Nel dibattito europeo sul benessere aziendale, l’uso dell’intelligenza artificiale sta diventando un discrimine tra Paesi prudenti e Paesi più audaci. Dalle nuove strategie HR al ridisegno dei benefit, i dati del GEBS 2025 restituiscono un quadro in cui i manager italiani emergono come alcuni tra i più convinti sostenitori di questa trasformazione digitale, pronti a ripensare strumenti, processi e priorità.
Distanze tra vertici aziendali e lavoratori nel rapporto con l’AI
Il GEBS 2025, elaborato in collaborazione con Pole Star Advisory e con l’Aalto University School of Business, indaga come manager e dipendenti dei principali Paesi europei valutino l’impiego dell’intelligenza artificiale nella gestione del welfare. Dalla ricerca emerge che, a livello continentale, i lavoratori tendono a riconoscere soprattutto la capacità dell’AI di rendere i processi più rapidi e ordinati, mentre appaiono più guardinghi quando si tratta di collegare queste tecnologie al proprio benessere personale. L’AI viene dunque accettata come strumento operativo, utile per razionalizzare incombenze amministrative, ma resta ancora da costruire una narrazione condivisa sul suo impatto umano, capace di chiarire in che modo possa incidere in profondità sulla qualità della vita dentro e fuori l’azienda.
Le differenze di percezione tra chi guida le organizzazioni e chi vi lavora emergono con particolare chiarezza dai numeri. In Finlandia, ad esempio, i manager che dichiarano familiarità con l’uso dell’AI nel welfare sono il 40 per cento, contro il 27 per cento dei lavoratori, con uno scarto di 13 punti percentuali. In Svezia il divario sale a 22 punti, con il 52 per cento dei vertici favorevole rispetto al 30 per cento dei dipendenti. In Germania la distanza è minima, 50 per cento contro 48 per cento, mentre in Italia spicca l’ottimismo del management, convinto per il 65 per cento degli effetti positivi dell’AI sul benessere, contro il 49 per cento della forza lavoro.
AI e welfare aziendale: Italia e Regno Unito aprono la strada
Nel quadro tratteggiato dallo studio, l’intelligenza artificiale non appare più come una curiosità sperimentale, ma come una componente ormai strutturale delle strategie HR in molte realtà europee. L’impatto sul welfare aziendale è particolarmente evidente: processi, strumenti e persino modelli di leadership vengono ripensati alla luce delle nuove possibilità di analisi e automazione, e cambiano anche le culture organizzative e le aspettative dei dipendenti. Secondo il GEBS 2025, circa tre datori di lavoro su cinque ritengono che l’AI consenta di ridurre sensibilmente il tempo speso nelle attività amministrative legate ai benefit, mentre il 55 per cento è convinto che favorisca una progettazione più accurata e coerente dei piani aziendali, rendendo l’offerta complessiva più mirata.
Un approfondimento specifico del gruppo Epassi evidenzia in particolare il ruolo di Italia e Regno Unito in questa fase di trasformazione. Il 71 per cento dei datori di lavoro italiani e il 70 per cento di quelli britannici ritiene che l’AI possa supportare l’allineamento tra i pacchetti di benefit e gli obiettivi strategici dell’azienda. Epassi, leader europeo nelle soluzioni digitali per gli employee benefit, grazie all’acquisizione dell’italiana Eudaimon nel 2023 ha ampliato in modo significativo il proprio osservatorio sul welfare. In uno scenario in cui la consulenza si intreccia con la tecnologia, l’offerta si arricchisce di servizi integrati e il benessere diventa sempre più misurabile: in questo contesto, Eudaimon ed Epassi si preparano a ridefinire il ruolo del welfare aziendale nel nostro Paese.
