A Mauritius, la rinascita dei coralli per combattere l’erosione costiera


Assorbendo l’energia delle onde, le barriere coralline svolgono un ruolo di essenziale importanza. A Flic-en-Flac, 20.000 talee saranno quindi impiantate a una profondità di dodici metri.

La meravigliosa spiaggia di Flic-en-Flac, sulla costa occidentale di Mauritius, è il paradiso dei vacanzieri. Tuttavia, sotto le sue acque turchesi, il paesaggio è sempre meno idilliaco. Stressati dal riscaldamento globale e dalle attività umane, i coralli si trovano in condizioni disastrose.

Un’osservazione generale: secondo i dati del Governo mauriziano, il 75% delle barriere coralline che circondano le lagune di Mauritius è gravemente danneggiato. A Flic-en-Flac, il tasso di sbiancamento dei coralli, un fenomeno di scolorimento che può portare, nel peggiore dei casi, alla morte di quest’ultimi, raggiunge il 75%.

Va detto che la temperatura media annua dell’acqua del mare è passata da 29° C nel 2012 a 32° C nel 2015,  fino a 33° C in estate tra il 2018 e il 2020. Altrove sulla costa occidentale, così come a sud, è salito di 1° C.

L’ecosistema corallino è sconvolto anche dall’aumento delle costruzioni sulla costa, soprattutto nelle zone umide; dall’invasione della “Corona di spine” (Acanthaster planci), una stella marina che attacca i coralli; dalla pesca eccessiva… Per non parlare dell’impatto persistente di antiche pratiche come la rimozione dei coralli da parte degli hotel per creare aree di piacevole balneazione o la pesca con la dinamite.

A Flic-en-Flac, la lotta è ora in corso per cercare di riabilitare le barriere coralline, sotto la guida del ricercatore Nadeem Nazurally, docente di acquacoltura e biologia marina presso l’Università di Mauritius. Ecologi, pescatori, scienziati e volontari si incontrano da circa tre anni, davanti all’ incantevole hotel La Pirogue per poter impiantare il prezioso corallo. Si occupano di un vivaio di 3.000 m² che ospita 5.000 talee. Si prevede che questo numero salirà a 20.000 il prossimo anno. In definitiva, il tutto dovrà essere sommerso a dodici metri di profondità dietro la barriera corallina, nella speranza di vedere ricreare nuove splendide barriere coralline.

Il Centro di ricerca marina situato a La Pirogue vuole incoraggiare la condivisione di esperienze tra i ricercatori internazionali. Finanziato dalla Commissione per l’istruzione terziaria di Mauritius, questo progetto è supportato anche dall’Università dell’Australia Occidentale, dall’Israel Oceanographic Institute e dall’Unione Europea.

Test su cinque specie

“Abbiamo utilizzato cinque diverse specie di corallo per determinare quale è la più resistente al calore. I risultati sono interessanti. Le talee di 2 cm piantate nel 2013 a Trou-aux-Biches (nel nord di Mauritius) sono ora 35 cm e rifugiano tranquillamente i pesci ”, specifica Nadeem Nazurally, riferendosi ad un precedente programma da lui egregiamente gestito personalmente e che è tuttora oggi.in essere. I primi risultati per Flic-en-Flac mostrano che alcune talee sono cresciute da 2 cm a 8 cm entro due anni, il che è davvero promettente.

Un altro “nursery” corallina, è stata allestita a Pointe-aux-Feuilles (nel sud-est di Mauritius), anch’esso gestito dal team Nadeem Nazurally. Altri gruppi alberghieri dell’isola sono coinvolti in progetti simili, ma anche l’Albion Research Center, del Ministero dell’Economia Oceanica, che lavora lì da più di un decennio. I pescatori sono stati addestrati scrupolosamente nella cultura del corallo negli ultimi tre anni. Con il sostegno del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), questo Centro sta anche lavorando con l’Istituto Oceanografico di Mauritius per l’allevamento di coralli più resistenti al calore.

