. Per fortuna lui e la sua famiglia hanno una villetta perciò non si trovavano nei palazzi alti che sono crollati”. Malgioglio, che da sempre ama la Turchia, ”appena posso scappo e vado lì a riposarmi”, spiega, rivela: ”Avevo già preso un biglietto per la Turchia, volevo partire dopo ‘Tale e quale show’ per stare lì una decina di giorni, si vede che il destino ha voluto il contrario. Sono vicino al popolo turco, quello che stanno passando è spaventoso”, conclude.  

(di Alisa Toaff)  

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Sanremo e le polemiche per il servizio pubblico

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(Adnkronos) –
Servizio pubblico. Nella settimana di San Remo, ritornano – come è consolidata tradizione – polemiche di varia natura più o meno tutte collegate al concetto di “servizio pubblico radiotelevisivo”. Questo è infatti il tema nodale che lega gli italiani alla RAI ed è un concetto tecnicamente e sostanzialmente difficile da inquadrare, ancor più oggi nel nostro mondo internettizzato che tende a metterne in discussione la stessa esistenza. Bisogna infatti chiedersi “a monte” se l’attuale contesto caratterizzato dall’esplosione della multicanalità e delle multipiattaforme, giustifichi ancora la necessità di un “servizio pubblico”. In altre parole, la domanda per programmi che possano essere definiti di servizio pubblico può comunque essere soddisfatta dall’offerta autonoma di mercato attraverso centinaia di canali televisivi e attraverso l’interattività permessa da Internet senza bisogno di una (o più) emittenti ad hoc? Ad esempio l’esistenza di canali tematici facilmente accessibili per il teatro, lo sport, la scuola, la cucina, il meteo etc.. può rendere superflua la necessità di un palinsesto specifico di un broadcaster “pubblico”? La risposta non è facile anche perché presuppone una definizione compiuta della nozione di servizio pubblico radiotelevisivo che invece, come si è detto, è dal punto di vista giuridico, tra le più complesse e tormentate essendo variabile di epoca in epoca, da Paese a Paese. Se un filo rosso si può trovare tra i diversi concetti e le diverse esperienze internazionali è che l’intervento dello Stato nel settore televisivo (come attore e non come mero regolatore) si giustifica con l’importanza attribuita al mezzo, alla sua influenza sui comportamenti politici e sociali nonché con l’opportunità di tutelare “le radici e le identità nazionali”. In questo senso mi sembra che le ragioni del servizio pubblico radiotelevisivo nel nostro Paese continuino pienamente a sussistere anche se è lecito interrogarsi, guardando al futuro, se lo strumento usato sinora (un solo broadcaster specializzato, finanziato in parte dal canone in parte dal mercato) sia quello più efficiente e/o più utile. A livello internazionale le soluzioni adottate sono essenzialmente tre: Paesi in cui esiste una sola TV pubblica o con funzioni pubbliche (oltre l’Italia, l’Austria, la Svezia, la Finlandia, la Svizzera, il Portogallo, la Francia, il Regno Unito – seppur quest’ultimo con qualche distinguo); Paesi dove esistono più emittenti pubbliche (Belgio, Danimarca, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Australia, USA); un servizio pubblico focalizzato sui programmi e non sull’emittente. E’ questo il caso della Nuova Zelanda dove pur esiste una TV di Stato ma che si finanzia in toto sul mercato con la pubblicità mentre il canone viene raccolto da strutture pubbliche che poi lo distribuiscono a chiunque faccia programmi di “servizio pubblico”.  

Bill Gates e gli economisti. In una lunga intervista del 2019 rilasciata da Bill Gates al magazine americano Quartz (ma rilanciata da molti siti in questi giorni in concomitanza con la notizia che il “pensionato” Gates è diventato uno dei primi proprietari terrieri degli USA e del mondo possedendo 275mila acri di terreno – circa 110.000 ettari – per un valore di oltre 800 milioni di dollari) il fondatore di Microsoft ebbe a dichiarare, tra l’altro, che gli “economisti non capiscono molto di macroeconomia” affermazione forte (e piuttosto discutibile) ma sostenuta da un argomentazione ancora oggi attualissima: “ non è come la fisica, dove si hanno certi imput e si preannunciano certi autput. I tassi d’interesse torneranno mai alla normalità? E perché oggi non stanno tornando alla normalità? Su questo non otterremo mai un consenso tra gli economisti” Profetico, come sempre. (di Mauro Masi) 

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Sanremo 2023, Amadeus su Zelensky: “Lunedì capiremo cosa succederà”

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(Adnkronos) – “Domani avremo una risposta dall’ambasciatore: siamo in contatto e capiremo esattamente cosa succederà”. Lo ha detto il conduttore del Festival di Sanremo 2023 Amadeus nel corso del collegamento con Fabio Fazio a ‘Che Tempo Che Fa’, in merito all’intervento in video al festival del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, previsto per la serata finale di sabato 11 febbraio. 

