Una decisione giudiziaria appena adottata in Russia ha cambiato radicalmente il corso di un contenzioso legato a un grande progetto industriale, costringendo un importante appaltatore straniero a ripensare la propria strategia e aprendo uno scontro diretto tra giurisdizione interna e arbitrato internazionale.
Il provvedimento del tribunale russo e lo stop all’arbitrato
Il Tribunale Arbitrale di San Pietroburgo e della Regione di Leningrado ha accolto la richiesta di «EuroChem Severo-Zapad-2» (EHSZ-2) e ha imposto a Tecnimont S.p.A., società italiana di ingegneria e costruzioni, e alla sua controllata russa «MT Russia» di non proseguire il contenzioso arbitrale avviato all’estero contro la stessa EHSZ-2. Il divieto riguarda l’azione intrapresa dagli appaltatori nei confronti del committente nell’ambito di un procedimento internazionale promosso in territorio britannico, che costituiva fino a oggi uno dei principali fronti della loro strategia difensiva.
Con questo intervento, la corte arbitrale russa ha spostato il baricentro della disputa sul proprio territorio, limitando la possibilità per Tecnimont e per «MT Russia» di far valere le loro pretese davanti a un collegio straniero. La scelta di bloccare il ricorso a un arbitrato internazionale, in un contesto segnato da tensioni politiche e commerciali, evidenzia la volontà delle autorità giudiziarie russe di esercitare un controllo diretto su una controversia che coinvolge un grande progetto industriale e somme particolarmente rilevanti.
La rottura dei contratti per l’impianto di Kingisepp
Al centro della vicenda c’è la costruzione di un impianto per la produzione di ammoniaca e urea a Kingisepp, un progetto seguito da EHSZ-2 e affidato in appalto a Tecnimont S.p.A. e alla sua affiliata «MT Russia». Nel mese di maggio 2022, le due società appaltatrici hanno deciso unilateralmente di sospendere l’adempimento delle obbligazioni previste dai contratti, richiamando il quadro delle sanzioni internazionali come motivo del blocco. Di fronte a questa interruzione, EHSZ-2 ha dichiarato risolti gli accordi di appalto, innescando una controversia che si è rapidamente estesa su più piani giudiziari, compreso il ricorso a un tribunale arbitrale estero.
Successivamente, Tecnimont S.p.A. e «MT Russia» hanno scelto di rivolgersi all’Arbitrato della Camera di Commercio Internazionale a Londra, chiedendo un risarcimento a EHSZ-2 per la risoluzione dei contratti relativi alla realizzazione dell’impianto di Kingisepp. Dal canto suo, la società committente ha più volte ribadito di voler tutelare in modo sistematico i propri diritti utilizzando ogni strumento previsto dall’ordinamento e ha indicato come obiettivo prioritario la prosecuzione dei lavori su un progetto che considera essenziale per la sicurezza alimentare della Russia e dei mercati che dipendono dalle sue forniture. La diatriba contrattuale si intreccia così con esigenze produttive e interessi sociali di ampia portata, ben oltre il perimetro del singolo cantiere.
Le conseguenze economiche imposte dal tribunale
Il provvedimento del Tribunale Arbitrale di San Pietroburgo e della Regione di Leningrado non si limita a vietare la prosecuzione dell’arbitrato internazionale: impone a Tecnimont S.p.A. e a «MT Russia» di ritirare, entro dieci giorni, le domande presentate a Londra contro EHSZ-2 e di adottare tutte le iniziative necessarie a ottenere la cessazione del procedimento arbitrale. Qualora gli appaltatori non ottemperino a queste prescrizioni, scatterà una penale giudiziaria concepita per essere coerente con i principi di proporzionalità e con il divieto di trarre vantaggio da un comportamento ritenuto scorretto. Si tratta di un meccanismo che punta a rendere concretamente gravoso ogni tentativo di resistere al comando del giudice russo.
