Nel cuore di Roma, tra marmi storici e accoglienza attenta, l’Aleph Rome Hotel, Curio Collection by Hilton, rinnova il proprio dialogo con l’arte presentando la nuova tappa del progetto “Dialoghi tra storia e contemporaneità”, un percorso espositivo pensato per la lobby, dove la memoria del palazzo incontra la sensibilità degli artisti chiamati a intervenire su questo spazio.
Un palazzo storico aperto alla ricerca artistica
Alle spalle della facciata della storica sede della Cassa di Risparmio, l’Aleph Rome Hotel custodisce una lobby ampia, segnata dalle grandi boiseries e dal lucente marmo verde cipollino, che oggi diventa un autentico spazio espositivo. In questi ambienti, pensati per l’ospitalità, le opere contemporanee dialogano direttamente con l’architettura, in un ciclo di mostre lungo un anno ideato per questo luogo preciso, dove ogni artista è chiamato a confrontarsi con le dimensioni, le proporzioni e l’atmosfera di un palazzo carico di memoria.
Il programma espositivo, pensato espressamente per la lobby dell’albergo, nasce proprio dal desiderio di valorizzare questa stratificazione di significati: un tempo sede di una banca, oggi luogo di passaggio quotidiano. Qui il passato istituzionale del palazzo incontra la leggerezza dell’accoglienza contemporanea, e l’arte diventa il tramite che consente di percepire continuità e rotture, offrendo al viaggiatore un punto di vista inaspettato sulla città che lo circonda, in un tempo sospeso tra arrivi e partenze che si riflette nelle opere esposte.
Il progetto espositivo e la visione curatoriale
Alla guida del progetto “Dialoghi tra storia e contemporaneità” c’è la storica e critica d’arte Brigida Mascitti, che ha immaginato per la lobby un percorso costruito intorno a tre artisti, tutti docenti di lunga data dell’Accademia di Belle Arti di Roma: Gianluca Murasecchi, Alessandra Maria Porfidia e Vincenzo Scolamiero. Ognuno di loro ha ricevuto l’incarico di creare sei opere pittoriche su misura, pensate specificamente per inserirsi nelle boiseries della hall e instaurare un dialogo diretto con l’architettura che accoglie quotidianamente gli ospiti dell’hotel.
Secondo la curatrice, la produzione di questi tre maestri è segnata da una distanza netta dal punto di vista tecnico e materico, ma proprio questa diversità si traduce in una tradizione artistica riletta e resa attuale. Li accomuna un linguaggio astratto senza tempo, capace di oltrepassare il perimetro della contemporaneità e di confrontarsi con la storia inscritta negli interni dell’hotel, forte anche di precedenti esperienze espositive in contesti antichi e architettonicamente caratterizzati, lontani dai consueti spazi museali, frequentati sia singolarmente sia in gruppo.
Il nuovo capitolo firmato da Alessandra Maria Porfidia
Dopo la personale di Gianluca Murasecchi, che ha inaugurato il progetto con l’esposizione ospitata dal 10 settembre al 10 dicembre 2025, la seconda tappa del percorso è affidata ad Alessandra Maria Porfidia. Nata a Roma nel 1962, l’artista insegna Scultura e coordina l’omonima Scuola presso l’Accademia di Belle Arti della capitale. Le sue opere saranno visibili nella lobby dell’hotel dal 12 dicembre 2025 al 9 aprile 2026, in un periodo che invita gli ospiti a soffermarsi su un paesaggio interiore e condiviso.
Per questa occasione la Porfidia presenta sei tecniche miste su tela appartenenti al ciclo “Landscapes. Silence of light, silence of shadow”, realizzate appositamente per l’allestimento nella lobby. Le opere condensano il suo approfondito studio sul paesaggio, sulla luce e sull’ombra, inserendosi nella ricerca che da anni la vede muoversi tra dimensione individuale e collettiva, tra progettualità rigorosa e apertura al processo, in cui l’opera diventa esperienza relazionale e possibilità di trasformazione per chi la osserva e per lo spazio che la ospita.
La scultura ambientale tradotta in pittura
Nell’incontro con gli ambienti storici dell’Aleph Rome Hotel, il linguaggio dell’artista si orienta verso una riflessione precisa sullo spazio che la circonda. Pur lavorando sulla bidimensionalità della tela, la Porfidia mantiene intatto l’approccio complesso della sua scultura ambientale, intesa come pratica capace di instaurare un rapporto attivo con l’architettura, con il paesaggio naturale e con il contesto urbano, in una prospettiva di sostenibilità estetica e materiale. In questa direzione lo sguardo è invitato a considerare insieme opera e luogo, come elementi di una stessa esperienza, aprendo la percezione a una dimensione in cui spazio e immagine sembrano modificarsi a vicenda con discrezione.
Nelle grandi tele collocate entro le boiseries, i toni pastello si espandono come una visione dall’alto, un paesaggio rarefatto in cui il colore sembra respirare insieme all’aria della hall. Un continuum di luci e ombre percorre le superfici, mentre l’alternanza strutturale tra bianco e nero organizza il campo visivo, creando un ritmo silenzioso che invita l’osservatore a rallentare e a seguire, quasi in ascolto, il movimento segreto dei chiaroscuri, in cui ogni sfumatura pare trattenere un frammento di luce interiore.
Quando l’ospitalità incontra l’arte
A sostenere con convinzione questo percorso è la direttrice dell’hotel, Valeria Fruscio, che ha espresso tutta la sua soddisfazione per la continuità e il successo dell’iniziativa. Le incursioni artistiche nella lobby sono accolte con entusiasmo dagli ospiti, che vi riconoscono un valore aggiunto all’esperienza di soggiorno, dando vita a un dialogo virtuoso tra ospitalità, arte e creatività capace di rendere ogni passaggio nella hall un momento di scoperta inattesa, in cui la dimensione quotidiana dell’accoglienza si intreccia con la sorpresa estetica.
Al termine dell’esposizione di Alessandra Maria Porfidia, il percorso annuale troverà compimento con la personale di Vincenzo Scolamiero, nato a Sant’Andrea di Conza, AV, nel 1956, ultima mostra in calendario per “Dialoghi tra storia e contemporaneità”. Con l’arrivo del terzo protagonista, il progetto restituirà nella sua interezza il confronto tra tre voci diverse della stessa scuola, capaci di misurarsi con un luogo che oggi si apre all’arte, diventando scenario di un racconto condiviso, che si costruisce passo dopo passo davanti allo sguardo dei visitatori.
