Milano, 5 dicembre 2025. Tra Stati Uniti e Italia si apre un doppio fronte sulla cittadinanza che coinvolge milioni di italo-discendenti e rimette al centro una domanda decisiva: chi può stabilire, in ultima istanza, a quale comunità apparteniamo e quanto questa scelta possa essere condizionata dalla legge.
Identità in bilico tra due ordinamenti
Da un lato l’Italia ridisegna la propria disciplina sulla cittadinanza per discendenza, dall’altro gli Stati Uniti discutono se ammettere ancora la doppia appartenenza oppure no. Sullo sfondo si muovono storie familiari costruite in più generazioni e una comunità italo-discendente che attraversa continenti e città come Milano, Roma, New York e Buenos Aires. La questione non è solo giuridica: tocca l’idea stessa di appartenenza, la memoria delle migrazioni, la continuità di un legame affettivo e culturale con il paese di origine. In questo scenario, la cittadinanza diventa il luogo in cui si incrociano diritti individuali, scelte politiche e visione strategica di lungo periodo.
A richiamare l’attenzione su questo doppio passaggio è l’avvocato Salvatore Aprigliano, fondatore dello Studio Legale Aprigliano, considerato tra i massimi esperti italiani in tema di cittadinanza e diritti degli italo-discendenti. Lo studio segue da anni pratiche e contenziosi complessi, dai casi di discendenza materna anteriori al 1948 alle situazioni in cui la naturalizzazione in un altro Stato interrompe la continuità della linea italiana. Questa esperienza diretta con migliaia di dossier familiari consente ad Aprigliano di cogliere in profondità l’impatto delle riforme, che osserva con estrema attenzione su entrambe le sponde dell’Atlantico.
L’Italia e la nuova linea sulla cittadinanza per discendenza
Nel 2025 l’ordinamento italiano ha approvato una riforma che modifica in modo netto il tradizionale riconoscimento della cittadinanza per jure sanguinis. La trasmissione dello status civitatis è stata limitata ai discendenti entro la sola seconda generazione, ponendo fine a una prassi ultracentenaria che permetteva di far valere linee documentali sviluppate lungo tre o quattro rami generazionali. Per molte famiglie, disperse tra l’Italia e le grandi comunità di origine italiana in America Latina e negli Stati Uniti, questa scelta significa vedere sfumare la possibilità di ricostruire la continuità giuridica con il proprio avo emigrato, pur in presenza di atti e certificati conservati con cura.
La nuova disciplina è ora all’esame della Corte costituzionale, che nel marzo 2026 sarà chiamata a valutare se la stretta sul jure sanguinis sia compatibile con l’articolo 22 della Costituzione, il quale vieta di privare un individuo della cittadinanza per motivi politici o discriminatori. Aprigliano legge in questa verifica un nodo di fondo: fin dove può spingersi lo Stato nel delimitare un diritto che nasce dalla famiglia e dalla nascita, e che fino a oggi era riconosciuto come proiezione naturale dell’identità italiana nel mondo? Il giudizio della Consulta non riguarderà soltanto una norma, ma il modo in cui l’ordinamento interpreta il legame con i discendenti degli emigrati.
La proposta Moreno e l’idea di cittadinanza esclusiva negli Stati Uniti
Parallelamente, negli USA è in discussione la cosiddetta proposta Moreno, un disegno di legge che introduce il modello di “cittadinanza esclusiva”. Il testo prevede che ogni cittadino statunitense titolare di un’altra cittadinanza debba scegliere, entro un anno, quale mantenere. Se l’interessato non presenta alcuna dichiarazione, la rinuncia alla cittadinanza americana verrebbe considerata automatica. Dietro un meccanismo che potrebbe apparire lineare, si nasconde una ricaduta enorme: oltre 20 milioni di italo-americani rischierebbero di essere costretti a un bivio identitario, con conseguenze profonde sulle loro biografie e sul rapporto con l’Italia di origine.
La misura si scontra però con due precedenti storici della Corte Suprema degli Stati Uniti, le decisioni Afroyim v. Rusk del 1967 e Vance v. Terrazas del 1980. In quelle pronunce è stato affermato che la perdita della cittadinanza può avvenire solo a seguito di una volontà espressa e consapevole del soggetto coinvolto. La presunzione legislativa di rinuncia prevista dalla proposta Moreno appare, alla luce di quella giurisprudenza, difficilmente conciliabile con i principi costituzionali americani. Aprigliano ricorda come nelle grandi democrazie la cittadinanza possa essere abbandonata soltanto tramite un atto realmente volontario, senza automatismi che sostituiscano la scelta personale del cittadino. È proprio questo automatismo, osserva il giurista, a rappresentare il punto più critico del progetto normativo.
Soft power italiano e comunità degli italo-discendenti
Al di là dei profili tecnici, Aprigliano invita a guardare alle conseguenze di lungo periodo sul soft power italiano. La vasta comunità italo-americana costituisce da decenni una risorsa strategica per la diffusione del Made in Italy, per la presenza economica delle imprese e per l’influenza culturale dell’Italia oltreoceano. Se gli Stati Uniti dovessero scoraggiare la doppia cittadinanza e l’Italia, al contempo, restringere in modo radicale il jure sanguinis, lo scenario cambierebbe in profondità: diminuirebbero i cittadini italiani nel mondo, si ridurrebbe la capacità di proiezione internazionale del Paese e il legame storico con le comunità d’origine rischierebbe di indebolirsi sensibilmente.
Nella visione di Aprigliano, la cittadinanza degli italo-discendenti non è un semplice tecnicismo giuridico, ma una componente essenziale della presenza dell’Italia nello spazio globale e della diffusione del Made in Italy. Egli richiama anche l’impegno di chi, negli anni, ha investito tempo, risorse e attenzione per mantenere viva la propria linea documentale familiare, custodendo certificati e atti d’archivio spesso recuperati in condizioni difficili. Dietro ogni domanda di riconoscimento ci sono vicende umane, memorie tramandate, progetti di vita che intrecciano passato e futuro: è questo patrimonio, sottolinea, che rischia di essere messo in discussione da scelte legislative troppo drastiche.
Lo Studio Legale Aprigliano tra tutela giudiziaria e scenari futuri
Consapevole di quanto sia delicato questo passaggio, lo Studio Legale Aprigliano continua a seguire passo dopo passo l’evoluzione delle riforme su entrambi i fronti. L’attività del team si muove sia sul terreno del contenzioso, con ricorsi mirati contro le limitazioni ritenute lesive dei diritti degli italo-discendenti, sia su quello dell’interpretazione normativa, per orientare in modo coerente la prassi amministrativa. L’esperienza accumulata nel contrasto alle restrizioni legislative e nella tutela delle famiglie che rivendicano la propria cittadinanza di origine ha trasformato lo studio in un punto di riferimento per chi teme di vedere interrotta una continuità identitaria che considerava acquisita.
Le prossime decisioni del Congresso americano sulla proposta Moreno e della Corte costituzionale italiana sulla riforma del jure sanguinis definiranno il perimetro del diritto alla cittadinanza per milioni di persone. Da questi passaggi dipenderà anche una parte rilevante dell’identità italiana nel mondo, fatta di legami affettivi, reti associative, scambi economici e culturali. In gioco non c’è soltanto il possesso di un passaporto, ma la possibilità per intere comunità di continuare a riconoscersi in una storia condivisa, senza dover scegliere tra le proprie radici e il paese in cui vivono.