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Sanremo 2023, toto-monologo Ferragni: da haters a maternità social impazzano voci

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(Adnkronos) – (Dall’inviata Antonella Nesi) – È toto-monologo sul debutto di Chiara Ferragni al Festival di Sanremo 2023. L’imprenditrice digitale sarà coconduttrice della prima serata della kermesse, martedì 7 febbraio, e poi di nuovo della finale di sabato 11. Ma nella prima serata – come poi faranno anche le sue colleghe Francesca Fagnani, Paola Enogu e Chiara Francini – porterà sul palco del Teatro Ariston un momento di riflessione e di racconto. 

Anche se il contenuto è top secret, Ferragni – secondo rumors raccolti dall’Adnkronos – dovrebbe portare al festival gioie e dolori della sua esperienza di influencer, di imprenditrice e di mamma con enorme esposizione social, per toccare vari aspetti di grande interesse sociale, dal rapporto con haters e leoni da tastiera all’empowerment femminile, dalle mamme lavoratrici del settore della moda ai vari risvolti di una copertura mediatica dell’esistenza per tanti versi senza precedenti.  

Sempre secondo voci insistenti raccolte dall’Adnkronos, uno degli abiti di scena che Chiara Ferragni indosserà nella prima serata del festival (l’imprenditrice ha già fatto sapere che a Sanremo sarà vestita da Schiaparelli e Dior ma non si conoscono i dettagli) dovrebbe essere parte integrante del suo discorso all’Ariston, ma non è chiaro se si tratterà di un abito-scultura o di un abito che recherà delle scritte. In attesa di sapere se le voci che circolano rispondano alla realtà, chi ha ascoltato le prove nei giorni scorsi racconta di una Chiara molto tesa (come lei stessa sta raccontando a più riprese sui social) ma di un monologo molto apprezzato nei contenuti.  

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Danza, Bigonzetti firma ‘dedica’ a Tondelli e agli anni ’80 per MMCDC

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(Adnkronos) – Sotto il titolo ‘Ballade’ la MM Contemporary Dance Company, diretta da Michele Merola, ritorna in scena (il 12 febbraio, Teatro Alighieri di Ravenna) con un nuovo spettacolo composto da due inedite coreografie firmate da due autori italiani, Mauro Bigonzetti e Enrico Morelli. I brani, interpretati dai danzatori del complesso accompagneranno il pubblico in un viaggio tra generazioni diverse. ‘Ballade’ di Bigonzetti è un ritratto a tutto tondo degli anni ’80, decennio che ha ormai perso i suoi confini temporali per diventare simbolo di un’epoca, mentre ‘Elegia’, firmato su musiche di Chopin e Villarosa da Morelli, è ambientato e racconta la nostra epoca attuale, periodo che mai come ora porta vertigine e smarrimento, ma anche la rinnovata speranza di un nuovo inizio. I costumi sono stati realizzati da Silvia Califano.  

Persone alla ricerca della propria strada e della propria identità, accomunate dalla medesima inclusione in un periodo storico, in un’epoca come quella attuale, che porta vertigine e smarrimento, dunque, nella pièce coreografica di Enrico Morelli. “Individui che tracciano nuove traiettorie e che ricercano inedite strade per recuperare la propria rotta, in un momento di esilio dalla normalità – spiega il coreografo – Un racconto di momenti e rapporti perduti insieme alla ricerca, nella propria memoria, di immagini e paesaggi che ci erano familiari e di conforto. Un viaggio onirico per ritrovare il proprio essere ormai smarrito. Una danza corale che ci immerge in un vortice di linee e traiettorie che si incontrano e si intrecciano, in un apparente caos primordiale fino al ritorno della quiete, che porta in sé la scelta di abbandonarsi alla speranza ritrovata, in vista di una nuova rinascita. Un elogio della cura – sottolinea ancora Morelli -del prestare attenzione agli altri, amplificato dalle parole tratte dalle poesie di Mariangela Gualtieri”. 

Una narrazione per immagini musicali che recupera le sensazioni di una generazione, le sue euforie cancellate, le insensatezze collettive, ‘i sogni buttati a mare’ ‘Ballade’, ma nello stesso tempo rilancia anche lo stile di vita di quegli anni, i profumi della vitalità e la densa creatività artistica sperimentale che caratterizzavano una società in rapida evoluzione, che si andava trasformando via via al passo con gli impeti della condivisione e l’ansia del cambiamento. Un lavoro allestito senza artifici, interpretato dai danzatori della Mmcdc e cucito su una drammaturgia musicale strutturata sulle tensioni e le visioni degli anni ’80, che attinge da autori diversi protagonisti di quel periodo, da Prince all’anarchica genialità di Frank Zappa, alla poesia profonda di Leonard Cohen, sino all’estetica punk ed esistenziale dei Cccp.  

