Da venerdì 12 dicembre sarà disponibile “Veloce”, nuovo singolo di Mauro Ermanno Giovanardi, che mette a nudo il nostro rapporto con il tempo che sfugge e con una quotidianità sempre più compressa. Una canzone che sceglie di raccontare senza giudicare, trasformando il ritmo convulso del presente in un racconto lucido, teso, attraversato da domande che restano aperte.
Il tempo che accelera e la rincorsa quotidiana
Con “Veloce”, Giovanardi entra in una scena che tutti riconosciamo: la sequenza serrata di impegni, notifiche, pensieri che stringono le ore e danno l’impressione che il giorno scivoli via prima ancora di essere vissuto. Il brano fissa quell’impressione di essere costantemente chiamati a tenere il passo con qualcosa che ci supera, un meccanismo che pretende presenza continua senza mai chiarire il traguardo. È la sensazione di muoversi dentro un flusso che detta regole proprie, al quale ci si adegua quasi per istinto, più che per scelta consapevole.
La canzone racconta una forma di stanchezza nuova, fatta di accelerazioni impercettibili che entrano nei gesti di ogni giorno: le mani che si muovono più rapidamente dei pensieri, le decisioni prese prima ancora di averle davvero elaborate. “Veloce” respira come se avesse il fiato trattenuto, con una struttura musicale che osserva la scena da vicino, senza accusare nessuno. Invece di offrire risposte, lascia affiorare interrogativi, piccole incrinature nella superficie della routine, che rivelano quanto spesso viviamo in automatico, quasi in apnea, dentro l’abitudine.
La pressione invisibile e il dubbio sull’essenza umana
Nel cuore del brano si consuma un confronto tra due spinte opposte: il desiderio di rallentare, di riprendersi il proprio ritmo interiore, e una forza esterna, impalpabile ma categorica, che sembra spingere tutto a correre da sé, come un algoritmo lasciato al proprio destino. Giovanardi segue questo equilibrio precario e lo restituisce in forma di domanda: che cosa rimane di autenticamente umano quando è la velocità a fissare la misura di ogni gesto, di ogni decisione, di ogni relazione? La canzone non offre consolazioni, ma apre uno spazio di consapevolezza in cui è possibile riconoscersi.
La scrittura di Giovanardi evita effetti clamorosi e sceglie di lavorare sulle pieghe minime della vita quotidiana: la telefonata rimandata, lo sguardo che sfugge, l’irritazione che resta sotto pelle. In questi dettagli apparentemente marginali si annida la tensione più sottile, quella che separa il bisogno di quiete da un movimento che sembra non concedere soste. La musica raccoglie le vibrazioni del presente e le trasforma in racconto, senza imporre giudizi, ma facendo emergere i punti di frattura, là dove il desiderio di fermarsi si scontra con la paura di restare indietro.
“Veloce” diventa così un incrocio tra sguardo critico e poesia della città. È come se Kierkegaard si affacciasse sul nostro mondo iperconnesso e mettesse a confronto il suo “aut aut” con il continuo gesto del refresh, con lo scorrere compulsivo degli aggiornamenti. Il brano non si schiera in modo militante, preferisce accendere la luce sui meccanismi che governano il tempo in cui viviamo. Ne mostra il paradosso: scambiare ciò che sembra urgente per ciò che è davvero importante, confondere il semplice movimento con la libertà, mentre il futuro assomiglia sempre più a una piazza dove si distribuiscono ansie e aspettative come fossero merce.
Il cortocircuito tra cuore, prestazione e macchine
Nel paesaggio sonoro di “Veloce” tutto pulsa: la base ritmica avanza in modo incalzante, mentre le parole tagliano il flusso con precisione chirurgica. La canzone mette in scena il contrasto tra ciò che chiede il cuore e ciò che pretende il sistema della prestazione, tra il desiderio di pace e il culto del rendimento personale. L’essere umano raccontato da Giovanardi prova, con ingenuità ostinata, a essere “più veloce delle macchine”, a superare la logica che lui stesso ha contribuito a costruire. Il risultato è uno spaesamento esistenziale che non viene attenuato, ma riconosciuto come una delle cifre più evidenti del nostro tempo.
A dare forma a questo viaggio sono firme diverse che si intrecciano con naturalezza. Il testo di “Veloce” nasce dal lavoro congiunto di Michele Bitossi, G. Pastorino, Mauro Ermanno Giovanardi e Kaballà, mentre la composizione musicale porta la firma di Bitossi, Pastorino e Kaballà. L’incontro tra queste sensibilità dà vita a un brano che unisce rigore e istinto, in cui ogni scelta sembra calibrata per restituire l’ambiguità del presente. La stratificazione di voci autoriali diventa parte integrante del racconto, come se la complessità del nostro tempo richiedesse davvero più sguardi per essere compresa.
