Agroalimentare, Mutti: “Prevediamo ricavi per 550 milioni, nonostante la siccità”


(Adnkronos) – “Era il periodo delle dot-com e quando, a 26 anni, mio padre mi chiese se volessi entrare in azienda, accettai. All’epoca Mutti era una società che non cresceva e fatturava 10 milioni di euro l’anno. Oggi prevediamo ricavi per 550 milioni nonostante l’anno al cardiopalma per via della siccità, anche se il pomodoro non richiede molta acqua (50-60 lt per kg) se paragonato, per esempio, al frumento (1100 litri per kg)”. E’ quanto afferma, in un’intervista al quotidiano ‘La Ragione’, Francesco Mutti, ad di Mutti Spa, regina a livello mondiale del pomodoro.  

Pesa anche la questione energetica, in particolar modo per questo comparto che trasforma la materia prima proprio nel trimestre estivo, quello più colpito dai rincari. “Due anni fa, per le stesse quantità di prodotto, abbiamo avuto un costo di 3,5 milioni, quest’anno prevediamo una spesa di 40 milione”, spiega Muti. La domanda viene da sé. Basteranno gli aiuti appena varati? “La questione verte su come sfruttarli, perché a oggi il termine stabilito del 31 dicembre non permette al sistema bancario di farsene carico e renderli liquidabili per le aziende. È importante che il governo faccia chiarezza sul punto, il settore impiega 50mila lavoratori”, commenta Mutti. 

L’Italia è il secondo player al mondo nella lavorazione del pomodoro, subito dopo la California; la Cina è terza anche se in passato, per un lasso di tempo, ci aveva scavalcato. “Per proteggere il made in Italy, in collaborazione con l’Università di Piacenza, abbiamo sviluppato un metodo che grazie all’analisi delle terre rare presenti nel pomodoro ci consente di capire se questo venga dal nord o sud Italia”, sottolinea Mutti. 

A proposito di Sud, resta il tema del lavoro nero, pratica diffusissima tra chi si occupa della raccolta: “In generale, si tratta di un impoverimento sociale che riguarda tutti. Perché quelle aziende -rimarca Mutti- che impiegano in nero, offrono un prodotto a un costo minore non perché siano i più bravi ma solo perchè non rispettano le regole. E’ quindi necessario sviluppare politiche che accrescano la capacità di attrazione delle imprese. In Italia esistono 55mila aziende, ma oltre il 50% delle esportazioni è fatta solo dallo 0.2% di queste. Con una dimensione media al di sotto di 9 lavoratori per impresa, il nanismo aziendale è un problema enorme”, continua.  

Infine, il reddito di cittadinanza può rappresentare un ostacolo alla crescita? “No, quando aiuta famiglie in reale difficoltà ma la sua natura non temporanea crea una distorsione sul mercato, alimentando il lavoro nero, non permettendo all’economia di svilupparsi in modo sano. Per uscire dal problema serve una visione industriale d’insieme”, conclude Mutti.  

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