Afghanistan, Talebani insistono: “Ritiro 31 agosto o sarà violazione”


I Talebani insistono. “L’occupazione” dell’Afghanistan “deve finire” e sarebbe una “chiara violazione” un’eventuale proroga della deadline del 31 agosto, che se dovesse essere annunciata porterebbe i leader del movimento – che da sempre chiede il ritiro di tutte le forze straniere dall’Afghanistan – a decidere “come procedere e cosa fare”. A ribadirlo, poche ore prima del vertice del G7, è stato un portavoce dei Talebani, Suhail Shaheen, in una nuova intervista alla Cgtn, dopo quella dei giorni scorsi al canale europeo della tv cinese. Per Shaheen, intervistato nelle scorse ore dall’emittente dopo le dichiarazioni di ieri a Sky News, un rinvio riguardo il ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan significherebbe uno “sconvolgimento” dei “piani di ricostruzione dell’Afghanistan”. 

Gli Stati Uniti “possono partecipare alla ricostruzione dell’Afghanistan” dopo che “sono stati coinvolti nella sua distruzione” ha detto Shaheen. “Se vogliono – ha affermato – possono partecipare alla ricostruzione dell’Afghanistan e possono cooperare con il Paese, con il suo popolo, in un nuovo capitolo, in una nuova fase”. 

Poi ha sottolineato che sanzioni contro i Talebani “andrebbero contro la popolazione afghana” e gli afghani “hanno lottato per 20 anni contro l’occupazione”. “Siamo entrati in una nuova fase, una fase di pace, di coesistenza pacifica, di unità dei cittadini dell’Afghanistan”, ha insistito, affermando che il Paese ha bisogno di “molta cooperazione e appoggio finanziario” in questo momento “critico”. 

Sanzioni contro i Talebani potrebbero essere “controproducenti” secondo la Cina. Per la diplomazia cinese, riporta il Global Times, la comunità internazionale “dovrebbe aiutare” l’Afghanistan per una ricostruzione “pacifica”, a rafforzare la sua “capacità di sviluppo indipendente” e la decisione di imporre sanzioni “non risolverebbe nulla, ma potrebbe essere controproducente”.  

Intanto, una fonte vicina ai leader Talebani ha rivelato all’agenzia russa ‘Sputnik’ che l’Afghanistan sarà guidato da un Consiglio di 12 membri, su sette dei quali si sarebbe già trovato un accordo. Secondo la fonte tra i sette figurerebbero l’ex presidente, Hamid Karzai, il capo dell’Alto Consiglio per la riconciliazione nazionale, Abdullah Abdullah e uno dei co-fondatori dei Talebani, Abdul Ghani Baradar. 

“L’Afghanistan sarebbe governato da un consiglio di 12 membri”, ha spiegato la fonte, aggiungendo che sarebbe stata trovata l’intesa anche sul figlio del mullah Omar, mullah Yaqub, su Khalil-ur-Rehman Haqqani, sull’ex ministro dell’Interno Hanif Atmar e sull’ex signore della guerra Gulbuddin Hekmatyar. La fonte ha reso noto che sono in corso colloqui per decidere i restanti cinque membri del Consiglio. 

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