Addio a don Gino Belleri, lo storico libraio dei pontefici


E’ morto don Gino Belleri, già direttore della Libreria Leoniana, in via dei Corridori, a un passo da San Pietro. Don Belleri, 93 anni, si è spento a Villa Giuseppina dove ha vissuto e dove è stato anche cappellano. Ha visto sette conclavi nella sua lunga vita, archivio vivente di storie e aneddoti vaticani. E’ stato il libraio dei Pontefici, e molto di più: un uomo buono e colto al quale si rivolgevano in tanti: alti prelati, religiosi e laici, intellettuali, punto di riferimento di tanti giornalisti di varie generazioni che si rivolgevano a lui in cerca di retroscena. Don Belleri ha aiutato anche tante persone in difficoltà. La porta del suo piccolo e accogliente studio nella libreria era sempre aperta; ci si metteva in coda per parlargli, tanti erano gli interlocutori.  

La sua amata libreria è stata una delle mete preferite dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, nelle sue passeggiate romane. Una consuetudine tra gli scaffali dell’amico libraio. Sempre Cossiga, da senatore a vita, si trasformò in commesso nella libreria di don Belleri e per due giorni si mise a vendere libri e opuscoli insieme a potenti porporati dell’epoca. 

Don Gino Belleri è stato un vero e proprio archivio vivente di aneddoti vaticani. Grande amico di Paolo VI, con cui ha intrattenuto una serrata corrispondenza che ha conservato tra i suoi ‘tesori’, ha raccolto anche stati d’animo personali dei papi. Uno emblematico: qualche settimana dopo l’elezione di Giovanni XXIII andò a trovarlo il segretario, Loris Capovilla, che conosceva bene. Gli chiese se avesse un libro di meditazioni di un autore francese, Cordouis. Papa Giovanni, nunzio a Parigi nel dopoguerra, lo amava particolarmente ma aveva dimenticato il libro a Venezia. ”Ce l’ho”, rispose Belleri. “Bene, sali domani”, gli disse Capovilla. L’indomani, Belleri si presentò alla Terza Loggia ed entrò nell’appartamento; Capovilla era impegnato, e gli disse: “Portalo tu al Papa, è in biblioteca”. Giovanni XXIII lo ringraziò, e gli chiese da dove venisse. Bergamasco Roncalli, bresciano Belleri: cominciarono a chiacchierare fino a che il ‘papa buono’ gli confessò: “Sai, io qui sono solo, sono un prigioniero”. Papa Giovanni si affacciò alla finestra e rivolgendosi a don Belleri disse: “E’ bello, è bello ma vienimi ancora a trovare, mi sento solo”. 

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