Nel cuore di Roma, i vini della denominazione Roma DOC compiono un passo decisivo: un contrassegno di Stato ad alta sicurezza, con il tricolore, li accompagnerà dalla cantina alla tavola. Una scelta che cambia il modo di raccontare, proteggere e riconoscere le eccellenze enologiche del Lazio.
Il debutto del contrassegno di Stato
Presso il Museo della Zecca di Roma, la Regione Lazio e ARSIAL hanno presentato, insieme all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS) e al Consorzio Roma DOC, il nuovo contrassegno di Stato destinato alle bottiglie della denominazione. Alla cerimonia hanno partecipato il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, l’Assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini, il Presidente di ARSIAL Massimiliano Raffa, la Presidente del Consorzio Roma DOC Rossella Macchia e l’Amministratore delegato dell’IPZS Michele Sciscioli. Una presenza istituzionale compatta che segnala come questa innovazione non riguardi solo una singola denominazione, ma rappresenti un passaggio strategico per l’intero comparto vitivinicolo regionale.
Il nuovo contrassegno, ideato per il Consorzio Roma DOC, è realizzato dall’IPZS come Carta Valori e reca il tricolore italiano ben visibile sulla fascetta che avvolgerà il collo delle bottiglie. Si tratta di uno strumento di Stato ad altissima sicurezza, concepito per accompagnare ogni vino della denominazione e per segnare una netta discontinuità nel modo in cui il territorio tutela le proprie produzioni. La scelta di affidare al Poligrafico la realizzazione di questo supporto inserisce il Lazio in un percorso di tutela istituzionale dei propri vini, in linea con i livelli più elevati di protezione oggi riconosciuti ai documenti di particolare pregio.
Tecnologia avanzata e identità digitale della bottiglia
Alla base del nuovo sistema c’è un complesso di tecnologie che trasformano ogni bottiglia in un unicum identificabile lungo tutta la filiera. Il contrassegno integra un QR code univoco e il Passaporto Digitale di Prodotto, così che ciascun vino possa essere riconosciuto, verificato e seguito dal momento dell’imbottigliamento fino allo scaffale. Le stesse soluzioni di tracciabilità applicate a questo progetto sono paragonabili, per struttura e affidabilità, a quelle che il Poligrafico utilizza per i documenti più sensibili. I dati disponibili sulle abitudini di acquisto, ricordati da Massimiliano Raffa, mostrano che oltre il 52 per cento dei consumatori controlla la presenza di contrassegni o fascette prima di scegliere una bottiglia, e l’iniziativa nasce anche per dare una risposta concreta a questa esigenza.
Il Passaporto Digitale di Prodotto legato al contrassegno rende questa tecnologia uno strumento di racconto oltre che di identificazione. Attraverso la scansione, chi acquista può approfondire la storia del vino, il legame con il territorio e le scelte di sostenibilità che caratterizzano quella specifica etichetta. In questo modo, ogni bottiglia porta con sé non soltanto un sigillo istituzionale, ma anche una narrazione chiara del proprio percorso. Proprio questi elementi, osservati con attenzione dai consumatori di oggi, diventano centrali nella decisione d’acquisto e trovano finalmente una rappresentazione immediata, accessibile e verificabile.
La scelta strategica di ARSIAL e del Consorzio Roma DOC
La decisione di adottare il contrassegno di Stato nasce da un impulso preciso di ARSIAL, che ha posto la tutela del vino del Lazio al centro della propria azione. Su proposta dell’Agenzia, il Consorzio Roma DOC ha deliberato l’introduzione del nuovo sistema per tutte le aziende consorziate. Per rendere possibile una partenza davvero uniforme, ARSIAL ha finanziato il primo milione di contrassegni, un quantitativo pari all’intera produzione annua oggi rivendicata come DOC. Ciò ha permesso alle cantine di iniziare subito a utilizzare la fascetta con il tricolore senza alcun costo aggiuntivo, compiendo quel salto di qualità che i dati sui comportamenti dei consumatori indicavano come ormai non più rinviabile.
Nelle parole di Massimiliano Raffa, il contrassegno di Stato non è un semplice orpello grafico, ma un elemento pienamente strategico per il posizionamento del vino regionale. La nuova fascetta contribuisce a rendere la filiera più leggibile e controllabile, riducendo gli spazi per imitazioni e interventi scorretti e rafforzando al tempo stesso il ruolo del Lazio sui mercati nazionali e internazionali. ARSIAL intende proseguire su questa strada restando al fianco del Consorzio Roma DOC, valorizzando il contrassegno in tutte le attività di promozione e portando questa identità rinnovata anche nelle partecipazioni collettive all’estero. L’obiettivo dichiarato è offrire ai produttori strumenti concreti per aumentare il valore del proprio lavoro e consolidare una reputazione del “Lazio del vino” sempre più solida e riconoscibile.
