Per Enrico Ditto, imprenditore dell’accoglienza, spostare i visitatori dal centro di Napoli verso Fuorigrotta non è la scorciatoia che molti raccontano. L’idea di alleggerire il cuore storico con una pioggia di nuovi B&B nella X Municipalità gli appare una promessa fragile, incapace di migliorare davvero né la vita dei residenti né l’esperienza dei turisti.
La parola d’ordine della politica e lo sguardo dell’imprenditore
Quando sente ripetere la formula “spostare i flussi turistici”, Ditto storce il naso. A suo giudizio quella espressione è diventata una sorta di incantesimo di cui una parte della classe dirigente abusa per coprire la mancanza di idee concrete. Parla di una specie di pozione miracolosa venduta a chi non sa più che direzione prendere, un mantra ripetuto all’infinito nella speranza che, prima o poi, produca risultati. Dietro, secondo lui, non c’è una strategia strutturata, ma un progetto che suona fragile, approssimativo, persino bizzarro se confrontato con i problemi reali dei quartieri dove, sulla carta, si vorrebbero dirottare migliaia di visitatori.
Le sue parole non arrivano a freddo. L’imprenditore napoletano, attivo nel settore dell’hospitality, da mesi passa al setaccio numeri, studi e articoli che raccontano l’impennata di arrivi in città. Osserva come il dibattito pubblico si concentri quasi esclusivamente sui luoghi simbolo del centro storico, mentre sulle aree più periferiche cali spesso una coltre di retorica. In questo clima, la proposta di usare Fuorigrotta per “depressurizzare” il centro ha iniziato a tornare con insistenza nei titoli di giornale, spingendolo a intervenire per chiarire perché, a suo avviso, l’idea del semplice spostamento dei flussi rischia di essere solo un abile gioco di parole.
Fuorigrotta tra cantieri infiniti, insicurezza e trasporti fragili
Nelle riflessioni di Ditto, il primo nodo è lo stato del quartiere che dovrebbe accogliere questi presunti flussi “dirottati”. Fuorigrotta, dice senza giri di parole, appare oggi come una sorta di trappola, soffocata da lavori e recinzioni che sembrano ignorare del tutto i ritmi e le necessità di chi ci abita. I cantieri, più che segnare un percorso di trasformazione ordinata, si presentano come un ostacolo quotidiano, mentre le cronache locali riportano con regolarità incidenti e situazioni di rischio. In questo scenario, immaginare un turista che, valigia al seguito, attraversa quel dedalo di disagi per raggiungere un B&B ai margini del centro non gli sembra in alcun modo realistico né desiderabile.
Le sue considerazioni si intrecciano con le segnalazioni dei residenti, comprese quelle di realtà come Fuorigrotta in Movimento, che descrivono un quartiere tutt’altro che sereno. Emergono racconti di strade problematiche, di zone sconsigliate dopo il tramonto, di angoli che incutono timore già al calare della sera. Alcuni tratti di via Diocleziano, per livello di sporcizia e per l’assenza quasi totale di controlli, vengono citati come luoghi che sarebbe prudente evitare perfino nelle ore diurne. A questo si aggiungono collegamenti di TPL che, secondo l’imprenditore, avrebbero ancora ampi margini di potenziamento. Un insieme di fattori che, agli occhi di un visitatore, finirebbe per costruire un’immagine negativa dell’intera città, trasformando il soggiorno in periferia in un boomerang reputazionale anziché in un’opportunità.
Nuovi B&B, entusiasmo prematuro e il rischio di spingere fuori i residenti
A spingere Ditto a intervenire sono anche le notizie, circolate nelle ultime ore, sull’apertura di numerosi B&B a Fuorigrotta. Diversi articoli, che richiamano dati forniti anche da ABBAC, raccontano di un’offerta ricettiva in crescita nella zona. L’imprenditore non contesta il diritto di investire né boccia in blocco chi apre nuove strutture: riconosce che, in astratto, aumentare i posti letto può essere un segnale di dinamicità economica. Ciò che definisce una vera follia è l’idea che basti moltiplicare stanze e brandine “al di là della galleria” per rendere sostenibile il turismo cittadino, come se un letto in più fosse di per sé sufficiente a cambiare volto a un quartiere che continua a fare i conti con problemi irrisolti.
Nella sua analisi, il caso di Fuorigrotta si affianca a quello di Bagnoli. Vede crescere l’entusiasmo per ogni nuova apertura di B&B in queste aree, ma non riesce a scorgere in questo fenomeno la risposta alle domande più urgenti sul futuro del centro storico. A suo avviso, le nuove strutture non attenuano in alcun modo la gentrificazione che sta trasformando il cuore di Napoli, né affrontano le criticità che assediano i vicoli più frequentati. Al contrario, avverte il rischio che la pressione immobiliare si sposti progressivamente anche nelle zone periferiche, sottraendo alloggi ai napoletani pure dove, fino a ieri, i canoni e le opportunità abitative sembravano più accessibili. In questo modo, il quartiere non diventa più vivibile né per chi ci abita né per chi arriva solo per pochi giorni.
Cosa vogliono davvero i visitatori e il ruolo marginale dell’area flegrea
Un altro punto chiave, nelle parole di Ditto, riguarda le motivazioni profonde che spingono i viaggiatori a scegliere Napoli. Chi prenota un soggiorno di uno o due giorni, durata che caratterizza gran parte dei flussi attuali, cerca innanzitutto l’atmosfera dei vicoli, Largo Maradona con i suoi murales, i localini affollati, la pizza e il lungomare. Il fascino del Cristo Velato e, per molti, una visita al Museo Archeologico rappresentano tappe quasi obbligate. In questo quadro, l’area flegrea rimane ai margini degli itinerari classici. L’imprenditore è netto: nessuno sceglie la città solo per essere rimasto colpito dalla Mostra d’Oltremare o dalle vetrine di via Leopardi, e immaginare il contrario significa non comprendere quali siano le vere leve del desiderio turistico.
Da qui discende, nella sua lettura, una conseguenza inevitabile. Se non si agisce prima sulla qualità complessiva dei quartieri fuori dal centro, ogni tentativo di “decentralizzazione” si ridurrà a un gioco contabile di letti e presenze, senza alcuna ricaduta positiva né sul benessere dei cittadini né sull’immagine della città. Ditto insiste sulla necessità di costruire una periferia che allarghi realmente il perimetro del centro urbano, che non resti subordinata ma diventi un luogo in cui valga la pena vivere e fermarsi. Una prospettiva che, confessa, non riesce a riconoscere nei rendering e nei documenti che riguardano Bagnoli, e che gli appare ancora più lontana se, ai residenti, non si riesce nemmeno a garantire il minimo in termini di decoro, servizi essenziali e sicurezza di base. Ricorda, infine, come lui e altri operatori siano stati tra i primi a chiedere di alleggerire il centro, ma ribadisce che aprire B&B, da solo, non basta a trasformare la X Municipalità in un luogo dove si abbia davvero voglia di soggiornare.