Un welfare aziendale su misura: l’esperienza guidata dai dati
Le potenzialità dell’AI nel campo dei benefit emergono con forza quando si guarda all’esperienza concreta delle persone. Le soluzioni sviluppate da Eudaimon e Epassi consentono di progettare percorsi di welfare dinamici e adattivi, nei quali gli algoritmi apprendono progressivamente abitudini, preferenze e bisogni dei singoli dipendenti, suggerendo di volta in volta le opportunità più pertinenti. Elisa Terraneo, marketing manager di Eudaimon, descrive questa fase come l’avvio di un modello realmente on demand, in cui ognuno possa trovare con facilità ciò che gli occorre attraverso un’esperienza fluida, personalizzata e in costante evoluzione. L’obiettivo, sottolinea, non è soltanto semplificare, ma rendere la tecnologia un alleato discreto e affidabile nella relazione quotidiana tra azienda e persone.
Secondo Terraneo, il futuro del welfare aziendale sarà sempre più basato sui dati, ma non potrà prescindere da un presupposto essenziale: la fiducia. Per conquistarla occorre un equilibrio delicato tra innovazione e attenzione alle persone. La manager richiama la centralità dell’ascolto, di percorsi di formazione mirati e di una comunicazione chiara, capaci di spiegare come e perché gli algoritmi intervengono nelle scelte. Solo così la tecnologia può assumere un ruolo coerente con i valori dell’organizzazione, diventando una “technology with a purpose”, orientata a generare valore umano e non semplice efficienza.
Il modello italiano tra welfare olistico e piattaforme integrate
Anche Alberto Perfumo, CEO di Eudaimon, sottolinea come le aspettative sull’AI cambino sensibilmente da Paese a Paese, in funzione della struttura del sistema di welfare e del suo grado di maturità. Nei Paesi nordici, dove il welfare pubblico è particolarmente ampio e quello aziendale svolge soprattutto una funzione integrativa, l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale viene percepita come meno dirompente. In Italia, al contrario, sia nelle imprese sia tra le persone è diffusa la consapevolezza che il welfare aziendale possa incidere in modo decisivo sulla qualità della vita. In questo scenario, l’AI viene considerata un possibile motore di benessere olistico, in linea con quanto emerso dall’VIII Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale.
La visione tracciata da Perfumo guarda a un welfare del futuro definito al tempo stesso olistico e diffuso, sostenuto da una piattaforma integrata e potenziata dall’AI. Una piattaforma capace di accompagnare i diversi passaggi dell’employee lifecycle, dall’ingresso in azienda fino alle fasi più avanzate della carriera, mettendo sempre al centro il benessere di persone e organizzazioni. In questa prospettiva, la personalizzazione diventa la chiave di volta per un welfare davvero evoluto e inclusivo, in grado di adattarsi a esigenze eterogenee. Il forte orientamento dei manager italiani verso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale si inserisce proprio in questo quadro, segnando una propensione marcata a utilizzare la tecnologia per ripensare in profondità le politiche di sostegno ai dipendenti.
Consulenza previdenziale e uso consapevole dei benefit
Un capitolo specifico dello studio riguarda le consulenze previdenziali personalizzate e il modo in cui l’AI può aiutare i lavoratori a orientarsi tra le diverse opportunità. Il 58 per cento dei dipendenti britannici e il 52 per cento di quelli tedeschi e italiani ritiene che l’intelligenza artificiale possa offrire un supporto concreto per utilizzare meglio i benefit e migliorare il proprio benessere complessivo. Nei Paesi nordici, invece, il consenso si riduce sensibilmente: solo il 29 per cento degli intervistati in Finlandia e il 32 per cento in Svezia esprime la stessa fiducia, delineando un atteggiamento decisamente più cauto verso questo tipo di applicazioni.
In controluce, i numeri raccolti dal GEBS 2025 restituiscono un messaggio chiaro: la trasformazione in corso non dipende soltanto dalla disponibilità di piattaforme sofisticate, ma dalla capacità di farle percepire come strumenti realmente vicini alle esigenze delle persone. Il divario tra la visione dei manager e quella dei lavoratori, così evidente in alcuni Paesi, rende ancora più urgente un lavoro paziente di accompagnamento culturale. Servono tempo, dialogo e una progettazione attenta dei percorsi di welfare, affinché l’intelligenza artificiale smetta di apparire come un meccanismo opaco e diventi, per tutti, una leva comprensibile di benessere e di crescita condivisa.
