A Roma presentati ‘I disegni di Kafka’ finora inediti


Domani incontro a Roma per presentate “I disegni di Kafka” alle 18 alla Casa delle Letterature. Prendono parte all’evento Marino Freschi e Marco Filoni. Il volume, pubblicato da Adelphi (Milano), è curato da Andreas Kilcher e si avvale della traduzione di Ada Vigliani. E’ apparso in Germania nel 2021 ed è accompagnato -in questa edizione italiana- da una Nota di Roberto Calasso, narratore ed editore scomparso il 28 luglio dello scorso anno. 

“Canetti ha scritto che Kafka è l’unico scrittore che non si sia mai ‘gonfiato’ -sostiene Calasso- Lo si vede per l’ostilità all’accrescimento della linea. Non deve accrescersi, non deve diminuire. La linea non ha aggettivi. È l’unica forma sicura che si offra. Il resto è caos”. 

Poco prima della sua morte, Franz Kafka chiese all’amico Max Brod di distruggere tutti i suoi “scarabocchi”. Alludeva con questo termine non solo agli scritti, ma anche a quei disegni che, dando prova di autentico talento, aveva tracciato nel corso degli anni su fogli sparsi, pagine di diario e un intero quaderno. (segue) 

Per nostra fortuna Max Brod non distrusse né gli uni, né gli altri: mai disobbedienza fu più provvidenziale. Rese pubblico tuttavia solo un numero ristretto di disegni. I restanti, la maggior parte, sono rimasti occultati per decenni in una cassetta di sicurezza, prima a Tel Aviv e poi a Zurigo. E solo quando, di recente, sono tornati alla luce, si è svelato pienamente l’aspetto artistico dell’autore boemo. 

Un volto che ora potremo conoscere: nel volume infatti è riprodotto -su supporto originale, e quasi sempre a grandezza naturale- l’intero ‘corpus’ delle opere conservate. Pagina dopo pagina, si incontrano le esili silhouette nere di omini curvilinei che camminano frettolosi o s’inerpicano chissà dove, oppure sembrano danzare. Figure angolose, dal volto appena accennato, talvolta comico. E, ancora, esseri ibridi, spesso rappresentati con pochi tratti magistrali, immagini evanescenti, come in affannoso movimento, enigmatiche apparizioni.  

Si può riconoscere così un artista ‘imparentato’ con lo scrittore, ma che percorre un’autonoma strada parallela, che per Kafka non fu meno vitale, se il romanziere poteva scrivere alla fidanzata Felice Bauer: “Una volta ero un grande disegnatore … a quel tempo, ormai anni fa, quei disegni mi hanno appagato più di qualsiasi altra cosa”. 

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