Foglie torna a farsi sentire con “Joker”, un singolo che sceglie la sincerità e non la maschera. Tra pop ed elettronica, il brano mette al centro una confessione semplice e difficile insieme: trovare la forza di guardare in faccia le proprie paure e dire, finalmente, ciò che si prova.
Un singolo che mette a nudo
In “Joker” convivono l’immediatezza del pop e una scrittura che non cerca giri larghi: il testo procede dritto, come quando le parole restano in gola per troppo tempo e poi, all’improvviso, chiedono spazio. L’impianto è pop-elettronico, attraversato da influenze anni ’80 che non suonano come nostalgia, ma come un colore preciso scelto per sostenere la storia. Al centro c’è il coraggio di affrontare ciò che spaventa, per arrivare a dire a chi si ama quello che si sente davvero, senza protezioni e senza scorciatoie.
La costruzione del brano nasce da un lavoro di squadra definito: la produzione porta la firma del produttore e DJ Jason Rooney, nome che in passato ha collaborato con Arisa, Laura Pausini, Tiromancino e Negramaro. Accanto a lui, nella scrittura, c’è Antonella Sgobio, autrice Universal e vincitrice del contest SIAE “Genova x Voi” 2025, mentre la parte musicale si completa con Fabio Barnaba, indicato come compositore, arrangiatore e pianista. Un incastro di competenze diverse che converge in un brano pensato per arrivare subito, senza rinunciare alla cura.
Il nome Foglie e la scrittura come necessità
Foglie è un artista classe 2000, arriva da Gravellona Toce (VB) e ha scelto questo nome per un motivo che racconta già il suo modo di stare nella musica. Le foglie, per lui, sono l’immagine di un insieme di pensieri che si trasformano in suono, un movimento continuo che cambia stagione dopo stagione. A volte scrive per ricordare, altre per lasciar andare, seguendo un ciclo che richiama quello di un albero: nascere, crescere, cadere. Dentro questa idea c’è una fragilità dichiarata, e anche una forma di disciplina, quella di non smettere di ascoltarsi.
La spinta a scrivere, nel suo percorso, si lega a un periodo che definisce tra i più difficili e solitari della Gen Z. È lì che matura l’esigenza di mettere ordine, o almeno di provare a farlo, canalizzando nei testi emozioni, paure e sogni. Non è un dettaglio di contorno: è il punto da cui parte la sua urgenza espressiva, l’idea che la musica possa funzionare come uno specchio, qualcosa in cui guardarsi dentro quando fuori sembra mancare spazio. Scrivere diventa un modo per restare in piedi, anche quando il silenzio pesa.
Radici vintage, voce contemporanea
Nel suo ascolto quotidiano convivono epoche precise e un gusto dichiarato: anni 70 e 80, con una passione per disco, funk, elettronica e dance. Non si tratta di citazioni messe lì per fare atmosfera, ma di radici che Foglie dice di voler far germogliare in qualcosa di personale. L’obiettivo è chiaro: partire da quelle sonorità e portarle in un linguaggio attuale, sostenuto da una scrittura giovane e contemporanea, capace di parlare a chi ascolta oggi senza perdere l’energia di ciò che lo ha formato.
Prima di arrivare a questo nuovo capitolo, Foglie ha pubblicato i singoli “Non Vorrei la fine” e “Fondoschiena”. È proprio quest’ultimo a rappresentare, nel suo racconto, il passaggio che gli apre una prima finestra sul mondo discografico: da lì arriva la firma con l’etichetta Daylite Lab e la partecipazione a diversi contest e live, tra Sanremo, Genova e Roma, fino alla recente esibizione nel palazzetto della sua città. In questo percorso si inserisce “Joker”, presentato come terzo singolo, e come un altro passo in avanti, costruito sul coraggio di esporsi.