La coreografia trae anche ispirazione da una delle voci letterarie più significative dell’epoca. Vuole essere un omaggio allo scrittore Pier Vittorio Tondelli, che in quegli anni operò e produsse i suoi maggiori capolavori. “Attraverso una narrazione astratta, la partitura coreografica dà vita ad uno spazio della memoria e del sentimento dove l’uomo, spogliandosi del suo guscio e della corazza che lo accompagna, ritrova il suo corpo vivo e vulnerabile – spiega Bigonzetti – Un viaggio che ci porta a scoprire il dolore, l’amore, l’abbandono e la rinascita. Un viaggio simbolico alla ricerca incessante di una nuova rinascita collettiva dove la bellezza arricchisce e guida il nostro cammino.  

“Ho deciso di realizzare questo dittico, che ha debuttato a novembre al Teatro Comunale di Modena, per offrire al pubblico italiano e internazionale la possibilità di vedere nella stessa serata i nuovi lavori di Mauro Bigonzetti ed Enrico Morelli – spiega all’Adnkronos- Due autori italiani della danza contemporanea di oggi, di cui ho grande stima. In ‘Ballade’ non figura all’interno della serata una mia creazione, scelta che ho fatto per rimarcare la linea che ispira da anni la mia direzione, di rendere la compagnia non unicamente d’autore, ma di farla divenire un contenitore dove le diverse voci della danza contemporanea possano trovare casa”.  

“Esperienza sicuramente più complessa – aggiunge Michele Merola- Ma penso utile e importante per il panorama delle compagnie del nostro paese”.  

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Iacona torna con ‘PresaDiretta’: “Ricomincio dalla povertà”

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(Adnkronos) – Un filo conduttore che, partendo dalla guerra in Ucraina, tocca questioni aperte come le ricadute del conflitto in corso sul terreno dell’economia e come, più in generale, il confronto tra gli Stati Uniti e la Cina. Senza dimenticare il ruolo, nel quadro geopolitico internazionale, che esercita l’Europa. Riccardo Iacona ritorna alla guida di PresaDiretta con un nuovo ciclo di otto inchieste al via da lunedì 6 febbraio su Rai3 alle 21,20. Il tema della prima puntata, però, sarà ‘I poveri non esistono’: un viaggio compiuto dal Nord al Sud d’Italia per mettere in luce le sacche di disagio e povertà che avanzano in molti territori. Realtà in cui il mercato del lavoro è bloccato e le misure di contrasto a questa tendenza risultano inefficaci.  

Iacona, intervistato dall’AdnKronos inizia parlando del suo rapporto di lavoro con Viale Mazzini. “Tra un anno e mezzo – racconta – sarei dovuto andare in pensione. La Rai ha pensato invece, d’accordo con me naturalmente, di sfruttarmi ancora di più. Per questo motivo mi sono licenziato e sono diventato un consulente. Questo mi consente di prestare ancora la mia opera per l’Azienda. Il mio è un contratto di consulenza, di collaborazione”, precisa il giornalista il quale, poi, entra più nel dettaglio delle inchieste che ha preparato insieme ai suoi collaboratori.  

La puntata sulla povertà, afferma, “è la prosecuzione dell’idea, già presa in considerazione, che se continuiamo con la guerra in Ucraina la recessione potrà solo peggiorare. D’altro canto, la politica economica contro la povertà deve prevedere anche il contrasto all’illegalità economica. L’agenda politica nazionale, e la cosa non riguarda solo questo governo, rifugge dall’idea di affrontare la povertà”. L’opione diffusa nel Paese, osserva il giornalista, è che “se una persona è povera è per colpa sua. In Italia, come ha scritto la sociologa Chiara Saraceno, che avremo in studio, c’è il disgusto nei confronti dei poveri i quali, purtroppo, sono destinati ad aumentare”. 

Sul tema della povertà, ricorda Iacona, “abbiamo fatto tante puntate anche con i governi precedenti di centro-sinistra per segnalare che i centri per l’impiego non funzionano. Abbiamo fatto paragoni con quello che succede in Germania e in Francia dove si investono miliardi di euro per fare incrociare la domanda e l’offerta. Poi ci incuriosiva moltissimo la strumentalizzazione che si è fatta del reddito di cittadinanza”.  

