Il nuovo singolo di Mario Calarco, “Lasciami andare via”, arriva accompagnato da un video che intreccia musica, immagini e memoria dei luoghi. Una canzone intensa, disponibile in digitale, che trasforma una storia personale in un invito a liberarsi da ciò che ferisce, aprendosi alla possibilità di ricominciare.
Un singolo che invita a lasciar andare
“Lasciami andare via” è un brano inedito dal suono deciso e avvolgente, pensato per entrare in profondità in chi ascolta. Mario Calarco lo ha concepito come un momento di confronto sincero con se stessi: accettare che, in alcuni passaggi della vita, restare aggrappati a situazioni che non fanno più bene significa ferirsi ancora di più. Il titolo nasce proprio dal ritornello, in cui quella richiesta di libertà torna più volte, quasi come un mantra, a ribadire la necessità di trovare il coraggio di lasciarsi alle spalle ciò che trattiene.
Per il cantautore, la scrittura delle canzoni è da sempre un modo per dare forma a ciò che vive e sente, e questo singolo si inserisce pienamente in questo percorso. Attraverso parole dirette e una melodia che avvolge, il brano diventa un racconto emotivo che si affida alla musica per mettere a nudo fragilità e desiderio di riscatto. Ogni verso sembra nascere dal bisogno di condividere un’esperienza reale, trasformandola in una riflessione collettiva, in cui chi ascolta può riconoscere i propri addii necessari e le proprie rinascite possibili.
Le immagini del video tra storia e improvvisazione
Il video che accompagna “Lasciami andare via” porta la firma del regista Franco Orobello e si presenta come un vero viaggio visivo. Mario Calarco parla di un risultato “spaziale”, figlio di una collaborazione in cui la dimensione artistica si intreccia con la valorizzazione del territorio. Le riprese si svolgono a Bagnara Calabra, all’interno del Palazzo De Forte, edificio del 1924 progettato dall’architetto Eugenio Mollino, un luogo che aggiunge profondità e fascino alle immagini. L’artista sente di essere riuscito ancora una volta a unire musica e identità dei luoghi che porta nel cuore, facendo emergere una Calabria viva, creativa, contemporanea.
Sul set, le riprese sono state animate anche da un episodio che oggi strappa un sorriso e racconta l’energia del gruppo di lavoro. Durante il lavoro al video, la coreografa Conny Carbone ha dato vita a un ballo totalmente improvvisato, intenso e sorprendentemente armonioso, che ha conquistato tutti i presenti. Solo alla fine, ci si è accorti che la telecamera non stava registrando. Quell’attimo, carico di bellezza e spontaneità, è svanito, costringendo la troupe a ripetere la scena. Resta però il ricordo di un momento autentico, che racchiude lo spirito del progetto: creatività istintiva, gioco di squadra, voglia di sperimentare senza paura.
Le origini di un giovane cantautore calabrese
Mario Calarco nasce il 14 giugno 2001 a Reggio Calabria e cresce a Bagnara Calabra, dove tuttora vive. La sua relazione con la musica prende forma sin da bambino, quando inizia a studiare chitarra, avvicinandosi poco alla volta a quell’universo che sarebbe poi diventato il suo linguaggio privilegiato. Quelle prime lezioni rappresentano l’ingresso in un mondo in cui suoni e parole iniziano a confondersi con la vita quotidiana. Fin dagli inizi, la musica diventa un compagna costante, uno spazio personale in cui cercare risposte, sfoghi, nuove possibilità espressive.
Con l’adolescenza, la sua formazione si amplia: al percorso con la chitarra si affiancano lo studio del pianoforte e del canto, che gli permettono di esplorare più a fondo la propria voce, non solo in senso tecnico ma anche emotivo. È proprio attraverso questi strumenti che Calarco sviluppa la sua identità artistica, scoprendosi cantautore. La scrittura dei brani diventa il luogo in cui riversare esperienze, dubbi, desideri. Le sue canzoni nascono come pagine di un diario condiviso, che gli consente di parlare di sé e, al tempo stesso, di entrare in relazione con chi lo ascolta, instaurando un dialogo diretto e sincero.
Formazione tra jazz e incontri decisivi
La crescita di Mario Calarco passa anche attraverso un percorso di studi strutturato e rigoroso. L’artista frequenta il secondo anno del triennio in canto jazz al Conservatorio di Musica “F. Cilea” di Reggio Calabria, un ambiente che gli permette di approfondire la tecnica vocale e di confrontarsi con una tradizione musicale ricca e complessa. L’incontro con il jazz gli offre nuovi strumenti espressivi e lo spinge ad affinare l’uso della voce, lavorando sull’interpretazione, sul controllo e sulla capacità di modulare sfumature emotive sempre più raffinate.
Parallelamente agli studi accademici, Calarco partecipa a diverse masterclass che segnano tappe fondamentali nella sua maturazione artistica. Si confronta con professionisti come Ernesto Marciante, Serena Brancale e Geoff Westley, figure che contribuiscono a consolidarne la consapevolezza musicale e la visione del mestiere. Negli ultimi anni, porta la propria voce anche nelle realtà orchestrali, collaborando come solista con l’orchestra di fiati Città di Bagnara Calabra e con l’orchestra Thaleia di Sant’Eufemia D’Aspromonte. Queste esperienze ampliano il suo orizzonte, mettendolo a contatto con repertori diversi e con contesti performativi che richiedono rigore, precisione e capacità di adattarsi a situazioni sempre nuove.
Riconoscimenti e brani che lasciano il segno
Il percorso di Mario Calarco è già costellato da risultati significativi, che confermano la solidità del suo impegno. Nel 2024 è finalista al Premio Mia Martini nella sezione Nuove Proposte per l’Europa con il brano “Un Sogno”. La canzone conquista anche il riconoscimento come Miglior Canzone Radiofonica, un traguardo che per lui rappresenta una spinta potente a proseguire lungo la strada intrapresa. Quel premio diventa una conferma concreta che le sue storie, quando prendono forma in musica, riescono a raggiungere e convincere pubblico e addetti ai lavori, alimentando la determinazione a crescere ancora.
Nel 2025, l’artista continua a mettersi alla prova in nuovi contesti, arrivando in semifinale al Fatti Sentire Festival e in finale nella sezione Cantautori del Je So Pazz Music Fest, entrambe le volte con il brano “Mimì”. Proprio “Mimì” occupa un posto speciale nel suo repertorio, perché scritto in memoria di Mia Martini, figura cui è profondamente legato sul piano artistico. Tra le sue composizioni di maggiore rilievo figura anche “Frammenti di Mantra”, scelta come sigla di un evento disco chiamato Mantra, segno di una musica capace di uscire dal semplice ascolto individuale per entrare in contesti collettivi. Accanto all’attività di cantautore, Calarco si dedica anche al lavoro di videomaker e alla presenza su TikTok. Per lui, la musica resta però il canale principale con cui dialogare con il mondo, nel desiderio di trasmettere emozioni, stimolare pensieri e, passo dopo passo, costruire un percorso che lasci un segno autentico nel panorama musicale.
