A Napoli, il nodo del lavoro per le nuove generazioni torna a imporsi con urgenza. L’imprenditore e attivista Enrico Ditto chiede al prossimo vertice regionale una scelta netta: mettere l’occupazione giovanile in cima alle priorità. Perché senza una rotta stabile, avverte, il rischio è ritrovarsi presto con una terra che perde i suoi ragazzi.
L’ultima chiamata per la Campania
Per Enrico Ditto, figura legata alla formazione professionale e al settore dell’hospitality, in Campania la discussione sul lavoro dei giovani non manca mai, ma troppo spesso resta sospesa, senza una linea riconoscibile e costante. Il punto, dice, non è aumentare dichiarazioni e promesse: avvicinandosi il 2026, la vera sfida è scegliere poche priorità, sostenerle nel tempo e trasformare le politiche per l’occupazione in un pilastro stabile dell’azione regionale.
Dentro questo ragionamento, Ditto usa parole che non lasciano spazio a letture tiepide. Parla di una possibile svolta che, per la regione, assomiglia a un’ultima occasione: trattenere i propri figli e permettere loro di costruire un futuro vicino casa. Il suo appello è diretto al neogovernatore: il lavoro giovanile deve stare al centro dell’agenda. Altrimenti, avverte, tra cinque anni il tema non sarà più come creare opportunità, ma come raccontare una regione rimasta senza giovani.
Competenze e formazione: il terreno su cui si costruisce tutto
Nel discorso di Ditto, la formazione non è un capitolo secondario né una voce da spostare ai margini quando cambiano i venti della politica. Al contrario, la definisce il fondamento necessario per arrivare a lavoro stabile, competenze robuste e prospettive credibili. In questa chiave, investire sulle abilità non è un dettaglio tecnico: è la condizione per trasformare l’occupazione da slogan ricorrente a risultato misurabile nella vita quotidiana delle persone.
Il rischio, sottolinea, è che senza una strategia chiara sulle competenze il lavoro resti una promessa che si rinnova a ogni legislatura, senza mai consolidarsi. Quando il percorso non è leggibile, anche la fiducia si assottiglia: i ragazzi faticano a capire dove dirigere energie e tempo, mentre il sistema, privo di continuità, finisce per produrre attese che non diventano sbocchi reali. Da qui la richiesta di rimettere la formazione al centro, come scelta strutturale.
Il problema della discontinuità nelle misure
Tra le criticità più evidenti, Ditto indica la frammentazione: in Campania, sostiene, si è spesso proceduto con interventi isolati, sperimentazioni di breve durata e progetti capaci di accendersi e spegnersi senza lasciare tracce solide. Il risultato è un quadro che cambia troppo in fretta. Per chi cerca di costruire un futuro, questa instabilità non è un dettaglio amministrativo, ma un ostacolo concreto: rende difficile orientarsi e impedisce ai territori di maturare risultati duraturi.
Per questo, nella sua lettura, la domanda decisiva non è soltanto “che cosa fare”, ma “come farlo”. Serve una programmazione pluriennale che sia chiara e comprensibile, capace di dare certezze e di permettere a chi studia o si forma di sapere che l’impegno investito entra in un percorso riconoscibile. Il 2026, aggiunge, può diventare un passaggio decisivo solo se si sceglie la qualità e la stabilità come criterio di governo.
Investimento strutturale, non risposta d’emergenza
Ditto insiste su un punto: la formazione deve tornare a essere un investimento strutturale, non una reazione dettata dall’urgenza del momento. Quando manca continuità, spiega, le risorse rischiano di disperdersi e la sfiducia cresce, soprattutto tra i più giovani. È un logoramento silenzioso, perché non produce soltanto numeri deludenti, ma anche la sensazione che ogni percorso possa interrompersi proprio quando dovrebbe dare frutti.
In questo scenario, la coerenza nel tempo diventa la vera garanzia: non basta avviare iniziative, occorre mantenerle e renderle riconoscibili, così da costruire un rapporto stabile tra istituzioni, territori e persone. Ditto non parla di scorciatoie, ma di metodo: poche scelte, portate avanti con costanza, così che le politiche per il lavoro diventino un asse stabile e non una sequenza di misure slegate tra loro.
Imprese e orientamento: due leve da rendere permanenti
Un passaggio centrale riguarda il rapporto con il tessuto produttivo. Per Ditto, le imprese non possono essere coinvolte soltanto alla fine, come destinatarie di incentivi: devono diventare interlocutori stabili nella costruzione dei percorsi, perché è nei luoghi di lavoro che le competenze si consolidano e possono trasformarsi in occupazione. In questo senso, strumenti come apprendistato e formazione in alternanza hanno un valore, ma solo se inseriti in un quadro chiaro e destinato a durare.
Accanto alle imprese, Ditto richiama anche il tema dell’orientamento, indicandolo come politica pubblica che deve essere continuativa. Orientare, precisa, non significa indirizzare in modo rigido, ma accompagnare: aiutare una persona a riconoscere le proprie capacità e a leggere le opportunità disponibili. Secondo lui, è un investimento che può ridurre errori, abbandoni e precarietà. Quando l’accompagnamento manca, il prezzo lo pagano soprattutto i più giovani.
L’invito al futuro Presidente Roberto Fico e l’orizzonte del 2026
Guardando alla prossima legislatura, Ditto rivolge un invito esplicito al futuro Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, perché questi temi diventino parte centrale dell’azione di governo. Mettere formazione, competenze e continuità delle politiche al centro, afferma, significa rafforzare il tessuto sociale ed economico regionale. È una scelta che richiede visione e responsabilità, ma che, nella sua prospettiva, può produrre effetti concreti nel medio periodo.
Nelle parole conclusive, Ditto allarga lo sguardo: la Campania, dice, possiede energie e talenti che non possono restare nell’incertezza. Il 2026 può essere l’anno in cui si cambia metodo, puntando su politiche serie, stabili e orientate ai risultati. E l’ultimo messaggio è forse il più netto: i giovani non chiedono scorciatoie, chiedono percorsi credibili su cui costruire davvero il proprio futuro.
