Lunedì 15 dicembre 2025, alle ore 17, si chiude online un percorso dedicato a come si è vestita la Sicilia, tra storia, arte e tradizione popolare. L’ultima lezione mette a fuoco Novecento e contemporaneità, con uno sguardo su case di moda e stilisti dell’isola. Prenotazione obbligatoria.
L’ultima tappa del corso e i protagonisti
Il corso on line “L’Abbigliamento in Sicilia: Storia, Arte e Tradizione popolare”, promosso da BCsicilia e Università Popolare, arriva al traguardo con un incontro conclusivo che riassume un cammino articolato. L’appuntamento si apre con l’introduzione di Alfonso Lo Cascio, Presidente regionale BCsicilia. Subito dopo, la lezione entra nel vivo con un tema che unisce memoria e presente: “Il Novecento e la contemporaneità: abbigliamento, case di moda e stilisti siciliani”.
A curare l’intervento finale è Maria Teresa Di Blasi, Storica dell’Arte e Presidente della Sede di BCsicilia di Catania, chiamata a tirare le fila di un secolo che ha cambiato la forma e il linguaggio degli abiti. Non è solo una questione di stile: il guardaroba racconta svolte sociali, abitudini che si spezzano, nuove libertà che prendono corpo. Per partecipare è richiesta la prenotazione; informazioni e iscrizioni sono disponibili al Tel. 346.8241076 e tramite Email: segreteria@unipoti.it. Al termine è previsto il rilascio di un Attestato di partecipazione.
Nove lezioni e quattro visite guidate: l’itinerario
Il programma, pensato con una struttura ampia, prevedeva nove lezioni affiancate da quattro visite guidate, costruite come tappe capaci di avvicinare luoghi e competenze diverse. Nel calendario rientrava anche Firenze, con una visita guidata che toccava Palazzo Pitti, il Museo Gucci e il Museo Ferragamo. Sul versante siciliano, l’itinerario includeva Palermo con la Casa Museo Raffaello Piraino, e una giornata a Catania tra Sartoria teatrale Angelo Butera, Atelier Marella Ferrera Accademia della moda e del gioiello e Accademia della moda e del gioiello Harim.
Non mancavano poi Ragusa e Scicli, con l’ingresso nei rispettivi Musei del costume, tasselli che completavano il quadro tracciato dalle lezioni. Vedere da vicino spazi, archivi e mani che lavorano significa misurare la distanza tra l’idea di un abito e la sua vita reale, fatta di contesti, materiali, gesti ripetuti. Il corso, nel suo insieme, teneva insieme prospettive diverse, facendo convivere la dimensione storica con quella artigianale e con la lettura culturale della tradizione popolare.
Dal corsetto ai jeans: il racconto del Novecento
L’abbigliamento del Novecento viene presentato come una sequenza di svolte radicali. Si parte dalle silhouette a clessidra dei primi anni, legate all’Art Nouveau, con gonne lunghe, corsetti e cappelli elaborati. Poi arrivano gli anni Venti e lo stile Flapper, che cambia ritmo e proporzioni con tagli dritti e gonne corte. Nel dopoguerra, la linea si fa più comoda e sportiva, fino alle mode iconiche degli anni ’80 con le spalle larghe e degli anni ’90 tra jeans a vita alta, minigonne e look grunge e hip-hop.
Dentro questo percorso, la lezione mette in evidenza alcuni snodi decisivi: la liberazione dal corsetto, l’affermazione del prêt-à-porter, l’influenza crescente dello sport e delle subculture, fino alla nascita dei grandi brand. È una storia che si legge negli orli e nelle spalle, nei tagli che si semplificano o si impongono, nelle scelte che diventano identità. E proprio qui si colloca l’attenzione alla Sicilia, chiamata a entrare nel discorso attraverso il tema delle case di moda e degli stilisti siciliani, nel punto in cui passato e presente si toccano.