La visione della Regione Lazio per una filiera trasparente
L’Assessore all’Agricoltura Giancarlo Righini legge in questo progetto un salto di qualità decisivo nel percorso di tutela e valorizzazione delle denominazioni laziali. L’introduzione di un sistema di tracciabilità così sofisticato è, per la Regione Lazio, la prova concreta della capacità di coniugare tradizione vitivinicola e innovazione tecnologica, offrendo ai produttori uno strumento che li aiuta a competere con maggiore forza sui mercati. Al tempo stesso, la Regione considera il contrassegno parte integrante di una strategia più ampia, pensata per proteggere il valore del lavoro delle imprese agricole e costruire un modello di filiera trasparente, sicura e orientata al futuro, capace di dare stabilità e prospettive a un settore che rappresenta una leva essenziale per lo sviluppo del territorio.
Nella riflessione di Righini, il vino è molto più di un prodotto agricolo: è uno dei simboli identitari del Lazio, e puntare sulla sua riconoscibilità equivale a investire insieme nell’economia, nella cultura e nella reputazione internazionale della regione. Da qui l’impegno a proseguire un lavoro condiviso con ARSIAL, con il Consorzio Roma DOC e con tutte le realtà del comparto, così da far crescere il “Lazio del vino” con strumenti moderni ed efficaci, all’altezza delle sue eccellenze. Questo percorso si innesta anche nella cornice delineata dal Ministro Francesco Lollobrigida, che ha affiancato all’agricoltura nel Lazio la delega più delicata, quella del bilancio, scelta che si traduce in maggiori risorse, possibilità di sviluppo e nuove prospettive per l’intero settore primario regionale.
Il sostegno del Governo e dell’Istituto Poligrafico
Per il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, la fascetta con il tricolore realizzata dal Poligrafico dello Stato sulle bottiglie Roma DOC rappresenta al tempo stesso un riconoscimento al lavoro del Consorzio e uno scudo a tutela del valore delle produzioni italiane. Il nuovo contrassegno consente di certificare l’autenticità del vino e la qualità controllata lungo tutta la filiera, contrastando quei fenomeni di frode e di imitazione che minano il prestigio del cosiddetto Made in Italy. In questa prospettiva, il Poligrafico assume il ruolo di garante dell’autenticità di un bene prezioso, che il Ministro individua come uno dei punti di forza dell’intero sistema agricolo nazionale, in particolare in una fase in cui il Lazio torna a recitare un ruolo da protagonista grazie a investimenti mirati e a una chiara visione strategica.
L’Amministratore delegato dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Michele Sciscioli, ha ricordato che dal nuovo anno il Consorzio Roma DOC applicherà per la prima volta il contrassegno con il tricolore sulle proprie bottiglie. Il supporto, sviluppato dal Poligrafico su indicazione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, nasce come strumento di anticontraffazione all’avanguardia e come ulteriore presidio di qualità per chi acquista. La fascetta che riporta il simbolo dello Stato italiano e i colori nazionali, ha spiegato Sciscioli, è pensata per proteggere e al tempo stesso valorizzare le eccellenze enogastronomiche del paese. Da qui anche il ringraziamento rivolto al Ministro Lollobrigida, all’Assessore Righini, al Presidente Raffa e alla Presidente Macchia per aver voluto condividere al Museo della Zecca un traguardo che chiama a raccolta tutte le istituzioni coinvolte.
La voce dei produttori del Roma DOC
Per la Presidente del Consorzio Roma DOC, Rossella Macchia, l’arrivo del contrassegno di Stato segna un traguardo di portata storica. Non riguarda soltanto la denominazione e le singole aziende, ma coinvolge l’intero territorio e la tradizione enologica che esso custodisce. La nuova fascetta ufficiale è letta come il riconoscimento dell’eccellenza qualitativa raggiunta dai vini Roma DOC e come il punto di arrivo di un percorso condiviso che ha intrecciato il rispetto per la storia vitivinicola locale con l’attenzione alla sostenibilità e una costante propensione alla ricerca. Dietro ogni bottiglia, sottolinea Macchia, c’è un lavoro di anni che oggi trova una conferma pubblica e visibile, capace di parlare tanto ai consumatori quanto agli operatori dei mercati esteri.
Nelle sue parole non manca un ringraziamento esplicito alle istituzioni che hanno accompagnato questo cammino. Rossella Macchia cita il Ministro Lollobrigida, l’Assessore regionale Giancarlo Righini e il Presidente di ARSIAL Massimiliano Raffa, riconoscendo loro il merito di aver creduto, insieme ai produttori, nel potenziale straordinario delle vigne di Roma DOC. Proprio la collaborazione costante tra istituzioni e imprese ha permesso, negli anni, di consolidare un’identità forte e credibile, capace di misurarsi senza timori sui mercati internazionali. Macchia rivolge infine un pensiero all’Amministratore delegato del Poligrafico, Michele Sciscioli, per l’ospitalità offerta al Museo della Zecca, luogo scelto non a caso per celebrare una tappa che unisce storia dello Stato e futuro del vino laziale.
