Il Natale si può anche leggere come un grande racconto di sapori: un intreccio di immagini, ricordi e gesti che tornano puntuali ogni anno. In questa avventura gastronomica, la tavola diventa una scena dove arte e memoria si incontrano, e ogni profumo sembra riaprire una storia rimasta in attesa.
Un Natale raccontato attraverso il cibo e le immagini
Dentro l’atmosfera natalizia convivono mondi diversi: leggende tramandate, il tepore delle storie ascoltate accanto al fuoco, la nostalgia che riporta a galla frammenti di infanzia e l’idea di un’immensità della natura che avvolge tutto. E poi ci sono i richiami più concreti, quelli che passano dalla cucina: i profumi di pani speziati e del plum pudding che rimandano alle case del nord Europa, insieme all’energia dell’universo mangereccio napoletano, capace di trasformare l’attesa in appetito e l’appetito in rito.
Il percorso si costruisce come una sequenza di “assaggi” visivi: opere d’arte che vanno dal mondo antico alla contemporaneità e che, ciascuna a modo proprio, raccontano la ricchezza dei menù. Scorrono così cucine popolari e cucine raffinate, banchetti eleganti e tavolate ruspanti, in un’alternanza che parla di gusti e di gerarchie, ma anche di desideri. In controluce, resta l’idea che la bontà non sia solo materia, ma un linguaggio, capace di attraversare secoli e di farsi riconoscere ancora oggi.
Dalla memoria personale alle radici del solstizio d’inverno
Non è soltanto un viaggio nelle tradizioni natalizie: è anche un percorso a ritroso che sfiora pratiche ancora vive e ne cerca le origini nel solstizio d’inverno. Le usanze, pur restando riconoscibili, si sono trasformate e aggiornate lungo i millenni, come accade a tutto ciò che sopravvive davvero. In questo movimento c’è anche una dimensione intima, perché il ritorno alle tavole del passato coincide spesso con un ritorno alla propria storia: odori, sapori e suoni che la mente custodisce e che il cuore, puntualmente, riporta a casa.
L’itinerario attraversa le campagne e le mense contadine, passa dalle tavole borghesi con le loro liturgie e arriva fino alle contaminazioni attuali dei modelli gastronomici. Cambiano i contesti, cambiano i gesti, ma resta centrale il rapporto tra nutrimento e convivialità, tra ciò che si prepara e ciò che si condivide. Nel meridione questa avventura gastronomica assume un valore emblematico, fatta di implicazioni e simbologie che si ritrovano nelle diverse occasioni del rito conviviale. E, nella tradizione partenopea, l’occasione più riguardevole dell’arte culinaria resta il Natale, punto di fuga di molte rappresentazioni artistiche.
L’arte presa per la gola: una rassegna tra arte, cibo e letteratura
L’arte presa per la gola, rassegna dedicata a arte, cibo e letteratura, sceglie la strada del racconto per avvicinare un tema antico quanto la vita quotidiana: la condivisione del cibo, a tavola e non solo. Le storie possono essere divertenti o drammatiche, a volte semplicemente curiose, ma hanno sempre un centro comune. La narrazione attinge a cronache e novelle, alle vite di santi e re, a scritti morali e romanzi, fino ai documenti d’archivio, e intreccia anche le vicende di chef e delle loro invenzioni, dal mondo antico alla contemporaneità.
Ogni incontro diventa un gioco di assonanze e contrasti, dove la golosità non è un eccesso ma un modo di leggere la cultura. L’analisi delle opere d’arte si accompagna a una selezione ampia di testi critici e letterari, costruendo un intreccio di prospettive che rende il racconto denso di significati. Si affrontano i temi dell’alimentazione e della fame, osservando come l’uomo abbia cercato, nel tempo, di trasformare un bisogno in occasione di piacere. Entrano così in campo economia, politica, vita materiale, rapporti sociali, tradizioni e rituali, insieme ai paradigmi intellettuali, filosofici e religiosi di una società.
Letture, immagini e simboli che completano il racconto
A sostenere la narrazione interviene un repertorio visivo composto da mosaici, affreschi, dipinti e sculture: una vera iconologia che aiuta a comprendere la simbologia legata alla tavola e agli alimenti. Le opere non fanno da semplice cornice, ma orientano lo sguardo e aprono interpretazioni, mostrando come il cibo possa diventare segno di status, racconto di potere, o memoria di una comunità. È in quel dialogo tra immagine e gesto quotidiano che la tavola smette di essere oggetto e diventa racconto.
I racconti proposti attraversano epoche diverse e si completano con la lettura di brani e testimonianze letterarie, coinvolgendo il pubblico attraverso osservazioni, riflessioni, commenti, aneddoti, istinti e sentimenti. Ogni passaggio contribuisce a ravvivare e rifinire il singolo episodio, che diventa specchio di un mondo, di una cultura, persino di un gusto pittorico. Non è un dettaglio secondario: anche l’immaginario fa parte della realtà, e spesso è proprio l’immaginario a rendere riconoscibile ciò che siamo stati e ciò che continuiamo a portare a tavola.
Gli appuntamenti a Napoli firmati ARTEINDIRETTA ETS
All’interno di questo percorso, ARTEINDIRETTA ETS ha portato la rassegna a Napoli, scegliendo luoghi e momenti diversi per raccontare, ogni volta, un’angolazione nuova del rapporto fra cibo, cultura e rappresentazione. L’idea è quella di un calendario che non accumula temi, ma li mette in relazione: peccato e santità, vizi e virtù, rituali e consuetudini, fino a un oggetto quotidiano e potentissimo come il caffè. Così la città diventa una sala d’ascolto, dove la memoria collettiva si mescola a quella personale.
Gli incontri presentati a Napoli hanno seguito tappe precise: il 5 marzo alle ore 20:00 presso Villa Di Donato con Carnevale e Quaresima. Rapporti tra cibo e peccato, santità e potere, accompagnato dalle letture di Claudio Di Palma; il 27 maggio alle ore 20:00 a Monte Echia, nel Maggio di Pizzofalcone, con Lucullo il divo a tavola. Vizi, virtù e rituali nei mosaici e nella pittura, ancora con letture di Claudio Di Palma; l’11 ottobre alle ore 18:00 alla Libreria Feltrinelli con Il gusto di raccontare: il caffè nei dipinti sulle tavole e nelle cucine, con letture di Mario Autore.