“Resta da trovare le specie migliori che si adatteranno alle diverse regioni dell’isola”, sottolinea il Professor Rajeev Bhagooli, che ha studiato lo sbiancamento dei coralli in Australia, Florida, Hawaii e Giappone. “Ci vogliono almeno quindici anni per determinare se un allevamento di coralli soddisfa gli obiettivi. In questi giorni, i progetti vengono avviati senza un reale follow-up a lungo termine”, lamenta, riferendosi ai programmi Trou-aux-Biches e Flic-en-Flac. Gli allevamenti sviluppati a Mauritius sono programmati su tre, anche cinque anni e talvolta abbandonati per mancanza di finanziamenti o, come al momento per alcuni, a causa del coprifuoco sanitario legato alla pandemia da Covid-19.

“L’uso degli allevamenti di coralli per combattere lo sbiancamento è un buon inizio. Siamo nella fase di apprendimento. L’errore da non fare è tagliare talee con specie invasive”,  da parte sua avverte l’oceanografo Vassen Kauppaymuthoo.

Bacini di biodiversità

Straordinari serbatoi di biodiversità, i coralli svolgono un ruolo essenziale nella protezione della costa mauriziana assorbendo l’energia del moto ondoso e limitando i fenomeni di erosione. Tuttavia, l’innalzamento del livello del mare di 5,6 mm all’anno, mentre la media mondiale è di 3,3 mm, sottolinea l’urgenza della minaccia.

Per preservare le barriere coralline, il Professor Bhagooli raccomanda misure più generali riguardanti, ad esempio, i piani di utilizzo del suolo e l’uso di fertilizzanti sulla costa. Le autorità mauriziane sono consapevoli della necessità di agire senza indugio e una legge sul cambiamento climatico è stata approvata nel novembre scorso. I sacchetti di plastica monouso sono ora assolutamente vietati, per controllare meglio le fonti di inquinamento dannose per i coralli c’è una piú ferrea vigilanza.

Mauritius ha anche presentato all’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) un elenco di aree da evitare ai mercantili per evitare la riemissione della fuoriuscita di petrolio causata dalla MV Wakashio a Pointe-d’Esny, vicino al Parco marino di Blue Bay, nell’agosto 2020. Questa zona non è stata ancora rilevata, la prua del vettore minerario ad oggi  domenica 23 maggio, è ancora in fase di smantellamento.

“Stiamo collaborando con il Ministero dell’Economia Blu per la tutela delle zone costiere. Oltre alla creazione di aree marine protette che coprono un’area di 7.190 ettari, è stata creata una barriera artificiale a Mon Choisy (nel nord di Mauritius)”, sottolinea il Ministro dell’Ambiente, Kavi Ramano.

Una stella marina che sta scatenando il caos

Il cambiamento climatico sembra aver influenzato il ciclo dell’Acanthaster viola ( Acanthaster planci), nota anche come “Corona di spine”, che attacca i coralli a Mauritius e l’isola autonoma di Rodrigues. “Sfortunatamente, non ci sono stati studi scientifici per determinare se siamo di fronte a una proliferazione. Quando studiavo ad Okinawa, ne sono state raccolte interi camion” precisa il Professor Rajeev Bhagooli.

Questa specie carnivora di stella marina si nutre di corallo e le sue spine causano la necrosi della barriera corallina. La Corona di spine produce decine di milioni di uova a stagione e le sue larve possono spostarsi per centinaia di chilometri. Se l’Acanthaster viola si sta moltiplicando in questo modo, è anche a causa dell’abitudine dei mauriziani di utilizzare il suo predatore naturale, il Tritone gigante ( Charonia tritonis ) un mollusco gasteropode ricercato per le sue bellissime conchiglie, come elemento di decorazione e vendita ai turisti come souvenir. La reintroduzione e il divieto assoluto di pesca intensiva di questo mollusco gasteropode è allo studio.

Un’altra minaccia incombe sulle barriere coralline, la rimozione dei Ricci di mare per rendere le spiagge “più pulite” e “soft”. Questo porta alla gravissima proliferazione di alghe che soffocano i coralli, secondo un attento e meticoloso studio  dell’Università di Mauritius.

Il viaggio non finisce mai…. Solo i viaggiatori finiscono, ma, anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione… Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e guardando l’infinità dell’oceano ha detto: «Non c’è altro da vedere!», sapeva, in cuor suo, che non era vero…” (José Saramago)

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