Cantine Federiciane ha scelto di festeggiare i 2500 anni di Napoli con un gesto che parla al cuore: trasformare le bollicine in racconto, e il brindisi in memoria. Quando una città compie un compleanno così raro, anche un calice può diventare un modo per dirle grazie.
Una serata al Maschio Angioino per il compleanno di Napoli
La cornice è stata il Maschio Angioino, dove il 16 dicembre 2025 è andata in scena la presentazione di “Flegreo-Art – Bollicine per Napoli – 2500 Anni di Storia da Brindare”. Un appuntamento pensato per intrecciare arte, vino e senso di appartenenza, nel segno dell’anniversario della fondazione di Napoli. L’iniziativa ha messo al centro un’idea semplice e potente: celebrare la città non solo con le parole, ma con oggetti capaci di custodire emozioni, segni e identità.
Dietro questo progetto c’è una realtà radicata nei Campi Flegrei: Cantine Federiciane, azienda vitivinicola arrivata alla quarta generazione della famiglia Palumbo. La serata ha restituito l’immagine di un’impresa che non si limita a produrre vino, ma che sceglie di raccontare il territorio anche attraverso linguaggi diversi. È un modo di stare dentro la storia, senza trasformarla in museo, lasciando che continui a vivere in gesti contemporanei e riconoscibili.
Le magnum celebrative: bottiglie uniche tra tradizione e arte contemporanea
Il cuore dell’evento è stato la presentazione di una serie speciale di bottiglie magnum celebrative, realizzate per il progetto Flegreo-Art e dedicate espressamente a Napoli. Non una semplice edizione a tema, ma una collezione di pezzi concepiti come esemplari singoli, dove la tradizione vitivinicola incontra l’arte contemporanea. Ogni magnum è stata pensata per avere una doppia natura: da un lato oggetto da degustare, dall’altro elemento da osservare e conservare, come accade con ciò che si riconosce immediatamente speciale.
A firmare il lavoro è stata Annalisa Saggiomo, Maestra d’Arte e fondatrice del laboratorio VetrArte, chiamata a dare forma visiva alla città. Nella sua interpretazione, le bottiglie diventano superfici dove far convivere simboli, colori ed energia partenopea, con un’attenzione dichiarata alle sfumature e ai dettagli. L’intento, affidato al vetro e alla mano artigiana, è quello di trattenere l’essenza di Napoli senza imprigionarla, restituendole movimento e carattere in ogni singolo pezzo.
Le mani di VetrArte e la visione di Antonio Palumbo
La realizzazione delle magnum nasce da una collaborazione che unisce competenze e sensibilità: accanto ad Annalisa Saggiomo ha lavorato anche Luca Montanile, sempre del laboratorio VetrArte. Il risultato è un incontro tra creatività e maestria artigianale, con l’ambizione di trasformare ogni bottiglia in una “tela” capace di parlare della città. Non è un’operazione decorativa: è un dialogo tra materia, immaginario e territorio, dove l’arte diventa un modo per rendere visibili legami spesso dati per scontati.
A spingere l’iniziativa è stato Antonio Palumbo, rappresentante della quarta generazione e promotore del progetto, che ha ricondotto la scelta a un rapporto profondo con Napoli. Nella sua lettura, il vino è un linguaggio che custodisce memoria e identità, e l’azienda è cresciuta insieme alla città a cui oggi dedica questo omaggio. Offrire un’opera che si possa al tempo stesso ammirare e condividere in un brindisi diventa così un gesto di riconoscenza verso radici e storia millenaria.
Flegreo-Art: un racconto di Napoli che continua nel calice
Flegreo-Art nasce dentro Cantine Federiciane con un obiettivo chiaro: far convivere vino e arte in un prodotto irripetibile, dove l’unicità non sia uno slogan ma una caratteristica reale. In questa visione, le magnum assumono il compito di raccontare Napoli attraverso i suoi luoghi iconici, le tradizioni e un’anima descritta come profonda, riconoscibile, impossibile da ridurre a un solo tratto. È un racconto che non si legge: si tiene tra le mani.
Con la presentazione al Maschio Angioino, Cantine Federiciane ha ribadito il proprio ruolo di ambasciatrice del patrimonio flegreo e napoletano, scegliendo la strada di un confronto fertile tra cultura, arte e vitivinicoltura. Il senso dell’operazione sta tutto qui: fare in modo che la celebrazione dei 2500 anni non resti un rito distante, ma un’esperienza da vivere, in una città descritta come unica al mondo e capace, ancora oggi, di farsi ascoltare attraverso linguaggi diversi.
