A Ragusa si prepara un incontro che intreccia memoria e ricerca: una conversazione pubblica dedicata a Paolo Orsi, nel novantesimo anniversario della sua scomparsa, per tornare sui “tesori” di Camarina emersi grazie al suo lavoro. Un appuntamento pensato per chi sente che il passato non è mai davvero lontano.
Un omaggio che parte dagli scavi e arriva alle persone
La città sceglie di ricordare Paolo Orsi mettendo al centro ciò che più parla di lui: i ritrovamenti legati all’antica Camarina, rinvenuti nell’area esplorata dallo studioso. Non si tratta di una celebrazione formale, ma di un’occasione per riportare in primo piano il peso di quelle scoperte e il valore del metodo, della pazienza, dello sguardo lungo che sta dietro a ogni ricerca archeologica. È un modo per restituire voce a ciò che la terra ha custodito e che qualcuno ha saputo riconoscere.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra più realtà del territorio e del mondo culturale: l’Assessorato regionale B.C. e I.S., il Centro Studi Feliciano Rossitto, la Pro Loco, Archeoclub, BCsicilia e Le Fate Editore. Una rete che, per una sera, si stringe attorno a un’unica idea: offrire al pubblico una lettura capace di unire conoscenza e partecipazione, facendo sentire che l’archeologia non è solo materia per specialisti, ma parte viva dell’identità collettiva.
Data, luogo e cornice dell’incontro
La conferenza, intitolata “Paolo Orsi e i Tesori di Camarina per i 90 anni della scomparsa del grande archeologo”, è in programma per martedì 16 dicembre 2025 alle ore 18. La sede scelta è il Centro Studi Feliciano Rossitto, spazio da tempo riconosciuto come punto di riferimento per iniziative culturali e momenti di approfondimento. Non è un dettaglio secondario: il luogo, quando si parla di storia, contribuisce a dare forma al racconto.
L’appuntamento si svolgerà in Via Ettore Majorana, 5, nel cuore di Ragusa. La formula annunciata è quella della conversazione, quindi un percorso che punta più al ragionamento che alla semplice esposizione. Il pubblico, chiamato ad ascoltare e a seguire il filo di un discorso costruito su fatti, letture e interpretazioni, potrà ritrovare in una serata sola il senso di una ricorrenza e la concretezza di un patrimonio che continua a interrogare chi lo osserva.
Le voci in programma e il taglio scientifico della serata
A guidare l’incontro sarà Giovanni Di Stefano, docente dell’Università della Calabria e dell’Università di Roma Tor Vergata. Il suo intervento è annunciato come una ricostruzione ampia, capace di tenere insieme figure, contesto e materiali, con l’obiettivo di restituire una visione leggibile anche a chi non frequenta quotidianamente la disciplina. Quando si parla di un grande archeologo, la sfida è sempre la stessa: far emergere l’uomo senza perdere la precisione dello studioso.
Accanto alla relazione principale, sono previsti contributi istituzionali e associativi che accompagneranno il pubblico dentro il significato dell’iniziativa. Interverranno Giorgio Chessari, presidente del Centro Studi Feliciano Rossitto; Mario Papa, presidente della Pro Loco di Ragusa; Vincenzo Piazzese, presidente di Archeoclub Sede di Ragusa; Alfonso Lo Cascio, presidente regionale di BCsicilia; e Alina Catrinoiu della casa editrice Le Fate. Ogni presenza, in questo quadro, contribuisce a dare consistenza a un progetto condiviso.
Dai “tesori” di Camarina alla storia del territorio ibleo
Il cuore dell’incontro sta nella promessa di una vera carrellata di temi: non una sequenza di nozioni, ma un percorso fatto di osservazioni, richiami storici e riflessioni archeologiche che ruotano attorno ai “tesori” di Camarina. L’idea è riportare quei rinvenimenti dentro una narrazione comprensibile, mostrando come possano diventare chiavi di lettura per orientarsi tra epoche e tracce. In fondo, ogni ritrovamento chiede di essere capito, non solo ammirato.
Lo sguardo si allarga così alla storia archeologica del territorio ibleo, con l’intento di favorirne una comprensione più profonda. L’incontro viene presentato come un’occasione per approfondire, quindi per andare oltre l’immagine rapida di un reperto e restituire il contesto che lo rende significativo. È in questo spazio, tra conoscenza e consapevolezza, che una comunità riconosce ciò che ha ereditato e decide di non lasciarlo scivolare nell’oblio.