Proprio per valutare quest’ultima misura varata negli anni passati Iacona, nel corso della trasmissione, ospiterà dunque la sociologa Chiara Saraceno, presidente del Comitato Scientifico per la valutazione del reddito di cittadinanza che ha elaborato alcune proposte per migliorarne l’efficacia. Un’interlocutrice utile per ragionare sulla riforma del reddito di cittadinanza dell’attuale governo e, più nel complesso, sulle politiche del lavoro. A corredo dell’inchiesta ci sarà inoltre spazio per le questioni sempre aperte legate all’evasione fiscale.  

Nel mirino di PresaDiretta non ci sarà solo la povertà che, comunque, verrà declinata sotto molti punti di vista. Sono tanti gli argomenti che saranno esaminati nelle puntate successive cominciando dal racconto centrato sulle elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio in programma il 12 e 13 febbraio. Si tratta di consultazioni “molto importanti non solo per le due regioni coinvolte. Pertanto, stiamo già girando a Milano e a Roma. Avremo degli ospiti in studio”, dice Iacona. 

Il giornalista, presentando gli altri argomenti sui quali si concentrerà l’attenzione della redazione di PresaDiretta, anticipa che “parleremo della risorsa acqua: è diminuita del 40% perché piove di meno. Cercheremo di capire cosa dobbiamo fare per vivere con minori risorse a disposizione”. Oltre al risparmio “si può fare molto: abbiamo visto esempi, sia in Italia sia nel resto del mondo, che hanno a che fare con la costruzione di bacini interconnessi e con il ricarico delle falde acquifere”. Nella settimana in cui cadrà il suo primo anniversario “torneremo a parlare della guerra in Ucraina. Faremo una puntata sui costruttori di pace. Bisogna sapere che i tanti conflitti scoppiati dopo la Seconda guerra mondiale sono stati risolti con i negoziati. Cercheremo di capire inoltre cosa non abbia funzionato negli accordi di Minsk”.  

Ci saranno, tra l’altro, una puntata sulla “guerra dei chip con un viaggio esclusivo a Taiwan” e una sul Quartagate, “la sfida di credibilità più alta per l’Europa. Il sospetto è che, questo tipo di corruzione, sia un sistema e che forse l’Europa non sia stata all’altezza”, osserva il giornalista. Tra i temi affrontati dalla trasmissione ci sarà spazio anche “al fatto che, secondo alcuni studi scientifici, la plastica è entrata nelle nostre cellule”.  

Un pericolo al quale “dedicheremo un’inchiesta dimostrando che, se vogliamo arrivare al traguardo di ‘plastica zero’, il riciclo che pure è importante non è sufficiente. La politica del riuso è quella che dobbiamo seguire. Tra le altre cose, conclude Iacona, “torneremo a parlare di sanità: sono stato in Basilicata e in Calabria. In molti territori c’è una parte del Servizio Sanitario nazionale che già non esiste più. La prevenzione e la cura delle malattie croniche ne restano già fuori”. 

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Peter Stein festeggia ‘Il compleanno’ di Pinter alla Sala Umberto

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(Adnkronos) – E’ un ‘Compleanno’ molto particolare quello ideato e descritto dallo scrittore inglese Harold Pinter e dalla versione teatrale firmata dal regista tedesco Peter Stein, in scena fino al 12 febbraio alla Sala Umberto di Roma con Maddalena Crippa protagonista, affiancata da Alessandro Averrone e Gianlugi Fogacci. Particolare per i personaggi che propone, per le dinamiche che intreccia, per le vite che scioglie e annoda al tempo stesso questo lavoro giovanile di Pinter scritto sotto la chiara influenza del ‘teatro dell’assurdo’ di Samuel Beckett. 

La vicenda è ambientata in una casa con pretese di pensioncina sul mare, con due anziani affittacamere e un unico ospite, un giovane annoiato e rinchiuso, sia in senso fisico che mentale, nella sua stanza; equilibrio precario ma sostenibile, che viene rotto dalla irruzione di altri due clienti, di cui non si hanno ben chiare le intenzioni e i motivi reali di quell’arrivo così improvviso, al tempo stesso auspicato dai due ignari e ingenui tenutari e temuto dal giovane ospite. 

“La storia parte da una situazione apparentemente innocua per poi sfociare nell’inverosimile per via dei suoi personaggi: individui paurosi, isolati dal mondo in uno spazio ristretto, infelici ma al sicuro fintantoché́ non arriva qualcosa o qualcuno a scuotere il loro pertugio e a rappresentare una minaccia – osserva Peter Stein – A teatro si mettono in scena individui soffocati dalla repressione, inconsapevoli della loro condizione, convinti di essere in effetti uomini totalmente liberi. Il tempo passato dall’uscita di questo lavoro di Pinter non ha tolto niente al suo effetto enigmatico e inquietante, per il quale l’atmosfera di una minaccia continua non smette mai di dominare qualsiasi azione”. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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