Stefano D’Orazio, voce degli storici Vernice, firma un ritorno che punta dritto alle emozioni: il nuovo singolo “Ci metto il cuore” non cerca scorciatoie, ma racconta cosa significa esporsi davvero, quando la scelta più semplice sarebbe tirarsi indietro.
La passione come scelta, non come slogan
“Ci metto il cuore” nasce come brano pop più immediato, senza tradire la cifra riconoscibile di Stefano D’Orazio e della sua scrittura. E proprio qui sta il punto: l’energia non viene usata per addolcire il racconto, ma per renderlo più vicino, quasi quotidiano, come certe decisioni che prendiamo d’istinto e che poi ci chiedono conto. Non è una canzone d’amore, nonostante il titolo: è un inno alla passione autentica, quella che spinge a mettersi in gioco fino in fondo, anche quando non conviene e il prezzo sembra troppo alto.
Nel testo e nell’andamento emotivo del brano si segue il percorso di un protagonista che parte da una zona d’ombra. La prima parte è più scura e introspettiva: musica e parole mettono a fuoco una persona guidata da buone intenzioni e sincerità, che però finisce per complicarsi la vita e per creare problemi anche a chi le sta intorno. Poi la narrazione cambia respiro: la seconda parte si apre, diventa più luminosa e festosa, e cresce fino a riflettere un passaggio interiore, un movimento che non cancella le difficoltà ma le attraversa.
Un pop rock classico, in dialogo con il singolo precedente
Dal punto di vista sonoro, “Ci metto il cuore” sceglie la strada di un pop rock classico, coerente con l’identità musicale legata a Stefano D’Orazio dei Vernice. È una scelta netta, che punta sulla solidità della forma e sulla chiarezza del ritornello, senza cercare effetti superflui. Il risultato è una canzone che si fa capire al primo ascolto, ma che non rinuncia a una trama emotiva costruita per accompagnare il racconto, passo dopo passo, fino al cambio di luce finale.
Questo impianto si colloca in contrasto con quanto proposto in precedenza con “Non lo so”, brano che aveva raccolto un’ottima accoglienza di pubblico e di critica. Lì dominavano sfumature punk e atmosfere anni ’80; qui, invece, la scelta va in direzione opposta, verso un suono più diretto e pop, capace di sostenere un messaggio che parla di coraggio e conseguenze. Due tappe diverse, quindi, che fotografano una ricerca in movimento senza confondere le intenzioni.
Un video che parte in silenzio e arriva alla condivisione
Il videoclip di “Ci metto il cuore” traduce in immagini lo stesso arco emotivo della canzone: si comincia da un momento intimo, quasi raccolto, e poi lo sguardo si allarga fino alla condivisione, all’incontro e alla festa. Al centro resta un’idea semplice e potente: mettere il cuore nelle cose genera legami e porta luce anche nelle difficoltà. Non è un messaggio gridato, ma consegnato con un tono umano, come se l’invito fosse rivolto a ciascuno, senza morale e senza distanza.
Per preservare autenticità e spontaneità, nel video compaiono amici reali e la band, ripresi senza pose forzate durante un pranzo e una festa al Wood White Studio. La regia è affidata a Desiree Giuntoli, con l’assistenza di Fabrizio Frezza, e la presenza dei musicisti richiama l’estetica dei videoclip anni ’90, assumendo il valore di un nuovo inizio creativo. Ne esce un lavoro semplice ma curato sul piano emotivo, pensato per trasmettere positività, umanità e fiducia.
Il percorso discografico verso “I grandi sogni”
Il singolo “Ci metto il cuore” è il secondo estratto dal prossimo album “I grandi sogni”, e porta con sé una filiera produttiva definita: il brano è firmato Nazzareno Nazziconi per Anteros Produzioni S.r.l.. In questa cornice, l’uscita non appare come un episodio isolato, ma come un tassello preciso dentro un progetto più ampio, in cui ogni scelta sonora e narrativa contribuisce a disegnare una traiettoria riconoscibile e coerente.
Per l’album “I grandi sogni” la produzione è di Fabrizio Angeli per Limited Music Trade S.r.l., con la produzione artistica di Andrea Fabiani. È un contesto che aiuta a leggere anche la direzione del singolo: una canzone che punta alla comunicazione diretta senza rinunciare alla complessità dei sentimenti. In fondo, la promessa è tutta qui: rimettere al centro ciò che spesso si teme di mostrare, e farlo con una forma capace di arrivare, senza artifici, a chi ascolta.
