Un nuovo intervento artistico trasforma una stazione della metropolitana del Queens in un luogo di sosta e di emozione, dove il paesaggio urbano incontra immagini di natura e memoria. Un frammento d’Italia entra così nella collezione pubblica della città, in dialogo costante con chi ogni giorno viaggia sotto terra.
L’identità artistica di Marco Gallotta
Marco Gallotta, originario di Battipaglia in provincia di Salerno, ha scelto New York come casa ormai da molti anni. Dopo aver completato al Fashion Institute of Technology un percorso di studi articolato, con un corso biennale in Illustrazione di Moda e un triennio in Illustrazione Generale, ha costruito passo dopo passo una carriera che unisce disciplina tecnica e sensibilità poetica. Oggi vive a Manhattan con la moglie e la figlia e lavora in un intimo studio-laboratorio a West Harlem, uno spazio raccolto dove idee, materiali e immagini si contaminano continuamente. In questo ambiente, lontano dal clamore ma immerso nel ritmo della città, prende forma una ricerca che guarda al mondo mantenendo radici profondamente italiane.
L’artista è conosciuto a livello internazionale per la sua capacità di trattare il ritaglio della carta come un autentico linguaggio espressivo, affiancandolo a disegno, pittura e stampa. Il tessuto urbano di New York, con le sue prospettive inattese, i contrasti architettonici e la continua mescolanza di persone, diventa per lui una inesauribile fonte di suggestioni. Le facciate, le luci, i volti e le ombre della città alimentano una produzione che non si limita alla figurazione ma cerca sempre di cogliere ciò che vibra sotto la superficie visibile. L’eterogeneità della popolazione, con storie e provenienze diversissime, si riflette in opere che aspirano a restituire la complessità e la ricchezza di questo scenario umano.
Collaborazioni prestigiose e riconoscimenti internazionali
Nel tempo, la visione di Marco Gallotta ha conquistato la fiducia di marchi e istituzioni di primo piano. Tra i committenti e gli estimatori figurano case di moda e aziende storiche come Chanel, Nike, Vogue, Campari, Dolce e Gabbana e Ferrari, oltre alla stessa Metropolitan Transit Authority di New York City e al Radio City Music Hall. Anche personalità di rilievo hanno scelto di dialogare con il suo immaginario: tra queste il premio Oscar Ennio Morricone, l’attore Will Smith, la conduttrice televisiva Samantha Bee e l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Una costellazione di nomi che racconta quanto la sua poetica sia capace di parlare a mondi creativi molto diversi tra loro.
Il riconoscimento critico è arrivato con forza anche nell’ambito dell’arte contemporanea. Nel 2023 Gallotta è stato infatti uno dei tre vincitori dell’AD ART SHOW 2023, occasione in cui le sue opere sono state esposte nella cornice iconica di Times Square, portando il suo linguaggio nel cuore luminoso di Midtown. Nel 2025 ha ulteriormente rafforzato la sua presenza sulla scena internazionale con Metamorphosis, installazione presentata a CUT New York, all’interno del Four Seasons Hotel Downtown. In questo progetto ha indagato i temi di identità e trasformazione, intrecciando fine art e tecnologie avanzate: grazie alle microLED tiles di Ventana, tra le più innovative al mondo, il suo vocabolario visivo si è tradotto in un’esperienza immersiva in cui l’arte diventa ambiente e percezione condivisa. Un percorso che prepara il terreno all’approdo nell’arte pubblica su larga scala.
Una nuova presenza artistica nella metropolitana del Queens
Questo cammino conduce oggi a Urban Nature, la nuova installazione permanente collocata nella stazione 111 St della linea 7, nel quartiere di Corona, nel Queens. L’opera entra a far parte della collezione pubblica della metropolitana di New York, firmando il contributo di un artista italiano alla vita quotidiana di migliaia di passeggeri. In Urban Nature si intrecciano natura, architettura e identità culturali, componendo un racconto visivo che unisce le esperienze accumulate dall’autore nella Grande Mela con le sue origini mediterranee. La presenza italiana si inserisce così tra le eccellenze artistiche scelte e celebrate all’estero, mostrando come il dialogo tra luoghi diversi possa generare immagini capaci di parlare a una collettività ampia e variegata.
L’intervento rientra nel progetto curato da MTA Arts & Design, che ha promosso quattro nuove opere d’arte permanenti nelle stazioni del Queens. Questo programma pone al centro alcuni temi universali come cibo, casa, architettura e natura, utilizzandoli come chiavi per raccontare la ricchezza culturale e la vitalità delle comunità che vivono intorno ai binari. Ogni installazione diventa così una lente diversa attraverso cui osservare il contesto urbano, rivelando aspetti spesso trascurati della vita di quartiere e offrendo ai viaggiatori un contatto diretto con linguaggi artistici contemporanei mentre si spostano da un punto all’altro della città.
Le quattro nuove opere nelle stazioni del Queens
Nell’ambito di questa iniziativa, Urban Nature alla stazione 111 St sulla linea 7 si affianca ad altre tre opere. Alla fermata 82 St–Jackson Heights, sempre sulla linea 7, è stata installata una creazione firmata da Kira Nam Greene, mentre la stazione Woodhaven Blvd, servita dai treni J e Z, ospita il lavoro di Kathleen McCarthy. Completa il quadro l’intervento di Oscar Oiwa nella stazione Northern Blvd, attraversata dalle linee M e R. Insieme, questi quattro progetti trasformano il tragitto quotidiano in un itinerario che incrocia immaginari, linguaggi e sensibilità diverse, restituendo un ritratto sfaccettato del borough.
