In un quadro globale in profonda trasformazione, il Master “Intelligence per la Sicurezza Nazionale e Internazionale” prende avvio a Milano il 4 dicembre 2025, con l’ambizione di preparare figure capaci di affrontare minacce sofisticate, che incidono sull’equilibrio del Paese nel suo insieme e chiamano in causa responsabilità pubbliche e private.
Un percorso di alto profilo
Giunta alla sua terza edizione, l’iniziativa formativa diretta dal Generale Nicolò Pollari e dal professor Marco Bacini conferma una vocazione chiara: formare professionisti capaci di decifrare dinamiche complesse, cogliere schemi ostili difficili da individuare, riconoscere segnali di rischio che solo di rado diventano immediatamente percepibili e mettere in relazione dinamiche che difficilmente appaiono collegate a un primo sguardo. Si tratta di competenze considerate ormai decisive per amministrazioni pubbliche, imprese considerate strategiche, operatori finanziari, infrastrutture critiche e organismi internazionali, tutti chiamati a confrontarsi con scenari nei quali le vulnerabilità possono trasformarsi rapidamente in crisi sistemiche.
Il programma si rivolge a funzionari pubblici, personale militare, analisti, specialisti della sicurezza, giuristi, economisti e laureati che desiderano una preparazione strutturata e immediatamente spendibile nelle aree in cui decisioni e valutazioni incidono direttamente sulla protezione di asset, processi e interessi ritenuti strategici. L’architettura del Master è pensata per quanti assumono responsabilità operative o di indirizzo, offrendo un quadro coerente entro cui collocare scelte delicate. Le iscrizioni alla terza edizione sono già aperte e sono disponibili tutte le indicazioni utili per completare il percorso di candidatura.
Contenuti e metodi per affrontare scenari ad alta esposizione
Il Master propone un quadro organico che abbraccia intelligence, analisi, geopolitica, sicurezza economica, ambito cyber, protezione degli asset vitali e gestione delle pressioni ibride. Le attività didattiche si basano su approcci metodologici utilizzati nei sistemi di sicurezza e in strutture che operano in contesti ad elevata esposizione. In questo scenario, Marco Bacini sottolinea come non sia sufficiente padroneggiare singole tecniche: occorre saper collegare domini differenti, valutare con rigore l’affidabilità delle fonti e riconoscere le leve che possono destabilizzare un settore o una decisione, facendo dell’analisi un esercizio fondato su metodo, disciplina e cura del dettaglio, qualità oggi richieste da istituzioni, imprese e organismi multilaterali.
Alle lezioni frontali si affiancano esercitazioni, casi di studio e momenti di confronto operativo, che consentono ai partecipanti di misurarsi con situazioni ispirate alla pratica quotidiana dei contesti ad alta esposizione. Questa impostazione permette di tradurre in esperienza concreta quanto appreso in aula e di affinare la capacità di utilizzare gli strumenti analitici proposti. L’obiettivo dichiarato è fornire strumenti efficaci per comprendere minacce che oggi si sviluppano simultaneamente in più domini e che spesso non si manifestano in modo esplicito, richiedendo letture attente e decisioni tempestive.
Sicurezza oltre l’ambito militare
La terza edizione del percorso nasce dalla consapevolezza che la sicurezza non coincide più soltanto con la dimensione militare, ma riguarda l’equilibrio complessivo del Sistema Paese. Ne fanno parte le istituzioni, le infrastrutture materiali e digitali, il tessuto economico, le catene di fornitura, l’opinione pubblica e l’intero processo decisionale. Ogni componente può diventare un punto sensibile, esposto a pressioni che non assumono necessariamente forme eclatanti ma che incidono sulla capacità del Paese di funzionare con continuità e di proteggere i propri interessi fondamentali.
In questo scenario agiscono attori ostili che preferiscono collocarsi sotto-soglia, evitando lo scontro diretto e sfruttando spazi grigi difficili da riconoscere. Essi puntano sulle vulnerabilità informatiche, manipolano la dimensione informativa e fanno leva su strumenti economici o su intermediari non statuali per esercitare pressioni indirette. Si tratta di azioni che sfidano i meccanismi tradizionali di difesa e controllo, imponendo a chi governa processi e infrastrutture di dotarsi di capacità analitiche e operative adeguate a riconoscere tempestivamente segnali spesso poco evidenti.
Il valore strategico dell’intelligence nelle scelte di oggi
Marco Bacini evidenzia come oggi l’intelligence non possa più essere considerata appannaggio di ristrette cerchie specialistiche. Chiunque sia chiamato a decidere, in ogni contesto, necessita di basi informative solide e di valutazioni capaci di separare i segnali davvero significativi dal brusio di fondo, cogliendo quando gli equilibri iniziano a spostarsi. L’aspetto più tipico delle minacce contemporanee è proprio la loro natura sfumata: non esplodono in modo palese, ma finiscono per pesare sulla stabilità dei sistemi, sulle infrastrutture e sulle dinamiche economiche. In tale prospettiva, la formazione diventa parte integrante della sicurezza nazionale, perché fornisce strumenti interpretativi senza i quali orientare le scelte risulterebbe assai più difficile.
All’interno di questo spazio si colloca l’attenzione dedicata alle molteplici forme di pressione che oggi incidono sulla resilienza di Stati e imprese: cyberattacchi, tentativi di interferenza informativa, sfruttamento di dipendenze tecnologiche o logistiche, attività svolte da proxy, operazioni di influenza mirate a orientare decisioni, percezioni e comportamenti. Affrontare questi fenomeni significa saper leggere insieme la dimensione tecnica, quella strategica e quella cognitiva, riconoscendo come ogni intervento, anche quando sembra marginale, possa produrre effetti significativi sulla stabilità complessiva dei sistemi coinvolti.