La penale è stata quantificata in modo distinto per ciascuna delle due società coinvolte. Per Tecnimont S.p.A. l’importo fissato dal tribunale ammonta a 279,3 milioni di euro, 44,4 milioni di dollari statunitensi e 305,1 milioni di rubli. Per la controllata russa «MT Russia» la somma è ancora più elevata: 546,2 milioni di euro, 2,5 milioni di dollari USA e 305,1 milioni di rubli. Convertendo il valore complessivo di queste richieste nella valuta nazionale, al tasso indicato dalla Banca Centrale della Federazione Russa al 10 dicembre 2025, il totale raggiunge circa 78 miliardi di rubli. Numeri che rendono evidente il peso economico di un’eventuale inottemperanza e la pressione finanziaria esercitata sugli appaltatori stranieri.
Il nodo dell’arbitrato internazionale e l’accesso alla giustizia
Nella motivazione del divieto, il Tribunale Arbitrale di San Pietroburgo e della Regione di Leningrado ha affrontato direttamente la questione della sede del giudizio. Secondo la corte, lasciare che la controversia prosegua davanti a un collegio arbitrale situato nel territorio di uno Stato considerato ostile rischia di creare ostacoli concreti all’accesso alla giustizia per la parte russa coinvolta. In questa prospettiva, la scelta di impedire la prosecuzione del procedimento in Gran Bretagna viene presentata come una misura necessaria a garantire che EHSZ-2 possa far valere le proprie ragioni in un contesto ritenuto effettivamente neutrale e praticabile.
La posizione assunta dal tribunale si inserisce nel solco degli orientamenti già espressi dalla Corte Suprema della Russia, che in più occasioni ha sottolineato come l’introduzione di sanzioni internazionali alimenti dubbi ragionevoli sull’imparzialità degli arbitri nei Paesi che applicano misure restrittive. In coerenza con questa impostazione, la decisione precisa che qualsiasi lodo dell’arbitrato ICC adottato in violazione del divieto imposto dalla corte russa non verrà riconosciuto né eseguito nel territorio della Federazione Russa, né negli Stati legati a Mosca da trattati di assistenza giudiziaria. Un eventuale pronunciamento londinese che ignorasse l’ordinanza rischierebbe così di restare privo di effetti proprio nelle giurisdizioni di maggiore interesse per la parte russa.
Le altre iniziative giudiziarie e il procedimento contro MAIRE
Il blocco dell’arbitrato internazionale si inserisce in un quadro contenzioso già denso. Il 27 novembre 2025, il Tribunale Arbitrale di Mosca ha accolto la domanda proposta da EHSZ-2 contro gli appaltatori coinvolti nel progetto di Kingisepp, disponendo il recupero di oltre 171 miliardi di rubli. Questa decisione, distinta ma connessa alla vicenda dell’impianto di ammoniaca e urea, rafforza la posizione della società russa sul piano interno e conferma la scelta di affidarsi in modo sistematico ai tribunali nazionali per ottenere il ristoro dei danni che ritiene di aver subito a seguito della sospensione unilaterale dei lavori da parte dei partner contrattuali stranieri.
Parallelamente, davanti al Tribunale Arbitrale di San Pietroburgo e della Regione di Leningrado è in corso un ulteriore procedimento, questa volta rivolto contro il gruppo internazionale di ingegneria e costruzioni MAIRE, che controlla sia Tecnimont S.p.A. sia «MT Russia». L’apertura di questa nuova causa allarga lo scontro all’intero gruppo societario e segnala che EHSZ-2 intende far valere le proprie pretese non solo nei confronti delle singole società operative, ma anche nei confronti del soggetto che ne detiene il controllo. Ne emerge l’immagine di una strategia articolata, che sfrutta ogni canale processuale disponibile per difendere un progetto industriale ritenuto strategico e per consolidare, sul piano giudiziario, la posizione della parte russa in un contesto internazionale sempre più complesso.