Tina Vaz, direttrice di MTA Arts & Design, ha sottolineato come l’auspicio sia che le nuove opere parlino al cuore dei passeggeri che si muovono da Woodside a Woodhaven e da Jackson Heights a Corona. Nella sua visione, questi interventi intrecciano idee condivise e riferimenti riconoscibili, capaci di spingere l’immaginazione oltre i confini del percorso ferroviario. Il viaggio in metropolitana diventa allora una possibilità di fuga silenziosa, in cui lo sguardo, incontrando colori e forme, può andare più lontano del treno stesso, aprendo brevi varchi di stupore all’interno di una routine spesso frenetica.
Urban Nature: forme, luci e materiali
L’opera di Marco Gallotta alla stazione 111 St è stata realizzata da UAP e traduce il suo iconico linguaggio del ritaglio della carta in una dimensione architettonica. Urban Nature prende corpo in sei pannelli in alluminio verniciato a tutta altezza, che corrono lungo la banchina avvolgendo lo spazio con una sequenza di immagini. All’interno dei pannelli, elementi organici e profili urbani si fondono in una trama visiva che racconta come natura e città possano convivere, contaminarsi e rigenerarsi reciprocamente. Il gesto intimo del taglio su carta viene così amplificato su scala pubblica, mantenendo però quella precisione minuziosa che caratterizza da sempre il lavoro dell’artista.
La luce naturale gioca un ruolo decisivo in Urban Nature. Con il passare delle ore, il sole modifica l’intensità e l’angolazione dei raggi che attraversano la stazione, generando riflessi e ombre differenti sui pannelli in alluminio. Ogni momento della giornata offre quindi una percezione diversa dell’opera, che non si presenta mai identica a sé stessa. In questo continuo mutare, l’attesa del treno si trasforma in un’occasione di contemplazione: il viaggiatore può fermarsi per qualche istante a osservare come le immagini reagiscono alla luce e allo spazio, scoprendo dettagli sempre nuovi. L’installazione diventa così un dialogo permanente con chi la incrocia, un invito a riconoscere la bellezza che nasce dall’incontro tra persone, culture e paesaggi urbani.
Il Queens come paesaggio narrativo
Urban Nature è pensata come un omaggio alla comunità di Corona e ai segni architettonici che la definiscono. Nei dintorni della stazione corre la vivace Roosevelt Avenue, con la sua energia continua, mentre poco distante si apre il Flushing Meadows Corona Park, luogo che ha ospitato le Esposizioni Universali del 1939-40 e del 1964-65. Questo contesto racchiude storia, multiculturalità e memoria collettiva, elementi che si riflettono nelle immagini scelte da Gallotta. L’opera non si limita a decorare uno spazio di passaggio, ma si aggancia idealmente a questi riferimenti, intrecciando il passato delle esposizioni con il presente di un quartiere che continua a trasformarsi.
L’installazione celebra la carica culturale del Queens, uno dei distretti più vitali della città, e rende visibile il legame tra paesaggi naturali e simboli architettonici che ne disegnano l’identità. In Urban Nature si percepisce un sentimento di gratitudine verso le comunità che abitano l’area e che ogni giorno attraversano la stazione, verso i parchi, le strutture e gli scorci che contribuiscono a darle anima. Ogni figura, ogni profilo incastonato nei pannelli sembra rimandare a una storia diversa, componendo un mosaico che rispecchia la stratificazione di esperienze che caratterizza il borough. L’opera si fa così specchio discreto di un territorio in continua evoluzione.
La dimensione personale di un traguardo
Per Marco Gallotta, presentare Urban Nature, commissionata dal Dipartimento Arte e Design della metropolitana di New York, rappresenta un passaggio dal forte valore emotivo. L’artista parla di un sentimento difficile da descrivere, perché in questo progetto vede condensarsi anni di lavoro, di esperimenti e di incontri. L’opera è concepita come un tributo alle comunità, ai paesaggi naturali e ai simboli architettonici che plasmano uno dei quartieri più dinamici della città, il Queens. Allo stesso tempo, la possibilità di contribuire a una delle più grandi collezioni d’arte pubblica al mondo, che include nomi straordinari, viene vissuta come un onore profondo e quasi vertiginoso.
New York è la sua casa da 27 anni, una città che per lui è al tempo stesso rifugio e inesauribile fonte di ispirazione. Sapere che Urban Nature resterà in modo permanente nella rete della metropolitana significa lasciare una traccia duratura in un luogo attraversato ogni giorno da moltitudini diverse. Per Gallotta questo risultato ha il sapore di un sogno che finalmente si realizza: entrare a pieno titolo tra gli artisti che sono riusciti a incidere sul volto di New York, in un contesto creativo tra i più accesi e competitivi al mondo. L’installazione alla 111 St diventa così il simbolo di un percorso personale e professionale che, partito da Battipaglia, oggi trova una sua compiuta maturità nel cuore della Grande Mela.
