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Esteri

Afghanistan, ex ministro: “Talebani uccidono funzionari governo”

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I talebani hanno cominciato a cercare casa per casa, e a uccidere, i funzionari governativi in varie aree dell’Afghanistan. Lo ha denunciato su Sky New.uk il generale Masoud Andarabi, ministro dell’Interno afghano fino allo scorso marzo. 

“La situazione è caotica. I talebani assicurano che non perseguiteranno gli ex funzionari di governo e che non si vendicheranno, ma sfortunatamente hanno iniziato a farlo in alcune aree”, ha detto l’ex ministro, raccontando che nella sua città natale, Andarab, è già iniziata una caccia casa per casa. “Civili vengono uccisi, catturano la gente e la uccidono – ha raccontato- per questo penso che la situazione per chi ha lavorato per il precedente governo sia pericolosa. Se i talebani continueranno così, si formeranno ‘sacche di resistenza’” attraverso il paese, ha aggiunto. 

Andarab è il capoluogo dell’omonimo distretto della provincia nord orientale di Baghlan ed è abitato da afghani di etnia tagika. 

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La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto – Ascolta

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Ascolta “La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto” su Spreaker.
 

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Ucraina Bucha, chiesta in Russia condanna esemplare per Yashin: denunciò abusi

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(Adnkronos) – L’accusa ha chiesto una condanna a nove anni di carcere per l’oppositore russo Ilya Yashin, accusato di aver diffuso informazioni false sulle forze armate, vale a dire, per aver denunciato lo scorso aprile, con un video sul suo canale youtube che ha 1,3 milioni di iscritti, gli abusi commessi nella città ucraina di Bucha. Il procuratore del processo in corso a Mosca ha definito i rapporti dell’Osce e dell’Onu sugli abusi a Bucha come “ostili, prevenuti e di parte”. Yashin, 39 anni, deputato dell’assemblea del distretto moscovita di Krasnoselsky, uno dei pochi oppositori rimasti in Russia, era stato arrestato lo scorso luglio. Il processo a suo carico è iniziato a novembre. La pena massima per il resto di cui è accusato, introdotto dopo l’inizio della guerra, sono dieci anni di carcere.  

 

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Esteri

La nipote dello Shah: ”Il regime testa compromesso, ma la protesta continua”

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(Adnkronos) – La notizia dell’abolizione della polizia morale in Iran e la creazione di una commissione per valutare se rimuovere l’obbligo di indossare il velo islamico potrebbero essere ”un test” deciso da Teheran per ”vedere la reazione del popolo iraniano”. Un ”passo”, insomma, ”per verificare se i manifestanti si fermano” davanti a questa concessione, ”una proposta di compromesso”, seppur non confermata dal ministero degli Interni. Ma gli iraniani, soprattutto donne ma anche uomini, ”non è questo che vogliono, non stanno lottando e rischiando la vita per questo. Vogliono riappropriarsi delle loro libertà e dei diritti civili regolarmente calpestati”. Ne è convinta Yassmin Pucci, attrice e nipote dell’ultimo Shah, Mohammad Reza Pahlavi, che in un’intervista ad Adnkronos afferma che ”il regime islamico ha capito che ha le ore contate”. 

In Iran, prosegue, ”si sta scrivendo una pagina di storia importante” e i protagonisti sono i ragazzi della ”nuova generazione, cresciuta con un senso di ribellione, la voglia di essere come i loro coetanei del resto del mondo”. Un desiderio che li ha visti ”scendere in piazza a protestare con la consapevolezza che andavano a rischiare la loro vita”. Tutto questo ”è terribile, ma non credo si possa tornare indietro. Fermarsi ora non avrebbe alcun senso”. Neanche davanti alla ”notizia ambigua” dell’abolizione della polizia morale e del velo. ”Credo che il regime voglia sondare il terreno e vedere come gli iraniani potrebbero reagire a determinate concessioni. Ma non credo che possa bastare” e penso invece che ”le proteste continueranno”, aggiunge Pucci. ”Gli iraniani non stanno combattendo per queste due cause, ma per abolire il regime – prosegue – Quello che fa male è che il mondo si è dimostrato sì solidale, ma chi avrebbe potuto fare qualcosa di più concreto non lo ha fatto, forse per interessi economici o politici”. Di qui un appello ad ”aiutare un popolo in difficoltà, un Paese in difficolta”. 

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