Nel mondo della formazione professionale campana cresce il disagio per un dialogo istituzionale che sembra essersi fermato prima ancora di cominciare. A denunciarlo è Nicola Troisi, segretario politico del Movimento Libero e Autonomo, che richiama Comuni e Regione Campania alle proprie responsabilità sui temi di lavoro e occupazione giovanile.
Un dialogo che resta sulla carta
Alla guida del Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate, sindacato datoriale che rappresenta le agenzie formative della Campania, Nicola Troisi descrive un rapporto con le istituzioni segnato da una distanza che non è più solo burocratica. Da mesi il movimento chiede di sedere ai tavoli dove si discute di formazione e politiche attive per il lavoro, ma quelle sollecitazioni, pur presentate attraverso i canali ufficiali, sembrano non trovare ascolto. Per chi opera ogni giorno sul territorio, questo silenzio non è un dettaglio formale, ma un segnale preoccupante sul valore riconosciuto alla partecipazione dei soggetti privati nella costruzione di opportunità concrete per i cittadini.
Secondo Troisi, la scelta di utilizzare esclusivamente gli strumenti previsti dalla legge per interloquire con le amministrazioni non è casuale. Il segretario politico sottolinea che è proprio attraverso queste modalità che si può superare una certa idea di politica basata sulle conoscenze personali, per approdare a una logica autenticamente di servizio. In quest’ottica, l’assenza di riscontri non viene letta solo come un episodio spiacevole, ma come un ostacolo strutturale a qualsiasi tentativo di costruire politiche condivise. Se le iniziative formalizzate rimangono senza seguito, il messaggio che arriva al comparto è quello di una partecipazione richiesta solo a parole, ma non realmente accolta.
La cronaca delle PEC ignorate dai Comuni campani
Nella seconda metà di ottobre, intorno al 20 del mese, il Movimento Libero e Autonomo ha inviato una serie di PEC a numerose amministrazioni comunali campane. In quelle comunicazioni venivano indicati i delegati del movimento presenti sui singoli territori, con l’obiettivo dichiarato di rappresentare al meglio le istanze del comparto della formazione e di affiancare i Comuni che avessero attivato tavoli specifici su lavoro e occupazione. L’intenzione era quella di offrire competenze e presenza capillare per supportare le politiche locali, soprattutto laddove si mostrava attenzione ai temi della crescita professionale e delle opportunità per i cittadini in cerca di un futuro stabile.
Alla data del 9 dicembre, quasi due mesi dopo l’invio di quelle PEC, il bilancio tracciato da Nicola Troisi è impietoso: nessun Comune ha risposto, neppure con una breve nota di cortesia. Il segretario racconta che, in diversi uffici, le comunicazioni del movimento risultano registrate a protocollo, ma senza che ne sia derivato alcun confronto reale. In questo scenario, gli operatori della formazione si trovano nell’impossibilità di contribuire a iniziative condivise che potrebbero, ad esempio, arginare l’emorragia di giovani costretti a lasciare la regione in cerca di occasioni migliori. Una mancanza di dialogo che, a suo giudizio, priva i territori di una risorsa pronta a collaborare.
Il rapporto incrinato tra privato e istituzioni
Troisi mette in luce come, negli ultimi tempi, il comparto della formazione autofinanziata sia finito al centro di un clima mediatico particolarmente duro. Secondo il segretario del Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate, l’origine di molte polemiche risiede in un rapporto tra soggetti privati e istituzioni che si è progressivamente spostato fuori corsia. Da una parte si chiede alle agenzie formative di partecipare alla costruzione di percorsi per il lavoro, dall’altra, però, gli strumenti con cui queste realtà provano a dialogare vengono spesso ignorati. Di fronte a questo scenario, è inevitabile interrogarsi su dove risiedano davvero le responsabilità quando la collaborazione non decolla.
Nel ragionamento di Nicola Troisi, il punto non è difendere a priori il privato, ma riconoscere che non si può attribuire al comparto la colpa di una distanza che nasce spesso dalla mancata considerazione di atti formali e proposte operative. Se le richieste ufficiali restano prive di seguito, osserva il segretario, si interrompe sul nascere qualsiasi possibilità di costruire interventi condivisi capaci di incidere sulle difficoltà del mercato del lavoro. Per il movimento, quello che viene chiesto alle istituzioni è semplice: riconoscere dignità alle istanze presentate e trasformare le procedure in occasioni di confronto, non in un passaggio burocratico destinato a finire nel nulla.
Le richieste ferme nei cassetti della Regione Campania
Il tema del silenzio istituzionale non riguarda soltanto i Comuni. Nicola Troisi ricorda che il Movimento Libero e Autonomo è ancora in attesa di risposte anche da parte della Regione Campania. Le PEC e le richieste formali indirizzate agli uffici regionali, comprese quelle che affrontano le recenti criticità del settore, giacciono senza ricevere neppure un cenno di riscontro. Eppure, sottolinea il segretario, la situazione richiederebbe tempi rapidi, perché si parla dell’urgenza di mettere in campo nuove opportunità concrete per i giovani e per l’intero mercato del lavoro regionale, che ha bisogno di strumenti aggiornati e percorsi formativi realmente spendibili.
Per Troisi, la mancanza di risposta della Regione Campania pesa ancora di più alla luce del ruolo che l’ente dovrebbe avere nella programmazione delle politiche per la formazione e l’occupazione. Se davvero si vuole affrontare seriamente il tema del lavoro, il confronto con chi ogni giorno costruisce percorsi formativi non può restare bloccato sulle scrivanie. Serve, insiste il segretario, un gesto di rispetto verso chi investe professionalità e risorse per offrire ai ragazzi e agli adulti una prospettiva diversa rispetto alla partenza forzata. Il movimento non reclama privilegi, ma chiede che la propria voce sia ascoltata nei luoghi dove si prendono le decisioni.
Un appello per un confronto immediato
Nelle parole conclusive di Nicola Troisi emerge con forza la preoccupazione per le sfide che attendono il comparto della formazione in Campania. Secondo il segretario, l’interlocuzione con le istituzioni non è più rinviabile: di fronte a un mercato del lavoro che cambia rapidamente e a una generazione di giovani spesso costretta a cercare altrove ciò che non trova in regione, ogni ritardo rischia di tradursi in opportunità perdute. Il movimento chiede con chiarezza un confronto vero, fatto di incontri, decisioni e responsabilità condivise, non di semplici formalità protocollari destinate a restare senza seguito.
Troisi ribadisce la richiesta di risposte immediate e di un impegno tangibile per sostenere la formazione e l’occupazione sul territorio regionale, ricordando che dietro ogni progetto c’è il lavoro quotidiano di chi crede ancora nella possibilità di costruire futuro in Campania. Ascoltare queste istanze significa riconoscere il valore di una rete di realtà che non si limita a erogare corsi, ma prova a offrire a tanti giovani una strada per restare e crescere nella propria terra. L’appello alle istituzioni è netto: trasformare il silenzio in dialogo, e il dialogo in azioni capaci di incidere davvero sulla vita delle persone.