Mauro Ermanno Giovanardi, un percorso tra ricerca e riconoscimenti
Mauro Ermanno Giovanardi è una delle figure più versatili della musica italiana contemporanea: cantautore raffinato, capace di attraversare più di vent’anni di scena con la stessa curiosità degli inizi. Interprete, autore, performer, produttore discografico e direttore artistico, ha costruito una traiettoria in continuo movimento, senza mai rinunciare alla coerenza. Dal 2007 porta avanti un percorso solista che esplora ambienti sonori molto diversi tra loro, spaziando tra rock, pop e tradizione cantautorale italiana. Ciò che tiene insieme queste esperienze è un’impronta inconfondibile e sincera, libera da calcoli, che cerca ogni volta un clima emotivo nuovo senza perdere il contatto con la propria identità.
Prima del cammino solista, Giovanardi è stato tra i protagonisti della nascita della scena underground italiana. Nel 1993 fonda i La Crus, una band che rompe gli schemi dell’epoca e contribuisce a ridefinire le coordinate della musica alternativa nel nostro Paese. Dopo una lunga pausa, a marzo 2024 la formazione torna con il disco “Proteggimi Da Ciò Che Voglio”, pubblicazione che arriva dopo quasi sedici anni di silenzio discografico. L’album viene accolto con entusiasmo da pubblico e critica, grazie alla capacità di intrecciare il suono classico del gruppo con elementi pienamente contemporanei. A rendere ancora più ricco il lavoro sono le partecipazioni di ospiti come Carmen Consoli, Colapesce e Dimartino, Vasco Brondi e il filosofo Slavoj Žižek, presenze che aggiungono sfumature ulteriori alla scrittura del progetto.
Nel corso della sua carriera, Giovanardi ha ottenuto numerosi riconoscimenti che ne certificano il peso artistico. Ha conquistato per quattro volte la Targa Tenco, uno dei premi più prestigiosi per la canzone d’autore, e ha ricevuto anche il Premio Ciampi, il Premio Lunezia e il Premio De André. Nel 2011 partecipa al Festival di Sanremo con il brano “Io confesso”, che si impone come vero vincitore morale di quell’edizione, arrivando al primo posto nella classifica EarOne come canzone più trasmessa dalle radio italiane. Questo passaggio segna l’incontro tra la sua scrittura sofisticata e il grande pubblico, senza che la complessità del suo sguardo venga semplificata.
Tra palcoscenico, etichette indipendenti e festival
Parallelamente all’attività discografica, Mauro Ermanno Giovanardi ha sviluppato un rapporto profondo con il teatro, lavorando a diversi spettacoli che hanno consolidato il suo legame con la dimensione scenica. Questa esperienza gli ha permesso di affinare il modo di stare sul palco, unendo interpretazione vocale, presenza fisica e cura per la parola. La dimensione teatrale alimenta la sua musica di immagini e gesti, trasformando ogni esibizione in un racconto vissuto, dove il confine tra concerto e rappresentazione si fa sottile. In questo intreccio tra suono e scena si riconosce la stessa attenzione ai dettagli che attraversa anche un brano come “Veloce”.
Lo sguardo di Giovanardi non si limita al ruolo di autore e interprete, ma abbraccia anche la dimensione collettiva dei progetti musicali. È stato tra i fondatori dell’etichetta indipendente Vox Pop, nata insieme a Manuel Agnelli, Giacomo Spazio e Carlo Albertoli, realtà che ha messo in circolazione più di cento titoli, distribuiti sia in Italia che all’estero. Questa esperienza dietro le quinte racconta la volontà di costruire spazi di libertà per gli artisti, di sostenere un modo diverso di produrre e diffusione della musica, lontano dalle logiche più standardizzate del mercato, un’attitudine che riaffiora anche nella cura con cui viene presentato ogni nuovo lavoro.
Nel ruolo di direttore artistico, Giovanardi ha dato vita o contribuito in maniera decisiva a diversi festival che intrecciano musica e parola: “Assalti al Cuore”, “Parola Cantata”, “Equilibri” e “La Mia Generazione Festival”. In questi contesti si racconta quanto la stagione musicale degli anni Novanta sia stata culturalmente decisiva e dirompente, non solo in Italia ma anche oltre i confini nazionali. Attraverso queste rassegne, il passato recente viene riletto come una riserva di energie ancora vive, capace di parlare al presente e di orientare nuove esperienze artistiche. È da questa trama di storie, palchi, incontri e riflessioni che oggi nasce “Veloce”, brano che porta con sé tutto il peso e la lucidità di un percorso così stratificato.
