Amaranto, cantautrice pratese, torna con il singolo “My Boom Boom”, già disponibile sulle principali piattaforme digitali. Il brano, prodotto da Simone Del Freo, esce per Estro Records con distribuzione Virgin Music Group, e porta con sé un’urgenza emotiva che affonda nel buio delle ore notturne.
Un singolo che nasce quando il mondo tace
“My Boom Boom” arriva al pubblico come una traccia immediata, pensata per circolare da subito nel quotidiano ascolto in streaming e download. La lavorazione del pezzo porta la firma di Simone Del Freo, mentre la pubblicazione è curata da Estro Records e resa disponibile attraverso la distribuzione di Virgin Music Group. Una cornice produttiva e discografica precisa, dentro cui Amaranto incastra una scrittura personale, chiamando l’ascoltatore a entrare in una stanza emotiva senza finestre, dove si respira forte e si resta in ascolto di ciò che normalmente si tiene a bada.
La scintilla creativa, in questo caso, ha il passo della notte: un’energia che non chiede permesso, che si muove di nervi e pelle, e che l’artista descrive come istintiva, viscerale. È quel genere di impulso che affiora quando le difese si abbassano e il silenzio amplifica tutto, anche ciò che durante il giorno si riesce a nascondere sotto strati di abitudini. Il brano si muove proprio lì, in quel territorio irregolare dove il desiderio non è un concetto astratto ma una forza concreta, difficile da contenere.
Il desiderio come fame, il vuoto come richiamo
Nella lettura che ne dà Amaranto, esistono notti in cui tornano a galla pulsioni rimaste sopite e desideri che sembravano spenti. Non si presentano in modo gentile: arrivano, insistono, cercano spazio, quasi a voler tappare un’assenza che pesa. Il vuoto, quando diventa assillante, chiede risposte rapide, e la mente finisce per inseguire una soluzione primaria, poco ragionata, ma tremendamente efficace nell’immediato. È un moto interno che non nasce dalla calma, bensì dall’urgenza di colmare una mancanza percepita come intollerabile.
Questa tensione, racconta l’artista, assume la forma di una fame antica, fisica, che si fa sentire nello stomaco e pretende di essere soddisfatta. L’istinto spinge allora verso un’altra persona, trasformata in un appiglio, in un nutrimento capace di dare sollievo a un’anima assetata. Eppure, insieme al desiderio si insinua anche la consapevolezza: c’è il rischio di ripetere un rito che si riavvita su se stesso, fino a diventare una prigione. Nonostante questo, l’esaltazione di ottenere ciò che si vuole resta, nelle parole di Amaranto, così intensa da risultare abbagliante e difficile da respingere.
Amaranto, un’esordiente fuori dagli stereotipi
Definire Elisa Meucci, in arte Amaranto, soltanto come “emergente” non basta a raccontare il suo profilo. La sua storia porta con sé un contrasto evidente: la spinta di chi si affaccia ora alla scrittura di canzoni convive con lo sguardo di una persona già matura. È una convivenza di opposti che l’artista non prova a semplificare, anzi la abita, rendendola parte della propria identità creativa. Prato resta il punto di provenienza, ma il centro del discorso è un altro: la necessità di dare forma, finalmente, a un percorso che fino a poco tempo prima era rimasto in ombra.
La svolta, infatti, nasce da una decisione concreta: alcuni anni fa Amaranto ha iniziato a scrivere brani pur non avendolo mai fatto in precedenza. Prima di quel passaggio, il suo rapporto con il canto era legato soprattutto all’interpretazione di pezzi altrui, con la musica custodita in uno spazio privato, quasi protetto, lontano dall’idea di un progetto autoriale. Mettersi a scrivere ha significato cambiare postura: esporsi, scegliere, rischiare. E, soprattutto, smettere di considerare le proprie emozioni come materiale da tenere in un cassetto.
Dopo il 2020, la necessità di mettersi alla prova
Il punto di rottura arriva dopo il 2020. L’esperienza del Covid, spiega l’artista, ha rimesso in ordine priorità e prospettive, aprendo un varco inaspettato: uno spazio dedicato alle emozioni e al desiderio di misurarsi con qualcosa di nuovo. Non è un dettaglio di contorno, ma un cambio di traiettoria. In quel periodo, ciò che prima restava sullo sfondo diventa centrale, e la scrittura comincia a presentarsi come un’esigenza, non come un capriccio. Quando la realtà costringe a ricalibrare tutto, anche la voce interiore smette di essere rimandabile.
Da lì prende forma il suo cammino cantautorale, sostenuto da una ricerca che lei stessa definisce autentica e inquieta. In ogni brano, Amaranto riversa parti profonde di sé e sceglie di non nascondere zone d’ombra e fragilità, perché è l’unico modo in cui sente di poter scrivere. Testi e voce restano il perno del suo lavoro, mentre le radici affondano nel pop con cui è cresciuta e che continua a ispirarla. È una scrittura che non chiede di essere capita a distanza: pretende presenza, perché nasce da una verità personale messa in gioco senza scorciatoie.
