C’è chi ancora oggi prende un treno, cambia città o persino sale su un aereo solo per firmare un atto societario. Eppure, da tempo, quella stessa firma potrebbe arrivare in videoconferenza. In Italia la possibilità esiste già, ma resta sorprendentemente poco conosciuta.
Una norma che ha aperto una porta, senza fare rumore
Dal 2021 il quadro è cambiato: con il recepimento della Direttiva UE 2019/1151, attuato attraverso il D.Lgs. 183/2021, nel nostro Paese si può costituire una società interamente online, grazie a un atto sottoscritto in videoconferenza. Una svolta che, sulla carta, riduce tempi e frizioni operative per chi vuole avviare un’impresa senza dover incastrare appuntamenti, spostamenti e attese.
Eppure, questa opportunità non è entrata davvero nel linguaggio quotidiano dell’imprenditoria. Il risultato è un paradosso tutto italiano: la legge corre, le abitudini restano indietro. Secondo Giovanni Toffoletto, ancora oggi molti imprenditori affrontano viaggi e trasferte per una firma che potrebbe essere gestita da remoto, un esempio concreto di quanto gli ostacoli burocratici continuino a pesare su chi prova a creare un’attività.
I numeri che raccontano un ritardo, e un’inversione nel 2025
La distanza tra possibilità e pratica emerge con chiarezza dai dati. Le rilevazioni Movimprese di InfoCamere indicano che nel 2024 sono nate oltre 120.000 società di capitali, ma solo circa l’1% è stato costituito da remoto, quindi all’incirca 1.000 imprese. È un dato che fotografa una conoscenza ancora limitata degli strumenti digitali disponibili, nonostante siano già previsti dal perimetro normativo.
Nel 2025, però, qualcosa inizia a muoversi. Il cambio di passo si misura nella crescita delle costituzioni digitali, segno che la procedura sta diventando più visibile e più utilizzata. Non è un dettaglio tecnico: è un diverso modo di immaginare l’avvio di un’impresa, meno legato alla presenza fisica e più centrato sull’efficienza, soprattutto quando il tempo di chi fa impresa è una risorsa che non torna indietro.
Il ruolo di LexDo.it e la spinta del digitale
Dentro questa dinamica si inserisce LexDo.it, indicata come la prima piattaforma digitale italiana pensata per aprire, gestire e far crescere nuove attività. Da inizio anno ha superato quota 2.000 società costituite interamente online, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Un traguardo che, nel racconto del mercato, diventa un segnale: la costituzione digitale non è più un’eccezione isolata, ma una modalità che sta guadagnando spazio.
La piattaforma, fondata da Giovanni Toffoletto, oggi conta oltre 400.000 utenti e dichiara di aver già affiancato più di 6.500 imprese nella fase di apertura. Viene presentata come l’unica a offrire un servizio di costituzione societaria totalmente online, con l’obiettivo di rendere l’accesso all’imprenditoria più lineare e meno esposto agli incastri della burocrazia che, spesso, scoraggiano prima ancora di iniziare.
Quanto pesa la burocrazia e cosa cambia quando i passaggi diventano digitali
Il beneficio si legge anche in termini economici. Nel 2025 il risparmio totale stimato per le imprese che hanno scelto la costituzione digitale viene quantificato in circa 6 milioni di euro, legati alla riduzione dei costi burocratici. È un dato che, tradotto nella vita reale di un’impresa, significa risorse liberate per obiettivi più concreti, dalla crescita operativa alla solidità finanziaria dei primi mesi.
Se questa modalità venisse adottata da tutte le società neo-costituite italiane, la stima del risparmio complessivo salirebbe oltre 300 milioni di euro. Denaro che, anziché disperdersi in passaggi ripetitivi, potrebbe rientrare nel ciclo dell’economia reale: più investimenti e più assunzioni, secondo la prospettiva proposta. In questa lettura, la digitalizzazione non è solo comodità, ma una leva che può incidere sulle scelte di sviluppo.
Servizi integrati e prospettive di crescita della startup
LexDo.it descrive un modello che combina servizi digitali e supporto di un team di esperti legali e contabili, con un risparmio stimato di oltre 3.000 euro nel primo anno di attività. L’idea è offrire, in un unico spazio, ciò che serve a una nuova iniziativa: non soltanto un atto, ma un percorso più ordinato, capace di far risparmiare energie a chi, in quella fase, dovrebbe concentrarsi su mercato, clienti e sostenibilità del progetto.
Per sostenere la crescita e l’evoluzione tecnologica della piattaforma, la startup ha chiuso di recente un round da 1,7 milioni di euro e prevede di raddoppiare l’organico fino a circa 100 persone entro la fine del 2025. È un passaggio che segnala un investimento sul prodotto e sulla struttura operativa, in linea con l’aumento di domanda che la costituzione online sembra iniziare a registrare nel corso dell’anno.
Il contesto italiano secondo Eurostat e il confronto sui costi
Nel quadro più ampio, Eurostat fotografa un Paese con oltre 4,5 milioni di imprese attive, ma che resta tra i sistemi europei più complessi e costosi per avviare un’attività. In media, tra adempimenti e oneri di apertura, si supera quota 4.000 euro. È in questa distanza tra potenziale imprenditoriale e difficoltà di accesso che la semplificazione digitale diventa un tema che tocca da vicino la quotidianità di chi prova a mettersi in proprio.
Toffoletto riconosce nella normativa del 2021 un primo passo verso la modernizzazione, ma sostiene che da allora non si sia progredito a sufficienza. Richiama il peso di una burocrazia considerata tra le più costose d’Europa e di una pressione fiscale sull’imprenditoria definita asfissiante: per aprire una Srl si parla di oltre 600 euro tra bolli e imposte, a cui si sommano i costi dei consulenti, a fronte delle 50 sterline complessive indicate per la costituzione online nel Regno Unito.
